Europa
Durante la settimana dal 4 all’8 novembre 2024, i principali indici azionari europei hanno mostrato performance miste, influenzate da incertezze economiche globali e dati macroeconomici.
Il STOXX Europe 600, indice rappresentativo del mercato azionario europeo, ha chiuso la settimana con un leggero rialzo dello 0,2%. Questo modesto aumento riflette la resilienza del mercato, nonostante preoccupazioni riguardo alla crescita economica e alla politica monetaria globale.
In Italia, l’indice FTSE MIB ha registrato una performance positiva, guadagnando l’1,1% nell’arco della settimana. Questo risultato è stato in parte sostenuto dalle aspettative di una ripresa nelle principali aziende italiane e da un aumento della fiducia degli investitori, spinta anche da dati economici migliori del previsto.
Il DAX tedesco, invece, ha subito un calo dello 0,3%, influenzato dalla situazione politica interna, inclusi sviluppi nel governo tedesco che hanno aumentato l’incertezza tra gli investitori. Inoltre, il rallentamento dell’attività industriale in Germania ha contribuito a una maggiore cautela nel mercato.
Anche il CAC 40 francese ha chiuso la settimana in terreno negativo, con una perdita dello 0,5%. L’indice è stato appesantito da risultati misti delle aziende francesi e da preoccupazioni sull’andamento economico generale della zona euro, in particolare nel settore manifatturiero.
Infine, l’indice FTSE 100 britannico ha chiuso la settimana pressoché invariato, con un aumento marginale dello 0,1%. Gli investitori britannici si sono mostrati cauti, soprattutto a causa delle incertezze legate alla politica monetaria della Banca d’Inghilterra e alle sfide economiche locali.
Questi movimenti riflettono una settimana in cui gli investitori europei hanno reagito con cautela a fattori economici e politici interni e globali, bilanciando segnali positivi con rischi persistenti nel contesto economico.
La settimana ha portato una serie di eventi economici e politici che hanno influenzato in modo significativo il mercato azionario europeo. La decisione della Banca d’Inghilterra di ridurre i tassi d’interesse per la seconda volta nell’anno, portandoli al 4,75%, ha segnalato un importante passo verso una politica monetaria più accomodante, con l’inflazione in calo. Il governatore Andrew Bailey ha suggerito ulteriori riduzioni graduali, una mossa che ha incoraggiato gli investitori sul fronte britannico, spingendo l’indice FTSE 100 a una stabilità complessiva nonostante le preoccupazioni economiche globali.
In Svezia, la Riksbank ha abbassato il tasso di mezzo punto percentuale al 2,75%, cercando di stimolare un’economia in rallentamento e sostenere la domanda interna. La banca centrale ha indicato la possibilità di ulteriori tagli nei prossimi mesi, segnale che potrebbe spingere i mercati a una reazione positiva. Al contrario, la banca centrale norvegese ha scelto di mantenere il proprio tasso di riferimento fermo al 4,5%, un approccio cautelativo che riflette la stabilità dell’economia norvegese rispetto a quella svedese e britannica.
Un altro fattore rilevante per gli investitori è stato il report del PMI composito dell’Eurozona. Il PMI è stato rivisto al rialzo a 50 per ottobre, suggerendo stagnazione ma allontanando il timore di una recessione immediata. Il settore manifatturiero ha mostrato un rallentamento meno marcato, mentre i servizi hanno segnato una lieve crescita. Tuttavia, la fiducia delle aziende ha toccato i minimi dell’anno, un elemento che potrebbe frenare l’attività di investimento e di crescita aziendale nei prossimi mesi. Questi segnali contrastanti hanno influenzato lo STOXX Europe 600, che ha visto una settimana di fluttuazioni mentre gli investitori valutavano i segnali di stabilizzazione economica.
