Europa
Durante la settimana dal 24 al 28 marzo 2025, gli indici europei hanno mostrato un andamento misto, riflettendo un contesto di incertezza economica e geopolitica. Il STOXX Europe 600 ha registrato una lieve flessione dello 0,44% , chiudendo a 546,31 punti. Questo calo è stato attribuito a preoccupazioni legate alle tensioni commerciali e all’inflazione, che hanno pesato sul sentiment degli investitori.
In Italia, il FTSE MIB ha mostrato una performance positiva, con un guadagno dell’ 1,06% , chiudendo a 39.384,95 punti. Questo risultato è stato trainato principalmente dai titoli bancari e industriali, che hanno beneficiato di dati economici favorevoli e di una maggiore fiducia nel mercato italiano.
Il DAX tedesco , invece, ha subito una leggera flessione dello 0,46% , chiudendo a 22.573,77 punti. Le preoccupazioni per l’aumento dei costi energetici e le tensioni commerciali globali hanno pesato sull’indice, nonostante la resilienza di alcuni settori come quello automobilistico.
Il CAC 40 francese ha registrato un calo dello 0,38% , chiudendo a 7.959,36 punti. Questo ribasso è stato attribuito a prese di profitto e a un sentiment di mercato più cauto, nonostante la buona performance di alcuni titoli del lusso e delle telecomunicazioni.
Infine, il FTSE 100 inglese ha chiuso la settimana con un lieve aumento dello 0,30% , raggiungendo 8.689,59 punti⁽⁵⁾. Questo risultato è stato sostenuto da un rimbalzo nei settori energetico e finanziario, anche se il mercato è rimasto sotto pressione a causa di dati economici contrastanti e di preoccupazioni per una possibile recessione nel Regno Unito.
Nel complesso, la settimana ha evidenziato un panorama eterogeneo, con alcuni mercati che hanno beneficiato di settori specifici, mentre altri hanno risentito delle incertezze macroeconomiche.
FTSE MIB INDEX :
DAX INDEX :
CAC INDEX :
FTSE UK INDEX :
La settimana appena conclusa ha visto il mercato azionario europeo affrontare un percorso tortuoso, caratterizzato inizialmente da un cauto ottimismo rapidamente offuscato da nuove tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Un inizio promettente ha ceduto il passo a significative preoccupazioni dopo l’annuncio di mercoledì da parte del Presidente Trump riguardo l’imposizione di nuovi dazi del 25% su tutte le automobili e i componenti automobilistici importati negli Stati Uniti, misura che entrerà in vigore già dalla prossima settimana. L’applicazione generalizzata di questi dazi rappresenta uno scenario particolarmente sfavorevole per l’Europa, dove si sperava che alcuni paesi potessero beneficiare di esenzioni. Il presidente americano ha successivamente rincarato la dose, minacciando ulteriori dazi qualora l’Unione Europea decidesse di rispondere con contromisure.
Nonostante questa battuta d’arresto sul fronte commerciale, la settimana ha offerto anche elementi di ottimismo sul piano economico e geopolitico. Il settore privato dell’eurozona ha registrato un’espansione per il terzo mese consecutivo a marzo. Con il settore dei servizi già in territorio positivo, la produzione manifatturiera è aumentata per la prima volta in due anni, segnalando una potenziale ripresa più ampia dell’economia europea.
In Germania, l’indice Ifo sul clima aziendale è salito a marzo, raggiungendo il livello più alto da luglio 2024. Il sentimento delle imprese sta mostrando un trend positivo a seguito dell’approvazione parlamentare dei piani del governo tedesco per aumentare la spesa per la difesa e le infrastrutture, elementi che potrebbero fungere da catalizzatori per una crescita economica più sostenuta nei prossimi trimestri.
