Installa l'App AltoGain Accedi alle nostre analisi sulla Borsa Americana direttamente dal tuo smartphone. Gratis, senza App Store.
Notifiche Push Caricamento rapido 100% Gratis
Installa su iPhone
1Apri altogain.it in Safari
(non Chrome o altri browser)
2Tocca Condividi in basso
3Tocca "Aggiungi alla schermata Home"
4Tocca "Aggiungi" in alto a destra. Fatto!

Il 28 febbraio 2026 è una data che chi investe nei mercati finanziari farà bene a segnare sul calendario. È il giorno in cui gli Stati Uniti, in coordinamento con Israele, hanno lanciato un attacco militare su vasta scala contro l'Iran, battezzato dal Pentagono "Operazione Epic Fury" e da Israele "Roaring Lion". Non si tratta dell'ennesima operazione chirurgica nel Medio Oriente. Si tratta della più significativa azione militare americana nella regione dall'invasione dell'Iraq nel 2003, con un obiettivo dichiaratamente più ambizioso: il cambio di regime a Teheran.

Per chi segue i mercati, il contesto è fondamentale. E il contesto, in questo caso, è che il mondo si è svegliato lunedì 2 marzo con una guerra regionale in espansione, il petrolio in impennata, l'oro ai massimi storici, i futures azionari in caduta libera e lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso al traffico commerciale. Vediamo di mettere ordine in quello che sta accadendo, perché l'impatto sugli investimenti potrebbe essere di lunga durata.

Brent Crude
~$80/bbl
+13% intraday, max da gen 2025
Oro
>$5.300/oz
Nuovo record storico
S&P 500 Futures
-1,4%
Risk-off generalizzato
Stretto di Hormuz
Chiuso*
*de facto, per ritiro assicurazioni

Come siamo arrivati fin qui

Per comprendere la portata di ciò che sta succedendo, bisogna fare un passo indietro. Il rapporto tra Stati Uniti e Iran è un quarantennio di ostilità mai realmente risolte, dalla rivoluzione islamica del 1979 alla crisi degli ostaggi, passando per decenni di sanzioni, guerre per procura e tentativi diplomatici mai andati a buon fine. L'accordo nucleare del 2015 (JCPOA) aveva rappresentato il punto più alto del dialogo, ma il ritiro unilaterale di Trump nel 2018 ha rimesso tutto in discussione.

Da allora, l'Iran ha progressivamente accelerato il suo programma nucleare. Entro maggio 2025, Teheran aveva accumulato oltre 408 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, poco sotto il grado di armamento, sufficiente per realizzare diverse testate nucleari con un ulteriore processo di arricchimento. La capacità di arricchimento iraniana continuava a crescere mese dopo mese, con l'annuncio dell'installazione di nuove cascate di centrifughe a Fordow, un impianto sotterraneo particolarmente difficile da colpire con armi convenzionali.

Nel giugno 2025, una breve Guerra dei 12 Giorni aveva già visto attacchi congiunti USA-Israele contro siti nucleari e missilistici iraniani. Il Brent era schizzato oltre gli 80 dollari al barile prima di ripiegare rapidamente dopo il cessate il fuoco. Quella vicenda aveva dato ai mercati un assaggio di ciò che poteva accadere, ma la realtà si è rivelata ben più complessa. I negoziati ripresi a Ginevra a inizio 2026 si sono arenati di fronte a richieste americane che l'Iran non era disposto ad accettare: smantellamento delle strutture nucleari, consegna dell'uranio arricchito agli USA, e limiti permanenti al programma missilistico.

Nel frattempo, un elemento spesso trascurato dagli analisti finanziari: le massicce proteste interne iraniane iniziate a fine dicembre 2025, le più vaste dalla rivoluzione del 1979, hanno visto oltre cento città sollevarsi contro il regime. La repressione violenta da parte delle Guardie Rivoluzionarie, con l'approvazione diretta di Khamenei, ha prodotto massacri che hanno ulteriormente isolato Teheran sulla scena internazionale e offerto a Washington una giustificazione morale per l'intervento.

