Europa

Durante la settimana dal 28 aprile al 2 maggio 2025, i mercati azionari europei hanno registrato una performance generalmente positiva, con alcuni indici che hanno segnato guadagni significativi. Il STOXX Europe 600 ha chiuso la settimana con un rialzo del 3,07% , raggiungendo i 536,43 punti , segnando la terza settimana consecutiva di crescita e il più grande guadagno su tre settimane dal novembre 2020. In Italia, il FTSE MIB ha mostrato una solida crescita, chiudendo a 38.327,94 punti , con un incremento dell’ 1,92% , sostenuto dai guadagni nei settori bancario e industriale.

Il DAX tedesco ha continuato la sua tendenza rialzista, raggiungendo i 22.496,98 punti , con un aumento moderato rispetto alla settimana precedente, mentre gli investitori hanno reagito positivamente ai segnali di ripresa economica in Germania. Il CAC 40 francese ha chiuso la settimana a 7.593,87 punti , con un incremento del 2,89% , beneficiando della forza dei titoli del lusso e tecnologici. Infine, il FTSE 100 inglese ha registrato un rialzo dell’ 1,38% , chiudendo a 8.613,76 punti , sostenuto dai guadagni nel settore energetico e finanziario.

FTSE MIB INDEX :
DAX INDEX :
CAC INDEX :
FTSE UK INDEX :

La settimana appena conclusa ha riservato diverse sorprese per gli investitori dei mercati azionari europei, con un mix di dati macroeconomici positivi che hanno contrastato con l’incertezza geopolitica legata alle recenti tensioni commerciali internazionali.

Il dato più rilevante della settimana è stato senza dubbio la pubblicazione dei dati sulla crescita economica dell’eurozona nel primo trimestre 2025. L’economia europea ha mostrato una resilienza superiore alle aspettative, registrando un’accelerazione della crescita allo 0,4% rispetto allo 0,2% del trimestre precedente, un dato che ha sorpreso gli analisti che prevedevano una crescita stabile al 0,2%.

Particolarmente significative sono state le performance di Spagna e Italia, con una crescita rispettivamente dello 0,6% e dello 0,3%, entrambe al di sopra delle previsioni. Anche Germania e Francia, dopo un periodo di difficoltà, sono tornate a registrare una crescita, seppur modesta. Un caso a parte è rappresentato dall’Irlanda, dove l’attività economica è balzata del 3,2%, influenzata dalle operazioni delle grandi multinazionali americane presenti nel paese.

Sul fronte dell’inflazione, il dato è rimasto stabile al 2,2% in aprile, un valore superiore alle attese degli economisti. La componente core, che esclude i prezzi volatili di energia e alimentari, è invece salita al 2,7% dal precedente 2,4%, segnalando pressioni inflazionistiche ancora presenti nell’economia europea.

Nonostante i dati economici incoraggianti, la settimana è stata caratterizzata da un clima di crescente incertezza a seguito dell’annuncio dei dazi reciproci da parte degli Stati Uniti lo scorso 2 aprile. Le nuove tariffe doganali americane, che prevedono un dazio base del 10% su tutte le importazioni e un 20% specifico per i prodotti provenienti dall’Unione Europea, stanno già avendo ripercussioni sulla fiducia di imprese e consumatori.

L’indicatore di fiducia economica della Commissione Europea è sceso a 93,6 in aprile, toccando il livello più basso da dicembre. Parallelamente, l’indicatore del sentiment dei consumatori è rimasto in territorio negativo a -16,7, con i rispondenti che hanno espresso maggiore pessimismo sulle prospettive economiche e minore propensione a effettuare acquisti importanti.

Le principali borse europee hanno chiuso la settimana con variazioni frazionali, mostrando una certa nervosità. Il FTSEMib italiano ha terminato la giornata del 2 maggio in calo dello 0,38%, dopo essere oscillato durante la settimana. Il settore bancario è rimasto sotto i riflettori con performance contrastanti: UniCredit ha guadagnato il 3,24%, così come Monte dei Paschi di Siena (+2,2%) e BPER Banca (+2,47%).

Particolarmente brillanti sono state le sedute per Interpump (+5,19%), Leonardo (+5,13%) e Prysmian (+6,3%), mentre il comparto delle utilities ha mostrato segni di debolezza, con Terna in ribasso dell’1,28%.

