La storia recente di CoreWeave rappresenta uno degli esempi più emblematici della volatilità che caratterizza i titoli legati all’intelligenza artificiale. Dopo un’IPO di grande successo a marzo 2025 a 40 dollari per azione, il titolo ha vissuto un’ascesa vertiginosa toccando il massimo storico di 187 dollari il 20 giugno, per poi ritracciare pesantemente fino agli attuali 74,90 dollari. La violenza di questo movimento e l’estrema volatilità che continua a caratterizzare le quotazioni ci pongono di fronte a una domanda cruciale: quando è il momento giusto per entrare su questo titolo, o eventualmente per mediare le posizioni già aperte in perdita?
È proprio per rispondere a questa domanda che, a distanza di breve tempo, riproponiamo una nuova analisi tecnica su CoreWeave. La rapidità con cui si stanno evolvendo gli eventi – dalla pubblicazione dei risultati trimestrali alla revisione della guidance, dai downgrade degli analisti alle vendite degli insider – rende necessario un aggiornamento costante per chi vuole operare con cognizione di causa su questo titolo. Siamo di fronte a una fase di consolidamento che merita un’analisi approfondita e puntuale, soprattutto alla luce dei recenti risultati trimestrali e delle mutate condizioni di mercato.
Osservando il grafico a un mese, la situazione tecnica appare decisamente compromessa. Il titolo ha concluso la sessione del 18 novembre a 74,90 dollari, in calo dello 0,57%, ma il contesto è ben più pesante di quanto questo dato possa suggerire. CoreWeave ha perso circa il 60% dal massimo di giugno e oltre il 29% dai 105,61 dollari del 10 novembre, prima della pubblicazione dei risultati del terzo trimestre.
La candela del 18 novembre ha formato un pattern Doji, che tecnicamente potrebbe segnalare una possibile inversione rialzista. Tuttavia, questo segnale arriva dopo cinque giorni consecutivi di ribassi, con il titolo che ha testato il minimo intraday a 70,47 dollari. Il livello di supporto più importante si trova proprio in quest’area, tra i 70 e i 67 dollari, dove passa anche la banda di Bollinger inferiore situata a 65,64 dollari.
Lo Stocastico Lento, visibile nei grafici allegati, si trova in territorio di ipervenduto estremo con un valore di 46,43 contro una media mobile a 39,85. Questo indicatore è sceso sotto quota 20 diverse volte nel corso dell’ultimo mese, suggerendo condizioni di vendita eccessiva che potrebbero favorire un rimbalzo tecnico di breve termine. L’RSI a 14 giorni conferma questa lettura, attestandosi a un livello molto basso di 23,08, ben al di sotto della soglia critica di 30 che identifica appunto le condizioni di ipervenduto.
Il MACD presenta una configurazione decisamente negativa, con la linea del MACD a -13,96 e la linea di segnale a -9,09, generando un istogramma negativo di -4,87. Non si intravede ancora un segnale di inversione bullish, che richiederebbe un incrocio al rialzo della linea veloce su quella lenta. L’ADX si trova a 29,01, indicando la presenza di un trend direzionale moderatamente forte, con il -DI (Directional Indicator negativo) a 42,14 che domina nettamente il +DI a 14,11, confermando la pressione ribassista ancora in atto.
Un aspetto particolarmente interessante emerso dall’analisi tecnica riguarda la presenza di numerosi gap non chiusi. Il grafico mostra un gap down del 9% aperto l’11 novembre a seguito dell’annuncio dei risultati trimestrali, che attualmente rimane non riempito. Statisticamente, i gap tendono a essere chiusi nel tempo, e questo potrebbe rappresentare un obiettivo tecnico per eventuali rimbalzi di breve periodo, collocando un primo target intorno agli 88-90 dollari.
Allargando l’orizzonte temporale a sei mesi, il quadro si fa ancora più complesso. Il titolo ha vissuto tre fasi distinte: una prima fase di consolidamento tra maggio e luglio intorno ai 100-140 dollari, una seconda fase di forte crescita tra fine agosto e ottobre che ha portato le quotazioni verso i 143-153 dollari, e infine il crollo attuale che ha riportato i prezzi ai livelli di inizio settembre.
