C’è un duello che si sta consumando sui mercati finanziari globali, una sfida che va ben oltre i semplici numeri di borsa e che coinvolge miliardi di persone affette da diabete e obesità. Da una parte abbiamo Eli Lilly, il gigante farmaceutico americano fondato nel 1876 con sede a Indianapolis, dall’altra Novo Nordisk, l’azienda danese nata nel 1923 che ha fatto della cura del diabete la sua missione storica. Entrambe stanno ridefinendo non solo il panorama medico, ma anche quello finanziario, con valutazioni che hanno sfiorato rispettivamente gli 850 e i 420 miliardi di dollari nei loro momenti di gloria.
Ho seguito da vicino questa evoluzione perchè la reputo molto interessante sia in ambito farmaceutico che per il mercato azionario e devo ammettere che il confronto è particolarmente affascinante dal punto di vista strategico e finanziario. Siamo di fronte a quello che molti analisti definiscono un mercato da 100 miliardi di dollari entro il 2030, guidato da una nuova classe di farmaci chiamati GLP-1 che stanno letteralmente rivoluzionando il trattamento dell’obesità e del diabete.
La storia recente di questi due colossi è emblematica di come la ricerca farmaceutica possa trasformare non solo la vita dei pazienti, ma anche le fortune degli investitori. Fino a pochi anni fa, Novo Nordisk dominava incontrastata il mercato degli analoghi dell’insulina, ma l’arrivo dei farmaci per l’obesità ha cambiato completamente le carte in tavola. Ozempic e Wegovy di Novo Nordisk sono diventati fenomeni virali, tanto che la domanda ha superato di gran lunga l’offerta, creando carenze croniche che persistono ancora oggi.
Ma è proprio in questo scenario che Eli Lilly ha giocato la sua carta vincente. Il lancio di Mounjaro per il diabete e di Zepbound per l’obesità ha dimostrato che l’azienda americana non solo poteva competere, ma superare i risultati della concorrenza danese. I dati clinici parlano chiaro: Zepbound ha mostrato una perdita di peso media del 20,2% rispetto al 13,7% di Wegovy, un vantaggio significativo che non è passato inosservato né ai medici né agli investitori.
La performance borsistica degli ultimi mesi racconta una storia di ribaltamento delle fortune. Le azioni di Novo Nordisk sono crollate di circa il 47% dall’inizio dell’anno, poiché sono emersi dubbi sulle prospettive dei suoi farmaci GLP-1, mentre Eli Lilly, pur non immune da volatilità, ha mantenuto una posizione relativamente più solida. Questo crollo di Novo Nordisk non è casuale: l’azienda ha dovuto tagliare le previsioni di crescita dall’iniziale 13-21% a un più modesto 8-14%, un ridimensionamento che ha fatto scattare vendite massicce sui mercati.
Quello che rende questa situazione particolarmente interessante è il contesto competitivo che si sta creando. Le cosiddette “compounding pharmacies” americane hanno approfittato della carenza di farmaci originali per produrre versioni non autorizzate a prezzi molto più bassi, circa 200 dollari al mese contro gli oltre 1000 dollari dei farmaci originali. Questo fenomeno ha erosivamente intaccato le quote di mercato, costringendo entrambe le aziende a investimenti miliardari in nuovi impianti produttivi.
Analizzando i fondamentali più recenti, emerge chiaramente il divario di performance. Eli Lilly ha chiuso il Q2 2025 con ricavi record di 15,56 miliardi di dollari (+38% anno su anno), trainati da Mounjaro che ha generato 5,2 miliardi (+68%) e Zepbound con 3,38 miliardi (+172%). L’utile per azione è schizzato a 6,31 dollari (+61% su base non-GAAP), mentre i margini lordi si sono attestati all’84,3%. L’azienda ha alzato le guidance per il 2025 a 60-62 miliardi di ricavi, con un incremento di 1,5 miliardi nel punto medio delle previsioni.
Novo Nordisk presenta invece un quadro più sfidante. Dalle trascrizioni emerge che nel 2024 l’azienda ha registrato ricavi per circa 39 miliardi di euro con utili di 13-14 miliardi, ma ha dovuto tagliare drasticamente le previsioni di crescita dall’iniziale 13-21% a un più modesto 8-14% per il 2025. Il P/E ratio di Novo Nordisk si attesta a 14,03 contro l’86 di Eli Lilly, riflettendo valutationi molto più contenute ma anche aspettative ridimensionate.
Ma il vero game changer potrebbe arrivare dalle pillole orali. I risultati di orforglipron di Lilly hanno mostrato una perdita di peso del 12,4% (27,3 libbre) a 72 settimane, ma le azioni della società sono calate del 13% giovedì quando questi dati sono stati annunciati, perché Wall Street si aspettava risultati tra il 13-15%. Tuttavia, questo rappresenta comunque il primo farmaco GLP-1 orale small molecule a completare con successo un trial di Fase 3, un traguardo tecnologico significativo.
Questo episodio è emblematico di quanto siano elevate le aspettative in questo settore. Una differenza di pochi punti percentuali in un trial clinico può tradursi in oscillazioni di decine di miliardi di dollari di capitalizzazione. È un mercato dove la precisione scientifica incontra la volatilità finanziaria, creando opportunità e rischi straordinari.
