Europa

La settimana che si è chiusa venerdì 26 settembre ha visto i mercati europei muoversi in territorio prevalentemente positivo, anche se con una certa cautela che riflette le incertezze ancora presenti nel panorama economico globale. Gli investitori hanno bilanciato segnali contrastanti provenienti dai dati macroeconomici e dalle decisioni di politica monetaria, in un contesto che continua a essere influenzato dalle dinamiche commerciali internazionali.

Lo STOXX Europe 600 ha chiuso la settimana con un modesto guadagno dello 0,47%, consolidando una tendenza positiva che dura ormai da diverse settimane. L’indice ha beneficiato di acquisti selettivi nei settori minerario, automobilistico e dei trasporti, mentre gli investitori hanno mostrato particolare interesse per i titoli che potrebbero trarre vantaggio da una politica monetaria più accomodante da parte della BCE.

Il FTSE 100 britannico ha continuato la sua impressionante serie positiva, chiudendo al quarto massimo storico consecutivo con un incremento dello 0,13% nella seduta di venerdì. La performance settimanale si è rivelata la migliore dal mese di maggio, sostenuta da acquisti nei settori minerario, retail e difensivi. La resilienza del mercato londinese trova spiegazione anche nei dati PMI pubblicati giovedì, che hanno mostrato l’attività economica più forte dell’ultimo anno, superando le aspettative e alimentando l’ottimismo degli operatori.

I mercati continentali hanno mostrato dinamiche più articolate. Il DAX tedesco e il CAC 40 francese hanno registrato performance miste nel corso della settimana, riflettendo le divergenze nelle prospettive economiche dei due principali paesi dell’eurozona. Il FTSE MIB italiano, dal canto suo, ha beneficiato della ripresa dei titoli bancari e industriali, mostrando una discreta tenuta nonostante le incertezze sul fronte della crescita economica.

FTSE MIB INDEX :
DAX INDEX :
CAC INDEX :
FTSE UK INDEX :

L’evento più rilevante della settimana sul fronte europeo è stato rappresentato dalle comunicazioni della Banca Centrale Europea. Sebbene la BCE non abbia tenuto riunioni formali durante questa settimana specifica, le dichiarazioni dei membri del board hanno continuato a plasmare le aspettative degli investitori. Il mercato ha interpretato il linguaggio della banca centrale come moderatamente accomodante, con un’attenzione crescente ai rischi al ribasso per la crescita economica piuttosto che alle pressioni inflazionistiche.

I dati macroeconomici hanno dipinto un quadro di moderata resilienza ma anche di rallentamento. L’indice PMI composito dell’eurozona, pur rimanendo in territorio espansivo sopra i 50 punti, ha mostrato una dinamica di crescita ancora fragile. Il settore manifatturiero continua a risentire delle incertezze legate alle politiche commerciali e alle tensioni geopolitiche, mentre i servizi dimostrano una maggiore tenuta grazie alla solidità della domanda interna.

Una caratteristica distintiva di questa settimana è stata la divergenza settoriale sempre più marcata. I titoli legati alla difesa e alle infrastrutture hanno mostrato performance particolarmente solide, beneficiando degli impegni dei governi europei ad aumentare la spesa in questi comparti. La Germania, in particolare, ha annunciato piani ambiziosi per investimenti infrastrutturali che hanno galvanizzato i titoli industriali tedeschi.

Il settore automobilistico ha vissuto una settimana volatile ma complessivamente positiva. Dopo alcune sedute di debolezza legate alle preoccupazioni sulle tariffe, i titoli del comparto hanno recuperato terreno nella parte finale della settimana. Mercedes-Benz, Ferrari e Stellantis hanno guidato i rialzi, con quest’ultima che ha chiuso venerdì in forte progresso dopo che il CEO ha annunciato piani per reintrodurre modelli popolari e rilanciare la generazione di cassa.

I titoli farmaceutici e biotecnologici hanno mostrato una resilienza particolare, con l’indice STOXX Europe Pharmaceuticals and Biotechnology che ha registrato guadagni consistenti. Società come Idorsia, Abivax e ALK-Abello sono state tra le migliori performance del settore, beneficiando di un rinnovato interesse degli investitori per il comparto healthcare.

