L'11 gennaio 2026 sarà ricordato come una data spartiacque nella storia della Federal Reserve americana. Quella sera, Jerome Powell ha pubblicato un video di due minuti che non ha precedenti nei 112 anni di vita della banca centrale più potente del mondo. Il presidente della Fed ha annunciato pubblicamente di essere sotto indagine criminale da parte del Dipartimento di Giustizia, accusando l'amministrazione Trump di utilizzare la giustizia come arma di pressione politica per piegare la politica monetaria ai desideri della Casa Bianca.
Per noi investitori che operiamo sui mercati americani, questo scontro istituzionale rappresenta molto più di una scaramuccia politica. È in gioco l'indipendenza stessa della Federal Reserve, quel principio cardine che da decenni garantisce stabilità ai mercati finanziari e credibilità al dollaro come valuta di riserva mondiale.
Il Pretesto della Ristrutturazione
Formalmente, l'indagine del DOJ riguarda la testimonianza che Powell rese al Senato nel giugno 2025 circa la ristrutturazione del quartier generale della Fed a Washington. Il progetto, partito con un budget stimato di 1,9 miliardi di dollari, ha visto i costi lievitare fino a 2,5 miliardi, suscitando le ire dell'amministrazione Trump che accusa Powell di aver mentito al Congresso sulla natura dei lavori.
La procuratrice federale Jeanine Pirro contesta alla Fed l'installazione di elementi considerati lussuosi e non necessari: ascensori speciali, fontane decorative, terrazze giardino sul tetto. In sostanza, si sostiene che Powell abbia commesso spergiuro, un reato penale, minimizzando davanti ai senatori l'entità delle spese.
Powell, tuttavia, non ha dubbi: la ristrutturazione è solo un pretesto. Nel suo video, ha utilizzato esattamente questa parola, "pretexts", per definire le accuse del Dipartimento di Giustizia. La vera ragione dell'indagine, secondo il presidente della Fed, è un'altra: costringerlo ad abbassare i tassi di interesse seguendo i diktat della Casa Bianca anziché l'analisi economica indipendente.
Una Guerra Dichiarata da Mesi
Per comprendere appieno questa crisi, occorre ripercorrere i mesi di tensione che l'hanno preceduta. Donald Trump non ha mai fatto mistero della sua avversione per Powell, nonostante sia stato proprio lui a nominarlo alla guida della Fed durante il suo primo mandato nel 2017. Gli attacchi si sono intensificati nel corso del 2025, con il presidente che ha usato un linguaggio sempre più aggressivo nei confronti del banchiere centrale.
Il momento più emblematico di questa tensione si è materializzato nel luglio scorso, quando Trump ha visitato personalmente il cantiere della ristrutturazione della Fed. Davanti alle telecamere, il presidente ha contestato a Powell i numeri del budget, citando una cifra di 3,1 miliardi che includeva però un edificio già completato cinque anni prima. Powell, visibilmente perplesso, ha corretto il presidente in diretta, creando un momento di imbarazzo istituzionale raramente visto nella storia americana.
Il Caso Lisa Cook e l'Assalto alla Fed
L'indagine su Powell non è un episodio isolato. Si inserisce in una strategia più ampia dell'amministrazione Trump per assumere il controllo della Federal Reserve. Nell'agosto 2025, il presidente ha tentato di licenziare Lisa Cook, governatrice della Fed nominata da Biden, accusandola di frode ipotecaria per aver dichiarato due proprietà diverse come "residenza principale" nel 2021, prima ancora di entrare nel board della banca centrale.
Cook ha sempre negato ogni addebito, e documenti bancari ottenuti dalla stampa sembrano contraddire le accuse. La questione è finita davanti alla Corte Suprema, che nell'ottobre 2025 ha deciso di mantenere Cook al suo posto in attesa dell'udienza fissata per il 21 gennaio 2026. Una sentenza che ha temporaneamente frenato l'assalto trumpiano all'indipendenza della Fed, ma che lascia aperta la questione fondamentale: può un presidente rimuovere a piacimento i governatori della banca centrale?
Il Federal Reserve Act prevede che i governatori possano essere rimossi solo "for cause", ovvero per giusta causa legata a comportamenti scorretti durante il mandato. Trump sostiene che le presunte frodi di Cook, anche se precedenti alla nomina, costituiscano giusta causa. Se la Corte Suprema dovesse dargli ragione, si aprirebbe un precedente che consentirebbe ai presidenti di plasmare la Fed a proprio piacimento, compromettendone l'indipendenza che i mercati danno per scontata.