Le medie mobili confermano la debolezza strutturale della tendenza attuale. La media mobile a 10 giorni si trova a 91,07 dollari, quella a 20 giorni a 110,29 dollari e quella a 50 giorni a 121,95 dollari. Il titolo quota attualmente sotto tutte queste medie, configurando una Death Cross condition che tecnicamente segnala continuazione del trend ribassista. La media mobile a 200 giorni risulta incredibilmente a zero nel documento, probabilmente perché il titolo è quotato da meno di un anno e non ha ancora sufficiente storico per calcolarla.
Le bande di Bollinger mostrano un’ampiezza eccezionale (BandWidth a 80,97), segnalando una fase di volatilità estrema. La banda superiore si trova a 154,94 dollari mentre quella inferiore a 65,64 dollari, con il Percent B (%b) a 0,1 che indica come il prezzo attuale si trovi molto vicino alla banda inferiore. Storicamente, queste condizioni di ipervenduto estremo alle bande di Bollinger precedono spesso rimbalzi significativi, anche se il timing resta difficile da prevedere.
Il Chandelier Exit, un indicatore che identifica i livelli di stop loss dinamici basati sull’Average True Range, suggerisce un’uscita per le posizioni long a 115,39 dollari e per le posizioni short a 96,85 dollari. Con il prezzo attuale a 74,90 dollari, questo conferma che il trend di breve-medio periodo rimane ribassista e che eventuali posizioni short avviate ai livelli più alti sarebbero ancora profittevoli.
Al di là dell’analisi puramente tecnica, è fondamentale comprendere cosa stia realmente accadendo a CoreWeave dal punto di vista operativo. L’azienda ha riportato ricavi per il terzo trimestre di 1,36 miliardi di dollari, in crescita del 133,7% anno su anno e superiori alle stime del consensus che si attestavano a 1,29 miliardi. La perdita per azione è stata di 0,22 dollari, migliore delle attese che indicavano -0,36 dollari.
Il problema che ha innescato il sell-off non risiede nei risultati trimestrali in sé, bensì nella guidance per l’anno fiscale 2025 che è stata rivista al ribasso. La società ora prevede ricavi tra 5,05 e 5,15 miliardi di dollari, contro i 5,29 miliardi attesi dagli analisti. Il CEO Mike Intrator ha spiegato che un fornitore di data center di terze parti ha accumulato ritardi, impattando la capacità dell’azienda di soddisfare la domanda nel breve termine.
La capitalizzazione di mercato si attesta a 27,22 miliardi di dollari, con 363 milioni di azioni totali e un float di 174 milioni. Il rapporto Price-to-Sales è elevato a 22,21, mentre il Price-to-Book si colloca a 19,30. Questi multipli riflettono le aspettative di crescita elevate incorporate nel titolo, ma anche la natura ancora fortemente in perdita del business. L’EPS è infatti negativo a -2,53 dollari e il P/E ratio conseguentemente negativo a -29,60.
Un dato particolarmente rilevante riguarda il backlog contrattuale, che secondo le dichiarazioni del management ha superato i 50 miliardi di dollari, quasi raddoppiando sequenzialmente. CoreWeave ha annunciato durante il trimestre un’espansione da 6,5 miliardi di dollari dell’accordo con OpenAI e un contratto di sei anni con Meta del valore fino a 14,2 miliardi di dollari. Ha inoltre ricevuto il sesto contratto da un “leading hyperscaler” (presumibilmente Microsoft, Google o Amazon).
Le reazioni di Wall Street ai recenti risultati sono state miste, riflettendo l’incertezza attuale sul titolo. Goldman Sachs ha tagliato il target price da 120 a 105 dollari, mantenendo un rating neutrale. JPMorgan ha effettuato un downgrade da Overweight a Neutral, riducendo il target a 110 dollari a causa dei ritardi nella supply chain che impatteranno i tempi di riconoscimento dei ricavi. Anche Wells Fargo ha ridotto il suo target da 170 a 150 dollari, pur confermando un rating Overweight.
Al contrario, Compass Point ha iniziato la copertura con un rating Buy e un target price di 150 dollari, sottolineando le forti relazioni dell’azienda con le grandi tech companies. Morgan Stanley ha addirittura alzato il target da 91 a 99 dollari, evidenziando il successo di CoreWeave nell’aggiudicarsi grandi contratti nel mercato delle infrastrutture GPU.
