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Il 29 gennaio 2025 la Commissione Europea ha pubblicato il Competitiveness Compass, un documento che ha l'ambizione — e la necessità — di ridisegnare l'architettura economica del Vecchio Continente per il decennio a venire. Non si tratta di una semplice comunicazione tecnica: è una dichiarazione d'intenti geopolitica, una risposta tardiva ma decisa alla diagnosi impietosa formulata da Mario Draghi nel suo rapporto del 2024. Chi investe nei mercati europei — o semplicemente vuole capire dove si muoverà il vento nei prossimi anni — farebbe bene a leggere questo testo con attenzione.

L'Europa alla resa dei conti con sé stessa

Per comprendere il Competitiveness Compass bisogna partire da una domanda scomoda: come ha fatto l'Europa a perdere terreno? La risposta è quasi banale nella sua linearità. Per oltre vent'anni il Vecchio Continente ha prosperato su tre pilastri che oggi sono venuti meno quasi simultaneamente: una domanda esterna robusta alimentata da un sistema di commercio globale aperto, energia abbondante e a basso costo proveniente dalla Russia, e una stabilità geopolitica che permetteva ai governi di allocare risorse altrove rispetto alla difesa.

Quei tre pilastri sono crollati nel giro di pochi anni. La globalizzazione è diventata deglobalizzazione. L'energia russa si è trasformata in un'arma di ricatto. E la pace dividendo — quella rendita silenziosa che finanziava il welfare europeo — è evaporata con l'invasione dell'Ucraina. Il risultato è che l'Europa si trova oggi a dover colmare un divario di produttività rispetto agli Stati Uniti che si è accumulato per decenni, mentre la Cina avanza in settori strategici con una velocità che fino a dieci anni fa sarebbe sembrata inverosimile.

€750-800 Mld Fabbisogno aggiuntivo di investimenti annui stimato dal Rapporto Draghi entro il 2030
5% Quota europea del venture capital globale, contro il 52% degli USA e il 40% della Cina
€300 Mld Risparmio europeo che ogni anno viene investito fuori dall'UE anziché nell'economia interna
13% Quota di imprese europee che ha adottato tecnologie di intelligenza artificiale nei propri processi

Questi numeri raccontano una storia precisa. L'Europa non manca di capitali — i risparmi delle famiglie europee sono il 65% più alti di quelli americani — ma li alloca in modo inefficiente: verso il debito bancario, verso mercati esteri, verso attività che non alimentano la crescita tecnologica. Il Competitiveness Compass nasce per correggere questa disfunzione strutturale.

Tre imperativi trasformativi: la mappa del cambiamento

Il cuore del documento è costruito attorno a tre grandi priorità strategiche, che la Commissione definisce "imperativi trasformativi". Non sono obiettivi vaghi: ciascuno è accompagnato da una lista di iniziative legislative concrete, con scadenze che si estendono tra il 2025 e il 2026. È un calendario politico ambizioso, e vale la pena analizzarlo settore per settore.

1. Colmare il divario dell'innovazione

Il paradosso europeo sull'innovazione è noto: l'UE produce brevetti in quantità comparabile a USA e Cina, ma solo un terzo di quelli generati dalle università europee arriva a una commercializzazione effettiva. Il problema non è la ricerca — è il trasferimento dalla ricerca al mercato. Le start-up europee si trovano intrappolate in un mercato frammentato in 27 regimi giuridici diversi, con accesso limitato al capitale di rischio e prospettive di crescita ridotte rispetto alle controparti americane.

La risposta del Compass è triplice. Una Start-up and Scale-up Strategy per abbattere le barriere regolatorie. Un cosiddetto 28° regime giuridico — un insieme armonizzato di norme europee opzionali su diritto societario, insolvenza, lavoro e fiscalità — che consentirebbe a un'impresa innovativa di operare in tutta l'UE con un'unica architettura normativa. E poi le grandi scommesse tecnologiche: AI Factories per la potenza di calcolo, un Cloud & AI Development Act, un Quantum Act, un European Biotech Act. La logica è chiara: costruire la catena del valore tecnologica dall'interno, anziché dipendere da ecosistemi nordamericani o asiatici.