La situazione nel Regno Unito merita un’attenzione particolare. Oltre ai dati PMI positivi, il mercato immobiliare ha mostrato segnali di ripresa, con l’indice Nationwide dei prezzi delle case che ha registrato un aumento dello 0,6% a luglio, dopo un calo nel mese precedente. Anche i dati della Banca d’Inghilterra hanno evidenziato un numero di approvazioni di mutui superiore alle attese, suggerendo che il mercato della proprietà sta recuperando slancio dopo un periodo di difficoltà.

Sul fronte valutario, l’euro ha mostrato una moderata forza nei confronti del dollaro, guadagnando circa lo 0,3% nella settimana. Questo apprezzamento riflette le aspettative di un percorso di tagli dei tassi della Federal Reserve più aggressivo rispetto a quello della BCE, oltre a un generale miglioramento del sentiment verso gli asset europei.

Guardando avanti, gli investitori si concentreranno sui prossimi dati economici che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sulla traiettoria della crescita europea. Le letture preliminari dell’inflazione di settembre per i principali paesi dell’eurozona saranno particolarmente scrutinate, così come i dati sul sentiment economico. La capacità dell’economia europea di mantenere il momentum positivo dipenderà in larga misura dall’evoluzione delle tensioni commerciali globali e dalla tenuta della domanda interna.

Le valutazioni dei mercati azionari europei rimangono relativamente attraenti rispetto ai loro omologhi americani, ma questa discrepanza riflette anche prospettive di crescita più modeste. Gli investitori più selettivi continuano a trovare opportunità nei settori che beneficiano di trend strutturali di lungo periodo, come la transizione energetica, la digitalizzazione e il rafforzamento delle capacità di difesa. La sfida per i mesi a venire sarà capire se questi fattori positivi saranno sufficienti a compensare i venti contrari rappresentati dal rallentamento economico globale e dalle persistenti incertezze geopolitiche.

Stati Uniti

I mercati azionari statunitensi hanno vissuto una settimana caratterizzata da movimenti contrastanti, con gli indici principali che hanno alternato sedute di consolidamento a momenti di ripresa, chiudendo complessivamente in territorio leggermente negativo ma ancora vicini ai massimi storici. La settimana del 22-26 settembre ha rappresentato un momento di riflessione per gli investitori, chiamati a valutare la sostenibilità del rally che ha caratterizzato gran parte del mese.

Lo S&P 500 ha chiuso la settimana con una flessione contenuta dello 0,3%, attestandosi a 6.644 punti, dopo aver toccato nuovi massimi storici all’inizio della settimana. Lunedì 22 settembre, l’indice aveva infatti registrato un nuovo record intraday e di chiusura, spinto dall’entusiasmo per gli investimenti nell’intelligenza artificiale e dalle prospettive di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.

Il Nasdaq Composite ha perso lo 0,7% nella settimana, chiudendo a 22.484 punti, penalizzato dalle prese di beneficio sui titoli tecnologici e dalle preoccupazioni sulla valutazione di alcuni giganti dell’AI. Nonostante questo arretramento, l’indice mantiene un vantaggio significativo su base annua, riflettendo la continua fiducia degli investitori nel settore tecnologico.

Il Dow Jones Industrial Average ha ceduto lo 0,2%, attestandosi a 46.247 punti. L’indice ha mostrato una maggiore resilienza rispetto ai suoi omologhi tech-heavy, beneficiando della rotazione verso titoli più value e difensivi.

NASDAQ COMPOSITE :
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE :
S&P 500 INDEX :

Il fattore dominante della settimana è stato senza dubbio il primo taglio dei tassi dell’anno da parte della Federal Reserve, annunciato mercoledì 18 settembre. La banca centrale ha ridotto il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al range 4,00%-4,25%, il livello più basso degli ultimi tre anni. La decisione è arrivata con un voto di 11 a 1, con il neo-governatore Stephen Miran, nominato dal Presidente Trump, che ha espresso il suo dissenso preferendo un taglio più aggressivo di 50 punti base.

Il presidente della Fed Jerome Powell ha caratterizzato questa mossa come un taglio “di gestione del rischio”, evidenziando le crescenti preoccupazioni per il mercato del lavoro. Powell ha sottolineato che, sebbene il tasso di disoccupazione rimanga basso al 4,3%, i guadagni occupazionali hanno rallentato e i rischi al ribasso per l’occupazione sono aumentati. Al contempo, ha riconosciuto che l’inflazione è salita recentemente e rimane “un po’ elevata”, creando quella che ha definito una “situazione difficile” per la politica monetaria.

