Europa
Nella settimana dal 2 al 6 dicembre 2024, i principali indici europei hanno mostrato una performance moderata ma positiva, riflettendo un miglioramento della fiducia degli investitori nonostante persistenti incertezze economiche. Lo STOXX Europe 600 è salito dello 0,3%, trainato da guadagni nei settori energetico e tecnologico. Il DAX tedesco ha registrato un aumento dello 0,1%, sostenuto da esportazioni più forti del previsto, mentre il CAC 40 francese ha guadagnato un simile 0,1%, grazie alla tenuta del settore finanziario. In Italia, il FTSE MIB ha chiuso in rialzo dello 0,4%, beneficiando della ripresa delle banche. Infine, il FTSE 100 britannico è rimasto quasi invariato, avanzando solo dello 0,1%, frenato dalle preoccupazioni sul settore immobiliare e dalla forza della sterlina.
La settimana è stata caratterizzata da significative turbolenze politiche in Francia, dove il governo di minoranza guidato dal Primo Ministro Michel Barnier è caduto in seguito a una mozione di sfiducia. La mozione, presentata congiuntamente dal National Rally e dal New Popular Front, era motivata dall’opposizione alla proposta di bilancio 2025 volta a ridurre il deficit. Questa crisi politica ha avuto immediate ripercussioni sui mercati finanziari: lo spread tra i Bund tedeschi decennali e i titoli di stato francesi (OAT) si è allargato fino a 90 punti base, toccando il livello più alto dal 2012. La tensione sui mercati si è poi parzialmente allentata quando il Presidente Emmanuel Macron ha annunciato la nomina di un nuovo primo ministro nei giorni successivi e la sua intenzione di incontrare i leader politici di destra e sinistra per formare un nuovo “governo di interesse generale”.
Sul fronte macroeconomico, i dati dell’Eurozona continuano a indicare un rallentamento dell’economia nel quarto trimestre. Le vendite al dettaglio nell’area euro hanno registrato ad ottobre una contrazione dello 0,5%, dopo l’aumento dello 0,5% di settembre, principalmente a causa del calo nelle vendite di prodotti non alimentari e carburanti. La situazione appare particolarmente critica in Germania, dove il settore manifatturiero continua a mostrare segnali di debolezza. La produzione industriale tedesca ha subito una contrazione dell’1,0% su base mensile, deludendo le aspettative che prevedevano un rimbalzo dell’1,2%. Anche gli ordini di fabbrica hanno mostrato una flessione dell’1,5%, con un calo particolarmente marcato nella domanda di macchinari e attrezzature.
Sul fronte della politica monetaria, si profilano importanti cambiamenti nell’approccio della Banca Centrale Europea. Philip Lane, capo economista della BCE, ha indicato in un podcast del Financial Times che l’istituto potrebbe abbandonare l’approccio basato sui dati per concentrarsi maggiormente sui rischi futuri, specialmente una volta che l’inflazione mostrerà un chiaro percorso verso l’obiettivo del 2%.
Nel Regno Unito, il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, ha prospettato la possibilità di quattro tagli dei tassi di interesse nel corso del prossimo anno, condizionati naturalmente all’evoluzione dell’economia in linea con le previsioni della banca centrale. Questa dichiarazione, rilasciata durante un’intervista al Financial Times, suggerisce un potenziale allentamento della politica monetaria britannica nel corso del 2025.
Stati Uniti
I principali indici azionari statunitensi hanno registrato movimenti significativi, trainati da un forte interesse per i titoli tecnologici e dalla continua aspettativa di politiche economiche favorevoli.
L’S&P 500 è salito complessivamente dello 0,56%, raggiungendo nuovi massimi storici, sostenuto da flussi record di investimenti in azioni statunitensi, che hanno superato i 141 miliardi di dollari nel mese di novembre e inizio dicembre. Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato lo 0,42%, anch’esso chiudendo a livelli record, mentre il Nasdaq Composite, trainato dai titoli tecnologici, è cresciuto dello 0,90%, continuando la sua forte performance post-elettorale. La tecnologia e l’ottimismo sugli utili societari futuri hanno rappresentato i fattori principali di questi guadagni
La scorsa settimana ha mostrato una notevole divergenza tra i vari settori del mercato americano. I comparti più legati alla tecnologia e ai consumi discrezionali hanno registrato performance superiori al 3%, mentre i settori tradizionalmente difensivi come energia, utilities e materiali hanno subito perdite significative, superiori al 3%. Nonostante le tensioni geopolitiche in Francia e Corea del Sud, i mercati statunitensi sono rimasti relativamente stabili.
