Europa
Durante la settimana dal 5 al 9 maggio 2025, i mercati azionari europei hanno mostrato un andamento misto, con alcuni indici che hanno registrato guadagni mentre altri hanno chiuso in lieve flessione. Il STOXX Europe 600 ha chiuso la settimana con un incremento dello 0,29%, raggiungendo i 537,96 punti, segnando la quarta settimana consecutiva di crescita. In Italia, il FTSE MIB ha registrato un rialzo dell’ 1,71%, chiudendo a 38.974,30 punti, sostenuto dai guadagni nei settori bancario e industriale.
Il DAX tedesco ha continuato la sua tendenza rialzista, chiudendo a 23.499,3 punti, con un incremento dello 0,63%, raggiungendo un nuovo record storico. Al contrario, il CAC 40 francese ha registrato una lieve flessione dello 0,34%, chiudendo a 7.743,75 punti, interrompendo una serie di tre settimane consecutive di guadagni. Infine, il FTSE 100 inglese ha mostrato un andamento stabile, chiudendo la settimana a 8.555,31 punti, con un incremento dello 0,28%, sostenuto dall’ottimismo legato all’accordo commerciale tra Regno Unito e India.
FTSE MIB INDEX :
DAX INDEX :
CAC INDEX :
FTSE UK INDEX :
La settimana appena conclusa ha visto i mercati azionari europei attraversare una fase di significativa volatilità, influenzata principalmente dalle decisioni delle banche centrali e dai dati macroeconomici che hanno sorpreso gli analisti. Gli investitori hanno dovuto navigare un contesto complesso, caratterizzato da segnali contrastanti provenienti dalle autorità monetarie e dal settore industriale.
La Bank of England ha finalmente attuato il tanto atteso taglio dei tassi, riducendo il tasso di riferimento di 25 punti base al 4,25%. Tuttavia, la decisione non è stata unanime, con un voto diviso 5-4 che ha immediatamente attenuato l’entusiasmo degli investitori. I mercati hanno rapidamente rivisto al ribasso le aspettative per un terzo taglio entro la fine dell’anno, interpretando questa divisione come un segnale di cautela. Particolarmente significativo è stato il fatto che due dei quattro membri dissenzienti avrebbero preferito mantenere i tassi invariati, mentre i verbali hanno rivelato che la maggior parte dei membri del comitato considerava la decisione di maggio “finemente bilanciata” prima degli ultimi sviluppi globali. La BoE ha ribadito che un approccio “graduale e attento” alle future modifiche resta appropriato, suggerendo che il percorso verso la normalizzazione monetaria sarà più lento di quanto alcuni operatori di mercato avessero sperato.
Nel frattempo, le banche centrali scandinave hanno optato per una posizione di attesa. La Riksbank svedese ha mantenuto il tasso di riferimento al 2,25%, ma ha modificato significativamente la propria prospettiva, abbandonando la precedente posizione di tassi stabili e segnalando una potenziale politica monetaria più accomodante in futuro. Questo cambiamento è stato motivato principalmente dall’incertezza derivante dalla nuova politica commerciale statunitense, con la banca centrale che ha sottolineato come i rischi al ribasso superino quelli al rialzo rispetto alle previsioni di inflazione di marzo.
Anche la Norges Bank ha scelto di lasciare invariato il tasso di riferimento al 4,5%, mantenendo un approccio cauto mentre l’inflazione rimane sopra l’obiettivo del 2%. Il vice governatore Pal Longva ha avvertito che “se il tasso di riferimento viene abbassato prematuramente, i prezzi potrebbero continuare ad aumentare rapidamente”, aggiungendo tuttavia che “la valutazione attuale del comitato sulle prospettive implica che il tasso di riferimento sarà molto probabilmente ridotto nel corso del 2025”. Questo suggerisce che anche in Norvegia, sebbene con tempi più dilatati, si prospetta un allentamento della politica monetaria.
