Dazi Trump Sulla Cina: Come Trasformare Il Caos Dei Mercati In Opportunità – 17 Ottobre 2025
Osservando il mercato azionario venerdì scorso, 11 ottobre 2025, ho assistito a uno spettacolo che ormai conosco bene dopo trent’anni sui mercati: il panico collettivo. Il Dow Jones in picchiata di 878 punti, il NASDAQ che bruciava 820 punti, l’S&P 500 che cedeva 182 punti in una singola seduta. Quasi duemila miliardi di dollari evaporati in poche ore. La causa? Donald Trump aveva appena annunciato l’ennesimo colpo di scena nella sua guerra commerciale con Pechino: un dazio del 100% su tutte le importazioni cinesi, da applicarsi dal primo novembre 2025, sommandosi ai dazi già esistenti. E mentre la CNBC trasmetteva immagini di trader con le mani nei capelli, io non potevo fare a meno di pensare alla vecchia massima di Warren Buffett: “Sii avido quando gli altri hanno paura”.
Ma andiamo con ordine, perché questa volta la situazione è profondamente diversa dalla precedente escalation di aprile, quella del cosiddetto “Liberation Day”. Allora, quando i dazi erano schizzati al 145%, entrambe le parti avevano rapidamente fatto marcia indietro, sedendosi al tavolo delle trattative dopo soli 90 giorni. Il mercato aveva reagito con un rimbalzo violento, premiando chi aveva avuto il coraggio di comprare durante il panico. Questa volta, però, gli ingredienti della crisi sono più insidiosi e le implicazioni geopolitiche più profonde.
La scintilla che ha innescato l’ultima escalation non è stata un capriccio presidenziale, ma una mossa strategica di Pechino che ha colto di sorpresa Washington e l’intero Occidente. La Cina ha annunciato controlli all’esportazione drastici sulle terre rare, quegli elementi chimici dai nomi esotici come neodimio, disprosio e terbio, che sono l’ossigeno tecnologico del ventunesimo secolo. Non stiamo parlando di materie prime qualsiasi: le terre rare sono indispensabili per produrre i chip dell’intelligenza artificiale, le batterie dei veicoli elettrici, i motori dei caccia F-35, i sistemi radar, persino i dischi rigidi dei nostri computer. E qui sta il punto cruciale che molti analisti sottovalutano: la Cina controlla circa il 70% dell’estrazione globale di terre rare, ma soprattutto detiene il 90% della capacità di raffinazione e lavorazione. È come se Saudi Aramco controllasse non solo i pozzi petroliferi, ma anche tutte le raffinerie del pianeta.
Trump, nella sua caratteristica prosa su Truth Social, ha definito la mossa cinese “un atto di aggressione senza precedenti” e “una disgrazia morale nel commercio internazionale”. Al di là della retorica, il presidente americano si è trovato di fronte a un dilemma strategico. Accettare passivamente i controlli cinesi avrebbe significato riconoscere a Pechino un potere di veto de facto sulle catene di fornitura tecnologiche globali. Da qui la risposta muscolare: dazi al 100% su tutte le merci cinesi, più controlli all’esportazione su “qualsiasi software critico” – una definizione volutamente vaga che tiene con il fiato sospeso l’intera Silicon Valley.
Il problema, e qui arriviamo al cuore della questione per noi investitori, è che questa volta il tono è radicalmente diverso. Jamieson Greer, il rappresentante commerciale statunitense, ha dichiarato a CNBC che “non possiamo avere una situazione in cui i cinesi mantengono questo regime dove vogliono avere potere di veto sulle catene di fornitura tecnologiche mondiali”. Dall’altra parte del Pacifico, il Ministero del Commercio cinese ha risposto con altrettanta fermezza: “Non vogliamo una guerra commerciale, ma non ne abbiamo paura”. Tradotto dal linguaggio diplomatico: nessuno dei due sta bluffando.
