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Europa

Durante la settimana dal 10 al 14 marzo 2025, i principali indici europei hanno mostrato un andamento prevalentemente negativo, riflettendo le preoccupazioni degli investitori per le incertezze economiche e geopolitiche. Il STOXX Europe 600 ha chiuso la settimana con una perdita dell’ 1,22% , scendendo a 546,60 punti. Questo calo è stato il più significativo in termini percentuali dalla fine di dicembre 2024, segnando la seconda settimana consecutiva di ribasso.

In Italia, il FTSE MIB ha registrato una performance positiva, con un incremento del 2,61% , chiudendo a 38.903,61 punti. Questo risultato è stato sostenuto da un forte interesse per i titoli bancari e industriali, che hanno beneficiato delle politiche monetarie favorevoli della BCE e di dati economici incoraggianti.

Il DAX tedesco , invece, ha subito una flessione, chiudendo la settimana in calo dell’ 1,07% . Le preoccupazioni per l’aumento dei rendimenti obbligazionari e le tensioni commerciali globali hanno pesato sul mercato, nonostante la resilienza di alcuni settori come quello tecnologico.

Il CAC 40 francese ha seguito una traiettoria simile, registrando una perdita dell’ 1,14% e chiudendo a 8.028,28 punti. Questo calo è stato attribuito a prese di profitto e a un sentiment di mercato più cauto, nonostante la buona performance di alcuni titoli del lusso.

Infine, il FTSE 100 inglese ha subito un ribasso dell’ 1,21% , chiudendo a 8.495,99 punti. Le preoccupazioni per una possibile recessione nel Regno Unito, alimentate da dati economici deboli, hanno contribuito a questo risultato negativo, con il settore energetico e quello finanziario particolarmente colpiti.

FTSE MIB INDEX :
DAX INDEX :
CAC INDEX :
FTSE UK INDEX :

La settimana appena conclusa ha visto i mercati azionari europei oscillare in un contesto di incertezza, influenzati da dichiarazioni contrastanti della Banca Centrale Europea, dati economici deludenti dal Regno Unito e sviluppi significativi nella politica fiscale tedesca. Questi elementi hanno creato un quadro complesso per gli investitori, con implicazioni che potrebbero estendersi alle prossime settimane.

Dopo il sesto taglio dei tassi d’interesse da giugno, la BCE ha sorpreso gli analisti con un coro di voci discordanti riguardo alle future mosse di politica monetaria. La Presidente Christine Lagarde ha sottolineato un livello di “incertezza eccezionalmente elevata” che potrebbe complicare il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione al 2% nel breve termine. Questa cautela è stata rafforzata dalle dichiarazioni di Isabel Schnabel, membro del Comitato Esecutivo, che ha messo in guardia sul rischio che l’inflazione possa rimanere al di sopra dell’obiettivo piuttosto che scendere al di sotto, segnalando così la sua riluttanza a sostenere un ulteriore allentamento monetario.

Anche Martins Kazaks, membro del Consiglio direttivo, ha invitato alla prudenza durante una conferenza a Lisbona, suggerendo che i responsabili della politica monetaria dovrebbero mantenere una mente aperta riguardo alla decisione di aprile, considerando le incertezze alimentate dagli shock geopolitici e il potenziale massiccio aumento della spesa per la difesa. In netto contrasto con queste posizioni, il governatore della Banca del Portogallo, Mário Centeno, ha ribadito in un’intervista al Wall Street Journal la sua convinzione che i costi di finanziamento debbano essere ulteriormente ridotti per sostenere un’economia debole e prevenire un’inflazione al di sotto dell’obiettivo, dichiarando: “Preferirei agire prima piuttosto che dopo”.

Sul fronte britannico, l’economia ha mostrato segnali di debolezza con una contrazione inaspettata dello 0,1% a gennaio, principalmente a causa di un calo nella produzione. Questo dato ha rappresentato una battuta d’arresto rispetto alla crescita dello 0,4% registrata nel mese precedente. Tuttavia, il tasso di crescita trimestrale si è attestato allo 0,2%, leggermente superiore allo 0,1% di dicembre, offrendo un timido segnale positivo agli investitori con esposizione al mercato britannico.

