Se mi avessero detto un anno fa che avrei scritto di Macy’s con questo entusiasmo, probabilmente avrei alzato un sopracciglio con scetticismo. Eppure eccoci qui, a commentare una trimestrale che ha letteralmente spiazzato Wall Street, trasformando quello che doveva essere un trimestre di sofferenza in una vera e propria dichiarazione d’intenti del management.

Il gigante dei department store americani ha pubblicato i risultati del terzo trimestre fiscale 2025 il 3 dicembre, e i numeri parlano chiaro: EPS adjusted di $0,09 contro una perdita attesa di $0,14 per azione. Stiamo parlando di una sorpresa positiva del 169%, un dato che non può passare inosservato e che merita un’analisi approfondita per comprenderne le reali implicazioni per gli investitori.

Ma andiamo con ordine. I ricavi totali si sono attestati a 4,91 miliardi di dollari, superando le stime di consenso di 4,73 miliardi con un margine del 3,9%. Le vendite nette, pur mostrando un calo dello 0,6% rispetto all’anno precedente (penalizzate dalla chiusura di 64 negozi non strategici), hanno evidenziato una crescita delle vendite comparabili del 2,5% su base owned e del 3,2% su base O+L+M (owned-plus-licensed-plus-marketplace). Quest’ultimo dato rappresenta la migliore performance degli ultimi 13 trimestri, un segnale inequivocabile che la strategia di turnaround sta funzionando.

Tony Spring, Chairman e CEO di Macy’s, Inc., ha commentato i risultati con parole che trasudano fiducia: le vendite del terzo trimestre sono state le più forti degli ultimi 13 trimestri, riflettendo l’accelerazione della strategia Bold New Chapter e dimostrando che i cambiamenti significativi implementati a livello aziendale stanno trovando riscontro nei consumatori.

La strategia si articola su tre pilastri fondamentali che meritano attenzione. Il primo, “Strengthen & Reimagine”, riguarda il rilancio del brand Macy’s attraverso il programma Reimagine 125: i 125 negozi selezionati per questo programma hanno registrato una crescita delle vendite comparabili del 2,7% su base O+L, continuando a sovraperformare il resto della catena. Il secondo pilastro, “Accelerate & Differentiate”, punta sul segmento lusso con Bloomingdale’s e Bluemercury, ed è qui che troviamo i dati più sorprendenti. Il terzo, “Simplify & Modernize”, si concentra sull’efficientamento delle operazioni, con l’apertura del centro di distribuzione di China Grove, il più grande e tecnologicamente avanzato dell’azienda.

Dato chiave per gli investitori: Bloomingdale’s ha registrato una crescita delle vendite comparabili del 9,0% su base O+L+M, il miglior risultato in 13 trimestri e il quinto trimestre consecutivo di crescita. Bluemercury ha raggiunto il 19° trimestre consecutivo di crescita delle vendite comparabili (+1,1%).

L’analisi per nameplate rivela una storia articolata che vale la pena approfondire. Il brand Macy’s, che rappresenta la maggior parte del business, ha visto le vendite nette calare del 2,3% a causa delle chiusure, ma le vendite comparabili sono cresciute del 2,0% su base O+L+M. Il dato più rilevante riguarda il business “go-forward” di Macy’s, ovvero i negozi e il digitale su cui l’azienda sta investendo per il futuro, che ha registrato una crescita del 2,3%.

Le categorie che hanno trainato la crescita includono gioielleria fine, orologi, borse, abbigliamento maschile career e ready-to-wear. Il Net Promoter Score del terzo trimestre ha raggiunto il livello più alto mai registrato per questo periodo, segnale che gli investimenti nell’esperienza cliente stanno pagando. Le partnership con nuovi brand come Rodd & Gunn, Reiss, Prada Beauty, e l’espansione di Barbour e Mackenzie-Childs stanno arricchendo l’offerta.

Un aspetto che ha sorpreso positivamente è l’andamento dei ricavi da carte di credito, cresciuti del 31,7% a 158 milioni di dollari, segnale della salute del portafoglio crediti. Questo dato è particolarmente significativo perché indica che i clienti Macy’s stanno tornando a utilizzare le carte co-branded, un indicatore di fidelizzazione.

Il margine lordo del 39,4% ha subito una contrazione di 20 punti base, principalmente a causa dell’impatto tariffario stimato in 50 bps. Tuttavia, il management ha sottolineato che l’impatto è stato migliore delle attese grazie alle azioni di mitigazione implementate, tra cui negoziazioni con i fornitori, sconti e aumenti selettivi dei prezzi. Per l’intero anno fiscale 2025, l’azienda stima un impatto tariffario di 40-50 bps sul margine lordo, equivalente a circa $0,25-$0,35 per azione sull’EPS annuale.

Sul fronte dell’efficienza operativa, le spese SG&A sono calate di 40 milioni di dollari grazie ai benefici delle chiusure e al contenimento dei costi, compensando parzialmente gli investimenti nel business go-forward. L’incidenza sui ricavi totali è scesa al 41,2%, in miglioramento di 90 punti base.

Dal punto di vista tecnico, il titolo M presenta un quadro interessante che merita attenzione. La reazione alla trimestrale Q3 pubblicata il 3 dicembre è stata inizialmente contenuta: il titolo ha chiuso quella seduta a $22,46 con un calo dell’1,10%, dopo aver toccato un massimo intraday di $23,27 (nuovo 52-week high). La seduta successiva del 4 dicembre ha visto un ulteriore calo dello 0,62% a $22,32, mentre oggi 5 dicembre il titolo sta recuperando con un +3,32% a $23,06.