"Se l'Europa accetta un declino economico gestito e graduale, si sta condannando a una 'lenta agonia'." Mario Draghi — citato nel Competitiveness Compass, COM(2025) 30

2. Decarbonizzazione e competitività: un binomio finalmente esplicito

Uno degli aspetti più rilevanti del documento — e forse il più atteso dagli operatori industriali — è il riconoscimento esplicito che la transizione verde non può procedere in modo slegato dalla competitività. Il Clean Industrial Deal, presentato a gennaio 2025, è il veicolo principale: mira a rendere l'Europa una destinazione attraente per la manifattura a basse emissioni, con un sistema di aiuti di Stato semplificato e incentivi per chi adotta tecnologie pulite.

Energia cara è il tallone d'Achille europeo: i prezzi dell'elettricità per le imprese sono strutturalmente più alti che negli USA o in Cina, e questo penalizza in particolare i settori energivori — acciaio, chimica, alluminio, vetro. Il Compass propone un Affordable Energy Action Plan che include la diffusione di accordi di acquisto di lungo termine (PPA), tariffe di rete più efficienti e investimenti massivi nelle reti elettriche. Il settore automotive, alle prese con la concorrenza cinese sui veicoli elettrici, ottiene un trattamento speciale: un dialogo strategico e un piano d'azione industriale settoriale, con aperture sul ruolo degli e-fuels nel quadro del target 2035.

3. Autonomia strategica: ridurre le dipendenze

Il terzo pilastro è il più geopolitico. In un sistema internazionale che il documento stesso definisce "fratturato dalla competizione geopolitica", l'UE non può permettersi di dipendere da fornitori unici — di materie prime critiche, di semiconduttori, di principi attivi farmaceutici, di fertilizzanti. La lezione della pandemia e della crisi energetica russa è stata recepita: la concentrazione delle supply chain in pochi fornitori equivale a vulnerabilità sistemica.

Le risposte sono molteplici: una piattaforma per gli acquisti congiunti di materie prime critiche, una Critical Medicines Act, una revisione del Carbon Border Adjustment Mechanism per ampliarne la portata, e — forse la misura più ambiziosa in chiave geopolitica — l'introduzione di una preferenza europea negli appalti pubblici per settori e tecnologie strategiche. Quest'ultima misura è destinata a generare dibattito: gli appalti pubblici rappresentano circa il 14% del PIL europeo, e orientarli esplicitamente verso fornitori domestici segna un cambio di paradigma rispetto alla logica della concorrenza globale aperta.

Le implicazioni per i mercati: settori e dinamiche da monitorare

Un documento di policy di questa portata non ha effetti immediati sui mercati finanziari. Ma traccia le coordinate entro cui si muoveranno gli investimenti pubblici e privati nei prossimi anni, e per chi gestisce portafogli con orizzonti di medio-lungo periodo, ignorarlo sarebbe un errore.

Settore Misura chiave del Compass Outlook per l'investitore Note
Intelligenza Artificiale / Cloud AI Factories, Cloud & AI Development Act, Apply AI Strategy Positivo Massicci investimenti in infrastrutture di calcolo e adozione industriale dell'AI in Europa
Difesa & Dual-Use White Paper on European Defence, STEP, Defence Projects of Common Interest Molto positivo Aumento strutturale delle spese, coordinamento EU tra Paesi membri, focus su scale-up industriale
Energie Rinnovabili / Grid Affordable Energy Action Plan, Electrification Action Plan, European Grids Package Positivo Accelerazione degli investimenti in reti e storage; riduzione del curtailment delle rinnovabili
Semiconduttori Quantum Act, Chips Act (follow-up), TechEU Investment Programme Positivo Continuità del sostegno pubblico; attenzione specifica ai chip per AI
Biotech / Life Sciences European Biotech Act, Life Sciences Strategy, EU Bioeconomy Strategy Positivo Nuovo framework normativo favorevole all'innovazione; potenziale riduzione tempi di autorizzazione
Automotive (tradizionale) Dialogo strategico, apertura su e-fuels, Industrial Action Plan Neutro/Cauto Flessibilità sugli obiettivi 2025 ma target 2035 confermato; competizione cinese sui BEV resta critica
Acciaio / Chimica Steel & Metals Action Plan, Chemicals Package, ETS review Cauto Sostegno esplicito ma transizione costosa; dipende dal quadro degli aiuti di Stato
Materie Prime Critiche Piattaforma acquisti congiunti, Critical Raw Materials Act implementation Positivo Aggregazione della domanda europea potenzialmente favorevole per i minatori con asset in giurisdizioni amiche

