Settimana intensa sui mercati globali, quella appena conclusa. L'Europa ha continuato la sua marcia verso nuovi record storici, mentre Wall Street ha fatto i conti con la stagione delle trimestrali bancarie e con un presidente Trump particolarmente attivo sul fronte delle dichiarazioni. In Cina, invece, le autorità hanno deciso di tirare il freno a mano su un rally che stava forse correndo troppo veloce. Vediamo cosa è successo.
Europa: la corsa non si ferma
I mercati europei hanno vissuto un'altra settimana da incorniciare. Lo STOXX 600 ha toccato quota 614.38 punti, un nuovo massimo assoluto che corona un inizio 2026 decisamente brillante. Il DAX tedesco ha chiuso a 25,297 punti mentre l'Euro STOXX 50 si è attestato a 6,029 punti. Ma la cosa più interessante non sono tanto i numeri in sé, quanto il contesto in cui sono stati raggiunti.
Mentre sui giornali si parla di possibili interventi militari statunitensi in Iran, di tensioni su Greenland e della cattura del presidente venezuelano Maduro, le borse europee sembrano vivere in una dimensione parallela. Gli investitori hanno semplicemente scrollato le spalle di fronte a tutto questo. E non si tratta di ingenuità: il ragionamento è che finché il petrolio non subisce shock significativi e le banche centrali mantengono una politica accomodante, i fondamentali reggono.
Il settore della difesa europeo ha registrato la quarta settimana consecutiva di guadagni, spinto dall'annuncio della Danimarca di investire 13.8 miliardi di dollari per il riarmo della Groenlandia e dalle continue tensioni geopolitiche.
Il vero protagonista della settimana è stato però il settore tecnologico. ASML, il colosso olandese delle macchine per la produzione di chip, è schizzato del 6-7% dopo i risultati stellari di TSMC, che ha riportato un aumento del 35% degli utili nel quarto trimestre. I semiconduttori continuano a essere il termometro dell'entusiasmo per l'intelligenza artificiale, e quel termometro segna temperature molto alte.
Da segnalare anche il settore farmaceutico: Bayer ha guadagnato il 7% dopo che il partner finlandese Orion ha previsto una forte crescita per il farmaco darolutamide. AstraZeneca e Sanofi hanno chiuso entrambe in rialzo del 2.5%. Nel comparto minerario, Glencore ha toccato un nuovo massimo a 52 settimane mentre si rincorrono voci su una possibile mega-fusione con Rio Tinto che creerebbe il più grande gruppo minerario al mondo.
USA: Wall Street tra banche e incertezze
Oltreoceano la musica è stata diversa. L'S&P 500 ha chiuso la settimana in territorio negativo, attestandosi venerdì a 6,940 punti con un calo dello 0.06%. Il Dow Jones ha perso lo 0.17% chiudendo a 49,359 punti, mentre il Nasdaq è sceso dello 0.06% a 23,515 punti. Numeri piccoli, certo, ma che interrompono una serie positiva e riflettono una settimana decisamente movimentata.
Lunedì il mercato ha aperto in forte ribasso dopo che il Dipartimento di Giustizia ha annunciato l'apertura di un'indagine penale nei confronti del presidente della Federal Reserve Jerome Powell. L'indagine riguarderebbe le sue dichiarazioni davanti al Senato sulla ristrutturazione degli edifici della Fed, ma Powell stesso ha definito la mossa come un ulteriore tentativo dell'amministrazione Trump di influenzare la politica monetaria. I mercati hanno reagito male, almeno inizialmente.
Trump ha dichiarato venerdì di voler mantenere Kevin Hassett nel ruolo di direttore del National Economic Council, raffreddando le speculazioni su una sua nomina a presidente della Fed al posto di Powell. I mercati hanno oscillato visibilmente sulla notizia.
La stagione delle trimestrali bancarie ha portato risultati contrastanti. JPMorgan ha battuto le attese sia sui ricavi che sugli utili, ma il titolo ha perso il 4.2% nella giornata di martedì. Il motivo? Gli investitori non hanno gradito il calo delle commissioni da investment banking e soprattutto le parole del CFO Jeremy Barnum, che ha lasciato intendere che il settore potrebbe opporsi alla proposta di Trump di imporre un tetto del 10% sui tassi delle carte di credito. Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno invece brillato, con guadagni rispettivamente del 4.6% e del 5.8% grazie a risultati superiori alle attese nel trading e nel dealmaking.
