Un nostro affezionato lettore ci ha chiesto di analizzare due ETF con dividendo: SCHD e VYM.
Schwab US Dividend Equity ETF (SCHD), è attualmente scambiato a circa $26.93, con un dividend yield del 3.84% basato sui pagamenti degli ultimi 12 mesi.
Vanguard High Dividend Yield Index Fund (VYM), quota invece intorno ai $139.69 con un yield più contenuto del 2.49%.
A prima vista, SCHD sembrerebbe più attraente per chi cerca reddito immediato, ma come sapete bene, nel mondo degli investimenti le apparenze spesso ingannano.

La performance recente racconta una storia diversa. Mentre VYM ha registrato un solido +9.39% da inizio anno e un +6.6% negli ultimi 12 mesi, SCHD è praticamente fermo: -0.37% YTD e un preoccupante -5% nell’ultimo anno. Ancora più allarmante è il confronto sui tre anni: VYM vanta un +26% contro un misero +5.6% di SCHD. Questi numeri dovrebbero far riflettere seriamente chi ha concentrato il proprio portafoglio su quest’ultimo.

La divergenza di performance non è casuale, ma deriva da approcci metodologici fondamentalmente diversi. SCHD segue il Dow Jones US Dividend 100 Index, concentrandosi su qualità e sostenibilità dei dividendi. Il fondo richiede almeno 10 anni consecutivi di pagamenti e valuta la solidità finanziaria attraverso metriche come il return on equity e la crescita dei dividendi. È un approccio conservativo che privilegia la stabilità.

VYM, al contrario, traccia il FTSE High Dividend Yield Index con un focus più aggressivo sui rendimenti elevati. Non ci sono requisiti specifici sulla crescita dei dividendi, il che spiega perché la crescita del dividendo di VYM sia stata più modesta: un CAGR a 10 anni del 4.16% contro l’11.25% di SCHD. Ma attenzione: questa apparente debolezza nella crescita del dividendo è più che compensata dall’apprezzamento del capitale.

Quando analizziamo il total return, includendo quindi i dividendi reinvestiti, il quadro diventa ancora più chiaro. Negli ultimi tre anni, VYM ha generato un rendimento totale del 37.8% (CAGR dell’11.3%), mentre SCHD si è fermato al 18% (CAGR del 5.7%). Un investimento di 10.000 dollari in VYM tre anni fa varrebbe oggi circa 13.820 dollari, contro gli 11.830 dollari di SCHD. Una differenza di 2.000 dollari che, proiettata su un orizzonte temporale più lungo, diventa sostanziale.

La chiave per comprendere questa divergenza sta nella composizione dei portafogli. SCHD è pesantemente esposto al settore energetico (19.7%), seguito dai beni di consumo difensivi (18.5%) e dalla sanità (15.6%). Le sue principali partecipazioni includono nomi solidi ma non particolarmente dinamici come Coca-Cola, PepsiCo, Chevron e Merck. Sono aziende eccellenti, aristocratici dei dividendi con decenni di aumenti consecutivi alle spalle, ma che faticano a generare crescita significativa nell’attuale contesto di mercato.

Il problema principale di SCHD è la sua limitata esposizione alla tecnologia (meno del 10%) in un mercato dove l’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica stanno guidando i rendimenti. Le sue partecipazioni energetiche, concentrate su produttori petroliferi come Chevron e ConocoPhillips, hanno sofferto il calo del 13% dei prezzi del petrolio nell’ultimo anno, ben lontani dai massimi del 2022 quando l’inflazione aveva spinto i prezzi dell’energia alle stelle.

VYM presenta una struttura molto diversa: servizi finanziari al 21.8%, tecnologia al 16.2%, e l’energia relegata all’8.55%. Ma il vero game-changer è Broadcom (AVGO), che rappresenta l’8.24% del fondo. Questo colosso dei semiconduttori è esploso con un +105% nell’ultimo anno e un incredibile +558% negli ultimi tre anni, trascinando l’intero ETF verso l’alto. JPMorgan Chase, altra holding significativa al 4.17%, ha anch’essa registrato performance stellari con nuovi massimi storici e una crescita degli utili trimestrale robusta.

Broadcom merita un’analisi approfondita perché potrebbe essere il fattore decisivo per il 2026 e oltre. La società ha riportato risultati del terzo trimestre fiscale superiori alle aspettative, con ricavi AI in crescita del 63% a 5.2 miliardi di dollari. Il CEO Hock Tan ha confermato ordini per 10 miliardi di dollari da un nuovo cliente per chip personalizzati, prevedendo spedizioni robuste a partire dal 2026.

Gli analisti di Wall Street proiettano una crescita degli utili per azione del 38% nel 2026 e un ulteriore 30.5% nel 2027. Questi numeri sono straordinari e, se confermati, continueranno a sostenere la sovraperformance di VYM. Tuttavia, c’è un rischio: l’esposizione concentrata a Broadcom potrebbe diventare un’arma a doppio taglio se la narrativa dell’AI dovesse sgonfiarsi o se emergesse una bolla nei semiconduttori.

