Europa

Durante la settimana dal 7 all’11 aprile 2025, i principali indici europei hanno mostrato un andamento misto, con alcuni mercati che hanno registrato un recupero mentre altri hanno continuato a risentire delle incertezze economiche globali. Il STOXX Europe 600 ha chiuso la settimana con una perdita dell’ 1,22% , attestandosi a 546,60 punti. Questo calo è stato influenzato dalle preoccupazioni per le tensioni commerciali e dall’andamento incerto dei settori tecnologico e finanziario. In Italia, il FTSE MIB ha registrato una flessione dello 0,73% , chiudendo a 34.027 punti. L’indice ha risentito delle vendite sui titoli bancari e industriali, sebbene abbia tentato un recupero verso la fine della settimana. Il DAX tedesco ha subito una perdita significativa, con un calo del 5% nella giornata di venerdì, riflettendo le preoccupazioni per l’espansione della guerra commerciale e l’impatto sulle esportazioni tedesche. Il CAC 40 francese ha mostrato una settimana particolarmente difficile, con una perdita del 7% , segnando una delle peggiori performance settimanali dell’anno. Infine, il FTSE 100 inglese ha registrato un calo del 4,75% , chiudendo a 7.672,6 punti, con forti vendite nei settori finanziario e tecnologico⁽⁵⁾. Nel complesso, la settimana ha evidenziato un mercato europeo sotto pressione, con gli investitori che hanno reagito alle tensioni geopolitiche e alle prospettive economiche globali.

FTSE MIB INDEX :
DAX INDEX :
CAC INDEX :
FTSE UK INDEX :

La settimana appena conclusa ha visto i mercati azionari europei attraversare una fase di significativa turbolenza, principalmente scatenata dagli annunci sui dazi da parte del presidente americano Trump. Questa situazione ha messo in allerta le banche centrali dell’eurozona e del Regno Unito, che hanno intensificato il monitoraggio delle istituzioni finanziarie e dei mercati.

La Banca Centrale Europea ha richiesto alle banche di verificare con maggiore frequenza i depositi e altre forme di finanziamento, segnalando una preoccupazione crescente per la stabilità del sistema. Parallelamente, la Bank of England ha sollecitato informazioni sulla liquidità del mercato e ha indagato se hedge fund e altri clienti stessero affrontando difficoltà. In risposta alla volatilità, ha anche modificato il calendario delle vendite di obbligazioni nel secondo trimestre, posticipando le aste di gilt a lungo termine. Il Comitato di Politica Finanziaria della BoE ha lanciato un allarme sulla possibilità di ulteriori correzioni di mercato, sottolineando come la frammentazione del commercio globale e le tensioni nei mercati finanziari possano minare la stabilità finanziaria deprimendo la crescita economica.

Sul fronte industriale, Germania e Italia hanno mostrato segnali di debolezza. La produzione industriale tedesca ha subito una contrazione dell’1,3% a febbraio, dopo un incremento del 2% a gennaio. Il calo ha interessato principalmente i settori delle costruzioni, dell’energia e dell’industria alimentare, mentre la produzione di apparecchiature elettriche ha parzialmente compensato le perdite. In Italia, la situazione appare similmente preoccupante, con una produzione industriale in calo dello 0,9% a febbraio e dello 0,7% nel trimestre dicembre-febbraio.

L’ISTAT ha inoltre rivisto al ribasso i dati sulla crescita economica italiana per il 2024, attestandola allo 0,7%, ben al di sotto della previsione ufficiale dell’1,0%. Il Tesoro ha drasticamente ridotto le sue proiezioni sulla crescita del PIL allo 0,6% rispetto all’1,2% fissato lo scorso settembre. Considerando il consistente surplus commerciale con gli Stati Uniti, l’Italia sarebbe particolarmente vulnerabile a un’eventuale tariffa generale del 20% annunciata da Trump.