L'Operazione Epic Fury: cosa è successo

L'attacco del 28 febbraio non è stata un'operazione limitata. È stato un assalto deliberato alla struttura stessa del potere iraniano. Gli obiettivi hanno incluso la residenza e gli uffici della Guida Suprema Ali Khamenei, sedi dei ministeri della difesa e dell'intelligence, basi missilistiche e navali, siti legati al programma nucleare come Parchin e Natanz, e infrastrutture di comando e controllo.

L'elemento che ha trasformato questa operazione da raid punitivo a tentativo di cambio di regime è stata la conferma, da parte dei media di stato iraniani nella mattinata del 1° marzo, dell'uccisione della Guida Suprema Khamenei, 86 anni, che governava l'Iran dal 1989. Secondo quanto dichiarato da Trump, almeno 48 funzionari iraniani sono stati uccisi negli attacchi, tra cui alti ufficiali dell'intelligence e dei Pasdaran.

"Stiamo facendo il nostro lavoro non solo per noi, ma per il mondo. E tutto è in anticipo rispetto alla tabella di marcia." — Donald Trump, CNBC, 1° marzo 2026

Trump ha dichiarato che l'operazione potrebbe durare quattro-cinque settimane e ha ammesso candidamente che le vittime americane sarebbero state probabili. Al 1° marzo, tre militari americani erano già stati uccisi e cinque gravemente feriti in Kuwait, le prime perdite statunitensi del conflitto. Trump stesso ha indicato che le proiezioni del Pentagono parlano di numeri potenzialmente più alti.

Cronologia degli eventi chiave
28 feb, sabato Lancio dell'Operazione Epic Fury. Attacchi USA-Israele su Teheran e obiettivi militari in tutto l'Iran. Khamenei colpito.
1° mar, domenica Media iraniani confermano la morte di Khamenei. L'Iran risponde con missili e droni su Israele, UAE, Kuwait, Bahrain, Qatar, Arabia Saudita, Giordania. Tre militari USA uccisi in Kuwait. Aeroporto di Dubai colpito e chiuso.
2 mar, lunedì Hezbollah lancia missili e droni su Israele. Israele risponde con attacchi su Beirut e sud del Libano (31 morti). Conflitto si allarga al Libano. Droni colpiscono base britannica a Cipro. Esplosioni a Dubai, Abu Dhabi e Doha.

La risposta iraniana e l'allargamento del conflitto

L'Iran non è rimasto a guardare. A differenza della reazione relativamente simbolica durante la Guerra dei 12 Giorni del giugno 2025, questa volta Teheran ha risposto con tutto ciò che aveva a disposizione. Missili balistici e droni sono stati lanciati contro Israele, colpendo civili a Beit Shemesh vicino Gerusalemme (9 morti) e a Tel Aviv. Ma il fatto davvero preoccupante per i mercati è che l'Iran ha colpito duramente gli stati del Golfo: il porto di Jebel Ali a Dubai, hotel di lusso e grattacieli negli Emirati, aeroporti a Dubai, Abu Dhabi e Kuwait, e basi militari americane in Bahrain, Giordania, Qatar e Iraq.

L'aeroporto internazionale di Dubai, uno degli hub più trafficati al mondo, è stato danneggiato e chiuso. DP World ha sospeso le operazioni a Jebel Ali, il più grande porto container del Medio Oriente. MSC, la maggiore compagnia di navigazione container, ha sospeso tutte le prenotazioni per carichi diretti nella regione. Secondo la Croce Rossa iraniana, al 2 marzo i morti in Iran hanno superato i 555, con attacchi in oltre 130 città. Israele ha dichiarato di aver sganciato oltre 1.200 ordigni su 24 delle 31 province iraniane.

