Europa
La settimana dal 14 al 18 luglio 2025 ha visto un andamento piuttosto eterogeneo tra i principali indici europei, con movimenti contenuti ma significativi in termini di sentiment di mercato. Lo STOXX Europe 600, che rappresenta un ampio paniere di titoli europei, ha chiuso la settimana con una leggera flessione dello 0,18%, passando da 546,99 punti a 547,00. Questo riflette una fase di consolidamento, con gli investitori cauti in attesa di nuovi stimoli macroeconomici.
In Italia, il FTSE MIB ha mostrato una maggiore vivacità, registrando una crescita dello 0,31%: l’indice è salito da 40.186 punti lunedì a 40.312 punti venerdì. Questo rialzo è stato sostenuto soprattutto dai titoli bancari e industriali, con Leonardo e Iveco tra i protagonisti positivi della settimana.
Il DAX tedesco, invece, ha avuto un andamento più altalenante ma ha chiuso in territorio positivo, con un incremento dello 0,14%, passando da 24.160,64 a 24.289,51 punti. Nonostante la seduta finale sia stata negativa, il bilancio settimanale è stato sostenuto da buoni risultati aziendali e da una moderata fiducia nel comparto manifatturiero.
La Borsa di Parigi, rappresentata dal CAC 40, ha mostrato una crescita dello 0,19%: l’indice è salito da 7.808,17 a 7.822,67 punti. Anche qui, il clima è stato di relativa stabilità, con volumi di scambio regolari e una discreta performance dei titoli del settore lusso e bancario.
Infine, il FTSE 100 di Londra ha avuto una settimana più debole, chiudendo con una perdita dello 0,46%, scendendo da 8.975,66 a 8.934,42 punti. Il calo è stato attribuito a prese di profitto e a una certa incertezza legata alle prospettive economiche del Regno Unito, in particolare sul fronte dei consumi e dell’inflazione.
FTSE MIB INDEX :
DAX INDEX :
CAC INDEX :
FTSE UK INDEX :
Il weekend precedente al 14 luglio ha portato una doccia fredda sui mercati europei quando Donald Trump ha annunciato l’imposizione di dazi del 30% sui beni importati dall’Unione Europea, con decorrenza dal 1° agosto. Questa mossa ha colto di sorpresa molti analisti, considerando che le negoziazioni sembravano essere in una fase costruttiva. Goldman Sachs ha definito la decisione una “sorpresa” che ha “riacceso le preoccupazioni sulle prospettive dell’area euro”, mentre gli economisti di Barclays hanno previsto una “contrazione più profonda dell’attività economica nel breve termine”.
L’impatto immediato si è fatto sentire lunedì mattina, con lo STOXX Europe 600 che ha aperto in territorio negativo, scendendo fino allo 0,5% prima di recuperare parzialmente durante la giornata per chiudere con una perdita contenuta dello 0,06%. I settori più colpiti sono stati quelli automobilistico e farmaceutico, tradizionalmente più esposti al commercio transatlantico. Il DAX tedesco ha guidato il sell-off con un calo dello 0,8%, riflettendo la particolare vulnerabilità della Germania che destina quasi un quarto delle sue esportazioni verso gli Stati Uniti.
Interessante notare come il FTSE 100 britannico abbia invece contrastato il trend regionale, chiudendo lunedì in rialzo dello 0,64% e toccando nuovi massimi storici a 8.998,06 punti. Questo risultato anomalo si spiega con il fatto che il Regno Unito aveva già negoziato separatamente un tasso tariffario del 10% con Washington, oltre al supporto derivato dall’indebolimento della sterlina che ha favorito le multinazionali britanniche.
Mentre i mercati digerivano le notizie sui dazi, i dati macroeconomici della settimana hanno dipinto un quadro complesso dell’economia europea. Dal Regno Unito sono arrivati segnali preoccupanti sul fronte inflazione: il tasso annuale dei prezzi al consumo è salito inaspettatamente al 3,6% a giugno dal 3,4% di maggio, il ritmo più veloce da gennaio 2024. L’aumento è stato trainato principalmente dai prezzi dei trasporti, in particolare dei carburanti, mentre l’inflazione dei servizi è rimasta stabile al 4,7%, superiore alle aspettative degli analisti che si attendevano un allentamento.