In Germania, sviluppi significativi sono emersi sul fronte della politica fiscale. Secondo fonti vicine ai negoziati citate da Reuters, il futuro governo di coalizione e i Verdi avrebbero raggiunto un accordo per un massiccio aumento del debito pubblico. Friedrich Merz, il prossimo cancelliere, punterebbe all’approvazione da parte del parlamento uscente di un fondo per le infrastrutture da 500 miliardi di euro e a un allentamento del cosiddetto “freno al debito” per aumentare la spesa per la difesa. Questa notizia ha avuto un impatto positivo sui titoli dei settori infrastrutture e difesa, che hanno sovraperformato il mercato generale durante la settimana.

Queste divergenze all’interno della BCE hanno creato incertezza sui mercati, con gli investitori che hanno dovuto ricalibrare le loro aspettative riguardo al ritmo dei futuri tagli dei tassi. Il settore bancario ha mostrato particolare sensibilità a queste dichiarazioni, con performance altalenanti in base all’interpretazione delle varie dichiarazioni. I mercati azionari europei hanno chiuso la settimana con risultati contrastanti, con l’Euro Stoxx 50 che ha faticato a trovare una direzione chiara, mentre alcuni indici nazionali hanno mostrato maggiore resilienza, sostenuti dai settori potenzialmente beneficiari dell’espansione fiscale tedesca.

Guardando alla settimana entrante, gli investitori dovranno prestare particolare attenzione a ulteriori commenti dai membri della BCE che potrebbero offrire indicazioni più chiare sulle prospettive di aprile. I dati economici in arrivo dall’eurozona, in particolare quelli relativi all’inflazione e all’attività manifatturiera, saranno cruciali per valutare lo stato di salute dell’economia continentale. Inoltre, qualsiasi sviluppo concreto riguardo al pacchetto di stimoli tedesco potrebbe fungere da catalizzatore per i mercati, con potenziali ricadute positive sui titoli ciclici e legati alle infrastrutture.

Mi aspetto che la volatilità rimanga elevata nella prossima settimana, con i mercati particolarmente sensibili ai dati macroeconomici e alle dichiarazioni dei banchieri centrali. Il settore delle infrastrutture e della difesa potrebbe continuare a sovraperformare, supportato dalle prospettive di aumento della spesa pubblica in Germania. I titoli finanziari potrebbero invece mostrare maggiore volatilità, influenzati dall’incertezza riguardo alla traiettoria dei tassi d’interesse.

In questo contesto, una strategia di investimento prudente suggerisce di mantenere un portafoglio diversificato, con una leggera sovraesposizione ai settori che potrebbero beneficiare dell’espansione fiscale tedesca. Allo stesso tempo, è consigliabile essere cauti con i titoli più sensibili ai tassi d’interesse, dato il clima di incertezza sulle future decisioni della BCE. Gli investitori dovrebbero anche considerare il potenziale impatto delle tensioni geopolitiche, che rimangono un fattore di rischio in grado di provocare improvvisi movimenti di mercato.

In conclusione, la settimana appena trascorsa ha evidenziato come le politiche monetarie e fiscali continuino a essere i principali driver dei mercati azionari europei. La divergenza di opinioni all’interno della BCE e le prospettive di un significativo stimolo fiscale in Germania rappresentano due forze contrastanti che caratterizzeranno probabilmente l’andamento dei mercati anche nelle prossime settimane. Gli investitori più attenti potranno trovare opportunità in questo ambiente complesso, concentrandosi sui settori con fondamentali solidi e prospettive di crescita sostenibili, mentre rimangono vigili ai segnali di cambiamento nelle politiche economiche.