Il nodo finanziario: 750 miliardi all'anno e il ruolo dei capitali privati

Il Rapporto Draghi ha stimato un fabbisogno aggiuntivo di investimenti nell'ordine di 750-800 miliardi di euro all'anno entro il 2030. È una cifra che non può essere coperta dai bilanci pubblici. Il Compass lo sa, e punta esplicitamente sulla mobilitazione dei capitali privati attraverso la Savings and Investments Union — la nuova denominazione di ciò che in passato veniva chiamato Capital Markets Union.

La logica è semplice, se non banale: l'Europa ha il risparmio, ma non i meccanismi per trasformarlo in equity, venture capital e investimenti produttivi. Ogni anno 300 miliardi di risparmio europeo finiscono investiti fuori dall'UE. La Savings and Investments Union prova a invertire questo flusso attraverso prodotti di risparmio standardizzati a livello europeo, incentivi alle pensioni private e occupazionali, riforma dei mercati della cartolarizzazione, e una supervisione dei mercati finanziari più integrata. Se questa agenda si materializzerà davvero, il sistema bancario europeo e il mercato dei capitali ne beneficerebbero strutturalmente.

Le variabili geopolitiche: il contesto che il Compass non può ignorare

Nessuna strategia industriale europea può essere letta in isolamento dal contesto internazionale. E il 2025 è un anno in cui quel contesto si è fatto particolarmente complesso. Con un'amministrazione americana che ha riscoperto il protezionismo come strumento di politica estera, con la Cina impegnata in una corsa tecnologica che tocca semiconduttori, veicoli elettrici, batterie e intelligenza artificiale, e con la guerra in Ucraina che continua a ridisegnare le geometrie energetiche e di sicurezza del continente, il Compass si muove su un terreno instabile.

La decisione di introdurre una preferenza europea negli appalti pubblici è, in questo senso, la più geopoliticamente carica. Segna un allontanamento dall'ortodossia del libero mercato che ha dominato la politica commerciale europea per decenni — e non mancherà di generare tensioni con i partner commerciali. Ma è anche, forse, una risposta necessaria alla realtà di un mondo in cui USA, Cina e India non hanno mai smesso di proteggere i propri mercati domestici quando lo ritenevano opportuno.

📅 Calendario delle Flagship Actions 2025-2026

Q1 2025
Clean Industrial Deal · Affordable Energy Action Plan · White Paper on European Defence · Preparedness Union Strategy · Critical Medicines Act · Savings and Investments Union Strategy · Union of Skills
Q2 2025
Start-up and Scale-up Strategy · EU Quantum Strategy · Space Act · Single Market Strategy · Joint Purchasing Platform for Critical Raw Materials · Water Resilience Strategy
Q3 2025
Apply AI, AI in Science e Data Union Strategies · Sustainable Transport Investment Plan · Trans-Mediterranean Energy & Clean Tech Cooperation
Q4 2025
28° Regime Giuridico UE · European Innovation Act · Cloud & AI Development Act · Quantum Act · Chemicals Package · Steel & Metals Action Plan · Digital Networks Act · Quality Jobs Roadmap
2026
European Research Area Act · Advanced Materials Act · Revision Public Procurement Directives · Circular Economy Act · European Climate Adaptation Plan · Next MFF con Competitiveness Fund