È importante contestualizzare: il titolo era già salito significativamente nelle settimane precedenti l’annuncio, passando da circa $20 di metà novembre ai $22+ pre-earnings, incorporando già parte delle aspettative positive. Il vero rally si era verificato a settembre, quando dopo la trimestrale Q2 il titolo aveva guadagnato oltre il 20% in una singola seduta (3 settembre), passando da $13,49 a $16,28. Da quel momento, il titolo ha continuato un percorso rialzista che lo ha portato dai minimi di $9,50 di 52 settimane agli attuali livelli sopra $23.

L’RSI a 14 periodi si attesta a 66,78, avvicinandosi alla zona di ipercomprato (70) ma non ancora in territorio di allarme. L’ADX a 41,49 indica un trend forte, supportato dal differenziale tra +DI (27,59) e -DI (10,08) che conferma la dominanza dei compratori. Il MACD mostra un quadro positivo con la linea principale a 0,94 sopra la signal line a 0,78 e un istogramma in territorio positivo.

Il titolo sta testando la banda di Bollinger superiore a $23,33 e il pattern “Upper Bollinger Band Walk” suggerisce forza del momentum. I gap aperti al rialzo del 21 e 25 novembre restano non colmati, indicando la forza del movimento. Il livello del 52-week high a $23,27 (raggiunto il 3 dicembre) rappresenta la resistenza immediata da superare per ulteriori allunghi.

Dal punto di vista dei volumi, la seduta del 3 dicembre ha visto scambi per circa 21,8 milioni di azioni, circa 3 volte la media giornaliera di 7,1 milioni, confermando l’interesse istituzionale nel giorno dell’earnings. Lo short interest al 9,70% del flottante con 3,66 giorni di copertura potrebbe alimentare ulteriori rialzi in caso di short squeeze.

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A seguito dei risultati positivi, il management ha alzato la guidance per l’intero anno fiscale 2025. Le vendite nette sono ora attese tra 21,475 e 21,625 miliardi di dollari, in rialzo rispetto al precedente range di 21,15-21,45 miliardi. L’EPS adjusted è stato rivisto al rialzo a $2,00-$2,20 dal precedente $1,70-$2,05.

Per il quarto trimestre, l’azienda prevede vendite nette tra 7,35 e 7,50 miliardi di dollari, vendite comparabili O+L+M da -2,5% a flat, e un EPS adjusted tra $1,35 e $1,55. Il management ha sottolineato che la guidance incorpora un consumatore più selettivo nel quarto trimestre, coerentemente con la view precedente, oltre all’ipotesi che le tariffe attuali rimangano in vigore.

La comunità degli analisti mostra opinioni divergenti sul titolo, riflettendo l’incertezza tipica dei turnaround nel retail. Jefferies ha alzato il target price a $26 mantenendo il rating Buy il 4 dicembre, vedendo upside dalla strategia Bold New Chapter. Telsey Advisory Group mantiene Market Perform con target $22, mentre UBS resta più cauta con rating Sell e target $8, alzato da $7.

Il consenso degli analisti si posiziona su Hold con un target price medio che oscilla tra $15 e $17 secondo diverse fonti, significativamente sotto i livelli attuali. Questa divergenza tra prezzo di mercato e target medio riflette la prudenza del sell-side rispetto all’entusiasmo degli investitori retail. Gli analisti più bullish vedono il titolo beneficiare del momentum della trasformazione, mentre i più cauti sottolineano le sfide strutturali del settore department store.

Il quadro che emerge dall’analisi dei risultati Q3 2025 di Macy’s è quello di un’azienda in piena fase di trasformazione, con segnali incoraggianti ma anche rischi da non sottovalutare. Sul fronte dei punti di forza, troviamo la migliore crescita delle vendite comparabili in oltre tre anni, il successo del programma Reimagine 125, l’eccellente performance di Bloomingdale’s, il controllo dei costi efficace, e un bilancio solido con nessuna scadenza debitoria significativa fino al 2030.

Tra i fattori di rischio da monitorare vi sono l’esposizione alle tariffe (circa 20% dei prodotti originati in Cina), la continua chiusura di negozi che impatta i ricavi assoluti, la pressione competitiva da e-commerce e discount retailer, e la dipendenza dalla spesa discrezionale dei consumatori.

Il titolo ha corso molto rapidamente dai minimi di agosto intorno a $12 (+90% circa). Il P/E di 11,27 appare contenuto ma gli analisti prevedono un calo dei ricavi del 4,1% nei prossimi 12 mesi. L’RSI vicino a 67 suggerisce prudenza nel breve termine. Il titolo ha già incorporato molte delle buone notizie, come dimostra la reazione contenuta al giorno della trimestrale (-1,10%). Consigliabile attendere eventuali pullback verso i supporti a $21-22 per nuovi ingressi.

Per gli investitori con orizzonte temporale di medio-lungo periodo, Macy’s rappresenta una scommessa interessante sul successo del turnaround nel retail tradizionale. Il dividend yield del 3,14% offre un cuscinetto mentre si attende la maturazione della strategia. Tuttavia, la volatilità elevata del settore e le incertezze macro suggeriscono un approccio graduale agli ingressi.

Nel breve periodo, il titolo potrebbe consolidare dopo il rally post-earnings, testando i supporti a $21,31 e $20,97. Un eventuale breakout sopra $23,50 aprirebbe spazio verso $25-26. Per il lungo termine, il successo dipenderà dall’esecuzione della strategia Bold New Chapter e dalla capacità di navigare le sfide tariffarie mantenendo margini accettabili.

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