Per il 2026, prevedo che VYM continuerà a sovraperformare SCHD. L’allocazione verso servizi finanziari e tecnologia posiziona VYM per catturare la crescita in settori ad alto potenziale. Le banche come JPMorgan beneficiano di tassi d’interesse ancora elevati e di un’economia resiliente. La crescita del dividendo di JPM è stata impressionante, con un CAGR a 10 anni del 13% e aumenti recenti tra il 7% e il 12%.

Guardando oltre il 2026, emergono diversi scenari possibili. In un contesto di continuazione del bull market guidato dalla tecnologia, VYM manterrà probabilmente il suo vantaggio. L’esposizione a Broadcom e ad altre società tech-adjacent fornisce la leva necessaria per catturare l’upside, mentre la diversificazione su oltre 500 titoli mitiga il rischio specifico.

SCHD potrebbe tornare a brillare in due scenari specifici. Il primo è una recessione o un bear market, dove la sua allocazione difensiva verso consumer staples e utilities offrirebbe protezione. Aziende come Coca-Cola e PepsiCo tendono a mantenere stabilità anche durante le turbolenze economiche. Il secondo scenario è un’eventuale bolla dell’AI che porti a una correzione significativa nel settore tech. In questo caso, l’underweight tecnologico di SCHD diventerebbe un vantaggio.

C’è anche da considerare l’aspetto del reddito corrente. Per investitori in pensione o prossimi al ritiro che necessitano di flussi di cassa immediati, il dividend yield superiore di SCHD (3.84% vs 2.49%) rappresenta un vantaggio tangibile. Inoltre, la crescita storica del dividendo di SCHD suggerisce che, nel lungo termine, il gap di yield potrebbe ampliarsi ulteriormente a favore di SCHD.

La tabella evidenzia come VYM sia meglio posizionato per catturare la crescita nei settori chiave dell’economia attuale. La significativa underweight di SCHD nella tecnologia e nei finanziari rappresenta un freno strutturale alla performance in un mercato dove questi settori continuano a dominare.

Un aspetto interessante è la recente ricostituzione di SCHD avvenuta a marzo 2024, che ha aggiunto nomi come Bristol-Myers Squibb e Cincinnati Financial, eliminando underperformers come Merck e 3M. Questo processo di “auto-pulizia” è parte della metodologia di SCHD e potrebbe portare a miglioramenti graduali della performance, anche se difficilmente sufficienti a colmare il gap con VYM nel breve termine.

La scelta tra SCHD e VYM dipende fondamentalmente dagli obiettivi individuali e dall’orizzonte temporale. Per chi cerca crescita del capitale e può tollerare una maggiore volatilità, VYM appare la scelta superiore per il 2026 e probabilmente oltre. La sua esposizione ai trend secolari della tecnologia e la robusta allocazione ai finanziari forniscono i driver di crescita necessari in un’economia in espansione.

Per investitori più conservativi o in fase di decumulo, SCHD mantiene il suo appeal. Il dividend yield superiore e la crescita storica del dividendo offrono un reddito più prevedibile e crescente. La minore volatilità e l’approccio quality-focused potrebbero risultare vincenti in caso di turbolenze di mercato.

È importante notare che entrambi gli ETF hanno lo stesso expense ratio dello 0.06%, tra i più bassi del settore. Questo significa che i costi non sono un fattore discriminante nella scelta. Inoltre, dal lancio di SCHD nell’ottobre 2011, i due fondi hanno generato rendimenti totali annualizzati praticamente identici (12.2% per SCHD vs 12.1% per VYM), suggerendo che nel lunghissimo termine le differenze potrebbero livellarsi.

La mia analisi suggerisce che per il 2026 VYM continuerà a sovraperformare, sostenuto dalla crescita di Broadcom e dal momentum nei settori finanziari e tecnologici. Tuttavia, non sottovaluterei completamente SCHD. La sua metodologia rigorosa e il focus sulla qualità potrebbero tornare a premiare quando il ciclo economico volgerà al termine. Per ora, però, il gigante addormentato dovrà attendere tempi migliori mentre VYM raccoglie i frutti di un posizionamento più aggressivo e orientato alla crescita.

In conclusione, non esiste una risposta universalmente corretta. La diversificazione rimane la strategia più saggia: possedere entrambi gli ETF potrebbe offrire il miglior equilibrio tra crescita, reddito e protezione dal rischio. Dopotutto, come ripeto sempre ai miei lettori, l’importante non è timing the market, ma time in the market. E con questi due strumenti di qualità, il tempo giocherà sicuramente a vostro favore.

finviz dynamic chart for  SCHD
finviz dynamic chart for  VYM

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