A differenza di aprile, quando entrambe le parti avevano rapidamente cercato un’uscita di sicurezza, ora siamo in una partita a scacchi dove ogni mossa ha implicazioni strategiche di lungo periodo. Trump ha già fatto intendere che potrebbe saltare l’incontro con Xi Jinping previsto al vertice APEC in Corea del Sud. Certo, successivamente ha temperato i toni dicendo “andrà tutto bene con la Cina”, ma conosco abbastanza bene la sua strategia negoziale per sapere che questi sono segnali da interpretare con cautela. Il fatto che il Tesoro americano stia firmando accordi con MP Materials, il più grande produttore statunitense di terre rare, garantendo prezzi minimi e impegni di acquisto, mi dice che Washington si sta preparando a una separazione strutturale delle catene di fornitura. Questo non è un balletto diplomatico destinato a risolversi in 90 giorni.
Ora, cosa significa tutto questo per i nostri portafogli? Qui dobbiamo distinguere nettamente tra trading di breve periodo, posizionamento di medio termine e costruzione di ricchezza di lungo periodo, perché le strategie sono completamente diverse. Nel breve termine, la volatilità è il nome del gioco. Il VIX, l’indice che misura la paura dei mercati, è schizzato verso l’alto venerdì scorso, anche se non ha ancora toccato la soglia critica dei 30 punti che storicamente segna le capitolazioni di massa. La mia regola empirica, affinata in decenni di esperienza, è aspettare che il momentum di mercato scenda sotto la media mobile a 125 giorni prima di diventare aggressivamente costruttivo. Non ci siamo ancora, ma ci stiamo avvicinando.
I dati storici ci raccontano una storia affascinante che vale la pena comprendere a fondo. Dal 1942 a oggi, i mercati toro durano in media 4,3 anni e producono rendimenti del 150%, con un tasso di crescita annuo composto del 24%. I mercati orso, invece, durano mediamente solo 11 mesi e scendono del 32%. Sì, le discese sono più ripide, ma la matematica è implacabile: i tori durano quattro volte più a lungo degli orsi e recuperano tutte le perdite con gli interessi. Questo è il motivo per cui le fortune si costruiscono comprando durante i crolli, non vendendo nel panico.
Prendiamo il caso del marzo 2020, durante il panico da COVID. L’S&P 500 crollò del 34% in un solo mese, ma recuperò completamente in soli cinque mesi. Chi ebbe il coraggio di comprare durante quel bagno di sangue realizzò guadagni straordinari. Al contrario, il mercato orso del 1956-57 vide l’indice scendere del 21,6% in 15 mesi, impiegando poi altri 11 mesi per recuperare. Quale preferireste vivere? Istintivamente diremmo il primo, ma in realtà il crollo del 2020 fu psicologicamente devastante da attraversare, con cali medi del 2% al giorno per settimane consecutive. Il punto è che ogni mercato orso è diverso, ma il risultato finale è sempre lo stesso: i mercati risalgono.
Tuttavia, e qui sta la saggezza dell’investitore maturo, non possiamo semplicemente buttarci a capofitto ora. Il timing non è tutto, ma conta. Ecco perché tengo sempre liquidità a margine e pratico il dollar cost averaging, entrando gradualmente nelle posizioni quando i segnali si allineano. Il Fear and Greed Index di CNN, uno strumento che consulto quotidianamente, attualmente mostra “paura” nel mercato, ma non siamo ancora in territorio di “paura estrema”. Questo indice composito analizza sette metriche diverse: momentum dei prezzi, ampiezza del mercato, rapporto put/call, volatilità, domanda di azioni versus obbligazioni. È come avere un pannello di controllo emotivo del mercato.