Particolarmente significativo è stato l’aggiornamento del “dot plot”, il grafico che mostra le proiezioni individuali dei membri del FOMC sui futuri livelli dei tassi di interesse. La mediana delle proiezioni indica altri due tagli da 25 punti base entro la fine del 2025, uno nel 2026 e un altro nel 2027, portando il tasso verso il 3%, considerato il livello “neutrale” dalla maggioranza del comitato.

Il contesto politico ha aggiunto un ulteriore livello di complessità alla settimana. Il Presidente Trump ha continuato a esercitare pressioni sulla Fed affinché tagli i tassi in modo più aggressivo, arrivando a scrivere sui social media che il FOMC “DEVE TAGLIARE I TASSI DI INTERESSE, ORA, E PIÙ DI QUANTO [Powell] AVESSE IN MENTE”. Queste pressioni, unite alla nomina di Stephen Miran come nuovo governatore della Fed, hanno sollevato interrogativi sull’indipendenza tradizionale della banca centrale.

Nonostante questi elementi di tensione, Powell ha mantenuto un tono fermo durante la conferenza stampa, sottolineando che le decisioni politiche vengono prese “esclusivamente sulla base della valutazione dei dati e delle loro implicazioni per le prospettive economiche”. Ha anche respinto l’idea che ci fosse un ampio sostegno per un taglio di 50 punti base, affermando: “Non c’era assolutamente un sostegno diffuso per 50 punti base”.

Sul fronte dei dati economici, la settimana ha riservato sorprese positive. I dati sul PIL del secondo trimestre sono stati rivisti al rialzo, mostrando una crescita del 3,0% su base annualizzata, superiore alle aspettative e in netto miglioramento rispetto al declino dello 0,5% del primo trimestre. Questa accelerazione è stata trainata principalmente da un forte calo delle importazioni, che sottraggono al calcolo del PIL.

I dati sul reddito personale e sulla spesa dei consumatori per agosto hanno anch’essi battuto le previsioni. Il reddito personale è cresciuto dello 0,4%, superiore alle stime dello 0,3%, mentre la spesa reale dei consumatori è salita dello 0,4%, sopra le attese dello 0,2%. Questi dati dipingono il quadro di famiglie e consumatori che hanno continuato a spendere nel terzo trimestre, fornendo un sostegno cruciale all’economia.

Il modello GDPNow della Federal Reserve di Atlanta ha continuato a proiettare una crescita del PIL del terzo trimestre del 3,9% annualizzato, sostenuta da consumi solidi del 3,4%. Questi numeri hanno confermato che, per ora, l’economia statunitense continua a mostrare una resilienza notevole.

Tuttavia, non sono mancati i segnali di cautela. L’indice PCE core, la misura preferita dalla Fed per l’inflazione, ha mostrato un’inflazione di base al 2,9% su base annua, in linea con le aspettative ma ancora ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della banca centrale. Questo dato ha ricordato agli investitori che la battaglia contro l’inflazione non è ancora completamente vinta.

Sul fronte dell’occupazione, i dati sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana terminata il 20 settembre sono risultati significativamente migliori delle attese, scendendo a 218.000 contro le previsioni di 235.000. Questo ha contribuito a smorzare le preoccupazioni di un rapido deterioramento del mercato del lavoro espresse da alcuni governatori della Fed, come Michelle Bowman.

La stagione degli utili del terzo trimestre si sta avvicinando, e le aspettative sono per una crescita degli utili dello S&P 500 del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il settore tecnologico rimane il chiaro leader, con analisti che prevedono guadagni superiori al 20%, guidati dal comparto dei semiconduttori che dovrebbe registrare incrementi del 45%.

L’intelligenza artificiale è rimasta al centro dell’attenzione degli investitori. Lunedì, Nvidia ha annunciato un investimento di 100 miliardi di dollari in OpenAI per la costruzione di data center, facendo balzare il titolo del 3,9%. Questo accordo ha galvanizzato l’intero comparto AI, con Oracle che ha visto le sue azioni salire dopo l’annuncio di una ristrutturazione della leadership con la promozione di due co-CEO.

