Europa
Nella settimana dal 23 al 27 dicembre 2024, i principali indici azionari europei hanno registrato variazioni contenute, influenzate da una combinazione di fattori economici e geopolitici.
Il STOXX Europe 600, che rappresenta un’ampia misura del mercato azionario europeo, ha chiuso la settimana con un incremento dello 0,84%, passando da 502,91 punti il 23 dicembre a 507,18 punti il 27 dicembre.
Il FTSE MIB italiano ha mostrato una performance positiva, sostenuta principalmente dai settori energetico e bancario, con un aumento dello 0,75% durante la settimana.
Il DAX tedesco ha registrato un incremento dello 0,68%, chiudendo a 19.984,32 punti il 27 dicembre, beneficiando della ripresa nel settore tecnologico e delle esportazioni.
Il CAC 40 francese ha avuto una performance positiva, con un aumento dell’1,00% nella settimana, chiudendo a 7.355,37 punti, grazie alla solidità dei settori del lusso e dell’energia.
Il FTSE 100 britannico ha mostrato una variazione minima, con un incremento dello 0,05% nella settimana, chiudendo a 8.149,78 punti, influenzato da una combinazione di guadagni nel settore energetico e perdite nel settore minerario.
In sintesi, la settimana ha visto movimenti moderati per gli indici europei, con performance leggermente positive, nonostante le festività natalizie e le persistenti incertezze economiche globali.
FTSE MIB INDEX :
DAX INDEX :
CAC INDEX :
FTSE UK INDEX :
La settimana appena conclusa ha visto i mercati europei navigare attraverso una serie di eventi significativi che potrebbero avere ripercussioni durature sulle prospettive di investimento. Il quadro macroeconomico britannico ha dato il via alla settimana con notizie poco incoraggianti: l’Ufficio Nazionale di Statistica del Regno Unito ha rivisto al ribasso le stime di crescita del terzo trimestre, portandole allo 0,0% dal precedente 0,1%, mentre anche il secondo trimestre ha subito una correzione al ribasso, passando dallo 0,5% allo 0,4%. Questi dati hanno alimentato le preoccupazioni sulla stagnazione dell’economia britannica, soprattutto in vista dei programmati aumenti fiscali del governo laburista.
Sul fronte politico europeo, la Francia ha vissuto un momento di significativa transizione con la nomina di François Bayrou come nuovo Primo Ministro da parte del Presidente Emmanuel Macron. Questa nomina, che rappresenta il quarto cambio di premier nell’ultimo anno, riflette le continue sfide che il governo francese sta affrontando nel gestire il proprio deficit fiscale, aggiungendo un elemento di incertezza ai mercati.
Le relazioni commerciali transatlantiche sono tornate sotto i riflettori dopo le dichiarazioni del Presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha esercitato pressioni sull’Unione Europea riguardo al deficit commerciale. Trump ha suggerito che l’UE dovrebbe aumentare significativamente gli acquisti di petrolio e gas americani per ridurre lo squilibrio commerciale, minacciando altrimenti l’imposizione di tariffe. Questa prospettiva ha trovato terreno fertile tra gli analisti, che vedono probabile un aumento degli acquisti europei di energia americana nel tentativo di ridurre la dipendenza dalle forniture russe.
Di particolare rilevanza per gli investitori sono state le dichiarazioni di Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, che ha indicato progressi significativi nel controllo dell’inflazione, pur mantenendo alcune riserve sul settore dei servizi. Queste osservazioni, unite alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, potrebbero influenzare il futuro percorso della politica monetaria nell’eurozona.
Guardando alla settimana entrante, gli investitori dovrebbero mantenere un approccio cauto. La combinazione di incertezze politiche in Francia, potenziali tensioni commerciali con gli Stati Uniti e la persistente attenzione della BCE all’inflazione nei servizi suggerisce che i mercati potrebbero mostrare una volatilità accresciuta. Particolare attenzione andrà posta sui dati macroeconomici in uscita e sulle eventuali nuove dichiarazioni della BCE riguardo al percorso dei tassi d’interesse. Il settore energetico europeo potrebbe offrire opportunità interessanti, considerando le possibili implicazioni delle pressioni americane per aumentare gli acquisti di energia statunitense. Tuttavia, la prudenza rimane d’obbligo, soprattutto considerando il contesto di crescita economica stagnante nel Regno Unito e le continue sfide fiscali in Francia.