Ora arriviamo alla parte che interessa maggiormente: quali titoli comprare quando il momento sarà maturo? Qui devo essere estremamente selettivo, perché sto cercando aziende che soddisfino due criteri simultanei. Primo, devono essere colpite dall’attuale escalation tariffaria, in modo da offrire uno sconto temporaneo significativo. Secondo, devono essere posizionate strategicamente al centro della rivoluzione dell’intelligenza artificiale, così che anche se mi sbaglio sul timing o sulla durata della crisi commerciale, rimangono investimenti solidi per il lungo periodo.
Cominciamo da CoreWeave (@Massimo ha fatto un ottimo articolo su questa società e vi consiglio la lettura), una società che fornisce infrastruttura cloud specializzata per carichi di lavoro AI. CoreWeave gestisce cluster di GPU ad alte prestazioni, storage performante e networking ad alta larghezza di banda. La particolarità? Hanno accesso prioritario alle ultime GPU di Nvidia, e Nvidia stessa è uno dei loro maggiori investitori. Secondo i modelli di discounted cash flow, CoreWeave è attualmente sottovalutata del 33%, il che significa che il titolo dovrebbe salire del 50% solo per raggiungere il fair value. Un’opportunità del 50% su un’azienda posizionata nel cuore della rivoluzione AI è esattamente il tipo di asimmetria rischio-rendimento che cerco.
Amazon è il secondo nome sulla mia watchlist. L’e-commerce sarà inevitabilmente impattato dai dazi aggiuntivi del 100% sulle merci cinesi, e lo stesso vale per Amazon Web Services sul fronte dei chip AI e dei software. Ma qui sta il bello: il mercato tende sistematicamente a sottovalutare AWS e il business pubblicitario di Amazon. La maggior parte degli investitori non realizza che Amazon è diventata la quarta piattaforma pubblicitaria a più rapida crescita al mondo, dietro solo a Mercado Libre, Reddit e TikTok. E siamo già la terza più grande per dimensioni assolute, dietro solo a Google e Meta. Attualmente Amazon quota a un P/E di 33, sotto la media degli ultimi due anni, ed è sottovalutata del 20% secondo i DCF, offrendo un upside del 25%. Conservativo? Forse, ma preferisco essere piacevolmente sorpreso.
Meta Platforms merita una menzione speciale. Sottovalutata del 36% con un potenziale upside del 56% dai prezzi attuali, rappresenta quello che in gergo chiamiamo uno “slam dunk investment” per l’era dell’AI. Zuckerberg ha costruito silenziosamente una delle più avanzate infrastrutture di intelligenza artificiale al mondo, con i modelli Llama che competono ad armi pari con ChatGPT, e tutto questo alimenta la macchina pubblicitaria più sofisticata mai creata.
Per quanto riguarda i fondi, e qui parlo soprattutto agli investitori con meno esperienza o con una tendenza emotiva a fare trading eccessivo, la base di ogni portafoglio dovrebbe essere un ETF solido. Il NASDAQ-100 offre esposizione concentrata alle 100 migliori società tecnologiche, senza limitarsi agli Stati Uniti e soprattutto senza includere banche commerciali o d’investimento. La concentrazione significa che nei mercati toro fa meglio dell’S&P 500, mentre nei mercati orso scende di più – esattamente quello che voglio quando compro durante il panico. Per chi preferisce una diversificazione leggermente superiore con costi ancora più bassi, il VGT di Vanguard, l’ETF sul settore Information Technology, è un’eccellente alternativa che tende a fare minimi leggermente più bassi con commissioni inferiori.
Ora, la domanda che tutti si pongono: quando entrare? La mia risposta è: gradualmente, seguendo i dati, non le emozioni. Sto aspettando che il VIX si avvicini a 30, che il momentum di mercato scenda sotto la media a sei mesi, e che il Fear and Greed Index viri verso la paura estrema. Ad aprile, quando tutti questi indicatori si allinearono perfettamente l’8 aprile, quello fu esattamente il minimo dell’S&P 500. La correlazione non è casuale.