Sul fronte geopolitico, si sono registrati sviluppi incoraggianti. All’inizio della settimana, il Presidente ucraino Zelenskyy ha dichiarato che i colloqui tra Ucraina e Stati Uniti sono stati costruttivi. A questa notizia ha fatto seguito, martedì, l’annuncio di un cessate il fuoco parziale tra Russia e Ucraina, incentrato sulla cessazione delle ostilità navali nel Mar Nero e sulla sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche. Questi sviluppi potrebbero contribuire a ridurre l’incertezza geopolitica che ha pesato sui mercati europei negli ultimi anni.
Per quanto riguarda il Regno Unito, le prospettive a breve termine appaiono meno rosee. Il Cancelliere britannico Rachel Reeves ha presentato l’annuale Spring Statement, confermando una serie di ulteriori tagli alla spesa pubblica. L’Office for Budget Responsibility (OBR) ha dimezzato le sue previsioni di crescita economica del Regno Unito per il 2025, portandole all’1%, e ha previsto un aumento della disoccupazione e dell’inflazione per quest’anno. Tuttavia, l’OBR ha rivisto al rialzo le sue proiezioni di crescita economica per ciascun anno dal 2026 al 2029, suggerendo un miglioramento delle prospettive a medio termine. Un altro elemento positivo è stata la notizia che l’inflazione nel Regno Unito è scesa leggermente al 2,8% a febbraio, rispetto al 3% di gennaio, mantenendo viva la possibilità di un taglio dei tassi di interesse a maggio.
Guardando alla settimana che sta per iniziare, gli investitori europei dovranno navigare in acque particolarmente agitate. I nuovi dazi americani sul settore automobilistico rappresentano una sfida significativa per le case automobilistiche europee, in particolare per i produttori tedeschi che potrebbero vedere compromessa la loro competitività sul mercato statunitense. È probabile che assisteremo a una maggiore volatilità nei titoli del settore automotive, con potenziali ripercussioni su tutta la catena di fornitura.
Il rischio di una guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa potrebbe pesare sull’intero mercato azionario europeo. Sarà fondamentale monitorare le risposte dell’Unione Europea e dei singoli paesi membri alle misure protezionistiche americane. Qualsiasi segnale di de-escalation o di apertura a negoziati potrebbe portare a un recupero dei mercati, mentre l’annuncio di contromisure europee potrebbe alimentare ulteriori tensioni e volatilità.
D’altra parte, i dati economici positivi dell’eurozona e i progressi sul fronte geopolitico potrebbero fornire un certo supporto ai mercati. La crescita del settore manifatturiero dopo un lungo periodo di contrazione è un segnale particolarmente incoraggiante e potrebbe tradursi in performance positive per i titoli industriali europei. Allo stesso modo, la riduzione delle tensioni tra Russia e Ucraina potrebbe contribuire a un calo dei prezzi dell’energia, con effetti positivi sui margini delle aziende europee.
Per quanto riguarda il mercato britannico, le prospettive a breve termine rimangono sfidanti a causa dei tagli alla spesa pubblica e delle revisioni al ribasso delle previsioni di crescita. Tuttavia, il calo dell’inflazione mantiene aperta la possibilità di un allentamento della politica monetaria, che potrebbe sostenere i titoli più sensibili ai tassi di interesse.
In conclusione, la settimana entrante si preannuncia caratterizzata da un’elevata volatilità sui mercati azionari europei, con i rischi commerciali che potrebbero prevalere sui segnali di miglioramento economico. Gli investitori dovrebbero adottare un approccio cauto, privilegiando settori meno esposti alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e posizionandosi per beneficiare dei potenziali tagli dei tassi di interesse previsti per i prossimi mesi. In questo contesto, una strategia di diversificazione e un’attenzione particolare alla selezione dei titoli potrebbero rivelarsi particolarmente preziose per navigare l’incertezza dei mercati europei.