In Germania, l’instabilità politica ha aggiunto ulteriori preoccupazioni. Il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato un voto di fiducia previsto per gennaio, dopo aver licenziato il ministro delle Finanze Christian Lindner a causa di disaccordi sulle spese pubbliche. La coalizione di governo si è praticamente disgregata, e le richieste di elezioni anticipate da parte dell’opposizione e di vari leader aziendali hanno sollevato interrogativi sulla capacità della Germania di mantenere una rotta economica stabile. Questa incertezza politica ha pesato sul DAX tedesco, che ha chiuso la settimana in territorio negativo, rispecchiando le preoccupazioni degli investitori per la possibile instabilità politica e le ripercussioni sul cuore economico dell’Europa.
L’indice CAC 40 francese ha avuto una performance simile, influenzato dalle notizie di stagnazione economica e dai dati misti sull’Eurozona. Anche il FTSE MIB italiano ha mostrato fluttuazioni, risentendo dell’instabilità tedesca e dei dati economici dell’Eurozona, benché l’ottimismo generato dal miglioramento del PMI abbia sostenuto un certo grado di fiducia negli investitori italiani.
Nel complesso, la settimana ha visto gli investitori europei reagire a un mix di notizie positive, come il calo dei tassi in Regno Unito e Svezia, e sviluppi preoccupanti, come le incertezze politiche in Germania e le sfide per la fiducia aziendale. Questo contesto ha contribuito a un andamento misto degli indici, con alcuni segnali positivi ma un generale sentiment di cautela dovuto alle sfide macroeconomiche e alle pressioni politiche.
Stati Uniti
Nella settimana dal 4 all’8 novembre 2024, i principali indici azionari statunitensi hanno mostrato movimenti variabili a causa delle tensioni economiche e delle incertezze elettorali. Il Dow Jones Industrial Average ha chiuso in calo, segnando un ribasso dell’1,2% per la settimana, influenzato dalla debolezza in alcuni settori industriali. L’S&P 500 ha perso circa lo 0,8%, con settori come la chimica e l’agricoltura, rappresentati da aziende come Celanese e Archer-Daniels-Midland, che hanno deluso con i loro risultati trimestrali. Nel frattempo, il Nasdaq Composite è salito leggermente dello 0,5%, grazie soprattutto alla buona performance dei titoli tecnologici, con aziende come GlobalFoundries che hanno beneficiato di guadagni superiori alle aspettative, spingendo il settore dei semiconduttori. Tuttavia, le oscillazioni riflettono la cautela del mercato, influenzato dall’incertezza sui dati macroeconomici e dai timori legati a potenziali rialzi dei tassi.
Il mercato azionario statunitense è stato influenzato da sviluppi sia economici che politici di grande rilievo. Donald Trump ha annunciato piani per limitare l’immigrazione e aumentare i dazi, misure che potrebbero incrementare l’inflazione, ma che andranno valutate con attenzione in base a modalità e tempistiche di implementazione. Gli investitori hanno interpretato le sue dichiarazioni come un possibile segnale di aumento dei prezzi, anche se si prevede che un dollaro più forte e una potenziale riduzione delle tasse potrebbero attenuare tali effetti inflazionistici. Le aspettative di deregolamentazione, inoltre, hanno stimolato l’ottimismo riguardo a un clima economico più favorevole per le imprese, specialmente nei settori industriale ed energetico.
Nel frattempo, la Federal Reserve ha optato per un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base, portandoli al livello più basso da mesi, confermando un approccio di allentamento monetario per sostenere l’economia. Jerome Powell, presidente della Fed, ha ribadito che la banca centrale manterrà l’indipendenza dalla politica elettorale, indicando che i futuri interventi saranno guidati dai dati economici piuttosto che dalle pressioni politiche. Powell ha rifiutato di commentare le implicazioni fiscali delle elezioni, chiarendo che ogni ulteriore decisione verrà presa man mano che le misure economiche verranno annunciate, dando così un segnale di continuità e stabilità alle politiche monetarie della Fed. La decisione di tagliare i tassi ha portato a una discesa dei rendimenti dei Treasury, con flessioni nei rendimenti a medio e lungo termine, sebbene i rendimenti a breve termine abbiano mostrato un lieve rialzo iniziale a causa delle incertezze legate ai risultati elettorali.
