Ci sono settimane in cui i mercati ti regalano una notizia. E poi ci sono settimane come questa, dove ne arrivano così tante che devi scegliere da dove iniziare. La battaglia per Warner Bros Discovery sta raggiungendo il suo climax, con Paramount che rilancia a 31 dollari per azione e Netflix che ora deve decidere se rispondere al fuoco. Nel frattempo, Meta e AMD firmano un accordo che sulla carta vale fino a 100 miliardi di dollari, ridisegnando la mappa della corsa ai chip per l'intelligenza artificiale. Andiamo con ordine.
La battaglia per Warner Bros: Paramount rilancia, Netflix riflette
Se questa fosse una serie TV, saremmo nella scena in cui tutti i personaggi si trovano nella stessa stanza e nessuno sa ancora chi farà la prima mossa. La saga dell'acquisizione di Warner Bros Discovery va avanti da mesi, ma questa settimana è successo qualcosa che cambia le carte in tavola. Paramount Skydance, guidata da David Ellison (figlio del co-fondatore di Oracle, Larry Ellison), ha ufficialmente alzato la sua offerta a 31 dollari per azione, in rialzo rispetto ai 30 dollari precedenti. E il board di Warner Bros Discovery, per la prima volta, ha detto qualcosa di molto interessante: l'offerta "potrebbe ragionevolmente portare" a una proposta superiore rispetto a quella di Netflix.
Per capire il peso di questa frase, facciamo un passo indietro. A dicembre 2025, Netflix ha siglato un accordo per acquistare gli asset di streaming e studios di WBD — quindi HBO, HBO Max, Warner Bros. Pictures, DC Studios e tutto il pacchetto creativo — per 27,75 dollari per azione, che in termini di enterprise value significa circa 82,7 miliardi di dollari. Un deal gigantesco, all-cash dopo una modifica a gennaio, che avrebbe dato a Netflix un catalogo di contenuti praticamente imbattibile. Pensateci: Netflix con HBO, con il Signore degli Anelli, con Batman, con Harry Potter. Roba da far tremare Disney.
Ma Paramount non ci sta. Ellison vuole WBD per intero — non solo lo streaming e gli studios, ma anche le reti televisive tradizionali come CNN, TBS, HGTV, TNT e Discovery Channel. La sua visione è creare un colosso dell'intrattenimento capace di competere con Amazon, Disney e, appunto, Netflix. E per farlo, non ha badato a spese: oltre al prezzo più alto per azione, l'offerta include una fee di terminazione regolamentare di 7 miliardi di dollari (cioè: se il deal non chiude per motivi antitrust, Paramount paga 7 miliardi a WBD), la copertura dei 2,8 miliardi di penale che WBD dovrebbe pagare a Netflix per uscire dall'accordo esistente, e una "ticking fee" di 25 centesimi per azione per ogni trimestre di ritardo nella chiusura del deal dopo settembre 2026.
Pensate a questo per un secondo. Paramount sta dicendo: ti offro di più per azione, mi prendo tutto il pacchetto compresa la TV tradizionale, ti copro la penale con Netflix, e se il regolatore ci blocca, ti regalo 7 miliardi di dollari. È un'offerta che sulla carta è difficile da rifiutare.
Il meccanismo: come funziona da qui in avanti
Ora che il board di WBD ha riconosciuto che l'offerta di Paramount potrebbe essere superiore, si apre una finestra di 4 giorni lavorativi in cui Netflix può rispondere. Netflix può scegliere di pareggiare o superare l'offerta di Paramount, oppure può decidere di non farlo. Se Netflix non risponde, WBD può terminare l'accordo esistente (pagando la penale di 2,8 miliardi, coperta da Paramount) e procedere con Paramount. Se Netflix rilancia, la palla torna a WBD che dovrà decidere quale offerta è nel miglior interesse degli azionisti. Il voto degli azionisti sul deal Netflix è fissato per il 20 marzo — il tempo stringe.
E Netflix che farà?
Questa è la domanda da un centinaio di miliardi di dollari, letteralmente. Ted Sarandos, co-CEO di Netflix, ha dichiarato la settimana scorsa che l'azienda ha una "ricca storia" di disponibilità a "lasciar perdere e lasciare che qualcun altro paghi troppo". Parole che suonano come un avvertimento, ma anche come una mossa negoziale. Perché la realtà è che Netflix ha già investito una quantità enorme di risorse nella preparazione di questo deal, e i contenuti di HBO e Warner Bros. rappresentano un'opportunità irripetibile per consolidare il loro dominio nello streaming globale.
La mia lettura è questa: Netflix sa esattamente fino a dove può spingersi. Hanno già i numeri, hanno i modelli, sanno quanto vale HBO per loro in termini di abbonati aggiuntivi e potere di pricing sui prossimi 10-20 anni. Se Paramount offre 31 dollari, Netflix potrebbe dover salire a 32 o 33 dollari per azione — parliamo di qualche miliardo in più su un deal già enorme. Per un'azienda che genera oltre 30 miliardi di dollari di ricavi annui e ha un free cash flow in costante crescita, non è una cifra impossibile.
