Vi ricordate quando ChatGPT ha fatto il suo debutto e tutti si sono chiesti se Google fosse spacciata? Beh, siamo nel 2025 e quella domanda è ancora più attuale di prima. Il titolo Alphabet continua a faticare nonostante tutti i progressi incredibili che l’azienda sta facendo nell’intelligenza artificiale, e ora c’è una nuova minaccia all’orizzonte che potrebbe cambiare completamente le carte in tavola.
Parliamo di numeri concreti: Google ha appena chiuso sotto i 170 dollari, dopo essere risalita dai minimi di 150. Non è esattamente quello che ti aspetti da un’azienda che vale 2 trilioni di dollari e che continua a innovare a ritmi forsennati. Con un P/E di 18.9x, stiamo parlando di una valutazione che non vedevo da anni per un colosso tecnologico di questa portata.
Ma il vero colpo di scena è arrivato pochi giorni fa con la notizia che Apple starebbe considerando una partnership con Perplexity per sostituire Google come motore di ricerca predefinito su iOS. E qui, credetemi, si apre uno scenario che da informatico e investitore mi fa venire i brividi per l’entità delle cifre in gioco.
Stiamo parlando di 20 miliardi di dollari che Google paga annualmente ad Apple per mantenere il suo status di motore di ricerca predefinito. Venti miliardi! È una cifra che fa girare la testa, ma non è nemmeno la parte più preoccupante. Secondo alcune stime, se Google perdesse completamente l’accesso alle query di iOS, potrebbe vedere sparire dai 28 ai 32 miliardi di ricavi annuali. Per mettere le cose in prospettiva, parliamo di circa il 10-12% dei ricavi totali di Alphabet che potrebbero evaporare.
La cosa che mi colpisce di più è che non si tratta solo di Apple. Anche Samsung, che già riceve miliardi da Google per accordi simili, starebbe negoziando per investire fino a 500 milioni in Perplexity e preinstallare l’app sui futuri Galaxy S26. È come se tutti i grandi produttori di smartphone si stessero svegliando contemporaneamente e dicessero: “Forse è ora di diversificare”.
Ora, da una parte capisco perfettamente questa mossa. Apple ha sempre cercato di ridurre la dipendenza da fornitori esterni, e con l’AI che sta rivoluzionando il modo in cui cerchiamo informazioni, ha senso voler avere più controllo sull’esperienza utente. Perplexity, che uso regolarmente e devo ammettere che è davvero impressionante, rappresenta un approccio completamente diverso alla ricerca: più conversazionale, più contestuale, più… umano.
Ma qui entra in gioco il mio background tecnico, e devo dire che Google non sta certo con le mani in mano. I numeri che sono emersi dalla loro ultima IO keynote sono semplicemente strabilianti: il processing dei token è aumentato di 50 volte in un anno, passando da 9.7 trilioni a 480 trilioni di token mensili. Gemini ha superato i 400 milioni di utenti attivi mensili, e gli AI Overviews raggiungono 1.5 miliardi di persone ogni mese.
Quello che molti investitori non riescono a vedere è che Google non è più solo un motore di ricerca. È diventata un ecosistema tecnologico incredibilmente diversificato. Google Cloud sta crescendo del 31% anno su anno e ha raggiunto i 50 miliardi di fatturato annuo. YouTube continua a dominare nel video streaming, e poi ci sono tutti gli investimenti in AI che stanno dando frutti incredibili.
La verità è che mentre tutti si concentrano sulla possibile perdita dei ricavi da iOS, Google sta costruindo qualcosa di molto più grande. I loro TPU (Tensor Processing Units) stanno diventando sempre più efficienti, tanto che hanno ridotto i costi computazionali per query AI del 90% negli ultimi 18 mesi. Questo non è solo un miglioramento tecnico, è un vantaggio competitivo enorme che si tradurrà in margini migliori nel lungo periodo.
E poi c’è un aspetto che trovo particolarmente interessante dal punto di vista strategico. Questo whole scenario potrebbe effettivamente aiutare Google con i problemi antitrust. Se Apple e Samsung iniziano a usare motori di ricerca alternativi, diventa molto più difficile accusare Google di avere un monopolio. Potrebbe essere una di quelle situazioni dove quello che sembra un problema a breve termine si trasforma in una soluzione a lungo termine.
Dal punto di vista degli investimenti, quello che vedo è un’azienda che trading a multipli ridicolmente bassi per la qualità del business. Un P/E forward di 18x per un’azienda che dovrebbe crescere i ricavi del 10% annuo nei prossimi anni? Confrontatelo con Apple che ha un P/E di 31x e crescite previste molto più modeste.
La crescita del free cash flow di Google è particolarmente interessante: 5.1% nel 2025, ma poi 18.4% nel 2026e 20.5% nel 2027. Questi non sono numeri da azienda in declino, sono numeri da azienda che sta attraversando una fase di trasformazione e investimento massiccio che porterà frutti negli anni a venire.
Personalmente, e qui parlo da investitore che ha posizioni su Alphabet, credo che il mercato stia sottovalutando enormemente la capacità di Google di adattarsi e innovare. L’ho vista fare pivot incredibili in passato, da una semplice pagina di ricerca a un ecosistema che comprende Android, YouTube, Cloud, e ora l’AI più avanzata del pianeta.
La domanda che dovremmo farci non è se Google sopravviverà alla sfida di Perplexity, ma piuttosto se riusciremo a riconoscere l’opportunità di investimento che si sta presentando. Quando un’azienda con fondamentali così solidi trading a questi multipli, spesso è il momento di accumulare, non di vendere.