Sul fronte dei dati macroeconomici, la Germania ha sorpreso positivamente con una produzione industriale in aumento del 3% sequenzialmente a marzo, superando significativamente le previsioni di consenso. Questo balzo è stato interpretato come una risposta strategica dei produttori tedeschi all’imminente imposizione dei nuovi dazi statunitensi, con le aziende che hanno accelerato la produzione per anticipare le difficoltà commerciali all’orizzonte. Anche gli ordini di fabbrica hanno mostrato un incremento del 3,6% sequenzialmente, dopo essere rimasti invariati a febbraio, confermando questa tendenza precauzionale.
Infine, il mercato immobiliare britannico ha mostrato segni di rallentamento ad aprile, secondo quanto riportato dalla Royal Institution of Chartered Surveyors (RICS). L’attività ha subito una contrazione in seguito alla fine degli sgravi fiscali sugli acquisti di case per i primi acquirenti, con il saldo mensile dei prezzi delle abitazioni sceso ai minimi da nove mesi e il numero di vendite che ha registrato il calo più consistente da agosto 2023.
Guardando alla settimana che sta per iniziare, diversi fattori potrebbero influenzare significativamente i mercati azionari europei. Innanzitutto, la reazione dei mercati alla decisione della Bank of England merita particolare attenzione. Nonostante il taglio dei tassi, la divisione nel comitato potrebbe continuare a pesare sul sentiment degli investitori, creando volatilità soprattutto nel settore bancario e in quello immobiliare britannico, quest’ultimo già sotto pressione come evidenziato dai dati RICS.
Il settore industriale tedesco rappresenta un altro punto focale. Se da un lato l’aumento della produzione industriale potrebbe inizialmente essere interpretato come un segnale positivo, dall’altro la sua natura anticipatoria rispetto ai dazi statunitensi suggerisce che potremmo assistere a un significativo rallentamento nei prossimi mesi. Gli investitori dovrebbero quindi prestare particolare attenzione ai primi dati di aprile che verranno pubblicati, per valutare se questa tendenza al rialzo è sostenibile o se si tratta di un fenomeno temporaneo.
La situazione nelle economie scandinave offre spunti interessanti per gli investitori orientati verso i mercati nordici. Il cambiamento di prospettiva della Riksbank potrebbe favorire alcuni settori dell’economia svedese, in particolare quelli più sensibili ai tassi di interesse come l’immobiliare e i consumi discrezionali. Tuttavia, l’approccio più cauto della Norges Bank suggerisce che per il mercato norvegese il supporto della politica monetaria potrebbe arrivare più tardi, il che potrebbe penalizzare temporaneamente alcuni settori ma garantire una maggiore stabilità valutaria.
In generale, mi aspetto che la prossima settimana i mercati europei continueranno a mostrare una certa cautela, con volumi ridotti e movimenti potenzialmente erratici. Gli investitori stanno cercando di interpretare il delicato equilibrio tra le prospettive di inflazione in calo, che favoriscono l’allentamento monetario, e le persistenti preoccupazioni per la crescita economica, esacerbate dalle tensioni commerciali globali.
In questo contesto, i settori difensivi potrebbero sovraperformare, così come le aziende con solide posizioni di cassa e bassa esposizione al debito. Il settore tecnologico europeo, generalmente meno esposto alle dinamiche dei tassi di interesse rispetto ai suoi omologhi americani, potrebbe offrire opportunità interessanti, soprattutto per le aziende focalizzate sull’automazione industriale e sulla digitalizzazione, che potrebbero beneficiare degli sforzi di efficientamento delle imprese in risposta alle incertezze economiche.
Gli investitori dovrebbero inoltre prestare particolare attenzione ai dati sull’inflazione che verranno pubblicati la prossima settimana in diverse economie europee, poiché potrebbero fornire indicazioni più chiare sulle future mosse delle banche centrali e, di conseguenza, sulla direzione dei mercati azionari nel medio termine.