Il dato più atteso della settimana è stato quello sull’occupazione di novembre, che ha mostrato un deciso rimbalzo con 227.000 nuovi posti di lavoro, superando le aspettative degli analisti. Questo recupero è particolarmente significativo considerando il dato deludente di ottobre, influenzato dagli uragani nel sud-est degli Stati Uniti e dallo sciopero alla Boeing. Il tasso di disoccupazione ha registrato un lieve aumento al 4,2%. I mercati hanno reagito positivamente a questi dati, considerandoli l’ultimo importante aggiornamento sul mercato del lavoro prima della riunione della Federal Reserve di dicembre.
Altri indicatori del mercato del lavoro hanno mostrato segnali di forza: le posizioni aperte sono aumentate a 7,74 milioni in ottobre, in crescita rispetto ai 7,37 milioni di settembre. Un dato particolarmente interessante riguarda il numero di dimissioni volontarie, salito a 3,3 milioni, considerato da molti un indicatore più affidabile delle condizioni del mercato del lavoro. Il rapporto ADP sul settore privato ha evidenziato l’aggiunta di 146.000 posti di lavoro in novembre, con un aumento salariale del 4,8% su base annua, sebbene con performance miste tra i vari settori.
L’attenzione degli investitori rimane focalizzata sulla prossima riunione della Federal Reserve. Il governatore Christopher Waller ha mostrato un’apertura verso un possibile taglio dei tassi a dicembre, nonostante alcuni dati recenti suggeriscano un rallentamento nel progresso sul fronte dell’inflazione. Il presidente della Fed Jerome Powell ha mantenuto invece un tono più cauto, sottolineando il buono stato dell’economia americana e la possibilità di procedere con maggiore prudenza. Queste dichiarazioni, insieme ai dati economici della settimana, hanno aumentato le aspettative del mercato per un taglio dei tassi di 25 punti base nella riunione di dicembre.
Cina
I principali indici azionari cinesi hanno mostrato una debolezza generalizzata, riflettendo incertezza economica e preoccupazioni legate alla domanda interna e ai settori manifatturiero e immobiliare. Lo Shanghai Composite è sceso dell’1,5%, chiudendo la settimana a 3.368 punti, mentre lo Shenzhen Component ha subito un calo più marcato del 2,2%, terminando a 11.115 punti. Anche l’indice Hang Seng di Hong Kong ha registrato una flessione dell’1,9%, appesantito dal settore tecnologico e dalle preoccupazioni legate alle esportazioni.
Questa debolezza è stata attribuita ai segnali contrastanti sull’economia cinese, nonostante le autorità abbiano annunciato nuove misure di stimolo fiscale e monetario. Gli investitori hanno reagito con cautela, attendendo ulteriori dati macroeconomici e indicazioni sul ritmo della ripresa. I settori più colpiti includono quello immobiliare, che continua a soffrire la mancanza di fiducia degli investitori, e la tecnologia, penalizzata da una domanda globale debole.
L’attenzione degli investitori è fortemente focalizzata sulla prossima Conferenza Centrale sul Lavoro Economico, l’importante incontro annuale che avrà inizio l’11 dicembre, durante il quale i vertici cinesi definiranno l’agenda economica per il prossimo anno. Gli analisti si attendono l’annuncio di nuove misure di sostegno all’economia, con particolare interesse verso gli obiettivi di crescita e i piani di stimolo, soprattutto alla luce dei potenziali rischi derivanti dalle politiche commerciali della futura amministrazione Trump.
Sul fronte manifatturiero, la Cina ha mostrato segnali di ripresa con un’espansione dell’attività per il secondo mese consecutivo. L’indice PMI ufficiale del settore manifatturiero ha registrato un incremento superiore alle attese, passando da 50,1 di ottobre a 50,3 a novembre, mantenendosi sopra la soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione. Il quadro è ulteriormente rafforzato dal sondaggio privato Caixin/S&P Global, che ha evidenziato un aumento ancora più marcato dell’attività manifatturiera, con l’indice salito a 51,5 a novembre dai 50,3 di ottobre. Tuttavia, il settore non manifatturiero ha mostrato qualche segnale di debolezza, con l’indice PMI sceso a 50 da 50,2 di ottobre, un risultato inferiore alle aspettative del consenso.
Il settore immobiliare continua a rappresentare una fonte di preoccupazione per l’economia cinese. Le vendite di nuove abitazioni da parte delle prime 100 imprese del settore hanno registrato una contrazione del 6,9% a novembre rispetto all’anno precedente, invertendo il trend positivo di ottobre che aveva visto un incremento del 7,1%. Questi dati, forniti dalla China Real Estate Information Corp, evidenziano come il settore immobiliare non abbia ancora mostrato segni di una ripresa sostenibile, rafforzando le aspettative che Pechino annuncerà ulteriori misure per arrestare il declino pluriennale del comparto. La situazione del mercato immobiliare rimane quindi un punto critico per l’economia cinese, richiedendo probabilmente nuovi interventi di sostegno da parte delle autorità.
