L’economia americana, che fino a pochi mesi fa sembrava immune alle crisi, sta ora vacillando pericolosamente sull’orlo di una recessione. Il motivo? La guerra commerciale scatenata da Donald Trump, che ha portato i dazi americani ai livelli più alti degli ultimi cento anni e ha scatenato ritorsioni significative da parte dei partner commerciali globali, Cina in primis. Le parole “incertezza” e “rallentamento” sono diventate un ritornello costante tra economisti, CEO e analisti di mercato. Ma quanto è reale questa minaccia recessiva? E, soprattutto, quali sono le implicazioni per gli investitori?
Solo pochi mesi fa, l’idea di una recessione nel 2025 sembrava remota. Oggi, il panorama è radicalmente cambiato. Secondo l’ultimo sondaggio di Wolters Kluwer Blue Chip Economic Indicators, condotto tra il 4 e il 7 aprile tra 46 economisti, l’economia americana crescerà appena dello 0,8% nel 2025; un drastico ridimensionamento rispetto alla previsione dell’1,7% formulata solo un mese prima. La probabilità di una recessione è salita al 47%, quasi raddoppiando rispetto al 25% stimato a febbraio.
Queste previsioni sono state formulate dopo l’annuncio dei dazi reciproci di Trump il 2 aprile, ma prima della pausa di 90 giorni sulle tariffe più elevate per tutti i paesi tranne la Cina, annunciata il 9 aprile. Eppure, nonostante questo apparente ammorbidimento della politica, molti economisti mantengono una visione pessimistica.
“A conti fatti, abbiamo tariffe ancora più alte”, ha osservato l’economista di Barclays Marc Giannoni. Il dazio effettivo medio su tutte le importazioni USA è salito al 30%, rispetto al 23% precedente all’annuncio dei dazi reciproci. Prima della guerra commerciale, il tasso medio era appena del 2-3%. Nonostante le esenzioni per smartphone, computer e altri prodotti elettronici annunciate l’11 aprile, Barclays continua a prevedere una recessione entro la fine del 2025.
Non sono solo gli economisti accademici a preoccuparsi: alcune delle figure più influenti della finanza globale stanno lanciando segnali d’allarme sempre più forti.
“Penso che siamo molto vicini, se non già in, una recessione ora”, ha dichiarato venerdì scorso Larry Fink, CEO di BlackRock, la più grande società di gestione patrimoniale al mondo, con quasi 11,6 trilioni di dollari in gestione. Secondo Fink, l’incertezza prolungata legata alla pausa di 90 giorni sui dazi sta bloccando le decisioni aziendali cruciali, aggravando il rallentamento economico.
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates e tra i più rispettati investitori globali, ha espresso preoccupazioni ancora più profonde: “Siamo a un punto di decisione e molto vicini a una recessione. E sono preoccupato per qualcosa di peggio di una recessione se questo non viene gestito bene”. Dalio, che aveva correttamente previsto la crisi finanziaria del 2008, paragona l’attuale situazione agli anni ’30, sottolineando che i dazi sono “come lanciare sassi nel sistema produttivo”.
Anche i vertici delle principali banche d’investimento sono allarmati. David Solomon, CEO di Goldman Sachs, ha dichiarato lunedì che “la prospettiva di una recessione è aumentata, con crescenti indicazioni che l’attività economica sta rallentando in tutto il mondo”. Gli economisti di Goldman Sachs stimano ora una probabilità di recessione del 45% nei prossimi 12 mesi, mentre prima della pausa di 90 giorni sui dazi avevano addirittura previsto la recessione come “scenario base”.
JPMorgan Chase, la più grande banca americana, ha alzato le sue previsioni di recessione al 60%, il livello più alto tra le principali istituzioni finanziarie. Il CEO Jamie Dimon ha avvertito che una recessione innescata dai dazi è “probabilmente” un “esito probabile”, un commento che, secondo quanto riferito, ha influenzato la decisione di Trump di concedere la pausa di 90 giorni.