Stati Uniti
i principali indici azionari statunitensi hanno mostrato variazioni contenute, influenzate da una combinazione di fattori economici e geopolitici.
Il Dow Jones Industrial Average ha registrato un incremento dello 0,4% durante la settimana, chiudendo a 49.992,21 punti il 27 dicembre.
L’S&P 500 ha segnato un aumento dello 0,7% nella stessa settimana, chiudendo a 5.970,84 punti.
Il Nasdaq Composite, indice ad alta concentrazione tecnologica, ha registrato un incremento dello 0,8% durante la settimana, chiudendo a 19.722,03 punti.
Nonostante le fluttuazioni giornaliere, tra cui un calo significativo il 27 dicembre dovuto alle performance negative di titoli tecnologici di rilievo come Nvidia e Tesla, gli indici hanno mantenuto una tendenza positiva complessiva.
In sintesi, la settimana ha visto una moderata crescita dei principali indici azionari statunitensi, con l’S&P 500 che si avvia a chiudere l’anno con un guadagno superiore al 20% per il secondo anno consecutivo, un evento che non si verificava dal periodo 1997-1998.
NASDAQ COMPOSITE :
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE :
S&P 500 INDEX :
La settimana appena conclusa ha portato una serie di segnali contrastanti per l’economia americana, influenzando significativamente l’andamento dei mercati azionari. Il dato più rilevante è giunto lunedì dal Conference Board, che ha registrato un calo significativo dell’indice di fiducia dei consumatori, sceso a 104,7 punti dai 112,8 di novembre. Particolarmente preoccupante è stato il crollo della componente delle aspettative, precipitata a 81,1 punti, avvicinandosi pericolosamente alla soglia di 80 punti, tradizionalmente considerata un campanello d’allarme per una possibile recessione.
Il quadro economico si è ulteriormente complicato con i dati sugli ordini di beni durevoli di novembre, che hanno registrato un calo dell’1,1%, in netto contrasto con le attese degli analisti che prevedevano un aumento dello 0,2%. Questo rappresenta il quarto calo negli ultimi sei mesi, principalmente dovuto alla diminuzione degli ordini nel settore aeronautico commerciale e alla riduzione della spesa per la difesa. Anche il mercato immobiliare ha mostrato qualche segno di debolezza: le vendite di nuove abitazioni si sono attestate a un ritmo annualizzato di 664.000 unità, leggermente al di sotto delle aspettative di 670.000, sebbene il dato rappresenti comunque un miglioramento rispetto al mese precedente, che era stato negativamente influenzato dagli uragani nel sud-est degli Stati Uniti.
Sul fronte del lavoro, i dati pubblicati giovedì dal Dipartimento del Lavoro hanno mostrato un quadro misto. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono diminuite a 219.000, toccando il livello più basso da metà novembre. Tuttavia, le richieste continuative sono salite a 1,91 milioni, il livello più alto dalla fine del 2021, suggerendo che i disoccupati stanno impiegando più tempo per trovare nuova occupazione.
Guardando alla settimana entrante, gli investitori dovrebbero mantenere un approccio cauto. La combinazione di una fiducia dei consumatori in calo, ordini di beni durevoli deboli e un mercato del lavoro che mostra segni di rallentamento potrebbe portare a una maggiore volatilità nei mercati azionari. Particolare attenzione andrà posta sui prossimi dati macroeconomici, specialmente quelli relativi all’inflazione e al mercato del lavoro, che potrebbero influenzare le future decisioni della Federal Reserve sulla politica monetaria.
I settori più difensivi potrebbero sovraperformare nella prossima settimana, considerando l’incertezza crescente. Gli investitori dovrebbero anche monitorare attentamente i titoli legati ai consumi discrezionali, dato il calo della fiducia dei consumatori. Il settore immobiliare potrebbe offrire opportunità selettive, nonostante i dati leggermente sotto le attese, considerando il recente miglioramento rispetto ai mesi precedenti. Tuttavia, la prudenza rimane la parola d’ordine, soprattutto alla luce dei segnali contrastanti provenienti dal mercato del lavoro e del persistente rischio di rallentamento economico.
