Una settimana che sembrava destinata a scivolare tranquilla verso le festività natalizie si è trasformata in un concentrato di eventi capaci di ridefinire gli equilibri finanziari globali. Banche centrali protagoniste, dati sull'inflazione sorprendenti, accordi storici nel tech e tensioni geopolitiche: tutto condensato in cinque sedute che gli investitori ricorderanno a lungo.
🇪🇺 Europa: le banche centrali tengono banco
I listini del Vecchio Continente hanno attraversato la settimana con passo deciso, dimostrando una resilienza che molti analisti non si aspettavano. Lo STOXX 600 ha guadagnato l'1,60% complessivo, trainato soprattutto dal comparto bancario europeo che sta vivendo quello che potrebbe essere il suo anno migliore dal 2010. Basti pensare che colossi come Deutsche Bank, Santander e Société Générale hanno più che raddoppiato il loro valore nel corso del 2025.
Ma il vero protagonista è stato senza dubbio Piazza Affari. Milano si è confermata regina d'Europa con un balzo settimanale del 2,86%, spinta proprio dalle banche nostrane. Montepaschi, Banca Mediolanum, Unicredit e Intesa hanno inanellato sedute consecutive in territorio positivo, cavalcando l'onda di un sentiment sempre più costruttivo sul settore finanziario continentale. Il FTSE MIB ha superato con decisione la soglia psicologica dei 44.000 punti, un livello che solo pochi mesi fa sembrava un miraggio.
La BCE ha mantenuto i tassi al 2% per il quarto meeting consecutivo, una scelta attesa ma non scontata. Christine Lagarde ha ribadito che l'inflazione si muove in un "range ristretto" attorno al target del 2%, e ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il PIL dell'Eurozona: 1,4% per il 2025, 1,2% nel 2026, poi di nuovo 1,4% nel 2027-2028. Un segnale di cautious optimism che i mercati hanno interpretato positivamente.
Dall'altra parte della Manica, la Bank of England ha optato per un taglio da 25 punti base portando il tasso al 3,75%. La decisione è arrivata con un voto tiratissimo, 5 a 4, con il Governatore Andrew Bailey che ha virato verso una posizione più accomodante. Le pressioni inflazionistiche nel Regno Unito stanno finalmente cedendo, anche se i consumi delle famiglie britanniche restano anemici rispetto ai livelli pre-pandemia.
Un tema che ha attraversato sottotraccia le contrattazioni europee è stato quello delle trattative di pace in Ucraina. I titoli della difesa, che nel 2024 avevano letteralmente volato, hanno subito una settimana di prese di profitto. Rheinmetall, Renk e Hensoldt hanno ceduto terreno mentre gli investitori iniziano a scontare uno scenario di de-escalation, con l'inviato speciale americano Steve Witkoff impegnato a Mosca in colloqui diretti con il Cremlino.
🇺🇸 Stati Uniti: l'inflazione sorprende, TikTok risolve
Wall Street ha vissuto una settimana di montagne russe che avrebbe messo a dura prova anche l'investitore più navigato. Si è partiti con il piede sbagliato lunedì, con i titoli dell'intelligenza artificiale sotto pressione dopo che il Financial Times ha rivelato la rottura delle trattative tra Oracle e Blue Owl Capital per un data center da 10 miliardi di dollari. Broadcom e Oracle hanno trascinato al ribasso il comparto tech, alimentando i timori su una possibile bolla dell'AI.
Mercoledì è arrivato il colpo più duro: l'S&P 500 ha ceduto l'1,16% in una sola seduta, con il Nasdaq giù dell'1,81%. Oracle ha perso il 5,4% mentre gli investitori mettevano in discussione la sostenibilità degli investimenti monstre nell'infrastruttura per l'intelligenza artificiale. Persino Nvidia, il titano indiscusso del settore, ha mostrato segni di debolezza.
L'inflazione potrebbe essere sopra il target, ma i dati di oggi hanno aperto appena un po' di più la porta a ulteriori tagli dei tassi.
Poi è arrivato giovedì, e con esso il dato CPI di novembre che ha ribaltato le carte in tavola. L'inflazione americana si è attestata al 2,7% su base annua, significativamente sotto il 3,1% atteso dagli analisti. Attenzione però: questi numeri vanno presi con le pinze. Il BLS ha dovuto fare i conti con lo shutdown governativo durato 43 giorni, che ha impedito la raccolta dati per ottobre e per metà novembre. Alcuni economisti sospettano che il campione di rilevazione abbia involontariamente catturato più sconti del Black Friday del dovuto.
Ma la vera bomba è esplosa nel after-hours di giovedì: TikTok ha firmato l'accordo per la vendita delle operazioni americane a una joint venture guidata da Oracle, Silver Lake e MGX (fondo sovrano di Abu Dhabi). Una saga durata anni si è finalmente conclusa, con ByteDance che manterrà una quota del 19,9% mentre il 50% passerà a investitori prevalentemente americani. La chiusura è prevista per il 22 gennaio 2026. Le azioni Oracle sono schizzate del 7% venerdì, trascinando con sé tutto il settore tech in una seduta di riscatto.