Anche il Regno Unito ha mostrato segnali di rallentamento, con il mercato immobiliare che ha perso momentum. L’indice dei prezzi delle case della Nationwide Building Society è sceso dello 0,6% su base mensile in aprile, con una domanda in calo da parte degli acquirenti di prima casa dopo la fine di uno sconto fiscale sugli acquisti immobiliari. La Banca d’Inghilterra ha inoltre comunicato che le nuove approvazioni di mutui sono diminuite per il terzo mese consecutivo a marzo.

Il sentiment delle imprese britanniche ha subito un deterioramento in aprile a causa delle preoccupazioni sull’impatto dei dazi statunitensi e sui maggiori costi occupazionali. Il barometro aziendale di Lloyds Bank, una misura della fiducia delle aziende, è sceso di 10 punti al 39%, il livello più basso da gennaio.

 

Guardando alla prossima settimana, diversi fattori potrebbero influenzare l’andamento dei mercati europei.

In primo luogo, l’attenzione sarà rivolta alle possibili contromisure europee ai dazi americani. La Commissione Europea ha preparato un “piano solido” di risposta, che potrebbe includere dazi di ritorsione su prodotti americani selezionati. Si prevede un voto su queste misure il 9 maggio, e questo potrebbe generare ulteriore volatilità sui mercati.

Secondariamente, sarà cruciale monitorare l’evoluzione delle trattative tra UE e USA. Il clima nei confronti delle nuove misure protezionistiche rimane teso, ma entrambe le parti hanno mostrato apertura alla possibilità di negoziati. L’eventuale disponibilità a trovare un accordo potrebbe allentare le tensioni e fornire supporto ai mercati.

Sul fronte macroeconomico, gli investitori guarderanno con attenzione ai prossimi dati sulla produzione industriale europea, un settore particolarmente esposto alle tensioni commerciali. I dati recenti mostrano una situazione già fragile, con un calo della produzione industriale tedesca superiore al 10% rispetto ai livelli pre-pandemia, e diminuzioni del 5% circa per Francia e Italia.

Un elemento positivo potrebbe venire dalla diminuzione dei prezzi dell’energia, con il prezzo del gas in Europa (TTF) sceso a 37 €/mwh in media in aprile, da 50 a febbraio, pur restando ben al di sopra dei livelli del 2019. Anche l’elettricità ha seguito un andamento simile, con il PUN calato a 108 €/mwh da 150. Questa tendenza potrebbe alleviare le pressioni sui costi per le aziende europee.

Infine, gli investitori dovrebbero prestare particolare attenzione ai settori più esposti al mercato americano. Per l’Italia, le esportazioni di macchinari e veicoli verso gli Stati Uniti valgono quasi 24 miliardi di euro, e i settori dell’automotive e del manifatturiero in generale potrebbero risentire maggiormente degli effetti dei dazi.

Stati Uniti

I mercati azionari statunitensi hanno mostrato un andamento misto, con alcuni indici che hanno registrato guadagni moderati mentre altri hanno chiuso in lieve flessione. L’S&P 500 ha chiuso la settimana con un incremento dello 0,1% , raggiungendo i 5.528,75 punti . Il Dow Jones Industrial Average ha registrato una crescita dello 0,3% , chiudendo a 40.227,59 punti. Al contrario, il Nasdaq Composite ha subito una leggera flessione dello 0,1% , terminando la settimana a 17.366,13 punti .

Nel complesso, il mercato ha attraversato una fase di relativa stabilità, con gli investitori che hanno reagito con cautela ai dati economici e agli utili aziendali pubblicati nel corso della settimana.

NASDAQ COMPOSITE :
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE :
S&P 500 INDEX :

La settimana appena conclusa ha visto Wall Street oscillare tra ottimismo per la distensione delle tensioni commerciali e preoccupazione per i dati economici contrastanti, in un contesto di alta volatilità che continua a caratterizzare i mercati finanziari americani.

L’inizio della settimana è stato caratterizzato da un clima positivo, in continuità con l’ottimismo che aveva dominato la settimana precedente. Il presidente Donald Trump ha annunciato un allentamento di alcune delle misure protezionistiche precedentemente imposte, revocando parte dei dazi su automobili e componenti auto. Contemporaneamente, il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha dichiarato che un importante accordo commerciale sarebbe in fase di finalizzazione, alimentando ulteriormente la fiducia degli investitori.

Queste notizie hanno risollevato il morale del mercato, che da mesi è preoccupato per l’impatto potenziale delle politiche commerciali restrittive sull’economia globale. Gli investitori sembrano scommettere sulla capacità delle aziende americane di adattarsi al nuovo scenario commerciale, anche in presenza di un rallentamento della crescita economica.

