Europa
l’ultima settimana di novembre ha visto l’indice paneuropeo STOXX Europe 600 chiudere con un modesto rialzo dello 0,32%, mostrando resilienza nonostante le persistenti incertezze sul fronte dei dazi commerciali statunitensi e sulle prospettive dei tassi di interesse.
A dominare la scena è stata la borsa di Francoforte, con il DAX tedesco che ha brillato segnando un robusto incremento dell’1,57%, distinguendosi nettamente nel panorama continentale. La performance tedesca ha contrastato con l’andamento più debole degli altri principali mercati europei, in particolare con Piazza Affari, dove il FTSE MIB ha registrato una flessione dello 0,70%. Anche Parigi ha chiuso in territorio negativo, con il CAC 40 che ha ceduto lo 0,29%.
Oltre Manica, il mercato britannico ha mostrato una maggiore tenuta: il FTSE 100 è riuscito a mantenersi in territorio positivo con un modesto guadagno dello 0,24%. Questa divergenza nelle performance riflette le differenti dinamiche economiche nazionali e la diversa sensibilità dei vari mercati alle tensioni commerciali internazionali che hanno caratterizzato questa ultima settimana di novembre 2024.
La settimana appena conclusa ha visto l’Europa alle prese con un quadro economico complesso e sfaccettato. L’inflazione nell’Eurozona ha registrato un nuovo aumento, salendo al 2,3% a novembre rispetto al 2,0% di ottobre, secondo le stime preliminari. Questo incremento era tuttavia atteso, poiché i cali dei prezzi energetici dell’anno precedente non sono più inclusi nei tassi annuali. Un segnale più incoraggiante è arrivato dall’inflazione di fondo, che ha mostrato un allentamento inaspettato delle pressioni sottostanti: i prezzi dei servizi sono leggermente calati al 3,9% dal precedente 4,0%, mentre l’inflazione core si è mantenuta stabile al 2,7%. I mercati finanziari continuano a prevedere un taglio dei tassi da parte della BCE il mese prossimo, sebbene l’entità della riduzione rimanga incerta.
La Germania continua a mostrare segnali di difficoltà nell’ultimo trimestre dell’anno. Le vendite al dettaglio di ottobre hanno subito una contrazione dell’1,5% su base mensile, un dato significativamente peggiore rispetto al calo dello 0,5% previsto dagli analisti. Tuttavia, il mercato del lavoro ha dimostrato una certa resilienza a novembre: il numero dei disoccupati è aumentato di 7.000 unità a 2,86 milioni, molto meno dei 20.000 previsti dal consenso, con il tasso di disoccupazione che si è mantenuto stabile al 6,1%.
In Francia, l’instabilità politica si è accentuata con il Primo Ministro Michel Barnier che ha dovuto modificare la proposta di budget 2025, che prevede 60 miliardi di euro di risparmi, abbandonando i piani per aumentare le tasse sull’elettricità dopo che la leader dell’estrema destra Marine Le Pen ha minacciato una mozione di sfiducia che avrebbe potuto far cadere il governo di coalizione.
Nel Regno Unito, le approvazioni dei mutui per l’acquisto di case hanno raggiunto il livello più alto da agosto 2022, secondo i dati della Bank of England. Tuttavia, altri indicatori suggeriscono una persistente debolezza della domanda dei consumatori: la crescita del credito al consumo ha rallentato ai minimi di quasi due anni, mentre l’indagine della Confederation of British Industry ha evidenziato un calo delle vendite al dettaglio più marcato del previsto a novembre, accompagnato dal peggior indice di fiducia del settore retail degli ultimi due anni.
Stati Uniti
La settimana dal 25 al 29 novembre 2024 si è rivelata estremamente positiva per Wall Street, con i principali indici che hanno raggiunto nuovi massimi storici. Il mercato ha mostrato una notevole forza, con il Dow Jones Industrial Average, l’S&P 500 e l’S&P 400 MidCap che hanno tutti toccato nuovi record intraday. Particolarmente significativa è stata la performance del Russell 2000, l’indice delle small cap, che lunedì ha raggiunto quota 2.466,49 punti, superando il precedente massimo stabilito più di tre anni fa.
A influenzare positivamente il sentiment degli investitori sono stati diversi fattori legati sia alla politica interna che a questioni geopolitiche. In particolare, lunedì i mercati hanno accolto con favore la nomina di Scott Bessent come Segretario al Tesoro da parte del presidente eletto Donald Trump. Secondo gli operatori, la scelta di Bessent, esperto gestore di hedge fund, è stata interpretata positivamente dal mercato per la sua mentalità orientata a Wall Street. La sua reputazione di voler dare priorità alla stabilità economica e al controllo dell’inflazione, unita a un approccio misurato sui dazi, ha contribuito a dissipare i timori che potevano esistere riguardo a una scelta più controversa per questa posizione chiave.