Venerdì era anche giornata di "triple witching", la scadenza trimestrale simultanea di opzioni su azioni, opzioni su indici e futures. Oltre 7.000 miliardi di dollari in derivati sono andati a scadenza, generando volumi eccezionali e ampie oscillazioni intraday. Il tutto condito dall'ingresso di Carvana nell'S&P 500, con conseguente ribilanciamento dei fondi indicizzati.
Una nota stonata è arrivata da Nike, che ha rilasciato una trimestrale con ricavi sopra le attese ma con un crollo del 17% nelle vendite in Cina e margini compressi dai dazi. Il titolo è crollato dell'11% trascinando il Dow Jones in territorio negativo per la settimana. La Cina si conferma il tallone d'Achille del colosso di Beaverton, e i 1,5 miliardi di costi aggiuntivi annui dovuti alle tariffe non aiutano.
🇨🇳 Cina: tra stimoli monetari e tensioni geopolitiche
I mercati cinesi hanno vissuto una settimana all'insegna della volatilità, stretti tra le speranze di nuovi stimoli e le preoccupazioni per le crescenti tensioni con Washington. Il Shanghai Composite ha chiuso sostanzialmente invariato con un microscopico +0,03% settimanale, mentre il Shenzhen Component ha ceduto quasi l'1%. A Hong Kong la situazione è stata più pesante, con l'Hang Seng che ha subito un duro colpo martedì perdendo l'1,54% in una sola seduta.
La People's Bank of China sta mantenendo una politica monetaria "moderatamente accomodante", ma il mercato attende mosse più decise. La PBOC ha condotto operazioni di reverse repo per 600 miliardi di yuan il 15 dicembre, iniettando liquidità nel sistema bancario. Gli analisti si aspettano tagli ai tassi e al coefficiente di riserva obbligatoria nei prossimi mesi, quando le condizioni lo permetteranno. Il problema è che l'economia cinese mostra segnali contrastanti: la produzione industriale regge, ma i consumi interni rimangono deboli e il settore immobiliare continua a zavorrare la crescita.
L'approvazione da parte del Dipartimento di Stato americano di un pacchetto di armi per Taiwan da 11 miliardi di dollari – il più grande della storia – ha scatenato la dura reazione di Pechino. Il Ministero della Difesa cinese ha minacciato "misure energiche", accusando Washington di trasformare Taiwan in una "polveriera" e di spingere la regione verso "il confronto militare e la guerra". I titoli del settore difesa e aerospaziale cinesi sono balzati in risposta alla notizia.
Il World Bank ha rivisto le stime di crescita della Cina: 4,9% per il 2025 in corso, ma con un rallentamento al 4,4% previsto per il 2026. Il governo di Pechino punta a chiudere l'anno con un PIL al 5%, ma la strada per raggiungerlo richiederà ulteriori interventi fiscali. La spesa pubblica dovrebbe essere il principale motore della crescita, con un deficit/PIL portato al 4% e massicci investimenti in infrastrutture e rinnovo urbano.
Un elemento positivo per i mercati asiatici è arrivato dalla Bank of Japan, che venerdì ha alzato i tassi di 25 punti base portandoli allo 0,75%, il livello più alto dal 1995. Una mossa ampiamente attesa che sancisce la fine dell'era dei tassi ultra-bassi giapponesi. Il rendimento del decennale giapponese ha superato il 2% per la prima volta in oltre 20 anni, con potenziali ripercussioni sui flussi di capitale globali. Il carry trade sullo yen, che per anni ha finanziato investimenti speculativi in tutto il mondo, potrebbe subire un'ulteriore contrazione.
| Banca Centrale | Decisione | Tasso Attuale | Prossima Mossa |
|---|---|---|---|
| Federal Reserve | Taglio 25bp (10 dic) | 3,50% - 3,75% | Pausa probabile |
| BCE | Invariato | 2,00% | Data-dependent |
| Bank of England | Taglio 25bp | 3,75% | Graduale allentamento |
| Bank of Japan | Rialzo 25bp | 0,75% | Ulteriori rialzi 2026 |
| PBOC | Invariato | LPR 3,10% | Tagli attesi |
Guardando avanti, gli investitori si preparano alla tradizionale settimana di Natale con volumi ridotti ma aspettative ancora elevate per il cosiddetto "Santa Claus Rally". Storicamente, gli ultimi cinque giorni di trading dell'anno più i primi due di gennaio hanno visto l'S&P 500 salire in media dell'1,3%. Quest'anno però dicembre è partito in sordina, e lo sprint finale non è affatto garantito. Come sempre, la chiave sarà monitorare i dati macro in arrivo, il sentiment sui titoli tech e l'evoluzione delle tensioni geopolitiche tra Washington e Pechino. Il 2025 si avvia alla conclusione, ma i mercati non hanno alcuna intenzione di concedere tregua.