Il mercato del lavoro britannico ha mostrato invece segni di raffreddamento: il tasso di disoccupazione è salito al 4,7% nei tre mesi fino a maggio, il livello più alto in quattro anni, con una riduzione di 41.000 dipendenti a giugno. Questi dati hanno alimentato le speculazioni su possibili tagli dei tassi da parte della Bank of England, con il governatore Andrew Bailey che ha lasciato intendere in un’intervista al Times che “il percorso è verso il basso” per i tassi di interesse se il mercato del lavoro dovesse rallentare ulteriormente.
Dall’eurozona sono invece arrivate notizie più incoraggianti: la produzione industriale è cresciuta dell’1,7% a maggio, superando le aspettative del mercato che prevedevano un aumento dello 0,9% e rimbalzando dal calo del 2,2% di aprile. Su base annua, la crescita ha accelerato al 3,7% dallo 0,2% del mese precedente, segnalando una ripresa del settore manifatturiero. Anche il surplus commerciale dell’eurozona si è ampliato a 16,2 miliardi di euro a maggio da 12,7 miliardi dell’anno precedente.
Un dato particolarmente significativo è arrivato dalla Germania, dove l’indice ZEW del sentiment economico ha toccato a luglio quota 52,7 punti, il livello più alto da febbraio 2022 e in crescita per il terzo mese consecutivo. Gli analisti si attendevano una lettura di 50,2, rendendo il risultato ancora più sorprendente. L’istituto di ricerca economica ha sottolineato che quasi due terzi degli esperti intervistati prevedono un miglioramento dell’economia, grazie ai potenziali stimoli e alle aspettative per una rapida risoluzione della disputa commerciale tra UE e Stati Uniti.
Questo ottimismo degli investitori tedeschi contrasta con la volatilità dei mercati e suggerisce che, al di là del rumore di breve termine generato dalle tensioni commerciali, permangono solide aspettative di crescita economica per i prossimi mesi.
Guardando alla settimana che si apre, diversi fattori chiave meritano attenzione. In primo luogo, gli sviluppi sui negoziati commerciali UE-USA saranno cruciali: il commissario commerciale europeo Maros Sefcovic ha espresso ottimismo affermando che le parti sono “molto vicine a un accordo”, e i mercati reagiranno sensibilmente a qualsiasi segnale di progresso verso la scadenza del 1° agosto.
Sul fronte monetario, le dichiarazioni di Andrew Bailey hanno aumentato le probabilità di un taglio dei tassi della Bank of England già nel meeting di agosto, con i mercati che attualmente prezzano una riduzione di 25 punti base. I dati sull’inflazione di giugno, attesi questa settimana, saranno determinanti per confermare o smentire questa prospettiva.
Per l’eurozona, l’attenzione si concentrerà sulla prima lettura del PMI di luglio e sui dati preliminari sull’inflazione, che potrebbero influenzare le aspettative sui prossimi passi della BCE. Il forte rimbalzo della produzione industriiale di maggio suggerisce che l’economia europea potrebbe essere più resiliente di quanto temuto, ma molto dipenderà dalla risoluzione delle tensioni commerciali.
Dal punto di vista settoriale, continueremo a monitorare attentamente i titoli automobilistici e farmaceutici, i più esposti ai dazi americani, mentre il settore finanziario potrebbe beneficiare di eventuali segnali di irrigidimento delle politiche monetarie in risposta alle pressioni inflazionistiche.
In definitiva, questa settimana ha dimostrato quanto i mercati europei rimangano vulnerabili alle dinamiche geopolitiche globali, ma anche la loro capacità di resilienza quando supportati da fondamentali economici solidi. La prossima settimana sarà cruciale per capire se l’ottimismo degli investitori tedeschi si rivelerà fondato o se le tensioni commerciali continueranno a pesare sulle performance dei mercati europei.