Tuttavia, nei giorni successivi, è emerso uno scetticismo crescente sulla natura potenzialmente circolare degli investimenti AI. Gli investitori hanno iniziato a porsi domande sulla sostenibilità di un modello in cui Nvidia investe in OpenAI, che a sua volta acquista chip da Nvidia. Oracle ha subito perdite per due giorni consecutivi, chiudendo la settimana in calo di oltre l’8%, mentre anche Nvidia ha vissuto sedute volatili.

Intel ha rappresentato una delle storie più interessanti della settimana, con il titolo che è balzato del 20% nell’arco di cinque giorni. La società ha beneficiato di una serie di endorsement, culminati giovedì con la notizia che Apple starebbe valutando un investimento nella società di chip. Questo è arrivato dopo l’annuncio di un investimento da 5 miliardi di dollari da parte di Nvidia la settimana precedente. Tuttavia, alcuni analisti hanno mantenuto un tono cauto, sottolineando che Intel rimane fondamentalmente in difficoltà e deve dimostrare di poter soddisfare la domanda dopo aver perso la leadership nel settore.

Sul versante negativo, CarMax è stata la peggiore performance della settimana, crollando del 23% dopo aver mancato le aspettative sugli utili del secondo trimestre fiscale. Anche Freeport-McMoRan ha subito forti perdite, cedendo oltre il 20% dopo aver dichiarato forza maggiore nella sua miniera di Grasberg in Indonesia.

Il settore energetico ha fornito un sostegno importante ai mercati, registrando una performance settimanale di quasi il 3% e portando i guadagni del trimestre sopra il 6%. Gli analisti hanno notato come i titoli petroliferi tradizionali stiano iniziando a partecipare al rialzo, allargando la base del rally del settore.

Sul fronte geopolitico e commerciale, la settimana è stata relativamente tranquilla, ma permangono preoccupazioni per la possibilità di uno shutdown del governo federale a partire dal 1° ottobre. Il Presidente Trump ha cancellato un incontro programmato con i leader del Congresso, aumentando le incertezze sulla capacità di raggiungere un accordo di finanziamento in tempo.

Guardando avanti, la prossima settimana sarà cruciale con la pubblicazione del rapporto sull’occupazione di settembre, previsto per venerdì. Il mercato si aspetta che siano stati aggiunti solo 39.000 posti di lavoro, dopo i deludenti 22.000 di agosto. Numeri così bassi sono generalmente considerati coerenti con un aumento della disoccupazione, anche se c’è un’aspettativa che il tasso di disoccupazione si mantenga al 4,3% per ora.

I dati PMI manifatturieri globali, che saranno pubblicati all’inizio della settimana, forniranno ulteriori indizi sulla salute dell’economia manifatturiera globale. Dopo che il PMI globale di agosto aveva raggiunto un massimo di 14 mesi, i dati flash più recenti hanno suggerito che questa performance sta perdendo slancio man mano che svanisce l’impulso dato dall’anticipazione delle tariffe statunitensi.

La traiettoria dei tassi di interesse rimane il tema dominante per i mercati. Dopo il taglio di settembre, gli operatori hanno prezzato con alta probabilità altri due tagli entro la fine dell’anno, anche se le probabilità sono leggermente diminuite dopo i dati economici più forti del previsto pubblicati giovedì. Il mercato continua a bilanciare il desiderio di una Fed più accomodante con la preoccupazione che tagli troppo aggressivi potrebbero segnalare problemi più profondi nell’economia.

Le valutazioni rimangono una preoccupazione. Lo stesso Powell ha suggerito durante una testimonianza che le valutazioni azionarie sono “abbastanza elevate” agli attuali livelli, un commento raro per un presidente della Fed. Ciò nonostante, la combinazione di una crescita economica resiliente, profitti aziendali in miglioramento e una politica monetaria che sta diventando più accomodante continua a fornire un sostegno di fondo ai mercati azionari.

La stagione degli utili del terzo trimestre, che inizierà tra circa due settimane, sarà un test cruciale per la capacità del mercato di mantenere i guadagni recenti. Gli investitori saranno particolarmente attenti ai commenti delle aziende sull’impatto delle tariffe, sulle prospettive della domanda dei consumatori e sugli investimenti nell’intelligenza artificiale. La capacità delle aziende di gestire le pressioni sui costi e di tradurre gli investimenti in tecnologia in crescita dei ricavi sarà fondamentale per giustificare le valutazioni attuali.