La settimana è stata caratterizzata da una serie di eventi significativi per i mercati statunitensi. Un momento chiave è arrivato quando il presidente eletto ha sorpreso i mercati annunciando, attraverso il suo social media Truth Social, l’intenzione di imporre rapidamente dazi del 25% sulle importazioni da Messico e Canada, oltre a un dazio aggiuntivo del 10% sulle importazioni dalla Cina. L’impatto di questo annuncio si è fatto sentire immediatamente il martedì di contrattazioni, colpendo duramente i titoli dei principali costruttori automobilistici: Ford e General Motors hanno subito pesanti perdite, con GM che ha chiuso la giornata in calo dell’8,99%, a causa della loro forte dipendenza dal commercio transfrontaliero con Canada e Messico per componenti e assemblaggio finale.
Tuttavia, il mercato nel suo complesso ha mostrato una notevole resilienza, con l’S&P 500 che ha registrato il settimo rialzo consecutivo, segnando la sua più lunga serie positiva degli ultimi due mesi. A sostenere il sentiment ha contribuito l’annuncio di un accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, inizialmente riportato lunedì e ufficializzato martedì. Questa notizia ha però penalizzato i titoli energetici, con i prezzi del petrolio in calo per la diminuzione dei timori di un’espansione del conflitto che coinvolgesse l’Iran.
Sul fronte macroeconomico, i dati pubblicati mercoledì hanno mostrato un quadro contrastante ma complessivamente positivo. Il reddito personale è aumentato dello 0,6% in ottobre, circa il doppio delle stime di consenso, mentre la spesa personale è cresciuta dello 0,4%, leggermente sopra le attese. Particolarmente sorprendente è stato il dato sulle vendite di case in attesa, che invece del previsto calo hanno registrato un aumento del 2,0%, con una revisione al rialzo del dato di settembre al 7,5%, il maggior incremento degli ultimi due anni.
Il settore manifatturiero ha invece continuato a mostrare segnali di debolezza: gli ordini di beni durevoli sono cresciuti solo dello 0,2% in ottobre, ben al di sotto delle aspettative di consenso che prevedevano un aumento dello 0,5%. Escludendo i beni per la difesa e i trasporti – comunemente considerati come proxy degli investimenti in capitale – gli ordini sono addirittura calati dello 0,2%. Questi dati confermano la persistente dicotomia tra un settore dei consumi che si mantiene robusto e un settore manifatturiero che continua a mostrare segnali di difficoltà.
Cina
Settimana positiva per i mercati azionari cinesi dal 25 al 29 novembre 2024, dove le speranze di un maggiore sostegno governativo hanno più che compensato le preoccupazioni relative ai potenziali aumenti dei dazi negli Stati Uniti. In questo contesto, l’indice Shanghai Composite ha messo a segno una performance convincente, chiudendo con un rialzo dell’1,81%, mentre l’indice CSI 300, che raggruppa le maggiori società quotate di Cina continentale, ha registrato un apprezzamento dell’1,32%. Anche la borsa di Hong Kong ha mostrato un andamento positivo, con l’indice Hang Seng che ha concluso la settimana in rialzo dell’1,01%. La resilienza mostrata dai mercati cinesi suggerisce che gli investitori hanno dato maggior peso alle prospettive di nuovi stimoli da parte di Pechino rispetto ai rischi legati alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, evidenziando una rinnovata fiducia nelle capacità delle autorità cinesi di sostenere l’economia nazionale.
Il panorama finanziario cinese è stato caratterizzato da significative mosse di politica monetaria e importanti dati economici. La People’s Bank of China ha effettuato un’importante operazione di iniezione di liquidità nel sistema bancario, immettendo 900 miliardi di yuan attraverso lo strumento di prestito a medio termine, mantenendo come previsto il tasso di prestito invariato al 2%. Tuttavia, considerando che prestiti per 1,45 trilioni di yuan sono in scadenza il mese successivo, l’operazione ha portato a un prelievo netto di 550 miliardi di yuan dal sistema bancario per novembre.
Secondo quanto riportato da Reuters, la situazione della liquidità potrebbe diventare più tesa verso la fine dell’anno, principalmente a causa di un marcato aumento nell’emissione di bond governativi locali, parte della strategia di Pechino per stimolare l’economia. In questo contesto di liquidità più ristretta e di minacce di ulteriori dazi statunitensi, gli analisti prevedono che il governo implementerà ulteriori politiche per consolidare l’economia nel 2025.
Sul fronte dei dati economici, emergono segnali di un graduale miglioramento: i profitti delle imprese industriali hanno registrato un calo del 10% in ottobre rispetto all’anno precedente, mostrando un significativo recupero rispetto alla contrazione del 27,1% osservata a settembre. Questo rappresenta il terzo calo mensile consecutivo, ma il rallentamento della discesa viene attribuito in parte alle misure di sostegno governative e alla crescita dei profitti nei settori delle attrezzature e dell’industria manifatturiera ad alta tecnologia. Questi dati suggeriscono che le politiche di sostegno all’economia stanno iniziando a dare i primi frutti, sebbene il percorso di ripresa rimanga ancora sfidante.