Rischi di esecuzione: la distanza tra l'ambizione e la realtà

Sarebbe ingenuo leggere il Competitiveness Compass come una garanzia di risultato. La storia della politica europea è costellata di strategie ambiziose che hanno trovato attuazione parziale, rallentata dai meccanismi decisionali che richiedono il consenso di 27 stati membri con interessi spesso divergenti. La stessa Commissione ne è consapevole: il documento istituisce un Competitiveness Coordination Tool per allineare le politiche nazionali con quelle europee, ma il salto tra lo strumento e la sua efficacia pratica è tutt'altro che scontato.

Ci sono poi almeno tre rischi strutturali che meritano attenzione. Il primo è il rischio di frammentazione: molte delle misure proposte richiedono riforme anche a livello nazionale, e non tutti i governi si muoveranno alla stessa velocità. Il secondo è il rischio di finanziamento: 750 miliardi all'anno sono una cifra che richiede una mobilitazione di capitali privati senza precedenti, in un contesto in cui i tassi di interesse restano elevati e la propensione al rischio degli investitori istituzionali europei è strutturalmente più conservativa che altrove. Il terzo è il rischio geopolitico esterno: un'escalation tariffaria trasversale, una crisi nei rapporti transatlantici o un deterioramento delle condizioni di sicurezza in Europa potrebbero deviare risorse e attenzione politica dagli obiettivi del Compass.

▲ Elementi Costruttivi

  • Agenda legislativa concreta con scadenze definite: non solo intenzioni, ma proposte normative
  • Focus esplicito sulla mobilitazione del risparmio privato europeo verso investimenti produttivi
  • Riconoscimento che la semplificazione normativa è una priorità urgente (–25% oneri aziende, –35% PMI)
  • Strategia di diversificazione delle supply chain in settori critici (materie prime, farmaci, semiconduttori)
  • Aumento strutturale della spesa per la difesa con coordinamento europeo
  • Il 28° Regime giuridico, se realizzato, sarebbe una svolta per le start-up europee

▼ Fattori di Cautela

  • La storia delle grandi strategie EU è piena di obiettivi non raggiunti (vedi Agenda di Lisbona 2000)
  • Il fabbisogno di 750 mld/anno richiede una mobilitazione di capitali privati mai vista in Europa
  • La preferenza negli appalti pubblici rischia di generare ritorsioni commerciali dai partner
  • Il coordinamento tra 27 stati membri con interessi divergenti resta il collo di bottiglia strutturale
  • L'automotive in transizione rimane sotto pressione competitiva cinese indipendentemente dai piani UE
  • L'incertezza geopolitica globale (dazi USA, guerra in Ucraina) può deviare risorse e priorità

Dal documento alla realtà: cosa è successo da gennaio 2025 ad oggi

Un anno e qualche mese è un lasso di tempo sufficiente per capire se un documento di indirizzo strategico rimane lettera morta o comincia a tradursi in atti concreti. Nel caso del Competitiveness Compass, il bilancio è sorprendentemente sostanzioso — ma il contesto geopolitico nel frattempo è diventato sensibilmente più complicato di quanto chiunque avesse previsto.

L'Omnibus: la semplificazione diventa legge

La prima e forse più tangibile vittoria del Compass si è materializzata sul fronte della semplificazione normativa. Il 26 febbraio 2025 — appena un mese dopo la pubblicazione del documento — la Commissione ha lanciato il primo pacchetto Omnibus, che ridisegnava radicalmente la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD). Dopo mesi di negoziati interistituzionali, il 9-10 dicembre 2025 è stato raggiunto l'accordo in trilogue, il Parlamento Europeo ha adottato il testo il 16 dicembre 2025, il Consiglio lo ha ratificato il 24 febbraio 2026, ed è entrato in vigore il 18 marzo 2026.