Cina
I principali indici azionari cinesi hanno mostrato variazioni contenute, influenzate da dati economici contrastanti e da una generale cautela degli investitori.
L’Indice Composito di Shanghai ha registrato una lieve flessione dello 0,1%, chiudendo la settimana a 3.393 punti.
Il CSI 300, che rappresenta le principali azioni quotate a Shanghai e Shenzhen, ha subito un calo dello 0,2%, riflettendo una debolezza nei settori tecnologico e dei consumi.
L’Hang Seng Index di Hong Kong ha chiuso la settimana con una variazione minima, attestandosi a 20.095,66 punti, con una leggera diminuzione dello 0,01%.
Queste performance riflettono le preoccupazioni degli investitori riguardo al rallentamento dei consumi interni e alle incertezze sulle politiche economiche future.
In sintesi, la settimana ha visto una stabilità relativa nei mercati azionari cinesi, con variazioni percentuali minime, suggerendo un atteggiamento prudente da parte degli operatori di mercato in attesa di ulteriori indicazioni economiche.
SHANGHAI COMPOSITE INDEX :
CSI 300 INDEX :
La settimana ha portato alla luce importanti sviluppi nel panorama economico cinese, con significative implicazioni per i mercati azionari. La notizia più rilevante riguarda i piani del governo di emettere bond speciali del Tesoro per un valore record di 3 trilioni di RMB nel prossimo anno, un aumento sostanziale rispetto all’emissione di 1 trilione di RMB del 2024. Secondo quanto riportato da Reuters, questa mossa strategica mira a sostenere l’economia attraverso programmi di sussidi ai consumi, aggiornamenti delle attrezzature e investimenti nei settori guidati dall’innovazione, in vista di possibili nuove tensioni commerciali con gli Stati Uniti.
Sul fronte della politica monetaria, la People’s Bank of China ha effettuato un’iniezione di liquidità di 300 miliardi di RMB nel sistema bancario attraverso la sua linea di credito a medio termine, mantenendo invariato il tasso di prestito al 2%. Tuttavia, considerando la scadenza di prestiti per 1,45 trilioni di RMB a dicembre, l’operazione ha comportato un drenaggio netto di liquidità di 1,15 trilioni di RMB, il più consistente dal 2014 attraverso questo strumento di prestito annuale, come riportato da Bloomberg.
Il settore manifatturiero continua a mostrare segnali di debolezza, con i profitti delle imprese industriali in calo del 7,3% a novembre rispetto all’anno precedente, secondo i dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica. Sebbene questo rappresenti il quarto mese consecutivo di diminuzione, il ritmo del declino è rallentato rispetto al calo del 10% registrato a ottobre. Nonostante le estese misure di stimolo implementate da Pechino, i risultati indicano che le politiche non sono ancora riuscite ad arrestare completamente la flessione degli utili aziendali, che continuano a risentire delle pressioni deflazionistiche dell’ultimo anno.
Guardando alla settimana entrante, gli investitori dovrebbero considerare attentamente diverse dinamiche. L’annuncio dell’emissione record di bond speciali potrebbe fornire supporto ai mercati azionari, in particolare nei settori legati ai consumi e all’innovazione tecnologica, che saranno i principali beneficiari dei fondi. Tuttavia, il significativo drenaggio di liquidità dal sistema bancario potrebbe creare alcune pressioni sul mercato nel breve termine.
I settori da monitorare con particolare attenzione includono quello tecnologico e dei consumi discrezionali, che potrebbero beneficiare direttamente dei nuovi stimoli governativi. Il settore manifatturiero, nonostante i dati ancora negativi, potrebbe mostrare segni di ripresa grazie al rallentamento del declino dei profitti e alle misure di sostegno previste. Gli investitori dovrebbero anche tenere d’occhio i titoli legati all’innovazione e all’upgrading industriale, che potrebbero trarre vantaggio dai programmi di modernizzazione delle attrezzature.
La cautela rimane comunque necessaria, considerando il contesto deflazionistico persistente e le potenziali tensioni commerciali con gli Stati Uniti. La chiave sarà monitorare l’efficacia delle nuove misure di stimolo e l’evoluzione dei dati macroeconomici nelle prossime settimane.
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