Stati Uniti
I principali indici del mercato azionario statunitense hanno mostrato un andamento negativo, riflettendo un contesto di preoccupazioni legate all’inflazione e alle tensioni commerciali. Il Dow Jones Industrial Average ha registrato una perdita dell’ 1,69% , chiudendo la settimana in calo a causa delle pressioni sui settori industriale e automobilistico, influenzati dalle nuove tariffe sulle importazioni di auto. L’S&P 500 ha subito un ribasso del 1,97% , penalizzato dalla debolezza nei settori tecnologico e dei beni di consumo discrezionali, che hanno risentito delle preoccupazioni per l’impatto delle politiche monetarie e delle tariffe commerciali. Il Nasdaq Composite ha registrato la performance peggiore tra i principali indici, con una perdita del 2,70% , riflettendo una pressione significativa sui titoli tecnologici, in particolare quelli legati ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale. Nel complesso, la settimana ha evidenziato un mercato in difficoltà, con gli investitori che hanno bilanciato le speranze di una stabilizzazione economica con le preoccupazioni per le tensioni geopolitiche e l’impatto delle politiche monetarie.
NASDAQ COMPOSITE :
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE :
S&P 500 INDEX :
La settimana appena conclusa ha visto il mercato azionario statunitense attraversare una fase di significativa volatilità, con un inizio promettente rapidamente offuscato da una serie di sviluppi economici e politici sfavorevoli. I principali indici hanno chiuso in territorio negativo, influenzati da una combinazione di fattori che hanno alimentato le preoccupazioni degli investitori riguardo alla salute dell’economia americana.
L’elemento catalizzatore del sentiment negativo è stato senza dubbio l’annuncio di mercoledì da parte del Presidente Trump riguardante l’imposizione di un dazio del 25% su tutte le automobili prodotte al di fuori degli Stati Uniti. Questa decisione, insieme ad altri annunci di tariffe, ha innescato timori di una potenziale guerra commerciale e delle sue ripercussioni sul commercio globale. La mossa protezionistica ha colpito particolarmente i titoli del settore automobilistico e i loro fornitori, trascinando al ribasso l’intero mercato.
Ad aggravare ulteriormente il quadro sono giunti i dati pubblicati dal Bureau of Economic Analysis relativi all’indice dei prezzi per le spese personali per consumi (PCE), la misura preferita dalla Federal Reserve per valutare l’inflazione. L’indice core PCE è aumentato dello 0,4% a febbraio, in accelerazione rispetto allo 0,3% di gennaio, mentre la spesa dei consumatori, corretta per l’inflazione, è cresciuta appena dello 0,1%, ben al di sotto delle stime che prevedevano un incremento dello 0,3%. Su base annua, il PCE core è salito del 2,8%, mantenendosi significativamente al di sopra dell’obiettivo di inflazione a lungo termine della Fed del 2%. La pubblicazione di questi dati ha contribuito a spingere al ribasso le azioni nella giornata di venerdì, portando i mercati a chiudere la settimana vicino ai loro livelli più bassi.
La fiducia dei consumatori ha mostrato segnali preoccupanti, con l’indice del Conference Board che ha registrato un calo per il quarto mese consecutivo a marzo, scendendo a 92,9 dai 100,1 di febbraio. La componente delle aspettative dell’indice – che misura le previsioni a breve termine dei consumatori su reddito, attività commerciali e condizioni del mercato del lavoro – è crollata di 9,6 punti a 65,2, raggiungendo il livello più basso degli ultimi 12 anni e rimanendo sotto la soglia di 80 per il secondo mese consecutivo, un segnale che potrebbe anticipare una recessione. Il rapporto ha evidenziato come l’ottimismo riguardo ai futuri redditi sia “in gran parte svanito, suggerendo che le preoccupazioni sull’economia e sul mercato del lavoro hanno iniziato a diffondersi nelle valutazioni dei consumatori sulla loro situazione personale”.
