L’amministrazione Trump ha appena annunciato un accordo senza precedenti con Nvidia e AMD: le due aziende pagheranno il 15% dei loro ricavi dalle vendite di chip AI in Cina direttamente al governo americano in cambio delle licenze di esportazione.

Non si tratta di una tassa o di un dazio tradizionale, ma di quello che essenzialmente è un “pizzo” che il governo americano prende direttamente dai ricavi aziendali per concedere il permesso di vendere in un mercato specifico. Durante la conferenza stampa di ieri mattina, 11 Agosto 2025, Trump stesso ha confermato l’accordo, raccontando anche un aneddoto interessante: Jensen Huang, CEO di Nvidia, aveva inizialmente proposto il 15% dopo che Trump aveva chiesto il 20%. Una negoziazione diretta tra il presidente e un CEO su percentuali di ricavi – davvero surreale.

La cosa ancora più sorprendente è che stiamo parlando dei chip H20 di Nvidia, che lo stesso Trump ha definito “obsoleti” durante la conferenza stampa. Ha spiegato che la Cina ha già accesso a tecnologie simili attraverso Huawei, e che questi chip rappresentano la generazione precedente, non certo il top di gamma Blackwell che Nvidia sta lanciando ora. Eppure, secondo le stime di Bernstein Research, Nvidia potrebbe vendere circa 15 miliardi di dollari di questi chip H20 in Cina, mentre AMD dovrebbe generare circa 800 milioni con i suoi chip MI308. Fate due conti: il governo americano potrebbe incassare oltre 2 miliardi di dollari da questo accordo.

Ora, so che molti di voi stanno pensando: “Ma questo distruggerà i margini di Nvidia e AMD!” Ho fatto un po’ di analisi sui numeri, e la situazione è meno drammatica di quanto potreste pensare. Il mercato cinese dei chip AI rappresenta circa il 10-12% dei ricavi totali per entrambe le aziende. I chip H20 hanno margini lordi stimati intorno al 60-65% (Nvidia non divulga ufficialmente questi dati, ma gli analisti concordano su queste stime). Con il taglio del 15%, questi margini scenderebbero al 45-50% – ancora molto profittevoli per gli standard del settore.

L’impatto complessivo sui margini lordi aziendali? Stiamo parlando di un calo di circa 1,5 punti percentuali. Per Nvidia, significa passare da margini del 70% a circa il 68,5%. Non è trascurabile, ma nemmeno catastrofico. E considerate questo: è meglio vendere con margini del 45% che non vendere affatto, soprattutto quando la competizione cinese (Huawei in primis) sta già sviluppando alternative domestiche.

C’è un elemento che mi preoccupa più dei margini, ed è il precedente che questo accordo crea. Durante la conferenza stampa, Trump ha lasciato intendere che potrebbe essere disposto a negoziare anche per i chip Blackwell, la tecnologia più avanzata di Nvidia, magari in una versione “depotenziata del 30-50%”. Le sue parole esatte sono state particolarmente rivelatrici: ha paragonato questa strategia a quella usata per i caccia militari, dove gli USA vendono versioni con capacità ridotte del 20% rispetto a quelle che utilizzano loro stessi.

Ma c’è di più. Questo accordo sembra essere parte di una negoziazione più ampia con la Cina. Non dimentichiamo che la Cina controlla gran parte del mercato delle terre rare e dei magneti, essenziali per l’industria tecnologica americana. I dati di luglio mostrano un calo significativo delle esportazioni cinesi di questi materiali verso gli USA rispetto a giugno, e questo sta chiaramente creando pressione sulla Casa Bianca. L’accordo sui chip potrebbe essere una pedina in questo gioco più grande.

Sorprendentemente, le azioni di Nvidia e AMD hanno reagito in modo relativamente neutro alla notizia. Ieri Nvidia ha chiuso la giornata di contrattazioni con una perdita di 0,32% mentre AMD ha perso lo 0,28%. Perché questa reazione tiepida? Il mercato sembra valutare che l’85% dei ricavi (quello che rimane dopo il pagamento al governo) sia comunque meglio dello 0% che le aziende avrebbero ottenuto con il blocco totale delle esportazioni. Inoltre, e questo è cruciale, mantenere una presenza nel mercato cinese significa preservare l’ecosistema di sviluppatori e la rilevanza tecnologica in quello che rimane il secondo mercato mondiale per l’AI.

C’è però un elefante nella stanza di cui dobbiamo parlare: la legalità di questo accordo. Diversi esperti costituzionali sostengono che questo rappresenti essenzialmente una “export tax”, esplicitamente vietata dalla Costituzione americana. Jennifer Welch di Bloomberg Economics l’ha definita proprio così durante un’intervista. La questione potrebbe finire in tribunale, e questo aggiunge un elemento di incertezza che gli investitori dovrebbero considerare.

Guardando al futuro, vedo diversi scenari possibili. Nel breve termine (prossimi 3-6 mesi), non mi aspetto impatti significativi sui prezzi delle azioni. Le aziende hanno già prezzato nei loro modelli l’accesso limitato al mercato cinese, e questo accordo, per quanto costoso, riapre opportunità di crescita.

Nel medio termine (6-18 mesi), molto dipenderà da come il governo americano utilizzerà questi fondi. Se, come alcuni suggeriscono, verranno reinvestiti in infrastrutture AI domestiche o in sussidi per data center americani, potremmo vedere un effetto positivo netto per Nvidia e AMD. D’altra parte, se questo diventa un modello per altri settori tecnologici, potremmo assistere a una compressione generale dei margini nel settore tech.

Per il lungo termine, la questione fondamentale è se questo approccio transazionale alla sicurezza nazionale e al commercio diventerà la norma. Se ogni tecnologia avanzata richiederà un “pedaggio” per accedere a mercati esteri, dovremo rivedere completamente i modelli di valutazione per le aziende tech globali.

Se avete Nvidia o AMD in portafoglio, non vedo ragioni immediate per il panico. L’impatto sui fondamentali è gestibile e le aziende mantengono la loro leadership tecnologica. Tuttavia, suggerirei di monitorare attentamente alcuni indicatori chiave: l’evoluzione delle quote di mercato in Cina, eventuali sviluppi legali sull’accordo, e soprattutto le prossime mosse dell’amministrazione su altri prodotti tecnologici.

Per chi sta valutando un ingresso, il momento potrebbe essere interessante se credete nella narrativa AI di lungo termine. I prezzi non hanno reagito negativamente alla notizia, suggerendo che il mercato vede l’accordo come un compromesso accettabile. Personalmente, manterrei una posizione diversificata nel settore semiconductor, non concentrandomi solo sui due big player ma guardando anche alla catena di fornitura più ampia.

Una cosa è certa: stiamo entrando in una nuova era delle relazioni commerciali tech tra USA e Cina, dove le regole tradizionali non si applicano più. Come investitori, dobbiamo adattare i nostri modelli e le nostre aspettative a questa nuova realtà. Il fatto che il governo americano sia ora direttamente coinvolto nei ricavi delle aziende tech aggiunge un livello di complessità che non avevamo mai dovuto considerare prima.

Continuerò a monitorare la situazione e vi terrò aggiornati su sviluppi significativi. Nel frattempo, come sempre, fate le vostre ricerche e non basate le decisioni di investimento su una singola notizia, per quanto importante possa essere.

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