Al di là delle previsioni degli economisti, diversi indicatori concreti suggeriscono che l’economia americana sta già mostrando segni di cedimento:
Il sentimento dei consumatori è crollato. L’indice di fiducia dei consumatori della Conference Board è sceso al livello più basso dal 2021. L’Indice del Sentimento dei Consumatori dell’Università del Michigan ha registrato ad aprile un valore di 50,8, appena 0,8 punti percentuali sopra il minimo storico di 50 registrato nel giugno 2022. Le aspettative di inflazione a un anno sono salite al 6,7%, il livello più alto dal 1981.
La spesa dei consumatori, che rappresenta circa il 70% dell’attività economica, è prevista in crescita solo dello 0,9% quest’anno, rispetto al 2,8% del 2024. Gli investimenti aziendali dovrebbero crescere solo dell’1,2%, in calo rispetto al 3,6% dell’anno scorso.
Il modello di previsione in tempo reale della Federal Reserve di Atlanta ha suscitato allarme prevedendo una contrazione del PIL del 2,8% nel primo trimestre 2025, quello che sarebbe il primo trimestre di crescita negativa dal 2022.
I mercati azionari hanno vissuto la peggiore settimana dalla pandemia, con l’S&P 500 che è brevemente entrato in un mercato orso (con un calo del 20% dal picco) e ha perso circa 10 trilioni di dollari in valore di mercato.
Il mercato obbligazionario ha mostrato una fuga verso la sicurezza, con i rendimenti dei Treasury a 10 anni che sono scesi di 40 punti base negli ultimi tre mesi.
Di fronte a questi segnali allarmanti, l’amministrazione Trump ha mostrato messaggi contrastanti. Da un lato, il Presidente non ha escluso la possibilità di una recessione, parlando di un “periodo di transizione” necessario per “riportare la ricchezza in America”. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha ripetuto questo messaggio, evitando di garantire che non ci sarà una recessione.
D’altra parte, Kevin Hassett, direttore del National Economic Council, ha dichiarato lunedì di essere “al 100% certo” che non ci sarà una recessione nel 2025, spiegando che recenti discussioni con i CEO indicano che l’incertezza sui dazi non sarà “un grande freno” per l’economia.
La pausa di 90 giorni sui dazi più elevati per tutti i paesi tranne la Cina, insieme alle esenzioni per prodotti elettronici chiave, viene presentata come una mossa strategica per dare spazio a negoziati bilaterali e mitigare gli impatti economici immediati. Tuttavia, il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha chiarito che queste esenzioni sono temporanee e che i dazi per questi prodotti saranno inclusi in un’imposta sui chip informatici che Trump prevede di imporre tra uno o due mesi.
I dazi agiscono essenzialmente come una tassa sulle importazioni. Quando i produttori e i rivenditori si trovano a pagare di più per le merci importate, tendono a trasferire gran parte di questi costi sui consumatori. Questo riduce il potere d’acquisto delle famiglie, frenando la spesa che rappresenta il motore principale dell’economia americana.
Secondo le proiezioni, i dazi attuali potrebbero far salire l’inflazione complessiva dal 2,4% di marzo al 3,4% entro la fine dell’anno, erodendo ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie. Il sentimento dei consumatori è già crollato ai minimi, un segnale preoccupante per la futura spesa al consumo.
Oltre all’impatto diretto sui prezzi, i dazi creano una profonda incertezza che frena gli investimenti aziendali. Come ha notato Giannoni di Barclays, “la pausa di 90 giorni sta estendendo l’incertezza”. Le aziende esitano a investire o assumere quando non hanno chiaro come evolverà il panorama commerciale nei prossimi mesi.
Se la recessione dovesse materializzarsi, Giannoni prevede che sarebbe relativamente lieve, con una contrazione del PIL dell’1,5% nella seconda metà dell’anno, perdite nette di posti di lavoro inferiori a 100.000 e un tasso di disoccupazione che raggiungerebbe un picco del 4,7%, rispetto all’attuale 4,2%.
In questo contesto di crescente incertezza, quali strategie dovrebbero adottare gli investitori? Ecco alcune considerazioni fondamentali:
Prepararsi alla volatilità prolungata. I mercati hanno già sperimentato oscillazioni estreme e questa volatilità probabilmente continuerà mentre la situazione dei dazi evolve. Le negoziazioni durante la pausa di 90 giorni e la risposta di Cina e altri partner commerciali potrebbero innescare reazioni significative del mercato in entrambe le direzioni.