C’è un ultimo aspetto che vale la pena sottolineare, perché tocca la macroeconomia e la politica estera. Questi dazi non sono più solo una tattica negoziale; stanno diventando architettura economica del nuovo ordine mondiale. Il fatto che l’amministrazione Trump stia firmando contratti a lungo termine con produttori domestici di terre rare, stabilendo prezzi minimi per proteggerli dalla concorrenza cinese, mi dice che Washington ha deciso di pagare il prezzo del disaccoppiamento tecnologico. Il Segretario al Tesoro Bessent ha accusato esplicitamente la Cina di manipolazione dei mercati attraverso il dumping sui prezzi delle terre rare per eliminare i concorrenti stranieri. La risposta americana? Prezzi minimi garantiti dallo Stato. Siamo tornati alla politica industriale, qualcosa che non vedevamo dai tempi del New Deal.
Tutto questo ha un costo, naturalmente. Uno studio del National Bureau of Economic Research ha dimostrato che i costi della guerra commerciale del 2018 furono interamente trasferiti su importatori e consumatori. La Federal Reserve ha poi confermato che quei dazi portarono a perdita di posti di lavoro e aumento dei prezzi. Disoccupazione più alta e prezzi più alti significano minore spesa da parte di consumatori e imprese, che si traduce in minori ricavi e profitti aziendali, e infine in prezzi azionari più bassi. Questo è il meccanismo di trasmissione dai dazi ai mercati azionari, e funziona con la precisione di un orologio svizzero.
Ma ecco il paradosso che affascina gli investitori di lungo periodo come me: proprio quando l’economia reale soffre, si creano le opportunità più grandi per costruire ricchezza. Perché? Perché i mercati sono meccanismi di scontamento del futuro, non del presente. Quando tutti vedono solo problemi, i prezzi crollano. Ma i problemi temporanei creano prezzi temporaneamente bassi su asset permanentemente preziosi. Le catene di fornitura dei semiconduttori richiedono anni e miliardi per essere costruite, quindi le aziende non possono semplicemente trasferirsi altrove per evitare i dazi. Nel breve termine trasferiranno i costi sui clienti. Nel medio termine rinegoceranno contratti e catene di fornitura. Nel lungo termine, le aziende migliori emergeranno più forti, con barriere all’entrata più alte e concorrenti più deboli eliminati.
Personalmente, non sto ancora comprando in modo aggressivo. Sto accumulando liquidità, raffinando la mia watchlist, e aspettando che gli indicatori mi dicano che è tempo di essere avidi mentre gli altri sono terrorizzati. Potrebbe succedere la prossima settimana, potrebbe succedere tra un mese. Ma quando il VIX toccherà 30, quando il momentum calerà sotto i sei mesi, quando vedrete titoli come “Catastrofe sui mercati” in prima pagina, quello sarà il momento. Non perché sono un masochista che gode delle sofferenze altrui, ma perché ho imparato che la ricchezza si costruisce comprando dollari per cinquanta centesimi, non pagando un euro e venti per un dollaro durante l’euforia.
E ricordate: i mercati toro durano anni, i mercati orso durano mesi. La matematica, alla fine, vince sempre. La domanda non è se i mercati risaliranno, ma se avrete il coraggio e la liquidità per comprare quando tutti gli altri vendono nel panico. Questa è la differenza tra chi si arricchisce investendo e chi semplicemente sopravvive ai mercati.
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Un articolo da “incorniciare” e da rileggere al bisogno… Una domanda: a quale ETF sul Nasdaq 100 ti riferisci? (ISIN?)
Grazie di tutto.
Grazie Roberto per l’apprezzamento! Mi fa piacere che l’articolo ti sia stato utile.
Per quanto riguarda gli ETF sul NASDAQ 100 , ti elenco i piu’ importanti :
Credo che alcuni siano giá stati analizzati qui sun nostro sito
Grazie