Cina

I mercati azionari cinesi hanno chiuso la settimana in territorio misto, riflettendo le sfide continue che l’economia del Dragone deve affrontare nonostante i tentativi del governo di stimolare la crescita. La performance è stata caratterizzata da volatilità e incertezza, con gli investitori che hanno bilanciato segnali economici deboli con le aspettative di ulteriori misure di sostegno da parte delle autorità.

Lo Shanghai Composite Index ha registrato un lieve calo dello 0,65% nella settimana, chiudendo a 3.828 punti giovedì 26 settembre. L’indice ha mostrato movimenti contenuti, riflettendo un sentiment di attesa tra gli operatori che continuano a monitorare sia gli sviluppi della politica economica interna sia l’evoluzione delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti.

SHANGHAI COMPOSITE INDEX :
CSI 300 INDEX :

Sul fronte macroeconomico, i dati pubblicati a metà settembre hanno dipinto un quadro di rallentamento dell’attività economica. Le vendite al dettaglio di agosto sono cresciute solo del 3,4% su base annua, il tasso più basso degli ultimi nove mesi e ben al di sotto delle previsioni. Questo dato ha confermato le preoccupazioni sulla debolezza della domanda interna dei consumatori, che rimane uno dei principali ostacoli alla ripresa economica del paese.

Anche la produzione industriale ha mostrato segni di debolezza, con la crescita che è rallentata al 5,2% su base annua, il livello più basso degli ultimi 12 mesi, rispetto al 5,7% di luglio. Gli investimenti in asset fissi nei primi otto mesi dell’anno sono cresciuti solo dello 0,5%, in forte rallentamento rispetto all’1,6% del periodo gennaio-luglio. Particolarmente preoccupante è stato il calo del 12,9% negli investimenti immobiliari, che continua a riflettere la crisi persistente nel settore della proprietà.

Il settore immobiliare rimane il tallone d’Achille dell’economia cinese. Sebbene i prezzi delle abitazioni residenziali abbiano mostrato una stabilizzazione ad agosto, i prezzi sul mercato delle rivendite hanno continuato a scendere. Questa dinamica riflette la mancanza di fiducia dei consumatori e degli investitori nel settore, nonostante le numerose misure di sostegno implementate dal governo.

Sul fronte dell’occupazione, il tasso di disoccupazione urbana è salito al 5,3% ad agosto dal 5,2% di luglio, segnalando ulteriori pressioni sul mercato del lavoro. Questo aumento, seppur contenuto, è significativo perché l’occupazione è uno degli indicatori chiave che il governo cinese monitora attentamente come misura della stabilità sociale.

Un elemento più positivo è stato rappresentato dalle vendite online, che costituiscono circa un quarto dei beni di consumo venduti e sono aumentate del 9,6% nei primi otto mesi dell’anno, raggiungendo i 10 trilioni di yuan (1,4 trilioni di dollari). Questo dato suggerisce che il commercio elettronico continua a essere un motore di crescita importante per l’economia cinese.

I dati PMI hanno confermato la debolezza del settore manifatturiero. L’indice PMI manifatturiero S&P Global è sceso a 49,5 a luglio, al di sotto della soglia di 50 che indica contrazione, rispetto al 50,4 di giugno. Questo dato, che è una survey privata, è risultato peggiore delle previsioni degli economisti ed è arrivato un giorno dopo che il PMI ufficiale aveva mostrato che l’attività di fabbrica si è indebolita a 49,3 a luglio, un minimo di tre mesi.

L’ufficio statistico cinese ha attribuito il deterioramento di luglio alle alte temperature, alle forti piogge e alle inondazioni in alcune regioni che hanno interrotto la produzione manifatturiera. Tuttavia, molti analisti ritengono che questi fattori climatici abbiano solo mascherato problemi strutturali più profondi, tra cui la debole domanda interna e le incertezze sul commercio globale.

Gli ultimi dati PMI hanno suggerito che l’economia cinese potrebbe vedere una crescita più lenta nei prossimi mesi a causa della persistente debolezza della domanda interna e dell’incertezza sul commercio globale. L’anticipazione da parte degli esportatori cinesi prima dei previsti aumenti tariffari statunitensi, le spedizioni verso mercati non statunitensi e lo stimolo fiscale interno hanno mantenuto l’economia cinese vivace nella prima metà dell’anno. Tuttavia, molti economisti si aspettano che lo slancio nell’economia rallenti man mano che l’impatto di questi fattori favorevoli diminuisce.