Nel corso della settimana, l’attenzione si è spostata sui risultati aziendali, con le società che rappresentano circa il 40% della capitalizzazione dell’indice S&P 500 che hanno pubblicato i loro risultati del primo trimestre. Particolarmente attesi erano i rapporti di quattro delle cosiddette “Magnificent Seven”, il gruppo di giganti tecnologici che ha trainato gran parte della crescita del mercato nell’ultimo anno.

Queste società (che includono Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon, Nvidia, Tesla e Meta) hanno mostrato una notevole resilienza nonostante le sfide macroeconomiche. Sebbene numerose aziende abbiano discusso della limitata visibilità sulle previsioni future, principalmente a causa dell’incertezza delle politiche commerciali, il sentiment è rimasto generalmente positivo. Gli investitori sembrano disposti a scommettere che le imprese saranno in grado di superare il rallentamento della crescita economica e le perturbazioni causate dai dazi.

Il calendario economico della settimana ha presentato un quadro misto della salute dell’economia americana. Sul fronte negativo, l’Ufficio di Statistica del Lavoro (BLS) ha riportato martedì che le offerte di lavoro sono scese a 7,2 milioni in marzo, in calo rispetto ai 7,5 milioni di febbraio e al livello più basso da settembre, suggerendo un possibile raffreddamento della domanda di lavoratori in un contesto di elevata incertezza economica.

Mercoledì, la società di elaborazione delle buste paga ADP ha riferito che i posti di lavoro nel settore privato sono aumentati di soli 62.000 unità in aprile, un forte calo rispetto ai 147.000 (rivisti al ribasso) di marzo.

Ma il dato più preoccupante è arrivato mercoledì, quando l’Ufficio di Analisi Economica (BEA) ha rilasciato la sua stima preliminare dell’attività economica del primo trimestre, indicando che l’economia statunitense si è contratta a un tasso annualizzato dello 0,3%, la prima lettura negativa dal 2022. Questa contrazione è stata attribuita dal BEA a “un aumento delle importazioni, un rallentamento della spesa dei consumatori e una diminuzione della spesa pubblica”. Il forte aumento delle importazioni durante il primo trimestre suggerisce che le aziende hanno accelerato gli acquisti in previsione dei dazi dell’amministrazione Trump, la maggior parte dei quali è entrata in vigore all’inizio di aprile.

A controbilanciare questi dati negativi, il rapporto sull’occupazione di venerdì del BLS ha sorpreso positivamente, con i datori di lavoro che hanno aggiunto 177.000 posti di lavoro in aprile, in leggero calo rispetto a marzo ma ben oltre le stime di 135.000. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,2%, mentre i salari orari medi sono aumentati di un moderato 0,2% rispetto al mese precedente. Questo rapporto, migliore del previsto, è stato ben accolto e ha contribuito a far salire le azioni venerdì mattina.

In notizie più positive, il BEA ha riferito che il suo Indice dei Prezzi delle Spese per Consumi Personali (PCE) – la misura preferita dell’inflazione dalla Federal Reserve – è rimasto invariato su base mensile a marzo, mentre la spesa dei consumatori è aumentata dello 0,7%. Il rapporto suggerisce che l’economia era in una condizione relativamente buona alla fine del primo trimestre, con un raffreddamento dell’inflazione e una spesa dei consumatori resiliente; tuttavia, i dati non riflettono gli impatti della maggior parte delle recenti misure tariffarie dell’amministrazione Trump.

I Treasury statunitensi hanno oscillato durante la settimana in risposta alla serie di dati economici. I rendimenti sulla maggior parte delle scadenze sono stati generalmente più bassi fino a giovedì, ma la maggior parte è aumentata venerdì a seguito del rapporto sull’occupazione migliore del previsto.

 

Guardando alla prossima settimana, gli investitori dovranno navigare in un contesto caratterizzato da segnali economici contrastanti. Da un lato, il dato negativo sul PIL del primo trimestre suggerisce che l’economia americana potrebbe essere più vulnerabile di quanto precedentemente ritenuto. Dall’altro, i dati sull’occupazione indicano una persistente forza nel mercato del lavoro, che potrebbe sostenere la spesa dei consumatori e, di conseguenza, la crescita economica.