Un ulteriore elemento di stabilità è giunto dall’Institute for Supply Management (ISM), che martedì ha pubblicato l’indice dell’attività del settore dei servizi di ottobre, registrando un risultato sorprendentemente alto di 56,0, ben al di sopra delle aspettative. Questo dato ha segnato la miglior lettura da agosto 2022, indicando una solida espansione nel settore dei servizi e confermando che, nonostante il contesto globale difficile, l’economia statunitense mostra ancora segni di resilienza. L’aumento dell’indice ISM ha coinciso con un allentamento delle pressioni sui prezzi, suggerendo che il settore dei servizi stia beneficiando di una crescita stabile senza subire un eccessivo aumento dei costi. L’assenza di effetti significativi derivanti dalle recenti condizioni meteorologiche avverse ha rassicurato ulteriormente gli investitori, mostrando che l’economia ha saputo gestire in modo efficace anche le sfide temporanee.
Nel complesso, questa combinazione di elementi economici e politici ha creato un contesto misto per gli investitori. Da un lato, le aspettative di un’economia supportata da politiche fiscali favorevoli e deregolamentazione stimolano l’ottimismo, mentre, dall’altro, le preoccupazioni per le possibili pressioni inflazionistiche e l’incertezza sugli sviluppi politici continuano a tenere gli investitori in una posizione di cautela. I movimenti nei rendimenti dei Treasury riflettono questa dualità, con i rendimenti a breve termine che inizialmente sono aumentati per poi stabilizzarsi grazie al taglio dei tassi, mostrando un’attenzione del mercato verso la sostenibilità della crescita economica e l’orientamento della Fed nei mesi a venire.
Cina
Nella settimana dal 4 all’8 novembre 2024, i principali indici del mercato azionario cinese hanno mostrato una performance mista, riflettendo sia preoccupazioni interne che segnali di stabilizzazione economica. Lo Shanghai Composite ha registrato una crescita dello 0,7%, sostenuto dall’incremento delle esportazioni e da una moderata ripresa del settore manifatturiero. Tuttavia, l’indice Hang Seng di Hong Kong ha chiuso la settimana in leggero calo dello 0,4%, influenzato dalla volatilità del settore tecnologico. Nel complesso, il mercato cinese continua a mostrare segni di incertezza, con gli investitori attenti ai dati economici e alle prospettive di crescita per il 2025.
Il mercato azionario cinese ha reagito a una serie di sviluppi economici significativi. Il principale evento è stato l’annuncio del programma di rifinanziamento del debito da RMB 10 trilioni da parte del comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo, un passo cruciale per affrontare l’enorme carico di debito dei governi locali, considerato un rischio economico e finanziario. La soglia di debito per le amministrazioni locali è stata alzata a RMB 35,52 trilioni, segnando la prima modifica a metà anno dal 2015. Il ministro delle Finanze Lan Fo’an ha anche promesso una politica fiscale più aggressiva per sostenere la crescita nel 2025, sebbene i dettagli non siano stati ancora rivelati, lasciando spazio a speculazioni sulle prossime mosse di Pechino.
Dal punto di vista commerciale, i dati di ottobre hanno mostrato una crescita superiore alle attese per le esportazioni, aumentate del 12,7% rispetto all’anno precedente, una ripresa marcata rispetto al 2,4% di settembre e il tasso più alto da luglio 2022. Questo miglioramento è stato in gran parte attribuito a condizioni meteorologiche favorevoli e a sconti significativi sui beni cinesi. Tuttavia, le importazioni sono calate del 2,3%, segnando un rallentamento rispetto al mese precedente. Di conseguenza, l’eccedenza commerciale della Cina è aumentata a 95,72 miliardi di dollari. Nonostante questi dati positivi, gli analisti hanno avvertito che l’outlook per le esportazioni potrebbe diventare più incerto con il possibile ritorno di barriere commerciali quando Trump assumerà nuovamente la presidenza degli Stati Uniti nel 2025, riaccendendo il rischio di tensioni commerciali.
Nel complesso, questi sviluppi hanno influenzato il sentiment degli investitori, generando ottimismo per il sostegno fiscale atteso, ma anche cautela per le incertezze future sulle esportazioni.