Certo, nel breve periodo potremmo vedere ancora volatilità, soprattutto se dovessero arrivare conferme ufficiali sulle partnership Apple-Perplexity. Ma nel medio-lungo periodo, credo che Google abbia tutti gli strumenti per non solo sopravvivere, ma prosperare in questo nuovo panorama competitivo.
L’AI non è solo una minaccia per Google, è la sua prossima grande opportunità. E francamente, dopo aver visto quello che sono riusciti a costruire negli ultimi due anni, non scommetterei mai contro di loro.
Ora diamo un’occhiata a quello che ci dice il grafico, perché qui la situazione diventa davvero interessante. Al momento in cui scrivo, Google sta trading a 168.18 dollari, e l’analisi tecnica rivela alcuni pattern che ogni investitore dovrebbe considerare attentamente.
Prima cosa che salta all’occhio: siamo in una fase di debolezza tecnica evidente. Il titolo ha chiuso al ribasso per cinque giorni consecutivi, un segnale che tecnicamente viene classificato come “weakness pattern”. Non è esattamente quello che vuoi vedere nel breve periodo, ma come informatico che ha studiato i pattern di mercato per anni, so che questi momenti spesso rappresentano opportunità per chi ha stomaco e visione a lungo termine.
Il dato che mi preoccupa di più è che il 2 giugno siamo caduti sotto la media mobile a 200 giorni, che attualmente si trova a 172.64 dollari. Questo è un segnale tecnicamente bearish che molti algoritmi di trading interpretano come un cambio di trend. È interessante notare come il mercato abbia reagito proprio in concomitanza con le notizie sulla partnership Apple-Perplexity. Una coincidenza? Difficilmente.
Guardando i livelli di supporto e resistenza, la situazione è abbastanza chiara. Abbiamo supporti chiave a 166.33, 164.94 e 163.21 dollari. Se dovessimo sfondare questi livelli, potremmo vedere un test del minimo annuale di 142.66 dollari. Dall’altra parte, le resistenze immediate sono a 169.45, 171.18 e 172.57 dollari. Quel livello di 172.57 è particolarmente importante perché coincide quasi perfettamente con la media mobile a 200 giorni.
Ma ecco dove diventa interessante per chi, come me, ama scavare nei dettagli tecnici. L’RSI a 14 periodi è a 51.69, praticamente neutro. Non siamo in ipervenduto, il che significa che tecnicamente potremmo scendere ancora. Però l’ADX è a 19.53, indicando che non siamo in un trend forte in nessuna direzione. Questo potrebbe significare che stiamo attraversando una fase di consolidamento laterale piuttosto che un vero e proprio crollo.
Il MACD mostra segnali misti ma interessanti: la linea MACD a 2.70 è ancora sopra la signal line a 2.55, anche se l’istogramma a 0.1576 suggerisce che il momentum bullish si sta affievolendo. Non è ancora un segnale di vendita definitivo, ma è qualcosa da tenere d’occhio.
Una cosa che trovo particolarmente affascinante è guardare i volumi degli ultimi mesi. Il 7 maggio abbiamo avuto un crollo del 7.51% con un volume di quasi 79 milioni di azioni, più del triplo della media. Quello è stato chiaramente un momento di capitolazione, probabilmente legato ai risultati trimestrali o alle prime voci sulla concorrenza AI. Da allora, stiamo vedendo volumi più contenuti, il che potrebbe indicare che la vendita emotiva si è esaurita.
Dal punto di vista dei pattern, quello che vedo è un tipico movimento di riaccumulazione dopo un sell-off importante. Siamo partiti da minimi di 142.66 dollari ad aprile, siamo saliti fino a 175 dollari a fine maggio, e ora stiamo testando questi livelli di supporto intermedi. È un pattern che ho visto migliaia di volte: dopo un forte movimento al ribasso, c’è sempre una fase di volatilità dove il mercato cerca di capire qual è il “fair value”.
Per chi opera nel breve periodo, la strategia qui è abbastanza chiara: aspettare una rottura definitiva sopra i 172.57 dollari (quella resistenza key che coincide con la 200 DMA) per entrare long, oppure aspettare un test dei supporti a 163-164 dollari per accumuli graduali. Il rischio/reward a questi livelli è interessante se si crede nei fondamentali dell’azienda.
Per gli investitori di medio periodo, questa debolezza tecnica potrebbe rappresentare un’opportunità. Storicamente, quando Google è trading sotto la media mobile a 200 giorni con valutazioni così compresse, spesso rappresenta un buon entry point per posizioni da tenere 12-18 mesi.
E per i long-term investor? Beh, questi movimenti tecnici sono solo rumore. Quando guardo il grafico degli ultimi 5 anni e vedo un titolo che è passato da 50 dollari (aggiustato per split) a oltre 200 dollari, con una correzione che ci ha riportati a 168, vedo un’azienda che sta attraversando una normale fase di consolidamento dopo una crescita esplosiva.
La verità è che l’analisi tecnica ci dice che siamo in una fase delicata, ma non ci dice nulla sulla direzione a lungo termine. E qui entra in gioco il mio background: so che le rivoluzioni tecnologiche creano sempre questi momenti di incertezza nei mercati. L’ho visto con l’avvento di internet, con il mobile, e ora con l’AI. Chi riesce a vedere oltre il rumore a breve termine e a posizionarsi sulle aziende che stanno guidando il cambiamento, spesso viene premiato generosamente.
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