In controtendenza rispetto alle economie continentali, il Regno Unito ha sorpreso con una crescita economica dello 0,5% a febbraio, superando di gran lunga le previsioni mediane dello 0,1%. Su base annua, il PIL è aumentato dell’1,4%, un tasso di crescita superiore alle stime di consenso. Nonostante questi dati incoraggianti, i mercati finanziari continuano ad aspettarsi che la Bank of England acceleri il ciclo di taglio dei tassi entro l’anno.

 

Guardando alla settimana che si apre, ritengo che gli investitori dovrebbero mantenere un approccio cauto ma non eccessivamente difensivo. La volatilità potrebbe persistere nei mercati europei, in particolare per i titoli legati all’export verso gli Stati Uniti. Le aziende italiane e tedesche con forte esposizione al mercato americano potrebbero continuare a subire pressioni al ribasso.

Il settore manifatturiero europeo, già in difficoltà come evidenziato dai dati recenti, potrebbe mostrare ulteriore debolezza, rendendo consigliabile una certa prudenza verso i titoli industriali ciclici. D’altra parte, il settore dei servizi, che ha trainato la crescita britannica, potrebbe offrire opportunità interessanti anche in Europa continentale.

Le dichiarazioni delle banche centrali saranno cruciali nei prossimi giorni. Qualsiasi segnale di un’accelerazione nel taglio dei tassi potrebbe fornire un supporto significativo ai mercati, soprattutto se accompagnato da misure concrete per garantire la stabilità finanziaria. In particolare, sarà importante monitorare eventuali commenti della BCE riguardo alle tensioni commerciali transatlantiche e alle loro potenziali implicazioni per la politica monetaria europea.

Il rischio geopolitico legato alle politiche commerciali statunitensi rimane elevato, ma potrebbe anche creare opportunità selettive per società con solidi fondamentali e limitata esposizione ai dazi. Settori come le utilities, le telecomunicazioni e le energie rinnovabili potrebbero risultare relativamente più difensivi in questo contesto.

In conclusione, la settimana appena trascorsa ha delineato un quadro complesso per i mercati europei, evidenziando divergenze significative tra le maggiori economie dell’area. Per la settimana entrante, gli investitori faranno bene a diversificare geograficamente i propri portafogli, privilegiando titoli di qualità con solidi bilanci e posizioni competitive forti, senza farsi eccessivamente condizionare dalle turbolenze di breve termine, ma mantenendo un occhio vigile sui potenziali sviluppi delle tensioni commerciali internazionali.

Stati Uniti

I mercati azionari statunitensi hanno registrato una ripresa significativa, segnando una delle migliori settimane degli ultimi anni. Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato il 5,18% , chiudendo a 40.212,71 punti, grazie a un rinnovato ottimismo legato alla decisione del governo di posticipare alcune tariffe commerciali. L’S&P 500 ha mostrato una performance positiva, con un incremento del 4,86% , chiudendo a 5.363,36 punti, sostenuto dalla forza nei settori tecnologico e industriale. Il Nasdaq Composite ha registrato il miglior risultato tra i principali indici, con un aumento del 7,13% , chiudendo a 16.724,46 punti, trainato dai titoli tecnologici e dalle aziende legate all’intelligenza artificiale. Questa settimana ha visto un ritorno della fiducia tra gli investitori, alimentata da segnali di un possibile accordo commerciale con la Cina e da dati economici che hanno mostrato un rallentamento dell’inflazione. Nonostante la volatilità che ha caratterizzato i giorni precedenti, il mercato ha chiuso la settimana con un tono decisamente positivo, riflettendo un miglioramento del sentiment generale.

NASDAQ COMPOSITE :
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE :
S&P 500 INDEX :

L’apertura settimanale ha visto i titoli azionari in netto calo, proseguendo le perdite della settimana precedente, con un sentimento negativo che si è intensificato in vista dell’implementazione, prevista per mercoledì, dell’ultimo round di dazi dell’amministrazione Trump. Tuttavia, proprio mercoledì è arrivato un colpo di scena: il presidente Donald Trump ha annunciato una pausa di 90 giorni sull’applicazione dei dazi reciproci più elevati per la maggior parte dei paesi, con effetto immediato, per consentire il tempo necessario ai negoziati. Questa notizia ha catapultato i mercati verso l’alto, con il Nasdaq Composite che ha guadagnato oltre il 12%, registrando la sua seconda migliore performance giornaliera di sempre.