Stati Uniti
La settimana appena trascorsa ha visto un andamento misto per i principali indici azionari statunitensi, con il comparto tecnologico in evidenza e una generale tenuta del mercato nonostante alcune incertezze macroeconomiche. Il Nasdaq Composite ha brillato, registrando una crescita dell’1,46%, grazie al traino dei titoli tech e alla concessione di una licenza di esportazione a NVIDIA, che ha alimentato l’ottimismo nel settore. Anche l’ S&P 500 ha chiuso in positivo, con un incremento dello 0,50%, sostenuto da buoni dati economici e da una stagione degli utili partita con il piede giusto. Al contrario, il Dow Jones Industrial Average ha mostrato maggiore debolezza, chiudendo la settimana con una flessione dello 0,21%, penalizzato da prese di profitto su alcuni titoli industriali e finanziari.
NASDAQ COMPOSITE :
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE :
S&P 500 INDEX :
Il vero protagonista della settimana è stata la stagione degli utili del secondo trimestre, che ha preso il via martedì con i grandi nomi del settore bancario. JPMorgan Chase, la più grande banca americana, e Citigroup hanno entrambe riportato risultati superiori alle aspettative per il secondo trimestre, dando il tono positivo all’intera settimana. Giovedì è stata la volta di nomi più familiari al grande pubblico come PepsiCo, United Airlines e Netflix, che hanno tutti battuto le previsioni degli analisti.
I dati parlano chiaro: su circa 50 componenti dell’S&P 500 che hanno riportato i risultati fino a venerdì, l’88% ha superato le aspettative degli analisti, secondo i dati di FactSet. PepsiCo ha visto le sue azioni balzare del 7% dopo aver pubblicato utili migliori del previsto, mentre United Airlines ha guadagnato il 3% grazie ai solidi risultati trimestrali. Anche aziende come 3M e American Express hanno contribuito al clima positivo, nonostante quest’ultima abbia subito un lieve calo post-earnings che ha pesato sul Dow Jones.
La performance delle Magnificent Seven continua a catturare l’attenzione degli investitori in vista dei risultati che arriveranno la prossima settimana, con Alphabet e Tesla che apriranno le danze dei megacap. Le aspettative sono elevate: le sette aziende tecnologiche più grandi dovrebbero registrare una crescita degli utili superiore al 14% nel secondo trimestre, mentre le altre 493 aziende dell’S&P 500 sono previste crescere solo del 3,4%.
Un evento particolarmente significativo è stata l’autorizzazione ottenuta da NVIDIA dall’amministrazione Trump per vendere i suoi chip per intelligenza artificiale H2O alla Cina. Questa notizia ha fatto rally il titolo e ha sostenuto l’intero settore tecnologico, con sia il Nasdaq che l’indice PHLX Semiconductor che hanno toccato nuovi massimi storici durante la settimana. NVIDIA, che ha raggiunto per la prima volta una capitalizzazione di mercato di 4 trilioni di dollari all’inizio di luglio, ha beneficiato significativamente di questo sviluppo.
L’autorizzazione rappresenta un importante segnale di distensione nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina, almeno nel settore tecnologico, e ha alimentato l’ottimismo degli investitori sul potenziale di crescita del mercato cinese per le aziende tecnologiche americane.
I dati economici della settimana hanno dipinto un quadro complesso ma non allarmante. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) ha mostrato il maggiore aumento mensile in cinque mesi, crescendo dello 0,3% a giugno rispetto allo 0,1% di maggio. Su base annua, i prezzi sono saliti del 2,7% dal 2,4% di maggio, mentre il CPI core (esclusi cibo ed energia) è aumentato del 2,9% annuo dal 2,8% del mese precedente.