Il consensus di 23 analisti che coprono il titolo indica un rating medio di “Moderate Buy”, con un target price medio di circa 130 dollari, che implica un upside potenziale del 73% rispetto ai livelli attuali. Il range delle stime è però molto ampio, dal minimo di 32 dollari (D.A. Davidson mantiene una view molto negativa) al massimo di 430 dollari, evidenziando la profonda divisione di opinioni sulla valutazione corretta di questa società .
L’analisi dell’ownership rivela che gli investitori istituzionali detengono il 54,99% del capitale, pari a circa 209 milioni di azioni. Magnetar Financial LLC è il maggior azionista con 82 milioni di azioni (anche se ha ridotto la posizione del 14,4% nell’ultimo trimestre), seguito da Fidelity (FMR LLC) con 26,8 milioni di azioni (+7,1%) e Jane Street con 12,3 milioni di azioni (in forte aumento del 143,8%).
Un aspetto che merita attenzione riguarda l’attività degli insider. Negli ultimi tre mesi si sono registrati 25 acquisti sul mercato aperto contro 108 vendite, per un totale di 6,4 milioni di azioni acquistate contro 38 milioni vendute. Brian M. Venturo, Director e Chief Strategy Officer, ha venduto azioni per circa 24,6 milioni di dollari il 12 novembre, in transazioni eseguite nell’ambito di un piano 10b5-1 adottato precedentemente a maggio. Anche altri dirigenti hanno effettuato vendite significative, il che è tipico per società di recente quotazione dove gli insider e i fondi di venture capital iniziano a monetizzare le loro posizioni dopo il lock-up period.
Lo short interest si attesta al 6,70% del float, con un days-to-cover di soli 0,38 giorni, indicando che eventuali short squeeze potrebbero essere limitati nel loro impatto, dato il basso tempo necessario per coprire le posizioni corte.
CoreWeave opera in un settore estremamente dinamico, quello dell’infrastruttura cloud per l’intelligenza artificiale. L’azienda fornisce GPU Nvidia per il training e l’inferenza di modelli AI, posizionandosi come alternativa specializzata ai grandi hyperscaler come AWS, Azure e Google Cloud. Il suo modello di business si basa su contratti a lungo termine con alcune delle più importanti aziende tech del pianeta.
Il principale rischio al quale il titolo è esposto riguarda la sostenibilità della domanda di capacità computazionale per l’AI. Diversi analisti hanno iniziato a sollevare dubbi sulla possibilità che si stia formando una bolla speculativa nel settore dell’intelligenza artificiale, con investimenti massicci in infrastrutture che potrebbero eccedere la domanda effettiva nel medio termine. The Verge ha recentemente definito CoreWeave “il cuore della bolla AI”, contribuendo a un ulteriore calo dell’8% del titolo il 13 novembre.
Dall’altro lato, i fondamentali della domanda rimangono robusti. I grandi modelli linguistici richiedono quantità enormi di potenza computazionale, e la scarsità di GPU Nvidia di ultima generazione continua a rappresentare un collo di bottiglia per l’intero settore. CoreWeave beneficia di un accesso privilegiato ai chip Nvidia grazie alla partnership strategica, e questo le consente di essere tra i primi ad implementare le nuove generazioni di hardware. Il CEO ha dichiarato che l’azienda rimane “supply-constrained”, ossia limitata non dalla domanda ma dalla disponibilità di data center completati in cui installare le proprie apparecchiature.
Un altro fattore da considerare riguarda l’intensità di capitale del business. CoreWeave prevede spese in conto capitale per il 2025 tra 12 e 14 miliardi di dollari, con il CFO Nitin Agrawal che ha indicato come le capex del 2026 dovrebbero essere “ben oltre il doppio” di quelle del 2025. Questo modello richiede accesso continuo ai mercati del debito e del capitale proprio, e l’azienda ha già dimostrato di saper attrarre finanziamenti importanti, inclusa una recente espansione della facility creditizia da 6,5 miliardi di dollari guidata da JPMorgan Chase, Goldman Sachs e Morgan Stanley.
Raccomandazioni Operative per il Breve Periodo
Per i trader che operano in un’ottica di breve termine, la situazione attuale presenta sia rischi significativi che opportunità interessanti. L’evidente condizione di ipervenduto testimoniata da tutti gli indicatori tecnici (RSI a 23, Stocastico in zona estrema, posizionamento vicino alla banda di Bollinger inferiore) suggerisce che un rimbalzo tecnico sia probabilmente imminente.