Lunedì 2 marzo la situazione si è ulteriormente aggravata con l'ingresso di Hezbollah nel conflitto. Il gruppo libanese ha lanciato missili e droni contro una base di difesa missilistica israeliana a sud di Haifa, dichiarando l'attacco come vendetta per l'uccisione di Khamenei. Israele ha risposto immediatamente con pesanti bombardamenti sui sobborghi meridionali di Beirut e su tutto il sud del Libano, uccidendo almeno 31 persone. Il conflitto si è così formalmente esteso dal fronte iraniano a quello libanese, realizzando quello scenario multi-fronte che gli analisti temevano di più.

Lo Stretto di Hormuz: il cuore del problema per i mercati energetici

Per un investitore, il dato più critico di tutta questa vicenda è probabilmente lo Stretto di Hormuz. Questo stretto passaggio tra Iran e Oman, largo appena 33 chilometri nel punto più angusto, è l'arteria principale del commercio energetico mondiale: circa il 20% del petrolio globale, ovvero circa 15 milioni di barili al giorno per un valore di oltre 500 miliardi di dollari annui, transita da lì.

Lo Stretto non è stato formalmente chiuso dall'Iran, ma nei fatti è come se lo fosse. Le Guardie Rivoluzionarie hanno trasmesso via radio alle navi in transito che nessuna imbarcazione è autorizzata a passare. Diverse petroliere sono state attaccate. Le compagnie assicurative hanno ritirato la copertura per le navi nell'area, i premi erano già ai massimi da sei anni prima degli attacchi. Il risultato è una chiusura de facto per la gran parte della comunità marittima globale: solo navi iraniane e cinesi continuano a transitare. Operatori e armatori maggiori hanno sospeso le spedizioni.

Rischio chiave: chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz

Secondo Capital Economics, se il petrolio dovesse salire stabilmente a 100 dollari al barile, l'effetto sull'inflazione globale sarebbe di +0,6-0,7 punti percentuali, con un impatto a catena sui costi energetici, di trasporto e di produzione industriale. I paesi più esposti sarebbero Cina, India e il Sud-Est asiatico. Per gli USA, una permanenza del Brent sopra i 90 dollari per una o due settimane rappresenterebbe un ostacolo significativo alla narrativa economica dell'amministrazione Trump.

L'impatto immediato sui mercati finanziari

Quando i futures hanno aperto domenica sera (ora americana), la reazione è stata violenta ma non caotica, nel senso che ha seguito un copione noto a chiunque abbia vissuto shock geopolitici precedenti. Il Brent è balzato di oltre il 13% intraday, toccando i massimi da gennaio 2025, per poi assestarsi intorno ai 79-80 dollari. Il WTI ha chiuso la sessione domenicale sopra i 72 dollari, in rialzo dell'8%. Secondo Kpler, gli analisti prevedono un'apertura di lunedì nella fascia 85-90 dollari per il Brent, con possibilità di picchi intraday oltre gli 88 dollari.

L'oro ha sfondato i 5.300 dollari l'oncia, segnando un nuovo record storico. JP Morgan ha alzato il proprio target di prezzo a 6.300 dollari entro dicembre 2026, segnalando la convinzione che questa non sia una fiammata temporanea ma l'inizio di una fase di incertezza prolungata.

Sul fronte azionario, i futures sull'S&P 500 sono scesi dell'1,4%, il Dow Jones ha perso oltre 500 punti, il Nasdaq 100 ha ceduto l'1,5% e il Russell 2000, più sensibile alla congiuntura interna, è sceso dello 0,9%. Il dollaro si è rafforzato come bene rifugio.