Riconsiderare l’allocazione settoriale. I settori più esposti al commercio internazionale – come tecnologia, beni di consumo discrezionali e industriali – potrebbero continuare a sottoperformare. Al contrario, settori più orientati al mercato interno come utilities, sanità e beni di consumo di base potrebbero offrire maggiore stabilità.
Valutare l’esposizione geografica. Con i dazi che colpiscono in modo sproporzionato la Cina (145% complessivi), le aziende con significativa esposizione al mercato cinese affrontano rischi maggiori. Diversificare l’esposizione internazionale potrebbe aiutare a mitigare questi rischi.
Riconsiderare la duration del reddito fisso. Con le crescenti probabilità di recessione, la Federal Reserve potrebbe dover tagliare i tassi d’interesse più aggressivamente del previsto. Questo potrebbe beneficiare i titoli a reddito fisso a più lunga scadenza, che tendono ad apprezzarsi quando i tassi scendono.
Mantenere una posizione in asset rifugio. L’oro ha già raggiunto nuovi massimi storici sopra i 3.200 dollari per oncia. In tempi di incertezza geopolitica ed economica, mantenere una posizione in oro e altre attività rifugio tradizionali potrebbe offrire protezione.
Non abbandonare completamente le azioni. Nonostante le prospettive a breve termine incerte, i ribassi del mercato azionario spesso creano opportunità per gli investitori a lungo termine. Le correzioni di mercato possono offrire punti d’ingresso attraenti per aziende di qualità con solidi fondamentali.
Un elemento cruciale da monitorare nei prossimi mesi sarà la risposta della Federal Reserve. Il presidente Jerome Powell ha riconosciuto che i dazi sono “più alti del previsto” e potrebbero portare a “un’inflazione più elevata e una crescita più lenta”. Questo pone la Fed in una posizione difficile.
Da un lato, l’inflazione più elevata dovuta ai dazi potrebbe spingere la Fed a mantenere i tassi più alti più a lungo. Dall’altro, una significativa decelerazione economica o una recessione prossima potrebbe richiedere tagli dei tassi più aggressivi per sostenere l’economia.
Trump ha già espresso chiaramente la sua preferenza per tassi più bassi, esortando Powell a “TAGLIARE I TASSI DI INTERESSE, JEROME, E SMETTERE DI FARE POLITICA!” in un post sui social media. Tuttavia, Powell ha sottolineato che la Fed si concentrerà sul mantenere le aspettative di inflazione ancorate se i dazi di Trump dovessero innescare pressioni sui prezzi più persistenti.
Gli economisti di Goldman Sachs ritengono che la Fed probabilmente manterrà un atteggiamento attendista “finché la politica tariffaria non diventerà più chiara”, evidenziando l’incertezza che permea anche la politica monetaria.
Il panorama economico attuale è caratterizzato da un livello di incertezza raramente visto dalla pandemia. La politica commerciale in rapida evoluzione di Trump, le risposte dei partner commerciali globali e la resilienza dell’economia americana contribuiscono tutti a creare un ambiente sfidante per previsioni e investimenti.
Come ha osservato Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, l’economia americana potrebbe entrare in recessione nelle prossime “tre, quattro” settimane se l’incertezza politica rimane “molto spessa”. Zandi spera che “il presidente e l’amministrazione trovino una via d’uscita e la guerra commerciale si attenui”.
Per gli investitori, la chiave sarà rimanere agili, diversificati e concentrati sul lungo termine. I mercati hanno storicamente superato periodi di incertezza e volatilità, e anche questa volta non sarà diverso. Come ha ricordato Ray Dalio, “come viene gestita” questa situazione “potrebbe produrre qualcosa di molto peggio di una recessione. O potrebbe essere gestita bene”.
Le prossime settimane, con lo sviluppo dei negoziati commerciali durante la pausa di 90 giorni, saranno cruciali nel determinare se l’economia americana scivolerà verso la recessione o troverà un percorso verso la stabilizzazione. Gli investitori saggi si prepareranno a entrambi gli scenari, mantenendo la disciplina e la pazienza necessarie per navigare queste acque tumultuose.
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