Stati Uniti
I mercati azionari statunitensi hanno mostrato un andamento misto, con una certa volatilità legata alle incertezze sulle politiche commerciali tra Stati Uniti e Cina. L’S&P 500 ha registrato una perdita dello 0,5%, chiudendo a 5.659,91 punti. Il Dow Jones Industrial Average ha subito un calo dello 0,2%, terminando la settimana a 41.249,38 punti ⁽¹⁾. Anche il Nasdaq Composite ha chiuso in lieve flessione, con una perdita dello 0,3%, attestandosi a 17.928,92 punti. Nel complesso, la settimana è stata caratterizzata da movimenti relativamente contenuti, offrendo una pausa dopo le forti oscillazioni delle settimane precedenti. Gli investitori hanno mantenuto un atteggiamento prudente in vista di un incontro cruciale tra Stati Uniti e Cina sul commercio, previsto per il fine settimana.
NASDAQ COMPOSITE :
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE :
S&P 500 INDEX :
La settimana appena conclusa ha segnato un importante punto di svolta per i mercati azionari statunitensi, caratterizzata da un recupero significativo dopo un periodo di incertezza. Il rimbalzo è stato alimentato principalmente da sviluppi positivi sul fronte commerciale internazionale e da una Federal Reserve che, pur mantenendo un atteggiamento cauto, non ha chiuso la porta a future misure di allentamento monetario.
Mercoledì ha rappresentato un momento cruciale per Wall Street, con le azioni che hanno recuperato parte delle perdite precedenti in seguito alla notizia che funzionari statunitensi e cinesi si incontreranno in Svizzera durante il fine settimana per discutere di questioni commerciali. Questa apertura al dialogo ha acceso la speranza tra gli investitori che si possa finalmente assistere a una de-escalation delle tensioni tariffarie tra le due maggiori economie mondiali. Le implicazioni di un possibile allentamento delle tensioni commerciali sono particolarmente significative considerando l’impatto che i dazi hanno avuto sui mercati da quando l’amministrazione Trump ha annunciato misure tariffarie reciproche il 2 aprile scorso.
L’ottimismo è stato ulteriormente rafforzato giovedì, quando Stati Uniti e Regno Unito hanno annunciato il primo nuovo accordo commerciale dall’introduzione dei dazi dell’amministrazione Trump. Questo sviluppo ha consolidato il trend positivo dei mercati azionari, con gli investitori che hanno interpretato l’accordo come il possibile precursore di ulteriori intese commerciali con altri paesi, potenzialmente mitigando gli effetti negativi delle misure protezionistiche recentemente introdotte.
Sul fronte della politica monetaria, mercoledì la Federal Reserve ha concluso la sua riunione mantenendo, come ampiamente previsto, i tassi di interesse invariati nell’intervallo tra il 4,25% e il 4,50%. Nel comunicato post-riunione, i responsabili politici hanno osservato che “l’attività economica ha continuato ad espandersi a un ritmo solido”. Tuttavia, hanno anche avvertito che “l’incertezza sulle prospettive economiche è ulteriormente aumentata” e che “i rischi di una maggiore disoccupazione e di un’inflazione più elevata sono aumentati”.
Nella conferenza stampa successiva alla riunione, il presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato che, per quanto riguarda eventuali modifiche alla politica monetaria, i funzionari della Fed rimangono in modalità “wait and see” (attesa e osservazione) mentre continuano a valutare i dati in arrivo per determinare gli impatti economici dei significativi cambiamenti politici dell’amministrazione Trump, in particolare i dazi ad ampio raggio, che sono “suscettibili di generare un aumento dell’inflazione, un rallentamento della crescita economica e un aumento della disoccupazione”. Powell ha anche riconosciuto che i politici potrebbero trovarsi in uno “scenario impegnativo” in cui gli obiettivi del duplice mandato della Fed – massima occupazione e stabilità dei prezzi – sono “in tensione”. La probabilità di un taglio dei tassi nella prossima riunione della Fed è diminuita durante la settimana, secondo i mercati dei futures monitorati dal CME FedWatch Tool.
