Settembre si avvicina e, come ogni anno, gli investitori più attenti alla stagionalità del mercato sanno bene che questo mese rappresenta storicamente uno dei periodi più sfidanti per i mercati azionari. I dati parlano chiaro: dal 1950 ad oggi, l’S&P 500 ha registrato un rendimento medio negativo dello 0,7% a settembre, rendendolo statisticamente il peggior mese dell’anno. Negli ultimi quattro settembri, il calo medio è stato ancora più pronunciato, con perdite del 4,2% in media.

Tuttavia so bene che le statistiche sono solo un punto di partenza, non una condanna inevitabile. La chiave sta nel posizionarsi strategicamente con strumenti che possano non solo resistere alla tempesta stagionale, ma potenzialmente prosperare anche in condizioni avverse. Ecco perché voglio condividere con voi tre ETF che ritengo meritevoli di attenzione in questo particolare momento di mercato.

IGV: Cavalcare la Seconda Ondata dell’Intelligenza Artificiale

Il primo ETF che voglio analizzare è IGV, l’iShares Expanded Tech-Software Sector ETF. Questo fondo, con oltre 11 miliardi di dollari di asset in gestione e un expense ratio competitivo dello 0,39%, rappresenta un modo intelligente per esporsi al settore software in un momento cruciale della sua evoluzione.

La mia tesi su IGV si basa su una considerazione fondamentale: siamo entrando nella seconda fase del boom dell’intelligenza artificiale. Se la prima fase è stata dominata dall’infrastruttura (chip, data center, hardware), ora stiamo assistendo all’accelerazione della fase applicativa, dove il software diventa il protagonista assoluto. Le aziende stanno finalmente iniziando a chiedersi concretamente come implementare l’AI per ridurre i costi e aumentare l’efficienza, e questo si traduce in opportunità enormi per le software company.

Il portafoglio di IGV offre un mix equilibrato che apprezzo particolarmente: da una parte abbiamo i nomi più consolidati come Oracle e Microsoft, che garantiscono stabilità e dividendi, dall’altra ci sono i high-flyers come Palantir che possono aggiungere quella componente di crescita esplosiva che fa la differenza nei rendimenti. Con 120 posizioni e i primi dieci titoli che rappresentano oltre il 60% del fondo, la concentrazione è significativa ma non eccessiva.

Negli ultimi 12 mesi, IGV ha guadagnato il 24%, ma year-to-date il rendimento si è limitato al 7%, con il fondo che sconta circa il 7% dai suoi massimi storici. Questa correzione, a mio avviso, rappresenta un’opportunità interessante per entrare in un settore che ha ancora molto da dire. I recenti deflussi di capitale (oltre 2 miliardi negli ultimi tre mesi) potrebbero essere più un segnale contrarian che un campanello d’allarme.

VIG: La Crescita Camuffata da Dividend ETF

Il secondo ETF che voglio approfondire è VIG, il Vanguard Dividend Appreciation ETF. Con 109 miliardi di dollari di asset in gestione e un expense ratio imbattibile dello 0,05%, questo fondo rappresenta quello che io chiamo “la crescita camuffata da dividendo”.

Molti investitori guardano a VIG e vedono solo un dividend yield dell’1,7%, liquidandolo come poco interessante in un ambiente di tassi ancora relativamente alti. Io credo che questo sia un errore di valutazione. VIG non investe in aziende per il loro dividendo attuale, ma per la loro capacità di far crescere costantemente i pagamenti nel tempo. Il tasso di crescita dei dividendi a cinque anni è quasi del 10%, un dato che mette in prospettiva la vera natura di questo investimento.

Le aziende presenti in VIG sono quelle che hanno aumentato i dividendi per almeno dieci anni consecutivi, un filtro di qualità incredibilmente selettivo che esclude automaticamente le aziende in difficoltà finanziarie o con business model insostenibili. Stiamo parlando di nomi come Broadcom, Microsoft, JP Morgan, Apple ed Eli Lilly: non esattamente aziende mature senza prospettive di crescita.

La diversificazione settoriale di VIG è un altro punto di forza. Con esposizioni significative a tecnologia, finanziari, healthcare, industriali e beni di consumo essenziali, il fondo offre una copertura ampia dell’economia americana, riducendo il rischio specifico di settore. Negli ultimi 12 mesi ha guadagnato il 9%, con un 8% year-to-date, performance solide che riflettono la qualità dei titoli sottostanti.

La mia convinzione su VIG si basa anche su una considerazione di scenario. In un contesto in cui i tassi potrebbero iniziare a calare nella seconda metà dell’anno, le aziende di qualità con bilanci solidi e flussi di cassa prevedibili potrebbero beneficiare di una rivalutazione multipli. È il classico investimento che funziona sia in scenari di crescita moderata che in fasi di incertezza.