Il risultato è una riduzione drastica del perimetro degli obblighi: la CSRD si applica ora solo alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro — lasciando fuori dal campo di applicazione una quota enorme di aziende europee che in precedenza erano incluse. La CSDDD riguarderà solo i grandi gruppi con oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato. L'obbligo di adottare piani di transizione climatica, che era tra le misure più dibattute, è stato eliminato. Per gli investitori, il segnale è chiaro: l'Europa ha deciso che la compliance ESG non può sopraffare la competitività industriale. Un riequilibrio atteso da tempo, accolto positivamente dalle imprese e con qualche perplessità dal fronte della finanza sostenibile.

>1.000 Dipendenti: nuova soglia CSRD post-Omnibus (era applicabile a molte più aziende nella versione originale)
€381 Mld Spesa difesa stimata EU-27 nel 2025, +11% rispetto al 2024 e +63% rispetto al 2020
15% Tariffa USA sulle esportazioni UE dall'agosto 2025 secondo l'accordo transatlantico (acciaio/alluminio esclusi: restano al 50%)
+15% Aumento delle esportazioni cinesi verso l'UE tra novembre 2024 e novembre 2025: il "secondo shock cinese" è già in corso

ReArm Europe: la difesa come motore di crescita

Il capitolo più eclatante dell'attuazione del Compass riguarda la difesa. Il 19 marzo 2025 la Commissione ha pubblicato il White Paper on European Defence — Readiness 2030 e il piano ReArm Europe, che ha rapidamente cambiato nome in Readiness 2030. La portata è storica: l'attivazione della clausola nazionale di deroga del Patto di Stabilità e Crescita, che consente fino all'1,5% del PIL aggiuntivo in spese per la difesa per quattro anni. Al febbraio 2026, 17 stati membri avevano già richiesto l'attivazione di questa clausola.

A maggio 2025 il Consiglio ha adottato lo strumento SAFE — Security Action for Europe — che mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro in prestiti garantiti dall'UE per acquisti congiunti di armamenti. Il Summit NATO all'Aia a giugno 2025 ha poi fissato il nuovo obiettivo di spesa al 3,5% del PIL entro il 2035, con un ulteriore 1,5% per infrastrutture e sicurezza critica. La Germania ha approvato un fondo speciale da 500 miliardi per difesa e infrastrutture, esentato dal freno al debito costituzionale. In questo contesto, l'industria della difesa europea ha già beneficiato di numeri significativi: nel 2024 il fatturato del settore ha raggiunto 183 miliardi di euro, in crescita del 13,8% sull'anno precedente.

La tempesta dei dazi USA e l'accordo transatlantico

Il 2 aprile 2025 — il cosiddetto "Liberation Day" — l'amministrazione Trump ha annunciato dazi universali sulle importazioni negli Stati Uniti. L'UE è stata immediatamente nel mirino. Nei mesi successivi si è aperta una fase di trattative tese e intermittenti, con il Commissario al Commercio Maroš Šefčovič che ha volato a Washington dieci volte tra aprile e luglio. A fine luglio, con la scadenza del 1° agosto che incombeva, è stato annunciato un accordo: una tariffa del 15% sulle esportazioni europee verso gli USA su quasi tutti i prodotti, con acciaio e alluminio esclusi (rimasti al 50%). In cambio, l'UE ha accettato di aprire il proprio mercato alle esportazioni americane a dazi zero e di impegnarsi nell'acquisto di 750 miliardi di dollari di energia statunitense.

L'accordo ha evitato il peggio — una guerra commerciale totale avrebbe potuto costare all'UE circa 0,3 punti percentuali di PIL secondo la Commissione — ma ha lasciato sul campo diversi problemi irrisolti. I dazi al 50% su acciaio e alluminio restano un macigno per l'industria pesante europea. E nel frattempo si è materializzato il rischio del "secondo shock cinese": bloccate dal mercato americano, le esportazioni cinesi si sono riversate in Europa, crescendo del 15% tra novembre 2024 e novembre 2025, con picchi del 25% in alcuni paesi come l'Italia. Settori come acciaio, elettronica e macchinari ne hanno già risentito.