Per quanto riguarda i dati economici, il calendario delle pubblicazioni è stato relativamente leggero rispetto alla settimana precedente. L’Institute for Supply Management (ISM) ha comunque riportato il suo Purchasing Managers’ Index (PMI) dei servizi per aprile, che è salito al 51,6% dalla lettura di marzo del 50,8%, segnando il decimo mese consecutivo di espansione dell’attività nel settore (letture superiori al 50% indicano espansione). Tre dei quattro sottoindici (nuovi ordini, occupazione e consegne dei fornitori) sono migliorati mese su mese, e il quarto (attività aziendale) è rimasto in territorio di espansione al 53,7%. Tuttavia, è significativo notare che l’indice dei prezzi è salito al 65,1%, la lettura più alta in oltre due anni, attribuita in gran parte agli impatti dei dazi.
Nel frattempo, il PMI manifatturiero dell’ISM, riportato nella settimana precedente, ha indicato una contrazione nel settore per il secondo mese consecutivo ad aprile. Secondo Timothy Fiore, presidente del Comitato dell’ISM Business Survey per il settore manifatturiero, “La domanda e la produzione si sono ritirate e il destaffing è continuato, mentre le aziende dei partecipanti al panel hanno risposto a un ambiente economico sconosciuto”.
Sul mercato obbligazionario, i Treasury statunitensi hanno generato rendimenti negativi fino a venerdì mattina, con i rendimenti che hanno fluttuato ma generalmente sono aumentati in seguito all’annuncio sui tassi della Fed e alle notizie positive sul commercio. (I prezzi delle obbligazioni e i rendimenti si muovono in direzioni opposte). Le obbligazioni municipali hanno continuato a rimbalzare sullo sfondo di un calendario di emissioni leggero, mentre le obbligazioni societarie investment-grade hanno registrato rendimenti negativi.
Guardando alla settimana che sta per iniziare, mi aspetto che i mercati azionari americani siano fortemente influenzati dall’esito dell’incontro tra funzionari statunitensi e cinesi in Svizzera. Un risultato positivo, con segnali concreti di progresso verso una de-escalation delle tensioni commerciali, potrebbe catalizzare un ulteriore rally dei mercati, particolarmente benefico per i settori più esposti al commercio internazionale come la tecnologia, l’industria e i beni di consumo discrezionali.
D’altra parte, la dichiarazione di Powell riguardo ai potenziali effetti inflazionistici dei dazi suggerisce che gli investitori dovrebbero rimanere cauti. Qualsiasi segnale di accelerazione dell’inflazione nelle prossime pubblicazioni di dati potrebbe rapidamente smorzare l’ottimismo, poiché limiterebbe la capacità della Fed di tagliare i tassi anche di fronte a un rallentamento economico.
La divergenza nei dati ISM tra il settore dei servizi e quello manifatturiero merita particolare attenzione. Mentre il settore dei servizi continua a espandersi, la contrazione nel settore manifatturiero per il secondo mese consecutivo è un segnale preoccupante che potrebbe anticipare un rallentamento più ampio dell’economia americana. Questa dicotomia suggerisce che potremmo assistere a una rotazione settoriale nei mercati azionari, con una sovraperformance relativa dei titoli legati ai servizi rispetto a quelli industriali, almeno nel breve termine.
L’aumento dei rendimenti dei Treasury, se dovesse continuare, potrebbe mettere pressione sui titoli ad alta crescita e sui settori sensibili ai tassi di interesse come l’immobiliare e le utility. Tuttavia, l’ottimismo sul fronte commerciale potrebbe compensare in parte questo effetto negativo, creando opportunità di trading interessanti nelle prossime settimane.
Un altro fattore da monitorare è l’evoluzione delle aspettative riguardo alla politica monetaria. La diminuzione della probabilità di un taglio dei tassi nella prossima riunione della Fed riflette la crescente complessità del contesto economico e geopolitico. Se questa tendenza dovesse continuare, potremmo assistere a un aumento della volatilità nei mercati, con gli investitori che cercano di ricalibrare le proprie aspettative riguardo al futuro percorso dei tassi di interesse.