Alcuni economisti hanno attribuito parte di questi aumenti alle tariffe più elevate, ma gli investitori hanno accolto i dati senza eccessiva preoccupazione, considerandoli in linea con le aspettative del consenso. I prezzi di beni per la casa, articoli ricreativi e calzature hanno tutti accelerato da aprile, ma questi aumenti sono stati parzialmente compensati da prezzi automobilistici più bassi.
Le vendite al dettaglio hanno fornito una nota più positiva, crescendo dello 0,6% a giugno dopo essere calate dello 0,9% a maggio, superando le aspettative e segnalando la resilienza del consumatore americano. Questo dato ha rassicurato gli investitori sulla solidità della domanda interna, un fattore cruciale per la continuazione della crescita economica.
Un momento di volatilità significativo si è verificato mercoledì quando sono circolate voci secondo cui il presidente Trump stava pianificando di licenziare il presidente della Federal Reserve Jerome Powell. I mercati hanno reagito negativamente, ma la situazione si è rapidamente normalizzata quando Trump ha smentito le voci, affermando che era “altamente improbabile” che avrebbe rimosso Powell dalla sua carica.
L’episodio ha evidenziato quanto i mercati rimangano sensibili alle questioni di politica monetaria e alle potenziali interferenze politiche nell’indipendenza della Fed. Il governatore della Fed Christopher Waller ha successivamente reiterato la sua posizione favorevole a un taglio dei tassi già a luglio, contribuendo a sostenere i bond e a contenere le aspettative di rialzi dei tassi.
Significativo anche il dato dell’Università del Michigan sul sentiment dei consumatori, che ha mostrato un miglioramento delle aspettative inflazionistiche: le aspettative a un anno sono scese al 4,4% dal 5% di giugno, mentre quelle a lungo termine sono calate al 3,6% dal 4% precedente.
Per la settimana, l’S&P 500 e il Nasdaq hanno registrato guadagni rispettivamente dello 0,6% e dell’1,5%, mentre il Dow Jones ha chiuso sostanzialmente piatto con un leggero calo. Entrambi l’S&P 500 e il Nasdaq hanno toccato nuovi record durante la settimana, con l’S&P 500 che venerdì ha chiuso a 6.296,79 punti dopo aver toccato un massimo intraday superiore ai 6.300 punti.
Il Nasdaq ha dimostrato particolare forza, beneficiando del rally tecnologico guidato da NVIDIA e dalle positive aspettative sui risultati delle Magnificent Seven. Il fatto che il Nasdaq abbia registrato il suo decimo record di chiusura del 2025 giovedì testimonia la continua fiducia degli investitori nel settore tecnologico.
Guardando alla settimana che si apre, diversi fattori chiave modelleranno l’andamento dei mercati. La stagione degli utili entrerà nel vivo con i risultati di Alphabet e Tesla, che rappresenteranno un vero test per il rally tecnologico. Le aspettative sono elevate e qualsiasi delusione potrebbe innescare prese di beneficio, soprattutto considerando che molti titoli tech sono già ai massimi storici.
Sul fronte della politica monetaria, gli investitori continueranno a monitorare attentamente le dichiarazioni dei funzionari della Fed, soprattutto dopo i commenti di Waller favorevoli a un taglio a luglio. I mercati stanno attualmente prezzando circa il 70% di probabilità per un taglio di 25 punti base, e qualsiasi dato economico che supporti o contraddica questa aspettativa avrà un impatto significativo.
Le tensioni commerciali con l’Europa rimangono un fattore di rischio, ma l’autorizzazione a NVIDIA per vendere chip alla Cina ha dimostrato che l’amministrazione Trump può essere pragmatica quando si tratta di interessi commerciali americani. La scadenza del 1° agosto per i dazi europei sarà comunque un appuntamento da tenere d’occhio.
Dal punto di vista settoriale, il focus rimarrà sulla tecnologia, ma anche i settori industriali e finanziari potrebbero beneficiare di ulteriori sorprese positive negli utili. L’energia e le criptovalute, che hanno mostrato forza durante la settimana, potrebbero continuare ad attrarre interesse, soprattutto dopo che Trump ha firmato il disegno di legge sulle stablecoin.