La chiave sarà capire se la contrazione del primo trimestre rappresenta un vero punto di svolta per l’economia o semplicemente un rallentamento temporaneo dovuto a fattori transitori come l’accelerazione delle importazioni in vista dei dazi. Gli investitori saranno particolarmente attenti a qualsiasi indicazione da parte della Federal Reserve sulla sua interpretazione di questi dati e sulle implicazioni per la politica monetaria futura.

Il focus si sposterà probabilmente anche sull’evoluzione delle tensioni commerciali. Se i segnali di distensione visti all’inizio della settimana si consolideranno, potremmo assistere a un ulteriore recupero del mercato azionario. Viceversa, qualsiasi inasprimento della retorica o nuove misure restrittive potrebbero innescare nuove vendite.

Per quanto riguarda i titoli da monitorare, le “Magnificent Seven” continueranno probabilmente a essere protagoniste. Tuttavia, potremmo assistere a una maggiore differenziazione all’interno del gruppo, con gli investitori che potrebbero premiare le aziende in grado di mostrare una minore esposizione alle tensioni commerciali e/o una maggiore capacità di adattamento al nuovo contesto.

In particolare, i titoli orientati al mercato interno potrebbero sovraperformare rispetto a quelli con significative esposizioni internazionali, specialmente in Cina. Allo stesso tempo, le aziende con catene di approvvigionamento già diversificate e meno dipendenti da fornitori nei paesi target dei dazi potrebbero rivelarsi più resilienti.

Infine, con i dazi che potrebbero esercitare pressioni al rialzo sui prezzi, i titoli in grado di trasferire facilmente gli aumenti dei costi ai consumatori senza significative perdite di volumi potrebbero trovarsi in una posizione vantaggiosa.

Cina

I principali indici del mercato azionario cinese hanno mostrato un andamento misto, con alcuni segnali di stabilizzazione ma anche persistenti incertezze legate alle tensioni commerciali globali. Il Shanghai Composite ha registrato una lieve flessione dello 0,23% , chiudendo a 3.279,03 punti , mentre il CSI 300 , che raccoglie le principali società quotate in Cina, ha mostrato una variazione quasi impercettibile, con un calo dello 0,12% , chiudendo a 3.770,57 punti . L’indice Shanghai 50 , composto dalle maggiori aziende cinesi, ha registrato una perdita dello 0,47% , chiudendo a 2.633,16 punti . Nel frattempo, l’indice Hang Seng di Hong Kong ha segnato un aumento più marcato dell’ 2,46% , chiudendo a 22.663 punti , trainato dai guadagni nel settore tecnologico e dalle dichiarazioni del governo cinese sulla possibilità di riaprire i negoziati commerciali con gli Stati Uniti.

SHANGHAI COMPOSITE INDEX :
CSI 300 INDEX :

La settimana appena conclusa ha visto il mercato azionario cinese oscillare tra segnali di apertura al dialogo con gli Stati Uniti e dati economici contrastanti, offrendo agli investitori uno scenario complesso ma con spiragli di ottimismo.

Il dato più rilevante della settimana è arrivato venerdì quando il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato di star valutando la possibilità di avviare colloqui commerciali con Washington, segnalando un potenziale allentamento nelle tensioni della guerra commerciale innescata dagli Stati Uniti. “Gli Stati Uniti hanno recentemente inviato messaggi alla Cina attraverso canali rilevanti, esprimendo la speranza di avviare colloqui con la Cina”, ha affermato il ministero in una dichiarazione. “La Cina sta attualmente valutando questa proposta”.

Questa apertura al dialogo fa seguito a notizie secondo cui Pechino avrebbe iniziato a esentare alcuni prodotti americani dai dazi che coprono circa 40 miliardi di dollari di importazioni. Sebbene l’elenco dei prodotti esentati, che include farmaci e prodotti chimici industriali, sia stato fatto circolare tra operatori e aziende nell’ultima settimana, non è stato ancora ufficialmente confermato dalle autorità cinesi.

Gli analisti vedono in queste mosse un cambiamento tattico nella strategia cinese, che potrebbe portare a una de-escalation delle tensioni commerciali, soprattutto alla luce dell’impatto significativo che i dazi statunitensi, saliti al 145% su gran parte delle merci cinesi ad aprile, stanno avendo sull’economia del paese.

I segnali positivi sul fronte commerciale sono stati tuttavia controbilanciati dalla pubblicazione di indicatori economici poco incoraggianti. L’indice PMI manifatturiero, pubblicato dall’Ufficio Nazionale di Statistica cinese, è sceso più del previsto ad aprile, raggiungendo quota 49 rispetto al 50,5 di marzo. Questo dato, che segna il peggior livello di contrazione dal dicembre 2023, è particolarmente significativo poiché un valore inferiore a 50 indica una contrazione del settore.

