Mentre scrivo queste righe, il pre-market di NVIDIA segna un +6%, una reazione che racconta molto più di quanto i semplici numeri possano esprimere. Ieri sera, quando i risultati del primo trimestre fiscale 2026 sono stati pubblicati, ho passato ore a scavare tra i dati, cercando di comprendere non solo cosa è successo, ma soprattutto cosa ci aspetta nei prossimi mesi. E quello che ho trovato è una storia di contrasti: eccellenza tecnologica da un lato, complessità geopolitiche dall’altro.
NVIDIA ha letteralmente polverizzato le aspettative degli analisti. Con un fatturato di 44,06 miliardi di dollari contro i 43,28 miliardi previsti, l’azienda ha dimostrato ancora una volta di saper superare le previsioni del mercato. Ma è l’EPS di 0,96 dollari che davvero colpisce: gli analisti si aspettavano 0,73 dollari, e invece Jensen Huang e il suo team hanno consegnato un risultato superiore del 31%. Non stiamo parlando di margini stretti qui, stiamo parlando di un’esecuzione quasi perfetta in un mercato che continua a crescere a ritmi vertiginosi.
Il dato che più mi affascina, però, è la crescita anno su anno del 69%. Fermatevi un attimo a pensarci: stiamo parlando di un’azienda che fattura 44 miliardi in un singolo trimestre e che continua a crescere a due cifre. È come guardare un gigante che corre alla velocità di un velocista. La fisica economica suggerirebbe che questo non dovrebbe essere possibile, eppure eccoci qui.
La divisione Data Center ha generato 39,1 miliardi di dollari, con una crescita del 73% anno su anno. È vero, il risultato è leggermente inferiore alle previsioni di 39,36 miliardi, ma stiamo parlando di uno scarto di appena 260 milioni su quasi 40 miliardi. È come mancare il bersaglio di un millimetro quando si spara da un chilometro di distanza.
Quello che mi colpisce di più è la suddivisione interna: 34,2 miliardi dal compute (+76% anno su anno) e 5 miliardi dal networking (+56%). Il networking sta crescendo più lentamente, ma considerando che include tecnologie come NVLink e le soluzioni Ethernet per AI, stiamo guardando a un segmento che sta diventando sempre più strategico. Non è solo questione di GPU ormai, è questione di ecosistemi completi.
Ed eccoci al punto dolente. Il 9 aprile 2025, il governo americano ha informato NVIDIA che è necessaria una licenza per esportare i chip H20 verso la Cina. Il risultato? Un onere di 4,5 miliardi di dollari per inventario in eccesso e obblighi di acquisto, più altri 2,5 miliardi di ricavi H20 che non sono riusciti a spedire nel primo trimestre.
Questo è il momento in cui la tecnologia incontra la geopolitica, e il risultato non è mai pulito. I chip H20 erano stati progettati specificamente per il mercato cinese, una mossa strategica per navigare le precedenti restrizioni. Ora, con queste nuove limitazioni, NVIDIA si trova con un prodotto che aveva generato 4,6 miliardi di dollari nel primo trimestre e che improvvisamente non può più vendere al suo mercato primario.
L’impatto sulla guidance del secondo trimestre è significativo: NVIDIA prevede una perdita di circa 8 miliardi di dollari di ricavi H20, portando le previsioni a 45 miliardi contro i 45,66 miliardi attesi dagli analisti. Bank of America ha lanciato l’allarme parlando di possibili revisioni al ribasso fino a 41 miliardi, uno scenario che farebbe tremare qualsiasi CFO.
Mentre tutti gli occhi erano puntati sui Data Center, il segmento Gaming ha registrato una performance stellare: 3,8 miliardi di dollari con una crescita del 42% anno su anno e del 48% sequenziale. È un record assoluto per la divisione, trainato dalle vendite dell’architettura Blackwell che, secondo NVIDIA, rappresenta “il ramp più veloce nella storia dell’azienda”.
Questo risultato è particolarmente significativo perché dimostra che NVIDIA non è solo un’azienda di AI enterprise. Il gaming rimane un pilastro solido, e con l’annuncio delle RTX 5070 e RTX 5060 che porteranno Blackwell ai gamers a partire da 299 dollari, stiamo guardando a un segmento che potrebbe continuare a sorprendere.
I margini GAAP sono scesi al 60,5%, contro il 78,4% dell’anno precedente, principalmente a causa dell’onere H20. Ma se escludiamo questo impatto straordinario, i margini non-GAAP sarebbero stati del 71,3%, un dato molto più rassicurante. NVIDIA punta a raggiungere margini nella “metà degli anni 70” entro la fine dell’anno, un obiettivo ambizioso ma raggiungibile considerando il mix prodotti e la domanda sostenuta.
Il cash flow operativo di 27,4 miliardi di dollari è semplicemente impressionante. NVIDIA ha generato più soldi in tre mesi di quanto molte Fortune 500 fatturino in un anno intero. Ha utilizzato 14,3 miliardi per i riacquisti azionari e dividendi, dimostrando una disciplina nel capital allocation che raramente si vede in aziende in crescita così rapida.
La guidance per il secondo trimestre di 45 miliardi (+/-2%) è conservativa, considerando l’impatto H20. Ma è importante guardare oltre i numeri. NVIDIA sta investendo massicciamente in capacità produttiva, con nuove fabbriche negli Stati Uniti e partnership strategiche globali. L’architettura Blackwell Ultra è già in produzione, e i sistemi GB200 stanno scalando attraverso tutti i segmenti di clientela.
Il mercato dell’AI non sta rallentando. Al contrario, NVIDIA riporta che la generazione di token per inferenza AI è aumentata di dieci volte in un solo anno. Con l’avvento degli agenti AI che diventeranno mainstream, la domanda di computing accelerato è destinata ad accelerare ulteriormente.
Guardando al grafico dei prezzi degli ultimi 100 giorni, vediamo un titolo che ha oscillato tra i 96 e i 149 dollari, con un pattern che riflette tanto l’eccitazione per i risultati quanto le preoccupazioni geopolitiche. Il pre-market di oggi a +6% suggerisce che il mercato sta guardando oltre le sfide H20, focalizzandosi sulla forza intrinseca del business.
Piper Sandler ha mantenuto il rating “overweight”, e francamente condivido questa visione. Le restrizioni cinesi sono un ostacolo temporaneo, non un cambiamento strutturale. NVIDIA ha dimostrato più volte di saper adattare la propria strategia alle sfide geopolitiche, e non vedo perché questa volta dovrebbe essere diversa.
Come investitore, quello che vedo in NVIDIA non è solo un’azienda che vende chip. Vedo un’azienda che sta ridefinendo cosa significa computing nell’era dell’AI. Le restrizioni H20 sono una battuta d’arresto, non una sconfitta. La domanda globale per l’AI computing è troppo forte, e NVIDIA è troppo avanti tecnologicamente perché questo cambi nel breve termine.
Il titolo potrebbe rimanere volatile nei prossimi trimestri, soprattutto fino a quando la situazione geopolitica non si stabilizzerà. Ma per chi ha un orizzonte di investimento a lungo termine, questi risultati confermano che NVIDIA rimane il player dominante in uno dei settori più promettenti del decennio.
La vera domanda non è se NVIDIA continuerà a crescere, ma a che velocità. E se questi numeri sono un’indicazione, la risposta è: più velocemente di quanto la maggior parte di noi riesca a immaginare.
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