Stati Uniti

I principali indici del mercato azionario statunitense hanno mostrato un andamento prevalentemente negativo, segnando la quarta settimana consecutiva di ribassi. Il Dow Jones Industrial Average ha registrato una perdita del 3,1% , chiudendo a 41.488,19 punti. Questo calo è stato il peggiore per l’indice negli ultimi due anni, riflettendo le crescenti preoccupazioni degli investitori riguardo alle politiche commerciali e all’impatto delle tariffe imposte dagli Stati Uniti e dalle contromisure adottate da altri paesi.

L’ S&P 500 ha subito una flessione del 2,3% , chiudendo a 5.638,94 punti. Questo ribasso ha portato l’indice in una fase di correzione tecnica, con una perdita superiore al 10% rispetto ai massimi recenti. Le preoccupazioni per l’inflazione e il rallentamento della crescita economica hanno pesato sul sentiment degli investitori, nonostante un rally significativo nella giornata di venerdì, che ha visto l’indice guadagnare il 2,1% .

Il Nasdaq Composite , fortemente esposto ai titoli tecnologici, ha registrato una perdita settimanale del 2,4% , chiudendo a 17.754,09 punti. Anche il Russell 2000 , che rappresenta le piccole capitalizzazioni, ha chiuso in calo dell’ 1,5% , riflettendo una rotazione verso settori più difensivi.

NASDAQ COMPOSITE :
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE :
S&P 500 INDEX :

La settimana appena trascorsa ha visto i mercati azionari statunitensi navigare attraverso una serie di dati economici contrastanti, in un contesto caratterizzato da crescenti preoccupazioni riguardo all’impatto delle recenti azioni tariffarie dell’amministrazione Trump. Nonostante un calendario economico relativamente leggero, gli investitori hanno attentamente analizzato i nuovi dati sull’inflazione e sul sentiment dei consumatori, cercando indicazioni sulla futura direzione della politica monetaria della Federal Reserve.

Il momento clou della settimana è stato senza dubbio la pubblicazione, mercoledì, dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) da parte del Dipartimento del Lavoro. I dati hanno mostrato che i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,2% su base mensile a febbraio, mentre il CPI core (escludendo alimentari ed energia) ha registrato il suo aumento annuale più basso dall’aprile 2021, crescendo del 3,1% rispetto ai 12 mesi precedenti. Entrambe le letture di inflazione, sia mensile che annuale, hanno mostrato un rallentamento rispetto a gennaio e sono risultate leggermente inferiori alle aspettative del consenso degli analisti.

Questi dati incoraggianti sull’inflazione sembrano aver alleviato alcune preoccupazioni riguardo alla possibilità che l’economia statunitense entrasse in un periodo di stagflazione – uno scenario economico in cui la crescita è stagnante, l’inflazione è elevata e la disoccupazione aumenta. Tuttavia, è importante notare che questi dati precedono una parte significativa delle recenti azioni tariffarie dell’amministrazione Trump, e gli investitori hanno rapidamente riportato la loro attenzione sull’incertezza riguardo all’impatto che queste misure avranno sui prezzi nei prossimi mesi.

Giovedì, i dati sull’indice dei prezzi alla produzione (PPI) hanno dipinto un quadro simile per febbraio, con i prezzi generali invariati rispetto a gennaio e i prezzi core in calo per la prima volta da luglio, a fronte di aspettative di un aumento dello 0,3% per entrambe le letture. Sebbene i risultati complessivi apparissero promettenti, diverse componenti del PPI che influenzano l’indice delle spese per consumi personali (PCE) – la misura di inflazione preferita dalla Fed – sono rimaste elevate. Questo suggerisce che il PCE rimarrà probabilmente ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed quando verrà pubblicato alla fine del mese. I responsabili della politica monetaria della Fed dovrebbero mantenere invariati i tassi di interesse dopo la prossima riunione del 18-19 marzo.