In modo analogo, l’Università del Michigan ha pubblicato la lettura finale di marzo per il suo Indice del Sentiment dei Consumatori, che è crollato del 12% su base mensile a 57,0. L’indice delle aspettative è sceso del 18% poiché “i consumatori continuano a preoccuparsi del potenziale impatto negativo degli sviluppi in corso nella politica economica”, secondo quanto dichiarato da Joanne Hsu, Direttrice dei Sondaggi sui Consumatori. È particolarmente significativo che le aspettative di inflazione per l’anno a venire siano aumentate al 5,0% dal 4,3% di febbraio. La lettura di marzo è stata la più alta da novembre 2022 e rappresenta il terzo aumento mensile consecutivo di 0,5 punti percentuali o più.
Sul fronte delle imprese, S&P Global ha riportato che il suo Flash Composite Purchasing Managers’ Index (PMI) per marzo si è attestato a 53,5, indicando un’accelerazione nella crescita dell’attività commerciale rispetto a febbraio, con la forza del settore dei servizi che ha compensato un calo inatteso nell’attività manifatturiera. È significativo, tuttavia, che le aspettative per l’anno a venire siano peggiorate, raggiungendo il secondo livello più basso da ottobre 2022, con molte aziende che “citano preoccupazioni sulla domanda dei clienti e sull’impatto di alcuni aspetti delle politiche della nuova amministrazione”. Inoltre, i prezzi degli input sono aumentati al ritmo più rapido in quasi due anni a marzo, in gran parte a causa delle tariffe e dei maggiori costi del personale.
Guardando alla settimana che sta per iniziare, gli investitori americani si trovano ad affrontare un contesto di mercato particolarmente complesso. L’impatto delle nuove tariffe sulle automobili importate potrebbe continuare a riverberarsi sui mercati, con potenziali ripercussioni non solo sul settore automobilistico ma anche sui titoli dei beni di consumo discrezionali e sui retailer che potrebbero subire l’effetto del previsto aumento dei prezzi.
Il deterioramento della fiducia dei consumatori rappresenta un fattore di particolare preoccupazione. Con le aspettative dei consumatori ai minimi da 12 anni e le preoccupazioni riguardo all’inflazione in aumento, è probabile che assisteremo a una maggiore cautela nella spesa delle famiglie americane. Questo potrebbe tradursi in risultati deludenti per i titoli del settore retail e dei beni di consumo nelle prossime settimane. Gli investitori dovrebbero quindi monitorare attentamente i prossimi dati sulla spesa al dettaglio e sulle vendite dei principali retailer per valutare l’effettivo impatto di questo calo di fiducia.
I dati inflazionistici più alti del previsto, insieme all’aumento delle aspettative di inflazione dei consumatori, complicano ulteriormente il quadro per la Federal Reserve. Le speranze di un allentamento della politica monetaria potrebbero essere deluse, con la Fed che potrebbe mantenere i tassi più alti più a lungo per contrastare le pressioni inflazionistiche. Questo scenario potrebbe continuare a pesare sui titoli growth e tecnologici, particolarmente sensibili ai tassi di interesse.
D’altra parte, il PMI composito in territorio espansivo suggerisce che l’economia americana mantiene una certa resilienza nonostante le sfide. Il settore dei servizi, in particolare, continua a mostrare forza e potrebbe offrire opportunità di investimento interessanti nella settimana entrante. Tuttavia, l’aumento dei costi degli input e le preoccupazioni espresse dalle aziende riguardo alle politiche dell’amministrazione Trump meritano attenzione, poiché potrebbero anticipare pressioni sui margini aziendali nei prossimi trimestri.
In conclusione, la settimana entrante si preannuncia caratterizzata da un’elevata volatilità e cautela sui mercati azionari americani. Gli investitori dovrebbero prepararsi a possibili ulteriori correzioni, soprattutto se i dati economici in arrivo dovessero confermare il rallentamento dei consumi e la persistenza dell’inflazione. Una strategia difensiva, con un focus su settori meno sensibili ai consumi discrezionali e alle tariffe commerciali, potrebbe rivelarsi prudente nel breve termine. Allo stesso tempo, le aziende con un forte potere di determinazione dei prezzi e una solida presenza domestica potrebbero offrire un riparo dalle turbolenze legate alle politiche commerciali e inflazionistiche. Gli investitori farebbero bene a mantenere una certa liquidità nei loro portafogli per sfruttare eventuali opportunità di acquisto che potrebbero emergere da un’ulteriore correzione del mercato.
