La settimana appena conclusa ha regalato agli investitori un mix di emozioni contrastanti, con l'Europa appesantita dalle tensioni geopolitiche scatenate dalla Casa Bianca, Wall Street divisa tra il crollo di Intel e la resilienza del tech, mentre la Cina ha continuato a macinare guadagni sulla scia delle promesse di stimolo monetario. Vediamo insieme cosa è successo e quali spunti possiamo trarre per le prossime settimane.
Europa: la Groenlandia scuote i mercati
Il Vecchio Continente ha vissuto una settimana turbolenta, con lo STOXX 50 in calo dell'1,2% e lo STOXX 600 giù dello 0,9%, interrompendo bruscamente quella che era stata la più lunga serie di settimane consecutive in rialzo da maggio. A dominare la scena è stata l'ennesima sortita di Donald Trump, che sabato 18 gennaio ha annunciato via Truth Social l'imposizione di dazi del 10% su otto paesi europei, minacciando un'escalation al 25% entro giugno qualora la Danimarca non avesse ceduto la Groenlandia.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere: lunedì il listino europeo ha aperto in profondo rosso, con i settori del lusso e dell'automotive tra i più colpiti. LVMH e BMW hanno ceduto rispettivamente il 3,9% e il 3,3% nelle prime ore di contrattazione, mentre gli investitori hanno iniziato a scontare l'impatto potenziale sui margini delle aziende più esposte al mercato americano. La tensione è rimasta elevata per gran parte della settimana, almeno fino a quando Trump ha fatto marcia indietro giovedì sera, annunciando la sospensione delle tariffe dopo aver raggiunto un accordo quadro con la NATO.
I titoli della difesa hanno continuato a brillare: Rheinmetall e Safran hanno chiuso la settimana in territorio decisamente positivo, beneficiando delle aspettative di maggiori spese militari in Europa. Il comparto tech ha trovato supporto in Ericsson, balzata del 12% dopo aver battuto le stime sugli utili trimestrali.
Sul fronte macroeconomico, i dati PMI hanno offerto un quadro misto. La Germania ha sorpreso positivamente con un indice composito a 52,5, il livello più alto degli ultimi tre mesi, trainato dal settore servizi. Al contrario, la Francia ha deluso con i servizi scivolati inaspettatamente in territorio di contrazione. Da segnalare anche il crollo di Ubisoft, crollata del 34% giovedì dopo l'annuncio di una pesante ristrutturazione e la cancellazione di sei titoli in sviluppo.
USA: Intel affonda, il Russell 2000 vola
Oltreoceano la settimana si è rivelata altrettanto movimentata, anche se con sfumature diverse. L'S&P 500 ha ceduto mezzo punto percentuale, mentre il Dow Jones ha perso lo 0,6%. A salvare parzialmente la situazione ci ha pensato il Nasdaq, che ha chiuso in territorio positivo dello 0,2% grazie alla tenuta dei giganti tech.
Il protagonista in negativo della settimana è stato senza dubbio Intel, che venerdì ha bruciato il 17% del proprio valore di mercato dopo aver comunicato una guidance deludente e ammesso difficoltà operative persistenti. Il crollo ha trascinato con sé l'intero comparto semiconduttori, con Broadcom in calo dell'1,7%. In controtendenza Nvidia, che ha guadagnato l'1,5% sulla scia di indiscrezioni secondo cui le autorità cinesi avrebbero dato il via libera alle aziende tech locali per ordinare i chip H200.
Il VIX, il cosiddetto "indice della paura", ha toccato quota 21 martedì prima di ripiegare sotto i 16 a fine settimana, segnalando che gli investitori retail continuano a interpretare i picchi di volatilità come opportunità di acquisto piuttosto che motivi di fuga. I dati macro hanno dipinto un quadro contrastato: l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan è stato rivisto al rialzo ai massimi plurimensili, mentre i PMI flash hanno indicato un leggero rallentamento sia nei servizi che nel manifatturiero.
I titoli della difesa USA hanno vissuto montagne russe: dopo il tonfo di mercoledì causato dalle minacce di Trump di bloccare buyback e dividendi, giovedì sono rimbalzati del 7-8% quando il presidente ha annunciato di voler aumentare la spesa militare del 50%, portandola a 1.500 miliardi di dollari.
Cina: lo Shanghai Composite guarda al 2026 con ottimismo
Il Dragone ha chiuso la settimana in controtendenza rispetto alle altre principali piazze mondiali. Lo Shanghai Composite ha guadagnato lo 0,33% attestandosi a 4.136 punti, mentre lo Shenzhen Component ha fatto ancora meglio con un +0,79% a 14.440 punti. Entrambi gli indici hanno beneficiato delle dichiarazioni della banca centrale cinese, che ha confermato l'intenzione di mantenere una politica monetaria moderatamente espansiva nel 2026, con possibili tagli ai tassi e alla riserva obbligatoria.
L'unica nota stonata è arrivata dall'Hang Seng di Hong Kong, che ha ceduto l'1,5% settimanale, penalizzato da dati macro poco incoraggianti. Le vendite al dettaglio cinesi di dicembre sono cresciute solo dello 0,9% anno su anno, il ritmo più debole da dicembre 2022, evidenziando come la debolezza dei consumi interni rimanga il tallone d'Achille dell'economia del Dragone. In compenso, la produzione industriale ha sorpreso positivamente con un +5,2%, il miglior dato da settembre.
| Indice | Chiusura | Variazione Settimanale | YTD |
|---|---|---|---|
| Shanghai Composite | 4.136 | +0.3% | +3.7% |
| Shenzhen Component | 14.440 | +0.8% | +4.2% |
| Hang Seng | 26.750 | -1.5% | +3.7% |
A catalizzare l'attenzione degli investitori sono state anche le notizie sul fronte dei semiconduttori. Dopo mesi di incertezza, sembra che Pechino sia pronta ad approvare l'importazione dei chip Nvidia H200 per usi commerciali, escludendo ovviamente applicazioni militari e governative. Alibaba e ByteDance avrebbero già manifestato interesse per ordini superiori ai 200.000 pezzi ciascuna, un segnale che la corsa all'intelligenza artificiale in Cina non intende rallentare nonostante le restrizioni americane. Nel frattempo, l'anniversario del "momento DeepSeek" dello scorso gennaio ha ricordato a tutti quanto velocemente possano cambiare gli equilibri nel settore AI.
I titoli del settore aerospaziale e delle energie rinnovabili hanno guidato i rialzi della settimana, con China Aerospace e Goldwind Science & Technology che hanno toccato il limite del +10%. Lo yuan offshore si è rafforzato sul dollaro, toccando i massimi da 32 mesi e fornendo un ulteriore supporto ai listini asiatici.
Cosa aspettarsi dalla prossima settimana
Gli occhi degli investitori saranno puntati su diversi appuntamenti chiave. Negli Stati Uniti si riunisce la Federal Reserve, con il mercato che sconta ormai al 97% tassi invariati. In arrivo anche una raffica di trimestrali dai big tech: Microsoft, Meta e Tesla pubblicheranno i risultati, offrendo indicazioni preziose sullo stato di salute del settore. In Europa si attende la decisione della BCE e nuovi dati sull'inflazione, mentre dalla Cina arriveranno gli indici PMI ufficiali di gennaio.
La volatilità potrebbe restare elevata, ma come abbiamo visto questa settimana, i mercati sembrano aver sviluppato una certa resilienza alle turbolenze geopolitiche. La chiave, come sempre, sarà distinguere il rumore di fondo dai segnali che contano davvero.