Nel frattempo, l’Università del Michigan ha pubblicato venerdì mattina il suo Indice del Sentiment dei Consumatori per marzo, che è diminuito dell’11% su base mensile a 57,9. L’indice è ora in calo da tre mesi consecutivi ed è sceso del 22% rispetto a dicembre 2024. Secondo il rapporto, le aspettative dei consumatori “sono peggiorate in molteplici aspetti dell’economia, inclusi finanze personali, mercati del lavoro, inflazione, condizioni aziendali e mercati azionari”, principalmente a causa dell'”incertezza intorno alle politiche e ad altri fattori economici”. È particolarmente degno di nota il fatto che le aspettative di inflazione per l’anno a venire siano aumentate al 4,9% dal 4,3% di febbraio, il livello più alto da novembre 2022 e il terzo aumento mensile consecutivo di 0,5 punti percentuali o più.

I mercati azionari hanno reagito con cautela a questi dati contrastanti. Dopo un breve rally mercoledì in seguito ai dati CPI migliori del previsto, gli indici principali hanno ceduto parte dei guadagni nei giorni successivi, con il sentiment dei consumatori in calo che ha innescato una certa volatilità nella sessione di venerdì. I titoli legati ai consumi hanno sottoperformato, riflettendo le crescenti preoccupazioni riguardo alla salute finanziaria dei consumatori americani, mentre i titoli difensivi hanno mostrato maggiore resistenza in questo clima di incertezza.

Guardando alla settimana entrante, il focus principale sarà senza dubbio sulla riunione della Federal Reserve del 18-19 marzo. Sebbene non ci si aspetti un cambiamento nei tassi di interesse, gli investitori presteranno particolare attenzione al comunicato della Fed e alla conferenza stampa del presidente Jerome Powell per cogliere indizi sulla futura traiettoria della politica monetaria. Le proiezioni economiche aggiornate dei membri del comitato, in particolare il “dot plot” che mostra le loro aspettative sui tassi di interesse futuri, saranno analizzate attentamente per valutare quanto la Fed sia preoccupata per l’impatto inflazionistico delle nuove tariffe.

Mi aspetto che i mercati rimangano nervosi nella prossima settimana, con una volatilità potenzialmente elevata durante e dopo la riunione della Fed. Se Powell dovesse adottare un tono più hawkish del previsto, esprimendo preoccupazioni per le pressioni inflazionistiche derivanti dalle tariffe, potremmo assistere a una correzione significativa dei mercati azionari, con i settori a più alta valutazione particolarmente vulnerabili. D’altra parte, un Powell che minimizzasse i rischi inflazionistici e mantenesse la porta aperta a futuri tagli dei tassi potrebbe alimentare un rally di sollievo.

Un’area da monitorare attentamente sarà il comportamento dei rendimenti dei Treasury, che hanno mostrato una notevole volatilità nelle ultime settimane. Un aumento dei rendimenti a lungo termine potrebbe esercitare ulteriore pressione sui titoli tecnologici e di crescita, mentre un loro stabilizzarsi o diminuire potrebbe fornire supporto a questi settori.

Gli investitori dovrebbero anche prestare attenzione a qualsiasi dettaglio aggiuntivo o chiarimento sulle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump, che potrebbero emergere nei prossimi giorni. L’implementazione e la portata di queste misure avranno probabilmente un impatto significativo su specifici settori e aziende con esposizione internazionale.

In questo contesto di incertezza, una strategia di investimento prudente suggerisce di mantenere un’allocazione diversificata, con una leggera preferenza per titoli di qualità con bilanci solidi e flussi di cassa stabili. I settori meno sensibili alle tariffe e con una forte esposizione domestica potrebbero offrire un riparo relativo dalla volatilità, mentre le aziende con catene di approvvigionamento globali complesse potrebbero affrontare sfide maggiori nel breve termine.

In conclusione, la prossima settimana si preannuncia cruciale per determinare il sentiment del mercato nel medio termine. La combinazione di dati sull’inflazione contrastanti, un sentiment dei consumatori in deterioramento e l’incertezza sulle politiche commerciali crea un ambiente complesso per gli investitori. La capacità della Fed di navigare in queste acque agitate e comunicare efficacemente la sua visione sull’economia sarà determinante per la direzione dei mercati azionari americani nelle prossime settimane.