Anche l’indice non manifatturiero, che misura l’attività nei settori delle costruzioni e dei servizi, ha deluso le aspettative, scendendo a 50,4 in aprile dal massimo trimestrale di 50,8 registrato a marzo. Sebbene questo dato rimanga in territorio di espansione, la sua diminuzione suggerisce un rallentamento della crescita nei servizi, un settore che il governo cinese ha cercato di promuovere negli ultimi anni per ridurre la dipendenza dell’economia dalle esportazioni e dagli investimenti.

Questi dati hanno alimentato i timori che l’obiettivo di crescita economica di circa il 5% fissato da Pechino per quest’anno possa essere difficile da raggiungere, soprattutto alla luce della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Gli analisti sottolineano che, sebbene una guerra commerciale con gli USA potrebbe certamente provocare uno shock alle esportazioni cinesi e alla fiducia economica, Pechino dovrebbe avere la capacità finanziaria per ridurne l’impatto e potrebbe implementare stimoli fiscali gradualmente man mano che valuta i costi economici dei dazi.

I principali indici azionari cinesi hanno chiuso la settimana con risultati contrastanti. L’indice Shanghai Composite ha terminato con una leggera contrazione, mentre l’indice di Shenzhen ha mostrato una maggiore volatilità, riflettendo l’incertezza degli investitori di fronte ai dati economici contrastanti e alle notizie sulle trattative commerciali.

Il mercato si è dimostrato particolarmente sensibile alle notizie riguardanti possibili esenzioni dai dazi americani e alla prospettiva di negoziati commerciali, con i titoli delle società più orientate all’export che hanno mostrato significativi guadagni negli ultimi due giorni della settimana. Al contrario, i settori più legati alla domanda interna hanno continuato a mostrare debolezza, riflettendo le preoccupazioni sulla crescita economica interna.

È interessante notare come i mercati offshore, in particolare quello di Hong Kong, abbiano reagito più positivamente alle notizie di possibili colloqui commerciali rispetto ai mercati onshore, evidenziando la maggiore sensibilità degli investitori internazionali alle questioni geopolitiche.

 

Guardando alla prossima settimana, diversi fattori potrebbero influenzare l’andamento dei mercati azionari cinesi.

In primo luogo, gli investitori monitoreranno attentamente qualsiasi sviluppo o dichiarazione ufficiale riguardante i potenziali colloqui commerciali con gli Stati Uniti. La formalizzazione delle trattative o l’annuncio ufficiale di esenzioni dai dazi potrebbero innescare un rally significativo, soprattutto nei settori più orientati all’export.

In secondo luogo, i mercati saranno attenti a ulteriori interventi o dichiarazioni da parte delle autorità cinesi riguardo possibili misure di stimolo economico per contrastare l’impatto dei dazi americani. Pechino ha già accennato alla possibilità di implementare misure fiscali per sostenere l’economia, e qualsiasi annuncio concreto in questa direzione potrebbe supportare il sentiment del mercato.

Sul fronte macroeconomico, la pubblicazione dei dati sulle esportazioni prevista per la prossima settimana sarà particolarmente significativa. Questi dati offriranno una prima indicazione dell’impatto reale dei dazi americani sulle esportazioni cinesi e potrebbero influenzare significativamente le aspettative di crescita economica del paese.

Un altro fattore da monitorare sarà la stabilità dello yuan, che ha mostrato segnali di debolezza nelle ultime settimane. Un ulteriore deprezzamento della valuta cinese potrebbe in parte mitigare l’impatto dei dazi americani rendendo le esportazioni cinesi più competitive, ma potrebbe anche alimentare timori di fughe di capitali e aumentare la pressione sulle riserve valutarie del paese.

Per quanto riguarda i settori da privilegiare, gli analisti suggeriscono cautela sui titoli direttamente esposti al mercato americano, privilegiando invece aziende con una forte presenza nei mercati emergenti e in particolare nell’area ASEAN, dove la Cina sta cercando di diversificare le proprie relazioni commerciali. Anche il settore dei servizi e quello tecnologico, in particolare l’intelligenza artificiale e i veicoli elettrici, potrebbero mostrare maggiore resilienza grazie al sostegno governativo e alla minore esposizione alle dinamiche commerciali globali.

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