Cina
I principali indici del mercato azionario cinese hanno mostrato un andamento prevalentemente negativo, riflettendo un sentiment di mercato cauto e una mancanza di catalizzatori significativi. L’indice Shanghai Composite ha chiuso la settimana con una perdita dello 0,04% , scendendo a 3.368,70 punti. Questo calo è stato attribuito a prese di profitto da parte degli investitori e alla mancanza di nuove misure di stimolo economico da parte del governo cinese, nonostante l’annuncio di un piano speciale per incentivare i consumi, che però non ha fornito dettagli concreti. Parallelamente, l’indice Shenzhen Component ha registrato una flessione più marcata, con un ribasso dello 0,05% , chiudendo a 10.644 punti. La pressione sulle azioni tecnologiche e sui titoli legati all’innovazione ha contribuito a questo risultato, in un contesto di incertezza sulle prospettive di crescita globale e di aumento dei costi delle materie prime. Anche l’indice Hang Seng di Hong Kong ha subito un calo, seppur più contenuto, chiudendo la settimana con una perdita dello 0,37% . Questo risultato riflette le preoccupazioni degli investitori per le tensioni geopolitiche e per l’impatto delle politiche monetarie globali sui mercati asiatici. Nel complesso, la settimana ha evidenziato un mercato cinese in cerca di direzione, con gli investitori che hanno bilanciato le preoccupazioni macroeconomiche con le opportunità offerte da settori specifici.
SHANGHAI COMPOSITE INDEX :
CSI 300 INDEX :
La settimana appena conclusa ha visto il mercato azionario cinese attraversare una fase di significativa volatilità, influenzato principalmente da dati economici deludenti e dalle crescenti preoccupazioni riguardo alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Gli investitori hanno reagito con cautela alle notizie economiche nazionali e agli sviluppi geopolitici, determinando un andamento altalenante dei principali indici del paese.
Sul fronte economico, l’Ufficio Nazionale di Statistica cinese ha riportato che i profitti delle imprese industriali hanno subito una contrazione dello 0,3% nei primi due mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo dato negativo, che ha disatteso le previsioni degli economisti che anticipavano invece un incremento dei profitti industriali, ha messo in evidenza l’urgente necessità per la Cina di rafforzare la domanda interna, soprattutto in un contesto caratterizzato dalla minaccia di tariffe statunitensi più elevate. La contrazione dei profitti industriali rappresenta un segnale preoccupante per l’economia cinese, tradizionalmente trainata dal settore manifatturiero e dalle esportazioni, e ha contribuito a deprimere i titoli del comparto industriale durante la settimana.
In risposta a queste sfide economiche, la scorsa settimana un ex vicepresidente della commissione statale per la pianificazione economica ha dichiarato che la Cina dovrebbe puntare ad aumentare i consumi fino al 70% del prodotto interno lordo (PIL) entro il 2035, rispetto all’attuale 55% circa. Secondo quanto riportato da Bloomberg, durante il Forum di Boao, un incontro annuale globale per investitori in Cina, il funzionario ha affermato che i consumi in Cina dovrebbero aumentare tra il 5% e l’8% come quota del PIL nei prossimi cinque anni. Questa dichiarazione ha fornito alcuni spunti di ottimismo ai mercati, suggerendo che il governo cinese sta attivamente cercando soluzioni per riequilibrare l’economia verso un modello più orientato ai consumi interni.