Cina
I principali indici del mercato azionario cinese hanno registrato un andamento positivo, con segnali di stabilizzazione e un miglioramento del sentiment degli investitori. Il Shanghai Composite ha chiuso la settimana con un incremento dell’ 1,92%, raggiungendo i 3.342 punti, mentre il Shenzhen Component ha mostrato una crescita ancora più marcata, con un aumento del 2,29%, attestandosi a 10.126 punti. Anche l’indice CSI 300, che raccoglie le principali società quotate in Cina, ha registrato un lieve rialzo dello 0,17%, chiudendo a 3.846,16 punti. Nel frattempo, l’indice Shanghai 50, composto dalle maggiori aziende cinesi, ha guadagnato lo 0,17%, chiudendo a 2.684,01 punti. Infine, l’indice Hang Seng di Hong Kong ha segnato un aumento dello 0,40%, chiudendo a 22.867,74 punti, sostenuto dai guadagni nel settore tecnologico e dalle dichiarazioni del governo cinese sulla possibilità di riaprire i negoziati commerciali con gli Stati Uniti.
SHANGHAI COMPOSITE INDEX :
CSI 300 INDEX :
La settimana appena conclusa ha visto i mercati azionari cinesi registrare un significativo recupero, trainati principalmente da due fattori determinanti: l’annuncio di imminenti colloqui commerciali con gli Stati Uniti e un deciso intervento espansivo da parte della banca centrale cinese. Questi sviluppi hanno segnato un’importante inversione di tendenza dopo le recenti pressioni sul mercato dovute all’escalation delle tensioni commerciali con Washington.
I mercati cinesi hanno iniziato la settimana con slancio positivo in seguito alla notizia che funzionari statunitensi e cinesi si sarebbero recati in Svizzera per colloqui commerciali durante il fine settimana. Questo annuncio ha immediatamente acceso la speranza di una possibile de-escalation nelle tensioni commerciali tra le due maggiori economie mondiali, un fattore che aveva pesato significativamente sui mercati asiatici nelle settimane precedenti.
L’ottimismo è stato ulteriormente rafforzato mercoledì, quando la People’s Bank of China (PBOC) ha sorpreso i mercati con una serie di misure accomodanti. La banca centrale ha ridotto il tasso di riacquisto inverso a sette giorni all’1,4% dall’1,5% e ha tagliato il coefficiente di riserva obbligatoria di mezzo punto percentuale, una mossa che, secondo il governatore della banca centrale, libererà circa 1 trilione di yuan di liquidità a lungo termine nell’economia. La PBOC ha inoltre annunciato altre misure di allentamento, tra cui tagli dei tassi su una serie di strumenti di rifinanziamento e prestiti per le banche politiche.
Queste misure hanno riflesso gli sforzi crescenti della Cina per proteggere la propria economia dopo che l’amministrazione Trump ha dichiarato che avrebbe aumentato i dazi sulla maggior parte delle merci cinesi al 145%. Un intervento così deciso da parte delle autorità monetarie cinesi evidenzia la serietà con cui Pechino sta affrontando la minaccia rappresentata dalle nuove barriere tariffarie americane, dimostrando la determinazione a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per mitigarne l’impatto.
Venerdì, la Cina ha riferito che le esportazioni verso altri paesi sono aumentate dell’8,1% in aprile, un dato superiore alle aspettative ma in calo rispetto al +12% di marzo. Le spedizioni destinate agli Stati Uniti sono crollate del 21% rispetto all’anno precedente, dopo che Washington ha imposto l’aumento dei dazi all’inizio di aprile. Tuttavia, le esportazioni verso l’India, i paesi del Sud-Est asiatico e l’Unione Europea sono aumentate notevolmente, dimostrando la capacità delle aziende cinesi di compensare il calo delle vendite negli Stati Uniti con vendite verso altri mercati. Questa rapida diversificazione geografica rappresenta una strategia chiave per l’economia cinese nel tentativo di contenere i danni derivanti dalle tensioni commerciali con gli USA.
