Ci sono momenti nel mercato in cui titoli di qualità vengono massacrati dal sentiment negativo, e proprio in quei momenti si creano le opportunità più interessanti per chi ha la pazienza di guardare oltre il rumore quotidiano. È esattamente quello che sta accadendo con United Parcel Service e PepsiCo, due dividend aristocrats che negli ultimi mesi hanno subito un ridimensionamento significativo delle loro valutazioni.

Partiamo dai numeri, perché alla fine sono quelli che contano davvero. UPS ha chiuso mercoledì 1 ottobre a 84,38 dollari, in rialzo dell’1,02%, mentre PepsiCo ha messo a segno una performance migliore con un +1,92% a 143,14 dollari. Ma è guardando le valutazioni che le cose si fanno davvero interessanti: UPS scambia ad appena 2,90% sopra i minimi a 52 settimane toccati a 82 dollari, mentre PepsiCo si trova comunque in una posizione più confortevole, circa il 14% sopra il suo minimo di 125 dollari.

La storia recente di questi due titoli racconta di una caduta che ha del drammatico. UPS ha perso oltre il 38% rispetto ai massimi dell’anno a 136 dollari, toccati quando il mercato era ancora convinto che la ripresa post-pandemia nel settore della logistica potesse continuare indefinitamente. PepsiCo ha fatto leggermente meglio, ma comunque viaggia con un -16% dai massimi di 170 dollari raggiunti quando i consumi sembravano inarrestabili.

Dal punto di vista tecnico, UPS sta mostrando segnali contrastanti che meritano attenzione. L’1 ottobre il titolo ha incrociato al rialzo la media mobile a 20 giorni, un segnale che in condizioni normali sarebbe bullish, ma che va contestualizzato con il fatto che appena il giorno prima aveva fatto l’esatto contrario, incrociandola al ribasso. Questo ping-pong intorno alla media suggerisce che il titolo si trova in una fase di consolidamento, confermata anche dal Bollinger Band Squeeze che indica una contrazione della volatilità. Storicamente, questi periodi di calma piatta precedono movimenti direzionali importanti, ma capire la direzione è la vera sfida.

Il supporto più importante per UPS si trova a 83,59 dollari, praticamente dove siamo ora, seguito da 82,81 e 82,31 dollari. Sul fronte opposto, le resistenze sono posizionate a 84,87, 85,37 e 86,15 dollari. L’RSI a 46,52 ci dice che il titolo non è né ipercomprato né ipervenduto, ma la divergenza direzionale con il +DI a 15,46 e il -DI a 24,67 suggerisce che la pressione al ribasso è ancora dominante.

finviz dynamic chart for  UPS

PepsiCo invece sta mostrando un quadro tecnico decisamente più incoraggiante. Il primo ottobre ha generato ben quattro segnali bullish: incrocio al rialzo della media a 20 giorni, crossover bullish del movimento direzionale, un pattern di bullish engulfing e, ciliegina sulla torta, l’incrocio al rialzo della media a 200 giorni. Quest’ultimo è particolarmente significativo perché rappresenta un cambio di tendenza di lungo periodo. L’RSI a 52,38 indica un titolo in condizioni neutrali ma con spazio per salire, e il fatto che il +DI (26,10) sia superiore al -DI (19,64) conferma che i compratori stanno prendendo il controllo.

finviz dynamic chart for  PEP

Ma parliamo dei fondamentali, perché è lì che si gioca la partita vera. Entrambe le aziende hanno dimostrato una crescita dei ricavi solida nell’ultimo decennio: UPS è passata da 58 miliardi a 90 miliardi, mentre PepsiCo è salita da 63 a 92 miliardi. Però, e c’è un però importante, i margini operativi si stanno deteriorando. Il ritorno sul capitale investito di UPS è sceso dal 16,5% del 2016 all’11,4% attuale, un declino che riflette l’eccesso di capacità nel network logistico e la pressione competitiva nel settore.