"Il rischio è che l'Europa finisca schiacciata tra il martello americano e l'incudine cinese — una posizione che rende ancora più urgente la strategia industriale delineata nel Compass, ma che allo stesso tempo ne complica l'attuazione." Centre for European Reform, analisi 2025 sulla politica commerciale UE

Gli altri sviluppi: Clean Trade e tassi BCE

Sul fronte commerciale positivo, a novembre 2025 è stata firmata la prima Clean Trade and Investment Partnership — con il Sudafrica — inaugurando il nuovo schema di partenariati commerciali integrati che il Compass aveva annunciato. La BCE, nel frattempo, ha risposto alle pressioni tariffarie con un taglio dei tassi a giugno 2025, portando il tasso di riferimento al 2%, riconoscendo l'impatto deflattivo che i dazi USA e il surplus cinese stavano generando sull'economia europea.

Il quadro attuale: cosa può ancora cambiare

Guardando ai prossimi mesi, i principali elementi di incertezza sono almeno tre. Il primo è l'evoluzione del contesto commerciale transatlantico: l'accordo del luglio 2025 è fragile e potrebbe essere rimesso in discussione in qualsiasi momento dall'imprevedibilità dell'amministrazione Trump. Il secondo è la capacità degli stati membri di allineare davvero le proprie politiche industriali e di investimento attorno alle priorità del Competitiveness Coordination Tool — uno strumento che esiste sulla carta ma non ha ancora dimostrato la propria efficacia pratica. Il terzo riguarda la risposta dell'UE al "secondo shock cinese": se i produttori europei in settori chiave continueranno a subire la concorrenza di esportazioni cinesi che hanno perso il mercato americano, la pressione sulla Commissione per adottare misure difensive più aggressive sarà inevitabile — con tutte le implicazioni che questo comporta sul piano diplomatico e commerciale con Pechino.

Il prossimo Multi-annual Financial Framework — il bilancio pluriennale UE che dovrebbe essere definito nel 2025-2026 — sarà il banco di prova definitivo: è lì che si capirà se il Competitiveness Fund promesso dal Compass avrà la dimensione e la struttura per fare la differenza, o se rimarrà un compromesso al ribasso tra le inevitabili divergenze tra i 27.

Conclusione: una bussola, non una garanzia

Il Competitiveness Compass è il documento di politica economica più organico che la Commissione Europea abbia prodotto da anni. Non inventa nuovi problemi — li eredita da decenni di sottoinvestimento, frammentazione normativa e dipendenza da esterni — ma li affronta con una chiarezza di diagnosi e una concretezza di proposte che il Rapporto Draghi aveva reso finalmente impossibile da ignorare.

Per l'investitore di lungo periodo, il messaggio è articolato. L'Europa ha identificato i settori su cui intende concentrare risorse pubbliche e attenzione regolatoria: intelligenza artificiale, difesa, energie rinnovabili, biotecnologie, materie prime critiche. Questi sono i terreni dove si concentreranno i sussidi, le semplificazioni normative, i capitali del EIB e del futuro Competitiveness Fund. Non è una garanzia di rendimento — i mercati non funzionano così — ma è una mappa delle priorità politiche che, nel medio periodo, tende a tradursi in flussi di investimento.

Il titolo del documento parla di una "bussola". È una metafora onesta: indica una direzione, non un percorso sicuro. La navigazione — con tutte le tempeste geopolitiche che il 2025 ha già portato e quelle che riserva — rimane affidata a chi guida le istituzioni, e soprattutto agli imprenditori e agli investitori che decideranno se scommettere sull'Europa o continuare a guardare altrove. La risposta a questa domanda, in ultima analisi, è quella che il Competitiveness Compass sta cercando di cambiare.

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