La Reazione dei Mercati e della Politica
Il lunedì successivo all'annuncio di Powell, i mercati hanno reagito con nervosismo. Il Dow Jones ha aperto in calo di oltre 400 punti, un segnale chiaro di quanto gli investitori temano l'erosione dell'indipendenza della Fed. La volatilità si è poi attenuata nel corso della giornata, ma il messaggio è inequivocabile: Wall Street non gradisce l'interferenza politica nelle decisioni di politica monetaria.
Significativa è stata anche la reazione bipartisan al Congresso. Mentre ci si poteva aspettare le critiche dei democratici, più sorprendente è stata la presa di posizione di alcuni senatori repubblicani. Thom Tillis, della Carolina del Nord, ha dichiarato che si opporrà alla conferma di qualsiasi nomina per la Fed, incluso il prossimo presidente, fino a quando la questione legale non sarà risolta. Anche Kevin Cramer, pur definendo Powell un "cattivo presidente della Fed", ha precisato di non ritenere che sia un criminale.
| Attore | Posizione |
|---|---|
| Trump | "Non so nulla dell'indagine, ma Powell non è bravo alla Fed e non è bravo a costruire edifici" |
| Sen. Tillis (R) | Bloccherà tutte le nomine Fed fino a risoluzione del caso |
| Sen. Cramer (R) | "Cattivo presidente Fed, ma non un criminale" |
| Ex Presidenti Fed | Firmata dichiarazione congiunta contro "attacco senza precedenti" all'indipendenza |
Particolarmente significativa è stata la dichiarazione congiunta firmata da tutti gli ex presidenti della Federal Reserve ancora in vita. Greenspan, Bernanke e Yellen hanno definito i mandati di comparizione del DOJ un tentativo senza precedenti di utilizzare attacchi giudiziari per minare l'indipendenza della banca centrale, paragonando la situazione a quella dei mercati emergenti con istituzioni deboli.
Cosa Significa per gli Investitori
Per chi opera sui mercati americani, questo scontro istituzionale impone una riflessione seria sui rischi sistemici. L'indipendenza della Federal Reserve non è un concetto astratto: è il fondamento su cui poggia la credibilità della politica monetaria americana e, di conseguenza, la stabilità del dollaro e dei mercati finanziari globali.
Nel breve termine, dobbiamo aspettarci volatilità legata agli sviluppi della vicenda. L'udienza della Corte Suprema sul caso Cook del 21 gennaio rappresenta il prossimo appuntamento cruciale. Una sentenza favorevole a Trump aprirebbe scenari preoccupanti per l'autonomia della Fed, mentre una conferma delle protezioni esistenti offrirebbe ai mercati una temporanea rassicurazione.
Il mandato di Powell scade a maggio 2026, e Trump ha già dichiarato di aver scelto il successore. Se il nuovo presidente della Fed dovesse essere percepito come subordinato alla Casa Bianca, i mercati potrebbero scontare un premio di rischio aggiuntivo sui Treasury americani e sul dollaro. Gli investitori internazionali potrebbero iniziare a diversificare le riserve, con implicazioni di lungo periodo sulla posizione dominante degli asset americani nei portafogli globali.
Uno Sguardo al Futuro
Jerome Powell ha chiuso il suo video con parole che suonano come un manifesto di resistenza istituzionale. Ha ricordato di aver servito sotto quattro amministrazioni, repubblicane e democratiche, sempre svolgendo i propri doveri senza timori o favoritismi politici. Ha concluso affermando che continuerà a fare il lavoro per cui il Senato lo ha confermato, con integrità e impegno verso il popolo americano.
Sono parole importanti, che rivelano la determinazione di Powell a non cedere alle pressioni. Ma rivelano anche quanto sia grave la situazione. Mai prima d'ora un presidente della Fed aveva dovuto difendere pubblicamente la propria indipendenza da attacchi così diretti del potere esecutivo.
Per noi investitori, la lezione è chiara: l'architettura istituzionale americana, data per scontata per decenni, è sotto pressione. Non significa che crollerà, ma significa che dobbiamo incorporare nei nostri modelli di rischio la possibilità di cambiamenti strutturali che fino a ieri sembravano impensabili. La Fed indipendente che abbiamo sempre conosciuto potrebbe non essere quella che avremo domani. E questo, comunque vada a finire lo scontro tra Powell e Trump, è già di per sé un cambiamento epocale.