Il management di UPS sta reagendo riducendo la capacità della rete e ottimizzando l’utilizzo degli asset, una strategia che potrebbe funzionare se la domanda si stabilizza. PepsiCo invece sta affrontando pressioni diverse: l’aumento del costo delle materie prime e le crescenti barriere commerciali stanno erodendo i margini. Gli investitori attivisti stanno spingendo per un modello più asset-light simile a quello di Coca-Cola, che potrebbe migliorare significativamente il ROIC dell’azienda.

Ed è qui che arriviamo al cuore della questione: le valutazioni. Secondo un’analisi DCF, UPS ha un fair value di 122 dollari per azione contro un prezzo attuale di 84 dollari. Stiamo parlando di un upside potenziale del 45%, una cifra che non si vede tutti i giorni su un titolo di questa qualità. Il P/E forward di 13 è il più basso da gennaio 2022, e confrontato con la media storica del titolo, siamo su livelli che gridano “sottovalutazione”.

PepsiCo non è da meno: fair value stimato a 176 dollari contro un prezzo di 140 dollari, per un upside del 23%. Il P/E forward appena sotto 17 è vicino ai minimi pluriennali, e considerando che a luglio si poteva comprare a 16 volte gli utili, siamo comunque su livelli interessanti.

Ma attenzione, perché qui non si tratta di free lunch. Il rischio concreto è quello della value trap: titoli che sembrano economici ma che rimangono tali perché i problemi strutturali sono più profondi di quanto il mercato già non sconti. UPS potrebbe continuare a soffrire se il volume delle spedizioni non si riprende, e PepsiCo potrebbe faticare se i consumatori continuano a ridurre gli acquisti di bevande e snack in un contesto di inflazione persistente.

C’è poi il tema dei dividendi, che per molti investitori rappresenta il vero motivo per cui guardare a questi titoli. UPS offre un dividend yield clamoroso del 7,75%, mentre PepsiCo si ferma a un più sobrio 3,84%. Entrambi i titoli hanno una lunga storia di aumenti dei dividendi, ma è evidente che il mercato sta dubitando della sostenibilità di quello di UPS, dato l’yield elevatissimo. Un dividend yield così alto può essere un’opportunità, ma può anche essere un segnale che il mercato si aspetta un taglio.

Guardando alle prospettive, l’ambiente macro non aiuta. Le crescenti tensioni commerciali e la possibilità di ulteriori barriere tariffarie rappresentano un rischio concreto per entrambe. UPS vedrebbe ridursi ulteriormente i volumi internazionali, mentre PepsiCo dovrebbe affrontare costi ancora più elevati per le materie prime importate. D’altra parte, proprio il pessimismo generalizzato potrebbe essere l’elemento che rende queste valutazioni così attraenti.

Se dovessi scegliere tra i due, e questa è una decisione tutt’altro che semplice, la mia preferenza andrebbe su PepsiCo. Il momentum tecnico è migliore, il modello di business è più resiliente in tempi difficili (la gente continua a bere e mangiare anche in recessione), e il dividend yield, pur essendo inferiore, appare più sostenibile. UPS ha un upside potenziale maggiore, è vero, ma comporta anche rischi più elevati legati alla ciclicità del business della logistica.

In conclusione, entrambi i titoli meritano uno spazio in un portafoglio diversificato orientato al value investing e alla generazione di reddito da dividendi. Per chi ha un orizzonte temporale di medio-lungo periodo e la capacità di sopportare ulteriore volatilità nel breve, questi livelli di prezzo potrebbero rappresentare punti di ingresso interessanti. Come sempre, l’importante è dimensionare correttamente le posizioni e non farsi prendere dall’entusiasmo: anche i migliori titoli sottovalutati possono rimanere tali più a lungo di quanto la nostra pazienza (o il nostro conto in banca) possano sopportare.

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