Un trader aggressivo potrebbe considerare l’apertura di posizioni long speculative nell’area tra 70 e 75 dollari, utilizzando come stop loss il minimo del 18 novembre a 70,47 dollari, con un buffer di sicurezza che porterebbe lo stop intorno ai 68-69 dollari. I primi obiettivi di profitto si collocano nell’area di 80-85 dollari (chiusura parziale del gap e recupero verso la media mobile a 10 giorni), con un obiettivo più ambizioso intorno ai 90-95 dollari che corrisponderebbe alla piena chiusura del gap down dell’11 novembre.
Il risk-reward di questa operazione appare interessante, con un potenziale upside del 15-20% contro un downside controllato del 5-7%. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che questa rimane una strategia ad alto rischio, appropriata solo per trader esperti con una tolleranza al rischio elevata e un capitale da destinare a operazioni speculative.
Un approccio più conservativo per il breve periodo suggerirebbe invece di attendere conferme più solide prima di entrare. In particolare, sarebbe opportuno aspettare:
- Un incrocio al rialzo dello Stocastico oltre il livello di 50
- La formazione di un minimo crescente che confermi l’inversione del trend
- Il superamento della media mobile a 10 giorni con volumi crescenti
- La rottura dell’area di resistenza 80-82 dollari che rappresenta il primo ostacolo significativo
Per chi intendesse operare al ribasso, data la persistente debolezza strutturale, eventuali rimbalzi verso gli 80-85 dollari potrebbero rappresentare opportunità di vendita allo scoperto, con target ribassisti verso i nuovi minimi nell’area 65-70 dollari. In questo caso, lo stop loss andrebbe posizionato sopra i 90 dollari per proteggersi da un recupero più marcato del previsto.
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Strategia per Investitori di Lungo Periodo
La valutazione di CoreWeave in un’ottica di lungo termine è notevolmente più complessa e richiede una comprensione approfondita non solo del titolo in sé, ma dell’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale e delle sue prospettive di crescita nei prossimi 5-10 anni.
Gli investitori di lungo periodo devono considerare CoreWeave come una scommessa sul continuo sviluppo dell’AI e sulla persistenza della domanda di capacità computazionale specializzata. Il backlog contrattuale di oltre 50 miliardi di dollari fornisce una certa visibilità sui ricavi futuri, anche se la conversione di questi contratti in ricavi effettivi dipenderà dall’abilità dell’azienda di completare in tempo le sue infrastrutture. I contratti con OpenAI, Meta, Microsoft e altre big tech rappresentano una base clienti estremamente solida.
Tuttavia, esistono rischi significativi da valutare attentamente. In primo luogo, la redditività : l’azienda è ancora in forte perdita operativa e il percorso verso la profittabilità non è del tutto chiaro, specialmente considerando l’elevata intensità di capitale che caratterizza questo business. Il rapporto Price-to-Sales sopra 22 implica che il mercato stia prezzando una crescita molto rapida e un sostanziale miglioramento dei margini nei prossimi anni.
In secondo luogo, la concorrenza: i grandi hyperscaler non staranno a guardare e stanno tutti investendo massicciamente nelle proprie infrastrutture AI. CoreWeave deve mantenere il suo vantaggio competitivo in termini di specializzazione e performance, e questo non è scontato in un settore che evolve così rapidamente.
In terzo luogo, la dipendenza da Nvidia: pur essendo un punto di forza nel breve termine, questa dipendenza rappresenta un rischio strategico. Qualsiasi cambiamento nelle politiche di allocazione dei chip da parte di Nvidia o l’emergere di tecnologie alternative potrebbe impattare significativamente il business model di CoreWeave.
Per un investitore di lungo periodo che crede nella storia di crescita dell’AI e ritiene che CoreWeave possa diventare uno dei player dominanti in questo spazio, i livelli attuali potrebbero effettivamente rappresentare un punto di ingresso interessante. Il titolo ha subito una correzione del 60% dai massimi, riducendo parte della sopravvalutazione che caratterizzava le quotazioni estive. Il consensus degli analisti suggerisce un fair value intorno ai 130 dollari, il che implicherebbe un apprezzamento di circa il 70% dai livelli attuali.