In definitiva, questa settimana ha dimostrato che i mercati americani mantengono la loro capacità di crescita anche in un ambiente geopolitico complesso, sostenuti da fondamentali aziendali solidi e da una Fed che sembra pronta ad adattare la politica monetaria alle condizioni economiche. La chiave sarà vedere se questa resilienza potrà continuare di fronte a eventuali delusioni negli utili dei giganti tecnologici o a escalation nelle tensioni commerciali internazionali.
Cina
La performance é stata positiva per i principali indici azionari cinesi, con un clima di crescente ottimismo tra gli investitori. Lo Shanghai Composite Index ha chiuso la settimana con un aumento dello 0,50%, raggiungendo quota 3.534,48 punti. Questo rialzo ha segnato la quarta settimana consecutiva di guadagni, sostenuto da interventi governativi volti a contrastare la deflazione e a regolamentare la concorrenza aggressiva nei settori tecnologici e automobilistici. In particolare, le misure contro il “price war” e il rafforzamento della supervisione sull’industria dei veicoli elettrici hanno contribuito a migliorare il sentiment di mercato.
Anche lo Shenzhen Component Index ha registrato una settimana positiva, chiudendo a 10.913,84 punti con un guadagno dell’1,43% rispetto all’inizio della settimana. L’indice ha beneficiato di un rally nella giornata di mercoledì, alimentato da aspettative di ulteriori stimoli da parte della Banca Popolare Cinese e da una moderazione delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. I titoli tecnologici e industriali hanno guidato la crescita, con particolare attenzione alle aziende legate alla produzione di semiconduttori e batterie.
SHANGHAI COMPOSITE INDEX :
CSI 300 INDEX :
Il dato più significativo della settimana è arrivato martedì con la pubblicazione del prodotto interno lordo del secondo trimestre, che ha mostrato una crescita del 5,2% su base annua, leggermente inferiore al 5,4% del primo trimestre ma superiore alle aspettative degli analisti. Questo risultato ha temporaneamente alleviato le pressioni su Pechino per implementare ulteriori misure di stimolo nell’immediato, suggerendo che l’economia cinese mantiene una traiettoria di crescita accettabile nonostante le sfide interne ed esterne.
Gli analisti hanno accolto positivamente il dato, interpretandolo come un segnale di resilienza dell’economia cinese di fronte a venti contrari significativi. Tuttavia, la stessa comunità finanziaria ha espresso cautela riguardo alle prospettive per la seconda metà dell’anno, avvertendo che la crescita potrebbe rallentare ulteriormente a causa di pressioni deflazionistiche sempre più acute, debolezza delle vendite al dettaglio e potenziali tensioni commerciali con gli Stati Uniti una volta che l’accordo temporaneo scadrà a metà agosto.
Un elemento di particolare preoccupazione emerso durante la settimana è stata la conferma della persistente deflazione nel settore manifatturiero. All’inizio del mese, la Cina aveva già riportato che l’indice dei prezzi alla produzione era sceso nella misura più ampia in quasi due anni a giugno, marcando il 33° mese consecutivo di deflazione nelle fabbriche. Questo trend rappresenta una sfida significativa per le autorità monetarie cinesi e suggerisce che le pressioni sui margini delle aziende manifatturiere potrebbero intensificarsi nei prossimi mesi.
La deflazione industriale non è solo un problema tecnico ma riflette una domanda interna debole e una capacità produttiva eccessiva in molti settori. Questo fenomeno ha implicazioni dirette per la redditività delle aziende quotate negli indici principali e potrebbe tradursi in una pressione al ribasso sui multipli di valutazione nel breve-medio termine.
La persistente debolezza del mercato immobiliare cinese ha continuato a rappresentare un punto dolente per l’economia durante la settimana. I dati ufficiali hanno mostrato che i prezzi delle nuove abitazioni in 70 città a livello nazionale sono diminuiti dello 0,27% a giugno su base mensile, mentre i valori delle case esistenti sono calati dello 0,61%. Ancora più preoccupante è stato il dato sulle vendite residenziali, che sono diminuite del 12,6% a giugno rispetto all’anno precedente, segnando il calo più marcato dell’anno secondo Bloomberg.