C'è però un dettaglio importante che spesso sfugge: le due offerte non sono direttamente comparabili. Netflix vuole solo la parte streaming e studios; Paramount vuole tutto. Per un azionista WBD, l'offerta Paramount a 31 dollari per azione compra l'intera azienda in un colpo solo. L'offerta Netflix a 27,75 dollari compra solo una parte, e poi gli azionisti resterebbero con le azioni di "Discovery Global", la nuova società che conterrebbe le reti TV tradizionali. Il valore totale per l'azionista dipende quindi anche da quanto varrà quella parte separata — e su quello c'è molta più incertezza.
| Aspetto | Netflix | Paramount Skydance |
|---|---|---|
| Prezzo per azione | $27,75 (all-cash) | $31,00 (all-cash) |
| Cosa compra | Streaming + Studios (HBO, WB Pictures, DC) | Tutta WBD (inclusi CNN, TBS, HGTV, TNT) |
| Enterprise Value stimato | ~$82,7 miliardi | ~$108 miliardi |
| Fee regolamentare | Non dichiarata | $7 miliardi se bloccata |
| Ticking fee | Nessuna | $0,25/azione/trimestre dopo Set 2026 |
| Finanziamento | Cash flow Netflix | Larry Ellison, RedBird Capital, fondi sovrani (Arabia Saudita, Qatar, Abu Dhabi) |
| Rischio antitrust | Medio (DOJ già in esame) | Medio-alto (concentrazione settore) |
C'è anche il fattore politico, che in un deal di queste dimensioni conta più di quanto si pensi. David Ellison ha un rapporto stretto con il Presidente Trump — si sono incontrati alla Casa Bianca proprio la settimana scorsa. L'offerta di Paramount è supportata dai fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi, oltre che da Bank of America, Citigroup e Apollo Global Management. Netflix, dal canto suo, è già finita sotto la lente del Dipartimento di Giustizia per potenziali preoccupazioni antitrust legate al deal. Insomma, non è solo una questione di numeri: è una partita a scacchi dove politica, regolamentazione e strategia industriale si intrecciano.
"We have a rich history of being willing to walk away and let someone else overpay for things."
La mia opinione? Credo che Netflix rilancerà. Non perché debba farlo, ma perché il valore strategico di HBO e degli studios Warner è semplicemente troppo alto per lasciarselo sfuggire. Avere il controllo esclusivo di HBO, di DC, dell'universo Harry Potter e del catalogo Warner per i prossimi decenni vale qualche miliardo in più oggi. E se per qualche motivo Netflix decidesse di non farlo, incasserebbe comunque 2,5 miliardi di dollari di penale. Non è esattamente una brutta giornata al lavoro.
Meta e AMD: l'accordo da 100 miliardi che cambia la corsa ai chip
Se la saga Warner Bros è una serie TV ad alta tensione, l'accordo tra Meta e AMD è più simile a un colpo di scena in un film di spionaggio industriale. Martedì, le due aziende hanno annunciato una partnership strategica pluriennale che prevede l'installazione di 6 gigawatt di potenza computazionale basata su processori AMD nei data center di Meta. Il valore complessivo? Potenzialmente oltre 100 miliardi di dollari.
Ma fermiamoci un secondo e cerchiamo di capire cosa significa davvero questo numero. Sei gigawatt di potenza computazionale sono una quantità di calcolo assolutamente colossale. Per darvi un'idea, un gigawatt è la potenza generata da una grande centrale nucleare. Meta sta dicendo che dedicherà l'equivalente energetico di sei centrali nucleari solo ai chip AMD per l'intelligenza artificiale. Le prime consegne per il primo gigawatt inizieranno nel secondo semestre del 2026, con i chip della serie MI450 (l'ultima generazione di GPU AI di AMD) e le ultime CPU di AMD.
E qui arriva la parte davvero interessante. Come parte dell'accordo, AMD ha concesso a Meta dei warrant per acquistare fino a 160 milioni di azioni AMD a un centesimo l'una — che corrispondono a circa il 10% dell'intera azienda. C'è un dettaglio però: il pacchetto completo di azioni matura solo se il prezzo di AMD raggiunge i 600 dollari. Considerando che AMD ha chiuso a 196 dollari il giorno prima dell'annuncio, stiamo parlando di una scommessa sulla triplicazione del valore dell'azienda. In altre parole, Meta ha un incentivo enorme a far funzionare questa partnership, perché più AMD cresce, più i warrant valgono.
Perché questo accordo è così importante
Per capirlo, bisogna guardare al contesto più ampio. Fino ad oggi, la corsa all'intelligenza artificiale ha avuto un nome e un cognome: Nvidia. Jensen Huang e le sue GPU hanno dominato il mercato dei chip AI con una quota superiore al 90%. Questo ha dato a Nvidia un potere di pricing praticamente illimitato — se vuoi addestrare o far girare modelli AI su larga scala, non hai alternative credibili. O compri Nvidia, o aspetti.