La strategia più prudente per chi volesse costruire una posizione di lungo periodo consisterebbe nell’implementare un approccio di Dollar Cost Averaging, ossia di accumulo graduale in più tranche. Una prima tranche del 25-30% della posizione target potrebbe essere acquistata nell’area 72-75 dollari, una seconda del 25-30% in caso di ulteriore debolezza verso i 65-68 dollari, e le rimanenti quote in caso di conferma di un’inversione di trend con il superamento stabile degli 85-90 dollari.
Questa strategia permette di mediare il prezzo di carico riducendo il rischio di entrare tutto in un singolo punto che potrebbe rivelarsi prematuro. Inoltre, consente di mantenere liquidità per sfruttare eventuali ulteriori debolezze che potrebbero manifestarsi nei prossimi trimestri, specialmente se i problemi con i fornitori di data center dovessero prolungarsi o se il sentiment generale sul settore AI dovesse deteriorarsi ulteriormente.
Gli investitori di lungo periodo dovranno inoltre monitorare attentamente alcuni KPI fondamentali nei prossimi trimestri:
- L’evoluzione del backlog contrattuale e il tasso di conversione in ricavi
- I margini operativi e il percorso verso la redditivitÃ
- La capacità dell’azienda di rispettare le guidance dopo la revisione al ribasso di questo trimestre
- L’evoluzione della base clienti e il livello di diversificazione (attualmente molto concentrata su pochi grandi clienti)
- Il free cash flow e la necessità di ulteriori diluizioni o indebitamento per finanziare la crescita
CoreWeave rappresenta una delle storie più intriganti ma anche più volatili nel panorama dei titoli tecnologici del 2025. Da un lato, l’azienda si posiziona al centro di uno dei mega-trend tecnologici del decennio, con partnership di altissimo livello e un backlog contrattuale che farebbe invidia a molte società più mature. Dall’altro, rimangono questioni aperte sulla sostenibilità del modello di business ad alta intensità di capitale, sulla redditività futura e sui rischi legati a un possibile raffreddamento della “febbre dell’AI”.
Dal punto di vista tecnico, il titolo si trova in una fase di profonda correzione che ha riportato le quotazioni sui livelli di settembre, cancellando mesi di guadagni. Gli indicatori di momentum segnalano condizioni di ipervenduto estremo che statisticamente precedono rimbalzi, ma la struttura tecnica di medio periodo rimane compromessa con il prezzo che quota sotto tutte le medie mobili significative.
Per i trader di breve periodo, l’area attuale 70-75 dollari potrebbe offrire opportunità di rimbalzi tecnici verso gli 80-90 dollari, ma con rischi comunque elevati e la necessità di gestire attentamente le posizioni con stop loss rigorosi. Per gli investitori di lungo periodo, i livelli attuali potrebbero rappresentare un’opportunità di accumulo graduale se si crede nella storia di crescita dell’azienda, consapevoli però che la volatilità rimarrà elevata e che potrebbero presentarsi occasioni di carico a prezzi ancora più bassi.
In definitiva, CoreWeave non è un titolo per tutti. Richiede una forte tolleranza al rischio, una visione chiara sulle prospettive dell’intelligenza artificiale e la capacità psicologica di sopportare oscillazioni di prezzo del 20-30% anche nell’arco di poche settimane. Chi decide di investirvi dovrebbe farlo con capitale che può permettersi di immobilizzare per un orizzonte di almeno 2-3 anni e possibilmente con una size ridotta rispetto ad altre posizioni di portafoglio più stabili, dato il profilo rischio-rendimento asimmetrico che caratterizza questo tipo di società ad alta crescita ma non ancora profittevoli.
Il mio suggerimento personale, dopo aver analizzato attentamente tutti i dati disponibili, è di attendere almeno una conferma tecnica di inversione del trend prima di entrare con convinzione. Il pattern Doji del 18 novembre è un primo segnale interessante, ma ha bisogno di essere confermato da una o più sedute di rialzo con volumi crescenti e dal superamento dell’area di resistenza 80-82 dollari. Solo a quel punto si potrebbe valutare un primo ingresso tattico, mantenendo comunque una porzione di capitale in riserva per eventuali aggiunte successive in caso di nuove debolezze o, al contrario, di conferme rialziste sopra i 90 dollari che segnalerebbero una possibile ripresa del trend positivo di medio periodo.
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