SCHD: Il Contrarian Play dell’Anno

Il terzo e ultimo ETF che voglio analizzare è probabilmente il più controverso: SCHD, lo Schwab U.S. Dividend Equity ETF. Con 69 miliardi di asset in gestione e un expense ratio dello 0,06%, questo fondo ha deluso molti investitori quest’anno, registrando performance praticamente piatte su base annua e solo un +4,2% year-to-date.

Ma proprio in questa delusione vedo un’opportunità. SCHD ha sofferto principalmente per la pesante esposizione al settore energetico, emerso dalla ricostituzione annuale dell’indice sottostante come settore dominante proprio quando l’energia è diventata uno dei settori peggiori dell’S&P 500. È importante ricordare che la selezione dei titoli in SCHD è completamente algoritmica, basata su criteri quantitativi rigorosi che premiano aziende con dividendi sostenibili e track record comprovati.

Il dividend yield del 3,75% e la crescita dei dividendi dell’11% negli ultimi anni rendono SCHD uno dei pochi ETF che combina rendimento corrente elevato con crescita sostenuta dei pagamenti. I dividendi sono aumentati per 13 anni consecutivi, un record che parla da solo sulla qualità del processo di selezione.

La mia tesi contrarian su SCHD si basa su diversi fattori. Primo, siamo ai massimi storici di mercato con multipli stretched e aspettative di crescita degli utili molto elevate. Secondo, molti fattori positivi sono già prezzati nei mercati, mentre esistono numerosi catalisti negativi che potrebbero materializzarsi. Terzo, settembre è storicamente il mese del riposizionamento e del rebalancing, e gli investitori potrebbero riscoprire settori sottovalutati come quelli presenti in SCHD.

Le prime dieci posizioni di SCHD includono nomi come Altria, Chevron, PepsiCo, Abbvie, e ConocoPhillips. Sono tutte aziende che generano flussi di cassa elevati e stabili, hanno bilanci solidi e operano in settori con barriere all’ingresso significative. In un momento in cui il mercato premia la crescita a tutti i costi, queste aziende vengono penalizzate, creando quello che potrebbe rivelarsi un’opportunità di valore significativa.

La bellezza di questi tre ETF sta nella loro complementarità. IGV offre esposizione pura alla crescita tecnologica nella fase più matura del boom AI, VIG fornisce una crescita più difensiva attraverso aziende di qualità diversificate, mentre SCHD rappresenta il classico value play contrarian con rendimento corrente elevato.

Un portafoglio che combinasse questi tre strumenti potrebbe risultare ben bilanciato: la componente growth di IGV verrebbe temperata dalla stabilità di VIG e dalla natura anticiclica di SCHD. In scenari di correzione del mercato, SCHD dovrebbe offrire maggiore protezione, mentre in fase di ripresa IGV potrebbe guidare la performance.

Tuttavia, non bisogna dimenticare i rischi. IGV rimane esposto alla volatilità del settore tecnologico e a possibili delusioni sui risultati trimestrali delle software company. VIG, pur essendo più diversificato, ha comunque un’esposizione significativa alla tecnologia che potrebbe soffrire in caso di rotation settoriale. SCHD, dal canto suo, dipende fortemente dalla performance dell’energia e dei settori value, che potrebbero continuare a soffrire se la narrativa growth dovesse persistere.

Dal punto di vista della tempistica, settembre potrebbe rappresentare effettivamente un momento interessante per posizionarsi su questi strumenti. La stagionalità negativa del mese potrebbe offrire punti di ingresso migliori, mentre la tradizionale ripresa del quarto trimestre potrebbe favorire tutti e tre gli ETF per ragioni diverse.

Come sempre, la diversificazione rimane fondamentale e nessuno di questi ETF dovrebbe rappresentare più di una piccola porzione di un portafoglio ben bilanciato. L’idea non è di concentrarsi esclusivamente su questi strumenti, ma di utilizzarli come building blocks all’interno di una strategia più ampia.

La mia esperienza mi ha insegnato che i momenti di maggiore incertezza e volatilità spesso nascondono le migliori opportunità di investimento. Settembre, con la sua reputazione di mese difficile, potrebbe paradossalmente rivelarsi un mese favorevole per chi sa posizionarsi correttamente.

Il mercato ha già scontato molte buone notizie, e il rapporto rischio-rendimento potrebbe essere più favorevole verso strumenti che offrono valore, qualità e crescita sostenibile piuttosto che verso i momentum play che hanno dominato la prima parte dell’anno. IGV, VIG e SCHD rappresentano tre modi diversi di approcciare questa filosofia, ciascuno con le proprie peculiarità e il proprio ruolo all’interno di una strategia di investimento matura e consapevole.

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