Infatti, stimolare i consumi rappresenta la principale priorità economica del governo cinese per il 2025, in quanto Pechino cerca di contrastare le crescenti tensioni geopolitiche e i rendimenti decrescenti degli investimenti nel paese. La Cina ha recentemente fissato un obiettivo di crescita economica annuale di circa il 5% per il terzo anno consecutivo, un traguardo ambizioso che, secondo gli analisti, richiederà significativi stimoli economici per essere raggiunto. Questa determinazione nel perseguire una crescita robusta, nonostante le sfide globali, ha offerto un certo supporto ai mercati azionari, in particolare per i titoli legati ai consumi e ai servizi.
Durante la settimana, gli investitori hanno anche monitorato attentamente le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, con particolare attenzione alle recenti dichiarazioni dell’amministrazione Trump riguardo a possibili aumenti delle tariffe su prodotti cinesi. La minaccia di un’escalation nella guerra commerciale tra le due maggiori economie mondiali ha introdotto un ulteriore elemento di incertezza nei mercati, penalizzando soprattutto i titoli delle aziende orientate all’esportazione.
Guardando alla settimana che sta per iniziare, il mercato azionario cinese si trova di fronte a una serie di sfide e opportunità. La contrazione dei profitti industriali e le preoccupazioni legate alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti potrebbero continuare a pesare sul sentiment degli investitori. Tuttavia, le indicazioni di un possibile cambiamento di rotta nella politica economica cinese, con un maggiore focus sui consumi interni, potrebbero offrire interessanti opportunità di investimento nei settori correlati.
In particolare, è probabile che i titoli legati ai consumi, al commercio elettronico e ai servizi possano beneficiare degli sforzi del governo per stimolare la domanda interna. Le aziende che operano in questi settori potrebbero mostrare una maggiore resilienza rispetto a quelle più esposte ai mercati internazionali e alle potenziali tariffe. Gli investitori potrebbero quindi considerare un ribilanciamento dei loro portafogli a favore di questi comparti, in previsione di possibili misure di stimolo economico mirate a incrementare i consumi.
D’altra parte, il settore industriale potrebbe continuare a mostrare debolezza nel breve termine, alla luce dei dati deludenti sui profitti e delle incertezze legate al commercio internazionale. Gli investitori dovrebbero monitorare attentamente i prossimi dati economici, in particolare quelli relativi alla produzione industriale e alle esportazioni, per valutare l’impatto delle tensioni commerciali e l’efficacia delle politiche economiche del governo.
Un altro elemento da tenere sotto osservazione nella prossima settimana sarà l’evoluzione delle relazioni sino-americane. Qualsiasi segnale di allentamento delle tensioni o, al contrario, di un’ulteriore escalation potrebbe avere un impatto significativo sui mercati. Le dichiarazioni ufficiali da entrambe le parti e gli sviluppi nei negoziati commerciali saranno quindi cruciali per determinare la direzione dei mercati azionari cinesi.
Infine, gli investitori dovrebbero prestare attenzione a possibili annunci di misure di stimolo economico da parte del governo cinese. Data l’ambiziosa crescita target del 5% e i segnali di rallentamento in alcuni settori, è possibile che Pechino possa introdurre nuove politiche espansive nelle prossime settimane. Tali misure potrebbero includere riduzioni dei tassi di interesse, diminuzione del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche, investimenti in infrastrutture o incentivi fiscali per i consumi, tutti elementi che potrebbero fornire un impulso positivo ai mercati azionari.
In conclusione, mentre la settimana entrante si preannuncia complessa e potenzialmente volatile per il mercato azionario cinese, la determinazione del governo nel perseguire una crescita robusta e nel riequilibrare l’economia verso i consumi interni potrebbe offrire opportunità interessanti per gli investitori con una visione a medio-lungo termine. Una strategia di investimento selettiva, focalizzata sui settori che potrebbero beneficiare del cambiamento di paradigma economico cinese, potrebbe rivelarsi vincente in questo contesto di transizione.
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