Sul fronte delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, la settimana è stata caratterizzata da una relativa calma. Tuttavia, permangono tensioni significative, con gli Stati Uniti che hanno continuato a mantenere tariffe elevate sui prodotti cinesi. La guerra commerciale tra le due superpotenze economiche continua a rappresentare un fattore di incertezza per gli investitori cinesi e globali.

Un episodio degno di nota è stata la denuncia da parte dell’autorità di regolamentazione del mercato cinese che una indagine preliminare ha rilevato che il chipmaker statunitense Nvidia ha violato le leggi anti-monopolio del paese. L’agenzia ha aggiunto che l’indagine continuerà. Questo sviluppo rappresenta un’escalation delle tensioni tecnologiche tra i due paesi e potrebbe avere implicazioni significative per il settore tech globale.

La Banca Popolare Cinese ha mantenuto una politica monetaria accomodante durante questo periodo, continuando a fornire liquidità al sistema e sostenendo la crescita economica senza creare pressioni inflazionistiche eccessive. Tuttavia, gli analisti osservano che ulteriori stimoli monetari da soli potrebbero non essere sufficienti ad affrontare i problemi strutturali dell’economia, in particolare la crisi della fiducia dei consumatori e degli investitori.

Il mercato azionario di Hong Kong, strettamente collegato alla Cina continentale, ha mostrato una performance leggermente migliore. L’Hang Seng Index ha registrato movimenti più contenuti, beneficiando dell’interesse degli investitori internazionali per alcuni titoli tecnologici e per le società con forte orientamento ai mercati esteri.

Il settore tecnologico cinese ha vissuto una settimana contrastata. Mentre alcune società quotate sul STAR Market di Shanghai hanno mostrato performance solide, beneficiando delle politiche governative di sostegno all’innovazione, altri giganti tech hanno subito pressioni. Baidu è crollato del 5,4% in una singola seduta, mentre JD.com ha perso il 4,4%. Anche BYD, il produttore di veicoli elettrici, ha ceduto il 3,1% dopo che Berkshire Hathaway di Warren Buffett ha annunciato di aver completamente liquidato la sua posizione di lunga data nel titolo.

Il settore biotech, che aveva registrato un forte rally quest’anno con alcuni titoli che avevano più che raddoppiato il loro valore, ha subito prese di beneficio. CSPC Pharmaceutical e Wuxi Apptec, entrambi più che raddoppiati quest’anno, sono calati rispettivamente del 4,7% e del 3,3%.

Limitando le perdite, alcune società del settore dell’educazione online come New Oriental Education & Technology sono riuscite a guadagnare terreno, salendo dell’1,9%, insieme a Citic (+1,5%) e NetEase (+1,4%).

La questione della fiducia rimane centrale. Il governo cinese ha riconosciuto implicitamente questo problema attraverso un articolo del Presidente Xi Jinping pubblicato su una rivista del Partito Comunista. Nell’articolo, Xi ha sottolineato l’importanza di creare un nuovo framework di mercato per promuovere uno sviluppo di alta qualità. Ha enfatizzato la necessità di controllare le guerre dei prezzi disordinate, promuovere l'”uscita ordinata” della sovraccapacità, migliorare i sistemi fiscali e statistici e perfezionare i meccanismi di credito.

Questo intervento del leader cinese evidenzia come il governo stia cercando di affrontare alcuni dei problemi strutturali più profondi dell’economia, tra cui la sovraccapacità in settori chiave, la concorrenza eccessiva che erode i margini delle aziende e la necessità di una maggiore efficienza nell’allocazione del capitale. Tuttavia, molti economisti rimangono scettici sulla capacità di queste riforme di rivitalizzare rapidamente la fiducia dei consumatori e degli investitori.

Le previsioni di crescita per la Cina continuano a essere riviste. Molti economisti mantengono ora una previsione del PIL del 4,8% per il 2025, leggermente superiore alla stima precedente del 4,7%, e del 4,5% per il 2026. Nonostante questi numeri rappresentino un rallentamento rispetto ai tassi di crescita storici della Cina, rimangono obiettivi ambiziosi dato il contesto economico attuale.