Questi numeri confermano che la crisi immobiliare cinese, ora al suo quinto anno, continua a pesare sulla domanda dei consumatori e rappresenta un freno significativo alla crescita economica complessiva. Il settore immobiliare ha storicamente rappresentato una percentuale sostanziale del PIL cinese e la sua continua contrazione ha rinnovato le richieste di maggiori stimoli da parte del governo centrale.
Il deterioramento del mercato immobiliare ha implicazioni dirette per i mercati azionari, non solo attraverso l’esposizione diretta alle società del settore edilizio e dei materiali da costruzione, ma anche attraverso l’effetto ricchezza negativo sui consumatori che vedono diminuire il valore dei loro principali asset.
Dal punto di vista degli investimenti internazionali, la settimana ha mostrato segnali interessanti di interesse verso i mercati cinesi. Gli ETF cinesi quotati negli Stati Uniti hanno registrato performance positive significative, con il KraneShares CSI China Internet ETF (KWEB) che ha guadagnato oltre il 7% durante la settimana, mentre l’iShares MSCI China ETF (MCHI) è salito di oltre il 5% e l’iShares China Large-Cap ETF (FXI) ha guadagnato circa il 5%, segnando la settimana migliore da febbraio.
Questi guadagni suggeriscono che gli investitori internazionali stanno iniziando a vedere valore nelle valutazioni attuali dei titoli cinesi, nonostante le preoccupazioni macroeconomiche. Il CSI 300, l’indice delle 300 maggiori aziende quotate a Shanghai e Shenzhen, ha chiuso venerdì a 4.058,55 punti con un guadagno dello 0,60%, dimostrando una certa resilienza del mercato domestico.
Guardando alla settimana che si apre, diversi fattori chiave potrebbero influenzare l’andamento dei mercati azionari cinesi. In primo luogo, gli investitori monitoreranno attentamente eventuali segnali dal governo centrale riguardo a nuove misure di stimolo. Nonostante i dati del PIL abbiano temporaneamente ridotto la pressione per interventi immediati, la persistente debolezza del settore immobiliare e le pressioni deflazionistiche potrebbero spingere le autorità a considerare misure di supporto mirate.
Sul fronte della politica monetaria, la People’s Bank of China potrebbe essere chiamata a intervenire se i dati economici continueranno a mostrare segni di debolezza. Gli investitori osserveranno attentamente i tassi di prestito di riferimento e eventuali modifiche alle riserve obbligatorie delle banche come segnali delle intenzioni delle autorità monetarie.
Le tensioni commerciali con gli Stati Uniti rappresenteranno un altro elemento da seguire con attenzione, soprattutto considerando che l’accordo temporaneo è destinato a scadere a metà agosto. Qualsiasi escalation nelle tensioni o, al contrario, segnali di progressi nei negoziati potrebbero avere un impatto significativo sui mercati cinesi.
Dal punto di vista settoriale, il comparto tecnologico potrebbe continuare a beneficiare dell’interesse degli investitori internazionali, soprattutto considerando le valutazioni relativamente attraenti rispetto ai peer globali. Tuttavia, le aziende del settore immobiliare e dei beni di consumo durevoli potrebbero continuare a soffrire fino a quando non emergeranno segnali chiari di stabilizzazione del mercato immobiliare.
In definitiva, la settimana ha confermato che l’economia cinese sta navigando in acque complesse, bilanciando una crescita ancora accettabile con sfide strutturali significative. Gli investitori dovranno mantenere un approccio selettivo, concentrandosi sui settori e sulle aziende meglio posizionate per beneficiare degli eventuali stimoli governativi e della graduale stabilizzazione delle condizioni macroeconomiche. La chiave sarà monitorare attentamente i segnali di politica economica da Pechino e l’evoluzione della situazione geopolitica con gli Stati Uniti.
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