Sul fronte macro, i dati sull'inflazione di dicembre sono risultati in linea con le attese: l'indice CPI è salito dello 0.3% su base mensile e del 2.7% su base annua. Il dato core, depurato da energia e alimentari, ha mostrato un aumento del 2.6% annuo, leggermente sotto le attese del 2.8%. Questo ha rafforzato le aspettative che la Fed manterrà i tassi invariati nella prossima riunione.
| Indice | Chiusura Venerdì | Variazione Settimanale |
|---|---|---|
| S&P 500 | 6,940.01 | Negativa |
| Dow Jones | 49,359.33 | -0.17% |
| Nasdaq | 23,515.39 | -0.06% |
Il settore dei semiconduttori ha beneficiato dell'effetto TSMC: Nvidia è salita del 2.1%, AMD dell'1.9%, Applied Materials ha guadagnato il 5.6%. I chip restano il cuore pulsante del mercato americano, e ogni segnale positivo dal mondo dell'AI viene amplificato.
Cina: i regolatori tirano il freno
La situazione cinese merita un'analisi particolare. L'Hang Seng ha chiuso la settimana a 26,845 punti con un guadagno complessivo del 2.5%, mentre lo Shanghai Composite ha perso lo 0.45% fermandosi a 4,103 punti. Lo Shenzhen Component ha guadagnato l'1.14%. Ma dietro questi numeri si nasconde una storia più complessa.
La notizia della settimana è arrivata mercoledì 14 gennaio: le borse di Shanghai, Shenzhen e Pechino hanno annunciato l'aumento del requisito di margine per gli acquisti a leva dal 80% al 100%, con effetto dal 19 gennaio. In pratica, chi vuole comprare azioni a margine dovrà ora versare l'intero controvalore dell'operazione, eliminando di fatto la leva finanziaria sui nuovi contratti. È un'inversione netta rispetto alla politica di stimolo adottata nell'agosto 2023, quando il margine era stato ridotto proprio per sostenere i volumi.
Il saldo dei finanziamenti a margine aveva raggiunto il record storico di 2.7 trilioni di yuan (circa 1.57 trilioni di ringgit malesi) a martedì 13 gennaio. Le autorità hanno deciso che era troppo, troppo in fretta.
Il messaggio di Pechino è chiaro: vogliono un mercato toro lento e sostenibile, non un rally alimentato dalla speculazione. Come ha sintetizzato un fund manager locale, le autorità vogliono evitare un mercato surriscaldato. La mossa ha immediatamente raffreddato l'entusiasmo, con il CSI 300 che ha cancellato un guadagno dell'1.2% per chiudere in rosso subito dopo l'annuncio.
L'altra grande storia della settimana cinese riguarda Trip.com. Il colosso dei viaggi online, il più grande in Asia per capitalizzazione, è crollato del 18.7% dopo che l'autorità antitrust SAMR ha annunciato l'apertura di un'indagine per presunto abuso di posizione dominante e pratiche monopolistiche. L'indagine arriva proprio a ridosso del Capodanno Lunare, quando centinaia di milioni di cinesi viaggeranno per le festività. Trip.com ha dichiarato che collaborerà con le autorità, ma il crollo del titolo è stato brutale: il peggiore dalla quotazione a Hong Kong nel 2021.
Sul fronte della politica monetaria, un funzionario della People's Bank of China ha dichiarato che la banca centrale ha ancora spazio per tagliare sia i requisiti di riserva delle banche sia i tassi di riferimento nel corso dell'anno. I tassi sulla facility di rifinanziamento a un anno scenderanno di 25 punti base all'1.25% dall'1.5% a partire da lunedì. È un segnale di sostegno all'economia reale, anche mentre si stringe la cinghia sulla speculazione.
| Indice | Chiusura | Variazione Settimanale |
|---|---|---|
| Hang Seng | 26,844.96 | +2.5% |
| Shanghai Composite | 4,103 | -0.45% |
| Shenzhen Component | 12,320 | +1.14% |
Da notare anche l'accordo commerciale USA-Taiwan annunciato durante la settimana: TSMC costruirà nuove fabbriche in Arizona come parte di un investimento da 250 miliardi di dollari, mentre Washington ridurrà i dazi sui prodotti taiwanesi dal 20% al 15%. La notizia ha sostenuto il sentiment su Hong Kong, anche se le tensioni tra Cina e USA restano un sottofondo costante.
Guardando avanti
La prossima settimana sarà cruciale per la Cina con la pubblicazione del PIL del quarto trimestre e dei dati su produzione industriale e vendite al dettaglio di dicembre. In Europa e negli Stati Uniti, invece, l'attenzione si concentrerà sull'evoluzione delle tensioni geopolitiche e sulla retorica dell'amministrazione Trump, che continua a tenere i mercati sulle spine con annunci e contro-annunci. Il 20 gennaio entreranno in vigore le nuove regole sui margini in Cina: sarà interessante vedere come reagiranno i volumi.