Va notato, però, che l’amministrazione Trump ha escluso la Cina da questa pausa, annunciando invece diversi aumenti dei dazi sui beni cinesi durante la settimana, con incrementi fino al 145%. Pechino ha risposto con altrettanta determinazione, aumentando le imposte sulle importazioni statunitensi fino al 125%. L’escalation della guerra commerciale tra le due maggiori economie mondiali – e le preoccupazioni per il più ampio impatto che potrebbe avere sulla crescita economica globale – ha apparentemente smorzato parte del sentimento positivo di mercoledì, portando i titoli a cedere alcuni guadagni nella giornata di giovedì.

Nel frattempo, mercoledì la Federal Reserve ha pubblicato i verbali della sua riunione di politica monetaria di marzo. Secondo i verbali, i responsabili politici “generalmente hanno visto maggiori rischi al ribasso per l’occupazione e la crescita economica e rischi al rialzo per l’inflazione, indicando allo stesso tempo che un’elevata incertezza circonda le loro prospettive economiche”. I partecipanti alla riunione hanno anche “giudicato che l’inflazione sarebbe probabilmente aumentata quest’anno a causa degli effetti dei dazi più elevati”, e la maggior parte dei membri ha favorito un “approccio cauto” alla politica monetaria in mezzo all'”incertezza sull’effetto netto di una serie di politiche governative sulle prospettive economiche”.

Sebbene i responsabili della Fed ritengano di rimanere ben posizionati per rispondere ai dati in arrivo e regolare la politica monetaria secondo necessità, hanno anche riconosciuto che “potrebbero affrontare difficili compromessi se l’inflazione si dimostrasse più persistente mentre le prospettive per la crescita e l’occupazione si indebolissero”.

Sul fronte dei dati economici, giovedì il Bureau of Labor Statistics ha pubblicato i dati sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) di marzo, riportando che i prezzi core (esclusi alimentari ed energia) sono aumentati dello 0,1% rispetto al mese precedente, la lettura più bassa in nove mesi. Su base annua, i prezzi core sono aumentati del 2,8%, il più piccolo incremento su 12 mesi da marzo 2021.

Il rapporto ha indicato un po’ di sollievo per i consumatori prima dell’ultimo round di dazi; tuttavia, venerdì mattina, l’Università del Michigan ha riferito che le aspettative di inflazione a un anno del suo Indice di Sentimento dei Consumatori sono balzate al 6,7% in aprile, il livello più alto dal 1981, “in mezzo a crescenti preoccupazioni sugli sviluppi della guerra commerciale che hanno oscillato nel corso dell’anno”. La lettura complessiva dell’indice è diminuita per il quarto mese consecutivo a 50,8, in calo dell’11% rispetto a marzo e il livello più basso da giugno 2022.

 

Guardando alla settimana che si apre, ritengo che gli investitori dovranno navigare un contesto particolarmente complesso. La pausa di 90 giorni sui dazi per molti paesi offre un certo respiro, ma l’escalation con la Cina rappresenta un fattore di rischio significativo che continuerà a influenzare i mercati.

In primo luogo, sarà fondamentale monitorare attentamente qualsiasi sviluppo nelle trattative commerciali. Le dichiarazioni ufficiali, sia da Washington che da Pechino, potrebbero innescare movimenti significativi dei mercati, come abbiamo visto questa settimana. I settori più esposti al commercio con la Cina, come la tecnologia, l’agricoltura e i beni di consumo, potrebbero continuare a mostrare un’elevata volatilità.

Dal punto di vista macroeconomico, i dati sull’inflazione di marzo hanno mostrato un rallentamento incoraggiante, ma le aspettative di inflazione dei consumatori raccontano una storia diversa. Questa divergenza suggerisce che le preoccupazioni sugli effetti inflazionistici dei dazi stanno già influenzando il comportamento dei consumatori, potenzialmente prima ancora che i dazi stessi abbiano un impatto reale sui prezzi. La spesa dei consumatori, che rappresenta circa due terzi dell’economia statunitense, potrebbe quindi iniziare a mostrare segni di debolezza nelle prossime settimane.