Dal mio punto di vista, la questione centrale non è tanto quale azienda vincerà, quanto piuttosto come si spartirà un mercato in esplosiva crescita. I dati più recenti mostrano un ribaltamento significativo: al Q2 2025, Eli Lilly ora controlla il 57% del mercato statunitense GLP-1, superando Novo per la prima volta. Questa inversione di leadership rappresenta un momento storico, considerando che Novo Nordisk aveva dominato il mercato per anni con quote del 62% globali. L’azienda danese ha visto le vendite di Ozempic e Wegovy crescere “solo” del 16% nel Q2, mentre Eli Lilly registrava incrementi a tripla cifra.
Quello che colpisce di più nelle trascrizioni è l’enfasi sulla supply chain: entrambe le aziende stanno investendo miliardi in nuovi impianti produttivi negli USA per rispondere alla domanda e contrastare le compounding pharmacies. Eli Lilly si trova in una posizione vantaggiosa essendo già statunitense, con oltre 50 miliardi di investimenti in manufacturing dal 2020.
L’aspetto più intrigante è la pipeline di ricerca. Novo Nordisk sta sviluppando CagriSema, una combinazione che potrebbe raggiungere perdite di peso del 20-25%, mentre Eli Lilly lavora su retatrutide, che nei trial di fase 2 ha mostrato risultati ancora più promettenti con perdite di peso fino al 24%. È una corsa all’innovazione dove ogni percentuale in più di efficacia può valere miliardi di dollari di ricavi futuri.
Le dimensioni del mercato sono semplicemente straordinarie: si stima che entro il 2030 il solo segmento dei farmaci dimagranti raggiungerà i 100 miliardi di dollari annui di fatturato, senza considerare il diabete. Con una crescita annua composta prevista del 31,66% fino al 2030, questo rappresenta uno dei settori farmaceutici in più rapida espansione della storia moderna. Per dare un’idea delle proporzioni, questo mercato potrebbe superare quello di molte altre categorie terapeutiche consolidate.
Ma c’è anche una dimensione geopolitica che non va sottovalutata. L’amministrazione Trump ha recentemente proposto un esperimento quinquennale che permetterebbe a Medicare e Medicaid di coprire questi farmaci per la gestione del peso a partire dal 2026-2027. Le azioni di Eli Lilly e Novo Nordisk sono balzate venerdì dopo le notizie secondo cui l’amministrazione Trump sta pianificando un esperimento quinquennale attraverso il quale gli americani con Medicare e Medicaid potrebbero avere accesso ai costosi farmaci per la perdita di peso. Questo potrebbe aprire un mercato di dimensioni colossali, considerando che attualmente solo 8 milioni di persone utilizzano questi farmaci, ma potenzialmente 170 milioni potrebbero beneficiarne.
Dal punto di vista valutativo, la situazione è complessa. Con il titolo Novo Nordisk che attualmente costa solo 29 volte gli utili contro il rapporto P/E significativamente più alto di 86 di Eli Lilly, Novo Nordisk appare molto più accessibile dal punto di vista del prezzo, ma questo sconto riflette anche le preoccupazioni del mercato. Le trascrizioni confermano questa divergenza: il prezzo delle azioni di Novo Nordisk è sceso di oltre il 60% dai massimi dell’estate scorsa, mentre quello di Eli Lilly è calato del 30%. Novo Nordisk mantiene comunque fondamentali solidi con un debt-to-equity ratio di 0,52, current ratio di 0,78 e margini netti del 35,60%, oltre a un payout ratio conservativo del 45,05% che lascia ampio spazio per reinvestimenti in R&D.
Personalmente, credo che siamo di fronte a un classico esempio di mercato in rapida evoluzione dove il primo vincitore non necessariamente rimane tale. Novo Nordisk ha goduto del vantaggio del first mover, ma Eli Lilly ha dimostrato una maggiore agilità nell’innovazione e nella capacità di produzione. La chiave sarà la velocità di esecuzione: chi riuscirà a portare sul mercato la prossima generazione di farmaci orali più efficaci e tollerabili conquisterà quote di mercato decisive.
Quello che mi colpisce di più, tuttavia, è la resilienza dimostrata da entrambe le aziende. Nonostante le turbolenze borsistiche, entrambe continuano a generare crescite a doppia cifra e margini operativi eccezionali. Novo Nordisk mantiene margini netti del 35,6%, mentre Eli Lilly ha visto i suoi utili per azione crescere del 108% nel 2024, con previsioni di un ulteriore 83% di crescita nel 2025.
In conclusione, più che chiedersi chi vincerà tra Eli Lilly e Novo Nordisk, la domanda giusta potrebbe essere: siamo preparati per un mercato che potrebbe vedere entrambe le aziende crescere in modo esplosivo nei prossimi anni? La battaglia per l’obesità non è un gioco a somma zero, ma piuttosto l’emergere di un nuovo paradigma terapeutico che potrebbe sostenere multiple aziende vincenti.
Per gli investitori con orizzonti temporali lunghi, entrambe le società offrono opportunità interessanti, anche se con profili di rischio diversi. Novo Nordisk potrebbe rappresentare un’opportunità di valore a prezzi scontati, mentre Eli Lilly continua a dimostrare momentum di crescita superiore, anche se a valutationi più elevate. La chiave sarà monitorare da vicino i risultati dei trial clinici e la velocità di approvazione delle nuove formulazioni orali, perché in questo mercato, come spesso accade nell’innovazione farmaceutica, il timing è tutto.
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