Asset class / Settore Reazione immediata Prospettiva
Petrolio (Brent) +13% intraday, ~$80/bbl Dipende dalla durata della chiusura di Hormuz
Oro Record >$5.300/oz Target JP Morgan $6.300 a dic 2026
S&P 500 Futures -1,4% Wells Fargo: scenario base 7.500, scenario peggiore 6.000
Difesa (LMT, NOC, RTX) +2/3% Trend rialzista rafforzato dai budget NATO europei
Energy (XOM, CVX, Shell) In rialzo Beneficiano dello shock petrolifero
Tech / Nasdaq -1,5% Pressione aggiuntiva su settore già sotto stress per AI

Un aspetto che merita attenzione è la rotazione settoriale. In contesti di shock geopolitico, storicamente si osserva un deflusso dai titoli a maggior rischio, in particolare small cap e tecnologici, verso settori considerati difensivi: energia, difesa, beni di prima necessità, e ovviamente metalli preziosi. I titoli del comparto difesa come Lockheed Martin, Northrop Grumman e RTX erano già in un trend positivo grazie all'aumento dei budget militari europei e si trovano ora a beneficiare di un ulteriore catalizzatore rialzista.

L'Iran dopo Khamenei: la successione e gli scenari politici

Per valutare quanto durerà questa crisi, è essenziale capire cosa succede dentro l'Iran. L'uccisione di Khamenei è un evento senza precedenti nella storia della Repubblica Islamica. L'Iran ha attivato l'Articolo 111 della Costituzione, formando un Consiglio Direttivo ad Interim composto dall'Ayatollah Alireza Arafi del Consiglio dei Guardiani, dal capo della magistratura Mohseni-Ejei, dal presidente del parlamento Ghalibaf e dal presidente Pezeshkian. Ma la legittimità e l'autorità effettiva di questo consiglio restano incerte.

Qui è dove molti osservatori occidentali commettono un errore di analisi. Immaginano che la morte del leader supremo porti al collasso del sistema, come accadde in Libia con Gheddafi o in Iraq con Saddam. L'Iran è diverso. Il sistema politico iraniano è stato costruito esplicitamente per sopravvivere a shock esistenziali. L'Assemblea degli Esperti ha il mandato costituzionale di nominare un successore. I Pasdaran non sono solo una forza militare ma un conglomerato politico-economico che protegge la struttura rivoluzionaria. Il clero garantisce la continuità religiosa. Quando Khomeini morì nel 1989, il sistema non crollò: improvvisò e si stabilizzò.

Ciò che rende la situazione pericolosa non è tanto il rischio di collasso dello stato iraniano quanto il rischio opposto: un regime che si indurisce, che accelera il programma nucleare come polizza assicurativa esistenziale, e che utilizza la narrativa del martirio per legittimare una repressione ancora più feroce e una politica estera ancora più aggressiva. Il precedente dell'uccisione di Qassem Soleimani nel 2020 è istruttivo: la Forza Quds continuò a operare, l'Iran assorbì il colpo e riaffermò la propria continuità.

I tre scenari per gli investitori

Da analista che ha seguito per decenni le dinamiche geopolitiche mediorientali, ritengo che il futuro di questa crisi si possa incanalare in tre scenari distinti, ognuno con implicazioni molto diverse per chi gestisce un portafoglio azionario.

Scenario 1: vittoria limitata e de-escalation (probabilità: bassa)

In questo caso, la campagna militare riesce a danneggiare irreversibilmente le capacità nucleari, missilistiche e navali iraniane. La successione produce una leadership più pragmatica che accetta negoziati sotto condizioni severe. Lo Stretto di Hormuz si riapre entro una o due settimane, il petrolio rientra sotto i 75 dollari, i mercati azionari recuperano rapidamente. Il Ministro degli Esteri omanita ha riferito che l'Iran in colloqui indiretti aveva accettato di non accumulare più uranio arricchito, il che suggerisce che canali di de-escalation esistano, anche se restano contestati. Wells Fargo, nel suo scenario base, mantiene un target di 7.500 per l'S&P 500 a fine 2026.

Scenario 2: stallo prolungato (probabilità: medio-alta)

Il regime iraniano sopravvive, si adatta alla perdita della leadership, ricostituisce sufficienti capacità missilistiche e proxy per sostenere un confronto a bassa intensità ma persistente. USA e Israele continuano attacchi periodici, l'Iran risponde asimmetricamente. Lo Stretto di Hormuz resta a rischio cronico, i prezzi energetici si stabilizzano su livelli elevati (Brent 85-95 dollari), l'incertezza pesa sui multipli azionari per settimane o mesi. Le negoziazioni diplomatiche restano bloccate. Per gli investitori, questo significa sovraperformance del settore energetico e dei metalli preziosi a scapito di growth e tech.