I colloqui commerciali, che vedono il Vice Premier cinese He Lifeng e il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent alla guida delle rispettive delegazioni, sono programmati per iniziare sabato a Ginevra e durare due giorni. I dazi statunitensi nella loro forma attuale potrebbero probabilmente causare uno shock alle esportazioni cinesi e alla fiducia economica. Tuttavia, sono anche del parere che Pechino dovrebbe avere la capacità finanziaria per ridurne l’impatto attraverso stimoli fiscali, che il governo centrale potrebbe implementare in fasi successive mentre valuta il costo economico dei dazi.
Guardando alla settimana che sta per iniziare, l’attenzione degli investitori sarà inevitabilmente concentrata sull’esito dei colloqui commerciali di Ginevra. L’andamento dei mercati azionari cinesi dipenderà in larga misura dai segnali che emergeranno da questi incontri ad alto livello. Un tono costruttivo e aperture al dialogo potrebbero catalizzare un ulteriore rally dei mercati, mentre indicazioni di stallo o inasprimento delle posizioni potrebbero innescare nuove pressioni di vendita.
Il secondo fattore chiave da monitorare sarà l’effetto concreto delle misure di stimolo annunciate dalla PBOC. I mercati valuteranno attentamente se l’iniezione di liquidità e i tagli dei tassi riusciranno a sostenere efficacemente l’economia reale e a stimolare la domanda interna. I dati sul credito bancario e sugli investimenti che verranno pubblicati nella prossima settimana forniranno indizi preziosi sull’efficacia immediata di queste politiche.
La capacità delle aziende cinesi di continuare a diversificare le proprie esportazioni rappresenta un altro elemento cruciale per le prospettive di mercato. Il successo dimostrato nell’aumentare le vendite verso mercati alternativi come l’India, il Sud-Est asiatico e l’Unione Europea suggerisce una notevole resilienza dell’apparato produttivo cinese. Se questa tendenza dovesse confermarsi, potrebbe significativamente attenuare l’impatto negativo dei dazi americani, sostenendo i titoli delle aziende orientate all’esportazione.
Sul fronte della politica economica, mi aspetto che nelle prossime settimane il governo cinese possa annunciare ulteriori misure di stimolo fiscale per complementare l’allentamento monetario già in atto. Questi potrebbero includere agevolazioni fiscali per le imprese, accelerazione degli investimenti infrastrutturali e incentivi per i consumi interni. L’eventuale annuncio di tali misure potrebbe fornire un ulteriore impulso positivo ai mercati azionari, in particolare nei settori legati alle infrastrutture, ai consumi e alla tecnologia.
Per quanto riguarda i settori specifici, ritengo che le azioni legate alle nuove infrastrutture (come 5G, intelligenza artificiale, data center) e quelle orientate al mercato interno potrebbero sovraperformare nella settimana entrante, beneficiando sia delle misure di stimolo che della minore esposizione alle tensioni commerciali. Al contrario, le aziende con significativa dipendenza dal mercato statunitense potrebbero continuare a mostrare volatilità, con la loro performance strettamente legata agli sviluppi dei colloqui di Ginevra.
Le valutazioni attuali di molte blue chip cinesi, che hanno sofferto significativamente negli ultimi mesi a causa delle tensioni geopolitiche, potrebbero offrire punti di ingresso interessanti per investitori con orizzonte temporale medio-lungo. Tuttavia, data l’elevata incertezza del contesto attuale, una strategia di diversificazione e un approccio graduale agli investimenti rimangono consigliabili.
In conclusione, la settimana che sta per iniziare sarà cruciale per definire la direzione dei mercati azionari cinesi nel medio termine. L’esito dei colloqui commerciali con gli Stati Uniti e l’efficacia delle misure di stimolo economico rappresenteranno i fattori determinanti. In questo scenario complesso, gli investitori farebbero bene a mantenere un atteggiamento vigile e flessibile, pronti ad adattare le proprie strategie in base all’evoluzione del quadro macroeconomico e geopolitico.
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