Il fatto che la crescita nella prima metà del 2025 abbia già raggiunto il 5,3% offre alle autorità un certo margine di manovra per raggiungere l’obiettivo di crescita del 5% per l’anno intero. Questo potrebbe ridurre la pressione per l’implementazione di stimoli fiscali di grande portata nel breve termine, anche se molti analisti ritengono che misure più sostanziali saranno necessarie nel medio periodo.

Un elemento che ha catturato l’attenzione degli investitori è stata la notizia che la Cina, il terzo maggior creditore degli Stati Uniti, ha ridotto le sue partecipazioni in titoli del Tesoro USA a luglio al livello più basso dal 2009. Questo movimento potrebbe riflettere sia considerazioni di gestione delle riserve sia tensioni geopolitiche in corso, e rappresenta un ulteriore segnale della crescente divergenza tra le due maggiori economie mondiali.

Sul fronte della politica industriale, Kunshan-based Wus Printed Circuit ha annunciato piani per quotarsi a Hong Kong, in attesa dell’approvazione da parte di direttori, azionisti e regolatori in Cina e Hong Kong. Wus è specializzata in circuiti stampati utilizzati nell’intelligenza artificiale, nei data center, nell’elettronica automobilistica e nelle apparecchiature per telecomunicazioni. La domanda proveniente dall’AI e dalle infrastrutture di rete ad alta velocità ha guidato una forte crescita degli utili. Nella prima metà del 2025, Wus ha riportato ricavi in aumento del 57% rispetto all’anno precedente, a 8,49 miliardi di yuan (1,2 miliardi di dollari), e un utile netto in crescita del 48% a 1,68 miliardi di yuan.

Guardando avanti, gli investitori cinesi attendono con attenzione eventuali annunci di nuove misure di stimolo da parte del governo. C’è una crescente aspettativa che il prossimo Piano Quinquennale (2026-2030), la cui bozza dovrebbe essere rilasciata nel quarto trimestre del 2025, delineerà la strategia del paese per i prossimi cinque anni, mirando al raggiungimento della “modernizzazione socialista” entro il 2035.

Le sfide che la Cina deve affrontare sono molteplici e interconnesse: una crisi immobiliare persistente, una sovraccapacità in diversi settori industriali, un consumo debole causato da aspettative occupazionali e di reddito fragili, e tensioni commerciali con l’Occidente. Il problema fondamentale non è la liquidità insufficiente – dopotutto, le famiglie cinesi hanno uno dei tassi di risparmio più alti al mondo – ma piuttosto una questione di domanda insufficiente e, in ultima analisi, di fiducia.

Nulla sopprime la domanda di investimenti più velocemente e più completamente, secondo molti analisti, dei ripetuti rendimenti negativi su quegli investimenti. La crisi immobiliare ha avuto esattamente questo effetto: molti cinesi che avevano investito nella proprietà come veicolo di investimento primario hanno visto i valori delle loro proprietà erodersi, danneggiando gravemente la fiducia.

Il settore manifatturiero rimane un pilastro dell’economia, ma anche qui le sfide sono evidenti. Le pressioni deflazionistiche persistono, un chiaro segnale di domanda insufficiente. La crescita dell’offerta di moneta ha lampeggiato segnali disinflazionistici già prima del COVID, ma è diventata apertamente deflazionistica nel 2023, e drammaticamente tale di recente.

In questo contesto, la performance relativamente stabile dei mercati azionari cinesi nella settimana può essere interpretata come un segnale che gli investitori stanno mantenendo le loro posizioni in attesa di chiarimenti sulle politiche future, piuttosto che come espressione di ottimismo genuino sulle prospettive di breve termine.

La settimana che inizia il 29 settembre sarà importante, con la pubblicazione dei dati PMI ufficiali cinesi per settembre. Questi dati forniranno ulteriori indizi sulla salute del settore manifatturiero e dei servizi, e potrebbero influenzare le aspettative degli investitori sulle probabili mosse di politica economica del governo nei mesi a venire.

In sintesi, mentre i mercati cinesi hanno mostrato una certa resilienza nella settimana analizzata, le sfide strutturali rimangono significative. La capacità dell’economia cinese di ritrovare un percorso di crescita sostenibile dipenderà dalla volontà e dalla capacità del governo di implementare riforme profonde che vadano oltre gli stimoli monetari di breve termine, affrontando le questioni fondamentali della fiducia dei consumatori, della ristrutturazione del settore immobiliare e del riequilibrio verso un’economia più guidata dai consumi interni.

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