Scenario 3: escalation regionale incontrollata (probabilità: in aumento)

Questo è lo scenario che si è materialmente avvicinato con l'ingresso di Hezbollah il 2 marzo. In questo caso, il conflitto si allarga a Libano, Iraq, Siria e Yemen. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso per settimane, il petrolio supera i 100 dollari, una recessione globale diventa concreta. Russia e Cina sfruttano la distrazione americana per avanzare le proprie agende in Ucraina e nel Pacifico. L'S&P 500 potrebbe scendere verso i 6.000 (scenario peggiore Wells Fargo). Il rischio di proliferazione nucleare aumenta poiché altri stati regionali riconsiderano le proprie opzioni di deterrenza.

Russia, Cina e il grande gioco delle alleanze

Un aspetto che i mercati non stanno ancora prezzando pienamente è il rischio geopolitico di secondo ordine. L'Iran è un partner strategico sia della Russia che della Cina. Entrambe hanno formulato proteste diplomatiche forti, ma nessuna delle due è in condizione di offrire un supporto militare concreto. La Russia, con le sue forze logodate dalla guerra in Ucraina e l'economia sotto pressione per le sanzioni occidentali, vede la propria influenza in Medio Oriente destinata a diminuire ulteriormente. La Cina si è limitata a incoraggiare il dialogo, evitando un sostegno esplicito all'Iran, probabilmente per non compromettere il canale diplomatico con Washington e la visita programmata di Trump a Pechino.

Tuttavia, gli analisti avvertono che la distrazione americana nel Medio Oriente potrebbe incoraggiare sia Mosca che Pechino a testare i limiti in altri teatri, dall'Ucraina al Pacifico occidentale. Per un investitore nel lungo periodo, questo è un fattore che va oltre la crisi immediata e riguarda la struttura stessa dell'ordine internazionale basato sulla primazia americana.

Cosa fare con il portafoglio

Non è compito mio dire a nessuno cosa comprare o vendere, e chi mi conosce sa che diffido delle ricette semplicistiche. Quello che posso fare è condividere un quadro di riferimento basato su ciò che la storia ci insegna e su ciò che i dati attuali ci dicono.

La volatilità geopolitica, storicamente, tende a produrre correzioni temporanee nei mercati azionari, purché il conflitto rimanga circoscritto. Il problema è che questo conflitto mostra tutti i segni di non voler rimanere circoscritto. L'ingresso di Hezbollah, i colpi alle infrastrutture del Golfo, la chiusura de facto di Hormuz e l'attacco alla base britannica a Cipro, che ha portato il conflitto alle porte dell'Unione Europea, sono tutti indicatori di un'escalation in corso.

In questo contesto, chi opera nel breve periodo deve tenere conto dell'estrema volatilità e dell'imprevedibilità degli eventi militari. Chi guarda al medio termine dovrebbe monitorare con attenzione il prezzo del petrolio come indicatore chiave: se il Brent si stabilizza sotto gli 85 dollari entro una settimana, è un segnale di contenimento; se supera i 90 e ci resta, lo scenario di stallo prolungato diventa dominante. Chi investe nel lungo periodo dovrebbe ricordare che, storicamente, anche i conflitti più gravi nel Medio Oriente hanno prodotto correzioni dell'ordine del 10-15% nell'S&P 500, seguite da recuperi entro 6-12 mesi, a patto che non si innescasse una recessione globale da shock petrolifero.

L'OPEC+ ha già annunciato un aumento della produzione di 206.000 barili al giorno a partire da aprile, anticipando la decisione in una riunione programmata prima dell'inizio del conflitto. Gli analisti ritengono che questo aumento, sebbene superiore alle attese, sia insufficiente a compensare una chiusura prolungata dello Stretto. Ma è un segnale che i produttori sono consapevoli del rischio e pronti ad agire.