Per quanto riguarda la Fed, i verbali pubblicati questa settimana indicano che l’istituto si trova in una posizione delicata, con rischi al rialzo per l’inflazione ma anche crescenti preoccupazioni per la crescita. Questo potrebbe limitare la capacità della banca centrale di tagliare i tassi di interesse per stimolare l’economia, qualora fosse necessario. Gli investitori dovrebbero quindi prepararsi alla possibilità di un periodo prolungato di tassi elevati.

Dal punto di vista settoriale, le aziende con una forte presenza domestica e una limitata esposizione al commercio con la Cina potrebbero sovraperformare nel breve termine. Settori come le utilities, la sanità e alcune parti del comparto immobiliare potrebbero offrire un riparo relativo dalla tempesta commerciale.

In conclusione, la settimana entrante potrebbe continuare a mostrare un’elevata volatilità, con movimenti potenzialmente bruschi in risposta a notizie sul fronte commerciale. Gli investitori farebbero bene a mantenere un approccio cauto, privilegiando la qualità e la diversificazione nei loro portafogli. Allo stesso tempo, le forti oscillazioni del mercato potrebbero creare opportunità interessanti per investimenti a lungo termine in società fondamentalmente solide ma temporaneamente penalizzate dal contesto macroeconomico incerto.

Cina

I principali indici del mercato azionario cinese hanno mostrato un andamento contrastante, con alcuni segnali di ripresa ma anche persistenti incertezze legate alle tensioni commerciali globali. Il Shanghai Composite ha registrato un incremento dell’ 1,58% , chiudendo a 3.143,40 punti, sostenuto da un aumento degli acquisti da parte di istituzioni finanziarie statali che hanno cercato di stabilizzare il mercato. Il CSI 300 , che raccoglie le principali società quotate in Cina, ha guadagnato l’ 1,71% , raggiungendo i 3.652,70 punti, grazie alla ripresa dei titoli tecnologici e finanziari. L’indice Shanghai 50 , composto dalle maggiori aziende cinesi, ha mostrato una crescita più marcata del 2,28% , chiudendo a 2.574,24 punti, beneficiando di un rinnovato interesse per le società industriali e energetiche. Tuttavia, l’indice Hang Seng di Hong Kong ha subito una flessione dell’ 1,87% , scendendo a 19.751 punti, influenzato dalle preoccupazioni per le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e dalla volatilità dei titoli tecnologici. Nel complesso, la settimana ha evidenziato un mercato cinese in cerca di stabilità, con gli investitori che hanno reagito alle misure di supporto del governo e alle dinamiche globali.

SHANGHAI COMPOSITE INDEX :
CSI 300 INDEX :

Il mercato azionario cinese ha attraversato una fase di significativa turbolenza dominata principalmente dall’intensificarsi delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Il culmine di questa escalation è stato raggiunto venerdì, quando la Cina ha annunciato l’innalzamento dei dazi sui beni statunitensi dal 84% al 125%, con decorrenza dal 12 aprile, in risposta alla mossa dell’amministrazione Trump che aveva portato i dazi totali sulla Cina fino al 145%.

Nonostante la portata di questi aumenti, il governo cinese ha manifestato una posizione sorprendentemente sprezzante, definendo l’ultimo incremento americano come uno “scherzo” e apparentemente escludendo ulteriori ritorsioni. Un portavoce del Ministero del Commercio cinese ha dichiarato: “La ripetuta imposizione di dazi anormalmente elevati sulla Cina da parte degli Stati Uniti è diventato un gioco di numeri, che non ha alcun significato economico pratico. Se gli Stati Uniti continuano a giocare con i numeri dei dazi, la Cina lo ignorerà”. Questa risposta ha segnalato un possibile cambio di strategia da parte di Pechino, che sembra intenzionata a minimizzare pubblicamente l’impatto delle misure americane.