Cina

I principali indici del mercato azionario cinese hanno mostrato un andamento misto, riflettendo un equilibrio tra fattori positivi e negativi. L’indice Shanghai Composite ha registrato una lieve flessione dello 0,23%, chiudendo a 3.371,92 punti. Questo calo è stato attribuito alla mancanza di nuovi annunci di politiche economiche da parte del governo cinese, nonostante la recente conclusione delle “Due Sessioni”, durante le quali sono stati fissati obiettivi di crescita economica intorno al 5% per il 2025.

Parallelamente, l’indice Shenzhen Component ha subito un calo dello 0,17%, chiudendo a 10.843 punti. Anche in questo caso, il sentiment degli investitori è stato influenzato dalla cautela generale e dall’assenza di stimoli significativi. Tuttavia, alcuni settori, come quello tecnologico, hanno mostrato segnali di resilienza, nonostante le perdite generalizzate.

L’indice Hang Seng di Hong Kong ha registrato una performance leggermente migliore rispetto agli indici della Cina continentale, chiudendo la settimana con un incremento dello 0,18%. Questo risultato è stato sostenuto da un rinnovato interesse per i titoli finanziari e tecnologici, che hanno beneficiato di una domanda internazionale più robusta.

SHANGHAI COMPOSITE INDEX :
CSI 300 INDEX :

La settimana appena conclusa ha visto il mercato azionario cinese registrare un notevole rimbalzo, culminato venerdì con un rally che ha portato l’indice CSI 300 ai massimi da metà dicembre. Questo movimento rialzista è stato innescato dall’annuncio di una importante conferenza stampa prevista per lunedì prossimo, durante la quale funzionari del ministero delle Finanze, del ministero del Commercio, della banca centrale e dell’autorità di vigilanza sui mercati finanziari presenteranno misure concrete per stimolare i consumi interni. L’annuncio, proveniente direttamente dal Consiglio di Stato, ha riacceso l’ottimismo degli investitori in un contesto economico caratterizzato da persistenti pressioni deflazionistiche.

L’aumento dei consumi come motore della crescita economica è diventato un obiettivo sempre più cruciale per i politici cinesi dall’inizio della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Durante la recente riunione dell’Assemblea Nazionale del Popolo, appena conclusa, la Cina ha fissato un ambizioso obiettivo di crescita economica di circa il 5% per il terzo anno consecutivo, dichiarando esplicitamente che il rilancio dei consumi rappresenta la massima priorità del governo per il 2025. Questa enfasi sui consumi interni riflette la necessità di ridurre la dipendenza dalle esportazioni in un contesto globale caratterizzato da crescenti tensioni commerciali e geopolitiche.

Tuttavia, l’obiettivo di stimolare i consumi si scontra con una realtà economica complessa, come evidenziato dall’ultimo rapporto sull’inflazione pubblicato questa settimana. L’indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,7% a febbraio rispetto all’anno precedente, secondo l’ufficio statistico nazionale, segnando la prima contrazione da gennaio 2024 e superando le aspettative al ribasso degli analisti. Ancora più preoccupante è il dato relativo all’inflazione core, che esclude i costi di alimentari ed energia, calata dello 0,1% su base annua. Si tratta della prima diminuzione dal 2021 e solo della seconda volta in oltre 15 anni che questo indicatore registra una contrazione, secondo quanto riportato da Bloomberg. Nel frattempo, l’indice dei prezzi alla produzione, che monitora i prezzi all’ingrosso, è sceso del 2,2% a febbraio, segnando il 29° mese consecutivo di contrazione.