Il giudizio della storia

Trump ha scommesso che uno shock devastante possa produrre un ordine più stabile di quello che la gestione graduale di una potenza nucleare ostile avrebbe garantito. È una scommessa che ricorda, per certi versi, la logica che portò all'invasione dell'Iraq nel 2003. Anche allora, il successo militare iniziale fu travolgente. Quello che seguì, però, lo conosciamo tutti.

L'Iran non è l'Iraq. È un paese con istituzioni profonde, reti ideologiche, capacità di resilienza costruite in quarant'anni di pressione esterna. Anche duramente danneggiato, conserva una forza che va al di là della semplice capacità militare. La vera domanda non è se gli USA possano distruggere le infrastrutture iraniane, ma cosa emergerà dalle macerie: un Iran più debole e disposto a trattare, o un Iran più radicalizzato, più chiuso e più determinato a dotarsi dell'arma nucleare come garanzia ultima di sopravvivenza?

Per i mercati finanziari, la risposta a questa domanda vale probabilmente più di qualsiasi dato trimestrale sugli utili societari. Nelle prossime settimane, sarà fondamentale seguire tre indicatori: il traffico navale attraverso Hormuz, l'evoluzione della successione a Teheran, e la disponibilità delle parti a riaprire canali diplomatici, anche informali. Tutto il resto è rumore.

Il nostro impegno quotidiano è rendere l’analisi dei mercati finanziari accessibile a tutti, offrendovi gratuitamente approfondimenti e notizie che vi aiutano nelle vostre decisioni d’investimento. Se i nostri contenuti hanno contribuito ai vostri successi in borsa, considerate di sostenere il nostro progetto con una donazione.

Anche un piccolo contributo – l’equivalente di un caffè, un aperitivo o una pizza – ci permette di continuare a dedicarci con passione a questa missione, mantenendo il sito gratuito e in costante aggiornamento. Il vostro supporto è il carburante che alimenta la nostra dedizione!

0 0 Voti
Dai una valutazione a questo articolo
0 Commenti
Il piú vecchio
Il piú nuovo Il piú votato
Inline Feedbacks
Guarda tutti i commenti
Iscriviti  sui  nostri  Social  NETWORK
MaXiacO © AltoGain – Tutti i Diritti Riservati

* Il contenuto e le informazioni pubblicate da altogain.it sia sul nostro sito che sulle nostre piattaforme social non sono consigli di investimento o raccomandazioni per acquistare, detenere o vendere titoli.

* Non siamo responsabili dell’autenticazione del contenuto e / o delle informazioni che sono state pubblicate su qualsiasi canale di comunicazione attraverso il quale il nostro team condivide i contenuti.

* Le informazioni fornite dal team di Altogain.it sono intese esclusivamente a scopo informativo e sono ottenute da fonti ritenute affidabili. Le informazioni non sono in alcun modo garantite e, inoltre, l’accuratezza e la legittimità delle informazioni fornite non vengono verificate. Nessuna garanzia di alcun tipo è implicita o possibile laddove si tentino proiezioni di condizioni future relative ai titoli.

* Non ci sono membri del team di Altogain.it registrati come broker di sicurezza o consulenti per gli investimenti.

* Il team di Altogain.it, i suoi dipendenti, volontari e terze parti prendono parte alle attività di security trading. Nessuno è tenuto a partecipare all’acquisto o alla vendita di opportunità di investimento condivise su nessuna delle piattaforme di Altogain.it. Detti dipendenti, volontari e terze parti investiranno e scambieranno titoli a loro discrezione personale senza preavviso, in qualsiasi momento.
* Altogain.it non è responsabile per eventuali perdite o danni derivanti dall’utilizzo di una qualsiasi delle idee o strategie di investimento.

* Spetta completamente alla discrezione dell’individuo prendere decisioni in merito al trading o all’investimento in titoli.

🇮🇹 🇬🇧
0
Mi piacerebbe conoscere la tua opinione.x