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Cerchiamo di riassumere tutto quello che è successo la scorsa settimana che ha influito sui mercati per capire cosa potremmo aspettarci dalla settimana entrante. 

 

I dati economici della settimana hanno offerto munizioni sia per coloro che prevedono la “stagflazione” (situazione nella quale sono contemporaneamente presenti nello stesso mercato sia un aumento generale dei prezzi e sia una mancanza di crescita dell’economia) e sia per chi crede nell’allentamento delle pressioni sui prezzi nei prossimi mesi.

La più grande sorpresa dei dati potrebbe essere stata la stima anticipata del Dipartimento del Commercio USA che mostra che l’economia si è contratta a un tasso annualizzato dell’1,4% nel primo trimestre, ben al di sotto delle aspettative di consenso di un’espansione di circa l’1,0%. 

Anche altri rapporti economici invece hanno indicato una continua espansione. Gli ordini di beni strumentali sono aumentati dell’1,0% a marzo mentre la spesa personale è aumentata dell’1,1%, battendo le aspettative di un aumento dello 0,7%. Alcuni dati sull’inflazione erano probabilmente incoraggianti. L’aumento anno su anno dell’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE), l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve, è sceso al 5,2% a marzo, la sua prima decelerazione da oltre un anno. 

L’economia della zona euro è cresciuta dello 0,2% nel primo trimestre 2022 poiché l’aumento dei prezzi delle materie prime e le interruzioni legate all’invasione della Russia in Ucraina hanno pesato sul ritmo di crescita. Questa stima preliminare era inferiore allo 0,3% previsto dalla Commissione Europea poco prima dell’inizio della guerra. Il prodotto interno lordo (PIL) tedesco è cresciuto dello 0,2% nel primo trimestre, mentre l’economia francese ha ristagnato. Il PIL italiano si è contratto dello 0,2%. L’inflazione nell’area dell’euro è accelerata al 7,5% ad aprile, raggiungendo il livello più alto da quando è stato lanciato l’euro.

 

Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha dichiarato al quotidiano britannico “The Times” che Bruxelles sta lavorando a un sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia. Queste azioni potrebbero includere una qualche forma di embargo petrolifero o altro meccanismo che prenderebbe di mira le entrate petrolifere della Russia cercando di ridurre al minimo il potenziale “danno collaterale” all’Unione Europea che dipende fortemente dalle importazioni di energia. Nel frattempo, la compagnia energetica statale russa Gazprom ha interrotto le forniture di gas a Bulgaria e Polonia per non aver pagato in rubli; probabilmente nei prossimi mesi anche altri stati europei potrebbero avere lo stesso problema. 

 

Emmanuel Macron ha vinto un secondo mandato come presidente della Francia, sconfiggendo Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra National Rally. Macron ha ottenuto circa il 58,5% dei voti, mentre Le Pen ha ottenuto il 41,45%.

 

Le azioni in Europa hanno respinto i timori sul rallentamento della crescita economica, sull’inflazione elevata e sull’inasprimento della politica monetaria. L’incoraggiamento dei rapporti trimestrali sugli utili potrebbe aver contribuito a moderare queste perdite.

L‘indice paneuropeo STOXX Europe 600 ha chiuso la settimana in ribasso dello 0,64%. I principali indici di mercato sono stati contrastanti:

  • L’indice tedesco DAX ha ceduto lo 0,31%
  • L’indice francese CAC 40 è scivolato dello 0,72%.
  • L’indice FTSE MIB italiano è rimasto piatto.
  • L’indice FTSE 100 del Regno Unito è avanzato dello 0,30%.

I rendimenti obbligazionari core dell’eurozona sono diminuiti poiché le crescenti preoccupazioni per le pressioni inflazionistiche e l’indebolimento della crescita economica sembravano aumentare la domanda di titoli di Stato di alta qualità.

I mercati cinesi sono in equilibrio precario : da una parte il governo cinese vorrebe dare un incentivo per una ripresa economica e dall’altra deve fare i conti con i lockdown e le catene di approvvigionamento ferme.

L’indice Shanghai Composite, ponderato per la capitalizzazione, è sceso dell’1,3% e l’indice blue chip CSI 300, che replica le maggiori società quotate a Shanghai e Shenzhen, ha chiuso pressoché invariato, recuperando le perdite precedenti stimolate dai timori sull’approccio di tolleranza zero del governo verso il corona virus.

I titoli di stato cinesi si sono rafforzati nella speranza di allentare la liquidità. Il rendimento del titolo di Stato cinese a 10 anni è sceso al 2,854% dal 2,88% di una settimana fa. Lo yuan si è ammorbidito a 6,6143 contro il dollaro USA da 6,47 della scorsa settimana. Lo yuan è sceso di circa il 4,2% rispetto al dollaro ad aprile, il più grande calo mensile mai registrato, poiché gli investitori stranieri hanno venduto attività cinesi a favore di obbligazioni statunitensi ad alto rendimento, secondo il Financial Times. 

Per quanto riguarda il mercato USA, i principali indici hanno subito una quarta settimana consecutiva di perdite poiché i timori di crescita sono stati aggravati da alcuni risultati deludenti sugli utili di Amazon, che ha una forte ponderazione in molti indici importanti. L’indice S&P 500 si è spostato ulteriormente nel territorio di correzione, in calo di circa il 14% dal suo recente picco, mentre il Nasdaq Composite e l’indice Russell 2000 a bassa capitalizzazione, ad alto contenuto tecnologico, sono caduti ulteriormente nei mercati ribassisti, in calo di circa il 24% dai loro massimi. 

I titoli energetici hanno sovraperformato all’interno dell’S&P 500 dopo che la Russia ha annunciato che stava tagliando le esportazioni di gas naturale in Polonia e Bulgaria.

I principali rapporti sugli utili di Microsoft e Google (Alphabet) si sono ampiamente compensati a vicenda nelle negoziazioni di mercoledì: indicazioni positive per il titolo di Microsoft che sono andate a compensare una delusione sugli utili di Alphabet.

Una dinamica simile sembrava essere stata impostata per le negoziazioni del venerdì a seguito dei rapporti sugli utili contrastanti della sera precedente di altre due società a mega capitalizzazione: Amazon e Apple. Le azioni di Amazon sono crollate del 14% dopo che la società ha sorpreso gli investitori con la sua prima perdita trimestrale dal 2015.

Le azioni Apple sono originariamente aumentate alla notizia di aver registrato entrate record nel trimestre precedente ma hanno tirato un po’ il freno a mano a causa dei problemi della catena di approvvigionamento che influenzerà molto probabilmente le vendite del prossimo trimestre. 

Sembrerà molto banale dirlo ma immaginiamo che ci possa essere un inizio di ripresa solo dopo la fine della guerra in Ucraina e un ritorno alla normalità per l’industria cinese che è un po’ il cuore della distribuzione dei componenti per tutti i settori tecnologici e non solo.  Fino a quando non ci sarà una vera pace tra la Russia e Ucraina (e l’Occidente) , i mercati continueranno a ballare con un trend ribassista.  

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