Meta lo sa bene. Solo pochi giorni prima dell'annuncio con AMD, aveva firmato un'altra partnership pluriennale con Nvidia per milioni di chip e attrezzature per i suoi data center AI. Meta ha pianificato investimenti in conto capitale per 135 miliardi di dollari solo nel 2026, e ha promesso di investire almeno 600 miliardi nei prossimi anni in infrastruttura AI e data center negli Stati Uniti. Sono numeri che fanno girare la testa, e che rendono evidente una cosa: dipendere da un unico fornitore è un rischio che un'azienda come Meta non può permettersi.
Cosa ci guadagna Meta (oltre ai chip)
L'accordo con AMD non è solo una questione di diversificazione dei fornitori. Le CPU stanno diventando sempre più centrali nello stack di calcolo per l'inferenza AI — cioè la fase in cui i modelli già addestrati vengono utilizzati per rispondere alle richieste degli utenti. Le CPU sono più efficienti energeticamente, più facili da scalare e non legano le aziende esclusivamente a Nvidia. Per Meta, che gestisce miliardi di interazioni AI ogni giorno tra Facebook, Instagram, WhatsApp e i suoi modelli Llama, avere un'alternativa credibile alle GPU Nvidia per l'inferenza è un vantaggio competitivo enorme.
Lisa Su, CEO di AMD, ha commentato il deal con una frase che racchiude bene la strategia: "Meta ha molte scelte. Io voglio assicurarmi che AMD abbia sempre un posto al tavolo quando pensano a ciò di cui hanno bisogno." Mark Zuckerberg ha risposto che si aspetta "che AMD sia un partner importante per molti anni a venire". Tradotto dal linguaggio corporate: è l'inizio di un matrimonio industriale a lungo termine.
Per noi investitori, l'impatto immediato è stato chiaro. AMD ha guadagnato il 9% nella seduta di martedì, toccando i 213 dollari — il miglior giorno in borsa da novembre. Meta, dal canto suo, si è mossa di meno dell'1% al rialzo, segno che il mercato aveva già messo in conto gli investimenti massicci in capex. E qui sta un punto che vale la pena sottolineare: il mercato non sta più punendo Meta per la spesa in infrastruttura AI come faceva un anno fa. Gli investitori hanno iniziato a capire che chi controlla l'infrastruttura di calcolo oggi, controlla l'economia dell'AI domani.
Il rischio del "circular financing"
Non tutto è rose e fiori, però. Alcuni analisti, tra cui Jay Goldberg di Seaport Research Partners, hanno osservato che questi mega-deal rischiano di creare un circolo di finanziamento circolare: Meta compra chip da AMD, AMD dà azioni a Meta, il valore di AMD sale perché ha un cliente enorme, Meta guadagna sui warrant perché AMD sale. È un meccanismo che funziona finché la domanda reale di AI continua a crescere, ma che potrebbe diventare fragile se quella domanda dovesse rallentare. È lo stesso schema che abbiamo già visto con l'accordo tra AMD e OpenAI l'anno scorso. Non è un segnale d'allarme immediato, ma è qualcosa da monitorare.
Il quadro d'insieme per l'investitore
L'accordo Meta-AMD ci conferma tre cose. Primo: la corsa all'infrastruttura AI è tutt'altro che finita, anzi sta accelerando. Secondo: il dominio di Nvidia non è più incontrastato — AMD sta emergendo come alternativa reale, soprattutto nell'inferenza. Terzo: le Big Tech stanno costruendo fossati (moat) infrastrutturali che saranno praticamente impossibili da replicare per i concorrenti più piccoli. Chi ha la potenza di calcolo avrà il controllo. È una dinamica che ricorda molto la corsa alle infrastrutture cloud di 10 anni fa — e sappiamo come è andata a finire per chi c'era dentro fin dall'inizio.
Cosa tenere d'occhio nelle prossime settimane
Sulla partita Warner Bros, gli occhi sono puntati sulla risposta di Netflix, che arriverà entro pochi giorni. Se Netflix rilancia, il deal si chiude probabilmente con loro a un prezzo più alto. Se non lo fa, Paramount si porta a casa tutto e Netflix incassa 2,5 miliardi di consolazione. In entrambi i casi, l'industria dell'entertainment sta per cambiare volto in modo definitivo. Sull'accordo Meta-AMD, il dato da seguire è la velocità di deployment: se Meta inizia a spostare carichi di lavoro reali su chip AMD nei prossimi trimestri, il segnale per l'intero ecosistema sarà potentissimo. AMD potrebbe finalmente avere il volume di cui ha bisogno per investire in software e ottimizzazione — l'anello debole della catena che finora l'ha tenuta distante da Nvidia. Due storie diverse, un filo conduttore comune: in questo momento, i miliardi si muovono verso chi controlla i contenuti e chi controlla il calcolo. Contenuti e compute. Per chi investe, è una bussola preziosa.