Questi dati dipingono un quadro di deflazione persistente che sta diventando una questione di crescente urgenza per Pechino. Lo scorso settembre, il governo aveva già introdotto una serie di misure di stimolo monetario e fiscale per incentivare la domanda, ma finora i risultati sono stati inferiori alle aspettative. Il prolungato crollo del mercato immobiliare, che ha indotto le famiglie a risparmiare piuttosto che spendere, sta frustrando i tentativi ufficiali di rilanciare i consumi. Il settore immobiliare, tradizionalmente uno dei principali motori dell’economia cinese, continua a rappresentare un freno significativo alla ripresa economica complessiva.

In questo contesto, l’annuncio della conferenza stampa di lunedì ha catalizzato l’attenzione degli investitori, alimentando aspettative di misure di stimolo più incisive e mirate. Gli analisti prevedono che le autorità potrebbero annunciare una combinazione di politiche fiscali espansive, come sgravi fiscali per i consumatori e sussidi per l’acquisto di beni durevoli, e ulteriori allentamenti monetari, come riduzioni del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche o tagli ai tassi di interesse. Particolarmente attese sono misure specifiche per rilanciare il settore immobiliare, che potrebbero includere l’allentamento delle restrizioni all’acquisto di immobili nelle principali città e incentivi fiscali per i nuovi acquirenti.

Durante la settimana, i titoli legati ai consumi e al commercio al dettaglio hanno sovraperformato il mercato, con aumenti significativi per i principali retailer e le piattaforme di e-commerce. Anche il settore immobiliare ha mostrato segni di ripresa, con i principali sviluppatori che hanno registrato guadagni notevoli in previsione dei potenziali interventi governativi. Al contrario, i settori più legati all’esportazione hanno mostrato performance più contenute, riflettendo le persistenti preoccupazioni riguardo alle tensioni commerciali globali.

Guardando alla settimana entrante, l’evento chiave sarà indubbiamente la conferenza stampa di lunedì. La reazione del mercato dipenderà in larga misura dalla portata e dall’ambizione delle misure che verranno annunciate. Misure di stimolo più aggressive del previsto potrebbero innescare un’ulteriore fase rialzista, soprattutto per i titoli legati ai consumi e al settore immobiliare. Al contrario, annunci percepiti come timidi o insufficienti potrebbero portare a prese di profitto dopo il recente rally.

Mi aspetto che la volatilità rimanga elevata nei prossimi giorni, con possibili forti movimenti di mercato a seguito della conferenza stampa. Gli investitori dovrebbero prestare particolare attenzione alle reazioni dei principali indici di fiducia dei consumatori e ai dati sulle vendite al dettaglio che verranno pubblicati nel corso della settimana, in quanto forniranno indicazioni preziose sull’efficacia percepita delle nuove misure.

Nel medio termine, ritengo che il successo delle politiche di stimolo dipenderà in larga misura dalla loro capacità di affrontare le cause strutturali della debolezza dei consumi, in particolare le preoccupazioni delle famiglie riguardo alla sicurezza economica e al mercato immobiliare. Senza un intervento decisivo per ripristinare la fiducia dei consumatori nel settore immobiliare, anche le misure di stimolo più generose potrebbero avere un impatto limitato.

Per gli investitori, una strategia prudente potrebbe essere quella di incrementare gradualmente l’esposizione ai titoli legati ai consumi domestici cinesi, privilegiando aziende con bilanci solidi e posizioni di mercato dominanti che possano beneficiare maggiormente di qualsiasi ripresa dei consumi. Al contempo, mantenere una diversificazione adeguata rimane essenziale, data l’incertezza persistente riguardo alla traiettoria dell’economia cinese.

In conclusione, la settimana appena trascorsa ha segnato un punto di svolta potenzialmente significativo per il mercato azionario cinese, con l’attenzione che si sposta dalla crescita trainata dalle esportazioni verso il rilancio dei consumi interni. Le prossime settimane saranno cruciali per valutare l’efficacia della nuova strategia economica di Pechino e il suo impatto sui mercati finanziari. Gli investitori più attenti troveranno probabilmente opportunità significative in questo contesto di cambiamento, ma dovranno navigare con cautela in un ambiente caratterizzato da elevata volatilità e persistenti sfide strutturali.

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