I dazi statunitensi potrebbero ridurre il prodotto interno lordo cinese tra l’1% e il 2% quest’anno, una previsione formulata prima dell’escalation tariffaria dell’ultima settimana. Questa stima, seppur significativa, va contestualizzata considerando che gli analisti ritengono che Pechino abbia la capacità di compensare tale impatto attraverso un maggiore stimolo fiscale. Dopo diversi anni di deleveraging in seguito allo scoppio della bolla immobiliare nazionale, i responsabili politici cinesi hanno ora più margine di manovra per intervenire sull’economia.

Un elemento particolarmente rilevante è l’intenzione chiaramente espressa dai leader cinesi di stimolare il consumo interno, una tendenza che dovrebbe proseguire nei prossimi mesi. Questa strategia rappresenta un tentativo di ridurre la dipendenza dell’economia cinese dalle esportazioni, rendendo il paese potenzialmente meno vulnerabile alle tensioni commerciali internazionali nel medio-lungo termine.

Guardando alla settimana che si apre, ritengo che gli investitori nel mercato azionario cinese dovranno prepararsi a navigare un contesto ancora caratterizzato da elevata volatilità, ma con alcune potenziali opportunità emergenti.

In primo luogo, sarà fondamentale monitorare le concrete misure di stimolo economico che il governo cinese potrebbe annunciare nei prossimi giorni. La posizione apparentemente distaccata assunta dal Ministero del Commercio suggerisce che Pechino potrebbe preferire rispondere ai dazi americani non tanto con una continua escalation tariffaria, quanto piuttosto con politiche mirate a rafforzare l’economia domestica. Queste potrebbero includere tagli ai tassi di interesse, riduzioni delle riserve obbligatorie delle banche, incentivi fiscali o investimenti in infrastrutture. Tali misure, se annunciate, potrebbero fornire un sostegno significativo al mercato azionario cinese.

I settori maggiormente orientati al mercato interno, come i servizi, il commercio al dettaglio e i beni di consumo non durevoli, potrebbero mostrarsi più resilienti e persino beneficiare degli stimoli governativi volti a incrementare la domanda domestica. Al contrario, le aziende fortemente dipendenti dalle esportazioni verso gli Stati Uniti continueranno probabilmente a subire pressioni, nonostante la retorica ufficiale che minimizza l’impatto dei dazi.

Un altro aspetto da considerare è la possibile divergenza tra le valutazioni di mercato e i fondamentali economici. Se il sentimento degli investitori dovesse deteriorarsi eccessivamente a causa delle tensioni commerciali, potrebbero emergere opportunità interessanti in titoli di qualità temporaneamente sottovalutati. In particolare, le aziende tecnologiche cinesi impegnate in settori strategici come i semiconduttori, l’intelligenza artificiale e le energie rinnovabili, che beneficiano di forti incentivi governativi, potrebbero rappresentare investimenti attraenti in un’ottica di medio-lungo termine.

Sul fronte valutario, è probabile che lo yuan rimanga sotto pressione contro il dollaro USA, il che potrebbe influenzare le performance delle aziende con elevati costi di importazione o debiti denominati in valuta estera. D’altra parte, un yuan più debole potrebbe parzialmente compensare l’impatto dei dazi per gli esportatori che non vendono agli Stati Uniti.

Infine, sarà cruciale prestare attenzione a eventuali segnali di disgelo diplomatico tra Washington e Pechino. La decisione della Cina di non incrementare ulteriormente i dazi potrebbe essere interpretata come un tentativo di evitare un’escalation incontrollata e potenzialmente lasciare aperta la porta a futuri negoziati. Qualsiasi notizia in questa direzione potrebbe innescare un rapido recupero del mercato azionario.

In conclusione, mentre le tensioni commerciali continueranno probabilmente a generare volatilità nel breve termine, la capacità della Cina di stimolare la domanda interna e la possibile sottovalutazione di alcuni settori strategici potrebbero offrire opportunità interessanti per investitori con un orizzonte temporale sufficientemente lungo e una tolleranza al rischio adeguata.

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